Il parametro della vita sia la verità e non il consenso

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Il parametro della vita sia la verità e non il consenso

Prendo solo alcuni passaggi (citazioni) da “Politica e prepolitica (e parecchia altra roba) di Mattia Disenti.

Aldilà di come la pensate, vi consiglio di ritagliarvi un po’ di tempo per leggere d’intero il suo pezzo. Ci troverete – ne sono certo – molti spunti di riflessione (io almeno cene ho trovati tanti): su molti sono pienamente in accordo, su altri meno (ma di  questo ne scriverò in un’altra occasione).

512gvpoytEL Il parametro della vita sia la verità e non il consensoNel capitolo 11 de “Il potere dei senza potere”, denominato “Ripartire dall’uomo”, Havel, commentando il tentativo di alcuni amici di contrastare sul piano politico il regime al momento in carica precisa:

“… mi sembra però che il pensiero e l’azione di questi amici – che non rinunciano mai a un lavoro direttamente politico e sono sempre pronti ad assumere anche una responsabilità politica diretta – soffrano abbastanza di una malattia cronica: cioè la scarsa comprensione della natura specifica del potere in questo sistema, e quindi la sopravvalutazione dell’importanza di un lavoro direttamente politico nel senso tradizionale del termine e la sottovalutazione dell’importanza politica proprio di quegli avvenimenti e processi pre-politici sul cui terreno soprattutto nascono i reali mutamenti della situazione…”

Havel ha visto fallire i tentativi di cambiare il sistema da dentro o dall’esterno. L’Ungheria nel ‘56, la Primavera di Praga, la richiesta di un “socialismo dal volto umano”. Un fallimento dopo l’altro.

Prima modesta proposta: vivere una vita nella verità.

51leaofYe6L._SX315_BO1204203200_ Il parametro della vita sia la verità e non il consensoNe “L’Atlantide Rossa” di Luigi Geninazzi, Lech Wałęsa racconta così la nascita di Solidarność:

“Solidarność è nata da un’intuizione: se non puoi sollevare un peso da solo cerca qualcuno che ti aiuti. A quel tempo il comunismo era un peso troppo grande che nessuno riusciva a scrollarsi di dosso. Negli anni ’50 qualcuno ci ha provato con le armi ma ha perso la vita per manifesta inferiorità. Negli anni ’60 e ’70 in Polonia abbiamo cercato di uscire nelle strade per far sentire la nostra protesta ma ci hanno zittiti con la forza. Abbiamo cercato varie soluzioni, abbiamo chiesto consiglio ai politici e agli intellettuali d’Occidente. Ma nessuno di loro credeva che sarebbe stato possibile il crollo dell’Impero sovietico. Poi è arrivato il nostro Papa, il Papa polacco, e abbiamo scoperto che c’è qualcosa di più forte dei carri armati e dei missili atomici. Giovanni Paolo II ha fatto appello alle risorse spirituali e alla fede del nostro popolo e ci ha invitato a non avere paura. Nel 1979 è tornato in Polonia e per la prima volta ci siamo ritrovati uniti, ci siamo accorti di quanto eravamo numerosi. Mi sono chiesto spesso come mai ogni volta che organizzavo uno sciopero nei cantieri navali di Danzica non mi ritrovavo più di dieci persone e poi, all’improvviso, nel 1980 furono 10 milioni di persone. lo facevo sempre le stesse cose, gli stessi discorsi. Ma la gente era cambiata, era più cosciente, più matura, più determinata. E i primi a meravigliarsi di questo cambiamento sono stati i comunisti: non sapevano più come reagire, a un certo punto si sono rassegnati a dialogare con noi e alla fine hanno dovuto cedere il potere.”

Wałęsa ha passato anni a fare scioperi con non più di dieci persone. È stato licenziato e per anni ha vissuto grazie ad una rete di amici. Si è pure fatto qualche periodo in carcere.

Seconda modesta proposta: non badare ai numeri. Dire la verità sempre e comunque.

Mario Palmaro in una sua lettera alla Bussola Quotidiana scrive:

“che cosa deve ancora accadere in questa Chiesa perché i cattolici si alzino, una buona volta, in piedi. Si alzino in piedi e si mettano a gridare dai tetti tutta la loro indignazione. Attenzione: io mi rivolgo ai singoli cattolici. Non alle associazioni, alle conventicole, ai movimenti, alle sette che da anni stanno cercando di amministrare conto terzi i cervelli dei fedeli, dettando la linea agli adepti. Che mi sembrano messi tutti sotto tutela come dei minus habens, eterodiretti da figure più o meno carismatiche e più o meno affidabili. No, no: qui io faccio appello alle coscienze dei singoli, al loro cuore, alla loro fede, alla loro virilità. Prima che sia troppo tardi.”

Terza modesta proposta: chi vede il bene deve farlo con chi ci sta. Senza aspettare ordini dall’alto o dei numeri che non arriveranno mai.

Siamo in un periodo storico in cui la verità non ha altri mezzi per affermarsi che le nostre coscienze. Nessun mezzo secolare a nostra disposizione.

Quarta modesta proposta (non avevo la citazione ma spero che vada comunque bene): agire liberi dall’esito. La verità va affermata sempre e comunque tutta intera. Il fallimento è dietro l’angolo e se anche ne avessimo la certezza assoluta, avrebbe comunque senso agire come agiamo. Il parametro della vita sia la verità e non il consenso.

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Sono nato il 16 maggio del 1971 a Soresina, un paesino della bassa cremonese. Peccatore da sempre, cattolico per Grazia. Se oggi sono cattolico lo devo ad un incontro fondamentale con don Luigi Giussani che mi ha educato a vivere.