Si fa’ presto a dire “cattolici” …

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Si fa’ presto a dire “cattolici” …

di Davide Vairani

“Qui sont vraiment les catholiques de France?”. L’interrogativo se la pone il quotidiano francesce “La Croix”. Un vasto studio sociologico – commissionato dal gruppo Bayard e pubblicato congiuntamente da La Croix e Pèlerin in questi giorni- cerca di fornire una rappresentazione plastica della variegata composizione del cattolicesimo francese.

Interessante indagine di “sociologia religiosa” che – proprio per il rigore scientifico della raccolta “sul campo” dei dati oggetto di analisi – riesce a fornire non solo un quadro sufficientemente rappresentativo delle differenti “anime” del cattolicesimo di Francia, ma può offrire spunti di riflessione anche per la situazione italiana.

Nulla è più prezioso – e più raro, alla fine -di una buona descrizione del cattolicesimo. Le opere che compaiono regolarmente sullo stato del cattolicesimo sono scritte solitamente da accademici, giornalisti o leader religiosi, sono di solito libri di tesi (che non è una brutta cosa), ma spesso hanno lo svantaggio di andare dritti alle conclusioni senza preoccuparsi di stabilire in anticipo i fatti in tutta la loro diversità e complessità. Qui, al contrario, abbiamo a che fare con una descrizione estremamente accurata.

Con l’ausilio dell’istituto elettorale dell’Ipsos, l’analisi dei dati raccolti è stata coordinata da due sociologi, Philippe Cibois e Yann Raison du Cleuziou, quest’ultimo da tempo impegnato nella ricerca sul tema della presenza e composizione del cattolicesimo in Francia (si veda ad esempio “Qui sont les cathos aujourd’hui?”, Sociologie d’un monde divisé”, 2014, Paris, Desclée de Brouwer).

Leggi anche: “I cattolici si sono arresi?”, 07 gennaio 2018

Che cosa ne esce? Intanto un quadro generale, una “mappatura” che – con tutti i limiti di una indagine – ci rimanda alcune informazioni.

Cosa rappresentano i cattolici in Francia? Il 5% della popolazione che – stando ai sondaggi – partecipa con regolarità alla Santa Messa oppure il 53% che si definisce “cattolico”?

Lo studio prova ad uscire dalla consueta distinzione dei sondaggisti che categorizzano i “cattolici” identificandoli esclusivamente come “praticanti” (cioè che partecipano con una certa regolarità alla celebrazione eucaristica domenicale) e cerca di guardare ad una platea di persone più ampia: coloro che per varie ragioni si dichiarano “cattolici” a prescindere o meno dalla frequenza assidua o meno (addirittura nulla) della Santa Messa e in generale dei sacramenti. Dal 1930, i cattolici sono stati identificati, classificati, studiati in base alla loro partecipazione o meno alla Messa domenicale.

Si può discutere ed essere perplessi circa il metodo utilizzato e gli esiti, ma indubbiamente il lavoro dei due sociologi francesi ha il merito di fornire “un’idea della reale influenza della Chiesa nella società, e propone un nuovo approccio al tema”.

Che cosa ne esce, dunque? I cattolici “impegnati” (catholiques engagés) rappresentano solamente il 23% dei cattolici francesi. “Impegnati, vale a dire che si sentono attaccati alla vita della Chiesa in un modo o nell’altro. Questo significa che di quel 53% del totale della popolazione che si dichiara comunque “cattolico” a prescindere dalla frequenza alla Messa, meno di 1 su 2 si sente appartenere alla Chiesa cattolica. Il che – in poche parole – ci consegna un dato: meno di 1/3 dei francesi in generale si sente in qualche modo “influenzato” da ciò che dice e propone la Chiesa cattolica.

I due autori hanno distinto sei “profili tipici”, sei “famiglie” tra i cattolici “impegnati” (catholiques engagés), che sono tanti strumenti per cercare di capire come si muove  un mondo cattolico più diversificato di quanto sembri. Per esempio – scrive “La Croix” -, questo approccio “ci permette  di uscire da una visione schematica in base alla quale i cattolici ‘identitari’ che votano Fillon e le formazioni politiche più conservatrici  si sentano necessariamente contrapposti a “cattolici di sinistra”, aperti ma invecchiati “.

Quelles sont les six familles de catholiques en France ?

Yann Raison du Cleuziou riassume così: “Il cattolicesimo francese è diventato una realtà festosa”. Festosa non nel senso di “gioiosa”. in altre parole, la pratica della stragrande maggioranza dei cattolici francesi è limitata ad alcuni eventi della propria vita (battesimo, matrimoni, funerali, etc.) e alle grandi feste come Natale e Pasqua e poco di più. Basti pensare che i cattolici “osservanti”rappresentano solo l’1,8% della popolazione francese.

“Più un cattolico va a Messa e più aumenta il suo sentirsi ‘engag蔑, impegnato, implicato dalla propria fede, spiega a “La Croix” Yann Raison du Cleuziou. Tre “famiglie” si distinguono per la loro assiduità alla Messa domenicale: il “conciliare”, l’“osservante” e l’“ispirato”. Tre “categorie”, che hanno anche in comune la molteplicità delle loro attività religiose: pregare il rosario, fare pellegrinaggi, sostenere associazioni, leggere la stampa confessionale, etc.

Tuttavia, tutti preferiscono le devozioni individuali (pregare a casa, accendere una candela in una chiesa …), dice il sociologo. Per quanto riguarda i cattolici meno attivi, sottolinea (infrangendo un’altra idea molto diffusa nelle parrocchie) il dato che “non stanno chiedendo di partecipare di più”, specialmente alla

L’indagine Ipsos disegna quindi un mondo cattolico sotto forma di piramide: alla base, un’immensa maggioranza di praticanti molto saltuari e in cima un piccolo puntino di praticanti “zelanti” e multi-impegnati nell’ambito delle parrocchie o dei movimenti ecclesiali.

Questi ultimi (i cattolici “zelanti”), sebbene minoritari, non sono affatto omogenei. Cosa li differenzia? Una forma di gerarchia di valori, che separa coloro che sono dalla parte dell’accoglienza e quelli che danno priorità alla “sicurezza”.

La questione dell’accoglienza dei migranti è al centro di questa distinzione: i primi ne sono generalmente favorevoli e sono spesso ammiratori di Papa Francesco; questi ultimi difendono piuttosto il cattolicesimo come elemento costitutivo di un’identità e a volte percepiscono, da questo punto di vista, i migranti come una minaccia.

La questione del voto e della partecipazione alla vita politica rimane molto sfumata in tutte le categorie.

In generale, le chiavi di comprensione offerte da questa tipologia delle sei “famiglie” di cattolici “impegnati”, mettono in evidenza l’ampia diversità di opinioni e pratiche dei cattolici francesi e invitano alla cautela nella tentazione di considerarle come un gruppo omogeneo.

Ricordate le enormi manifestazioni nelle piazze francesi del 2014 contro le “mariage pour tous”? Ricordate l’imponente mobilitazione popolare guidata da “Manif pour Tous”? Con la legge del 17 maggio 2013 sul “matrimonio per tutti”, la Francia ha consentito il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Molti commentari d’oltralpe – ed italiani – si sono mostrati felicemente colpiti dal sussulto di vita dei cattolici a difesa dei principi e dei valori “non negoziabili”, come se  la maggioranza dei cattolici francesi a esse allora mostrato finalmente una netta posizione e una netta presenza nel dibattito socio-politico-culturale del Paese.

Al contrario, lo studio mostra che solo il 6% di loro ha preso parte alle grandi manifestazioni contro il matrimonio tra persone dello stesso sesso, quando il 73% non ha voluto prenderne parte.

Vuoi leggere l'”identik” delle sei “famiglie” dei cattolici francesi?

Clicca qui: “I ‘cattolici’ di Francia: profili di analisi”, 17 gennaio 2017

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Author: Davide Vairani

Sono nato il 16 maggio del 1971 a Soresina, un paesino della bassa cremonese.
Peccatore da sempre, cattolico per Grazia.
Se oggi sono cattolico lo devo ad un incontro fondamentale con don Luigi Giussani che mi ha educato a vivere.