Quando un cane conta più di una persona

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Quando un cane conta più di una persona

di Davide Vairani

Milano. È appena spiovuto. Una damona bionda sgrida il suo alano: “Serghey! Chi ti credi di essere? Via quei piedi dalle pozzanghere! Sitz! Sitz!”. Supermercato a Lambrate. Una donna nella mia corsia è china su una carrozzina, a cui parla in bambinese: “Lo prendiamo il succhino cì? Cì cì cì, lo prendiamo, quello alla melina che ci piace tantino, cì cì cì”. Penso: povero bambino. La sorpasso, e nella carrozzina ci sono tre pincher. Più avanti un ragazzo fa leccare il suo yogurt a Giulietta, yorkshire. Mi scappa una smorfia: “Non sarà antigienico? I cagnolini, dopotutto, si leccano il sedere a vicenda appena possono”. E lui ammiccante: “Perché, noi umani no?”.

Battute surreali o di qualche eccentrico narcisista? Tutt’altro. L’“umanizzazione” degli animali da compagnia e – in particolare di cai e gatti – pare essere non tanto un fenomeno di moda, quanto una preoccupante realtà sempre più diffusa tra gli strati sociali più diversi. Amiamo più i cani che gli esseri umani. Non è una metafora, ma una convinzione sempre più radicata. A confermarlo sarebbe una ricerca pubblicata sulla rivista Society & Animals da alcuni ricercatori dell’Università di Boston riportata da “Repubblica” nei giorni scorsi. Gli studiosi hanno certificato con uno studio come le persone non facciano distinzione tra i cani e gli esseri umani: trattano gli amici a quattro zampe esattamente come tratterebbero un bambino. E, come detto, “preferiscono i cani ad umani, amici o familiari”.  E non stiamo parlando in senso metaforico, ma letterale.

Sembrano incredibili i risultati di questo studio, eppure paiono veritieri: “Per stabilire quanto affermato – scrive “Repubblica” -, gli studiosi hanno coinvolto 240 persone alle quali sono stati forniti dei ritagli di giornale con notizie false, costruite ad hoc. L’esperimento consisteva nel mostrargli pubblicazioni di aggressioni o violenze ai danni di persone o cani. Lo stile era sempre lo stesso: si parlava di ‘fratture’, ‘lacerazioni multiple’, aggressioni con mazza da baseball, violenze di vario tipo in cui cambiava soltanto il soggetto: a volte era un bambino di un anno, altre dei trentenni, in altri casi un cucciolo oppure un cane adulto di sei anni. Lette le notizie venivano rilevati i livelli di empatia dei volontari. Come ipotizzato, a influire sull’empatia, era il grado di vulnerabilità della vittima, ovvero maggiore sofferenza per le violenze subite da cuccioli o bimbi rispetto a quelle incassate dagli adulti. Soltanto le sorti del cane più vecchio preoccupavano meno rispetto a quelle ad esempio di un bambino”. “I volontari non hanno visto i cani come animali, ma li hanno piuttosto considerati dei cuccioli di uomo con la pelliccia” spiegano gli psicologi.

 Americanate? Non direi. Noi italiani spendiamo per i nostri cani e gatti, che sono 60 milioni proprio come noi, circa 2 miliardi di euro l’anno (dice il più recente report di settore Assalco-Zoomark). Volume d’affari in dettaglio: 647 milioni di euro in scatolette per i gatti, 309 milioni in scatolette per i cani, 814 milioni in crocchette, 64 milioni in sabbietta per bisognini, e così via. Un settore aumentato del 4,1% sul 2014, che a sua volta segnava +2,8% sul 2013, cresciuto il 2,1% sul 2012. E così via. “La cura degli animali da compagnia è l’unico settore merceologico che non ha mai sentito la crisi”, spiega Luca Balletta, già amministratore delegato di un’azienda di pet food e ora titolare di un marchio di accessori per cuccioli “pensati per abbinarli ai vestiti delle padrone”. Scelta oculata, visto che il settore che cresce di più è quello degli accessori. Giochini, guinzagli, cucce, vestitini: spendiamo in questi gadget 67,7 milioni di euro l’anno. Profumi (39 euro quello di Prince and Princess, aroma cassis, cocco e menta); smalti ad asciugatura rapida (da 9 euro); cibi sempre più gourmet. I più cult oggi sono quelli della tedesca Terra Canis, che offre ad esempio terrine di “selvaggina con zucca, amaranto e mirtilli” a circa 5 euro l’una, promettendo che siano “commestibili anche per l’uomo”.
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Curioso che tutto questo accada in un Paese nel quale le persone che vivono sotto la soglia della povertà e in povertà relativa si aggira tra i 5 e i 7 milioni e non accenna a diminuire.

Qualche tempo fa’ hanno suscitato polemiche alcune parole di Papa Francesco. Rispondendo alle domande dei fedeli nella basilica di San Giovanni in Laterano, in apertura del convegno della diocesi di Roma sulla famiglia nel giugno 2016, Bergoglio disse: “Oggi l’Italia ha un tremendo calo delle nascite, credo che l’indice demografico sia sotto zero. Tutto è cominciato con la cultura del benessere vent’anni fa. Ho conosciuto tante famiglie che preferivano avere dei gatti o un cane a casa piuttosto che fare un figlio, perché fare un figlio non è facile e poi bisogna portarlo avanti…”. Ha poi sottolineato il Papa: “E’ una sfida, perché si crea una persona che diventerà libera. I cani o i gatti, non mi accusino gli animalisti, ci daranno affetto ma è un affetto ‘programmato’, non libero. I figli saranno liberi e dovranno andare nella vita con i rischi che comporta: questa è la sfida che fa paura perché la libertà fa paura. E invece bisogna rischiare, senza avere paura”. E criticò “l’individualismo, che ha tanti nomi legati alla radice dell’egoismo e all’edonismo, alla ricerca di se stessi e non degli altri”. Sull’eccessiva attenzione per cani e gatti, il Papa aveva già ammonito i fedeli durante un’udienza giubilare a metà maggio: “Quante volte vediamo gente tanto attaccata ai gatti e ai cani, e poi lasciano senza aiuto la fame del vicino e della vicina?” e li aveva invitati a “stare attenti a non identificare la pietà con quel pietismo piuttosto diffuso che è solo una emozione superficiale che offende l’altro”.

Volete una riprova di questa dilagante e preoccupante tendenza ad “umanizzare” cani e gatti? Ci sono un cane, un gatto e un uccellino sul tricolore nel simbolo del “Movimento animalista”, tenuto a battesimo  a Milano dalla deputata di Forza Italia Michela Brambilla, fervente paladina degli animali da quando, a 13 anni, aprì nella sua Lecco un circolo della Lega antivivisezionista. Socio fondatore della nuova formazione politica, che si presenterà alle prossime elezioni, è Silvio Berlusconi, reduce dal grande successo mediatico della foto che lo ho ha ritratto come testimonial della Pasqua vegana con un tenero agnellino fra le braccia.

Molti hanno sorriso ironizzando sull’ennesima belusconata. Tutt’altro. Berlusconi – da genio del marketing quale è – ha confezionato una offerta partitica soleticando le emozioni di tanti tanti italiani. “Un sondaggio su un campione di 2mila persone indica che se alle prossime elezioni si presentasse un movimento per la difesa dei diritti degli animali e dell’ambiente avrebbe il 20%”. Obiettivo: intercettare 7,5 milioni di famiglie, “quelle che – spiega  Berlusconi durante la presentazione del Movimento- hanno un animale da affezione in casa, e sono la metà delle famiglie italiane”.


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“Mi impegno come Forza Italia – dice l’ex premier – ad appoggiare tutte le vostre proposte di legge che arriveranno in parlamento”. In sala, ad applaudire al nuovo soggetto politico, anche la fidanzata Francesca Pascale. Silvio Berlusconi sa che “i sondaggi sono una cosa e la realtà un’altra”, ma “è stata una risposta fantastica – sottolinea – molti di questi voti arrivano da quegli italiani che sono disgustati da questa politica, rassegnati e convinti che il voto non valga nulla e che hanno deciso di non andare a votare. Metà di quel 20% viene da lì. Secondo questi dati – aggiunge analizzato la voglia di politiche ‘animaliste’ individuate attraverso il campione – avreste 160 parlamentari e 63 senatori. Probabilmente non saranno così tanti, ma potreste inviare in parlamento un nucleo compatto per combattere da dentro le vostre battaglie di civiltà. Io sarò sempre con voi, Forza Italia appoggerà sempre le vostre proposte di legge”.

 

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Davide Vairani

Sono nato il 16 maggio del 1971 a Soresina, un paesino della bassa cremonese.
Peccatore da sempre, cattolico per Grazia.
Se oggi sono cattolico lo devo ad un incontro fondamentale con don Luigi Giussani che mi ha educato a vivere.