“Mi vivi dentro”

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“Mi vivi dentro”

Lo sai. Certo che lo sai, ovvio che lo sai. Lo sai in ogni momento del giorno e pure di notte, mentre sogni, e non vi rivedete nemmeno lì. Lo sai benissimo, eppure ci sono dei momenti, piccoli, in cui non lo sai più. E fai pensieri sciocchi, tipo di poter telefonare, o gesti sciocchi, tipo mettere anche il suo piatto, a tavola. Poi ti ricordi e ritiri tutto: la mano col piatto, il dito dal telefono. E vai avanti. Wondy-Francesca Del Rosso non c’è più da un anno e due mesi e Alessandro Milan, suo marito, va avanti.

Ponza-jacona-wondy-land-950x684-e1519626874748 "Mi vivi dentro"In un modo in cui non pensava sarebbe mai stato capace.

“Mi vivi dentro”, le aveva scritto salutandola in una lettera pubblicata su Facebook dopo che le metastasi di un cancro al seno ostinatissimo l’avevano portata via. Tre parole d’amore che sono diventate una profezia: “Penso davvero che qualcosa di Francesca sia entrato in me. Lo riconosco in quella voglia che mi è venuta di mordere la vita, nella curiosità che ho verso le persone, io che sono sempre stato un orso. Mi sono ritrovato sfrondato delle parti del mio carattere di cui non andavo orgoglioso e ne ho scoperte altre, migliori”.

Dal pezzo di Francesca dentro Alessandro sono germogliate tante cose: l’associazione culturale Wondysonoio, il “Premio Wondy per la letteratura resiliente”, che verrà assegnato per la prima volta il 5 marzo prossimo, e un libro, resiliente pure lui, che Alessandro ha scritto questa estate, mentre Angelica e Mattia, i loro figli, sbirciavano il computer da dietro le sue spalle.

ace937421845aaae2f4f4d75b22e6f1a "Mi vivi dentro"Il libro si chiama “Mi vivi dentro” anche lui, come la profezia, come la frase scolpita sulla lapide di Francesca, come la verità delle cose. Nel libro, che lui definisce “la storia di un amore normale in cui c’è la vita di due come ce ne sono tanti”, il racconto del “dopo” si intreccia con quello dell’ultimo mese e mezzo della vita di sua moglie. Ma niente è cupo, e su più di una pagina si ride davvero. Sulla copertina c’è disegnata una farfalla, come quella che, bianca, Alessandro ha incontrato in diverse occasioni, dopo che Francesca se n’è andata. “Ho pudore, non voglio passar per matto. E poi, per carità, mi puoi dire che le farfalle esistono anche a Milano, e io alzo le mani”.

(tratto da “In nome di Wondy” di Silvia Nucini, “Vanity Fair”, 23 febbraio 2018)

Penso spesso a cosa accadrebbe di me se mia moglie dovesse morire. Penso che sarei perso. Letteralmente perso e smarrito. Maria, mia moglie, è la mia custode, colei che il Signore mi ha messo accanto perché non mi smarrissi. La mia roccia. Non so se sarei capace di riprendere in mano la mia vita e continuare a correre. Correrei – penso – guardando negli occhi mia figlia. Per mia figlia.

Queste frasi le ho scritte su “La Croce” quotidiano edizione del 15 dicembre 2016, qualche giorno dopo la scomparsa di Wondy. Voglio riproporvele, a distanza di un anno e qualche mese.

Non lo so. Bisogna esserci dentro fino al midollo. Wondy non ce l’ha fatta. Non appena uscito nelle librerie mi sono fiondato a comprare il suo libro: “Wondy, ovvero come si diventa supereroi per guarire dal cancro”. Letto d’un fiato: una leggerezza pesante traspariva da ogni sillaba. Ogni sillaba era un inno alla speranza, alla gioia delle piccole cose quotidiane. Nonostante il cancro che la stava devastando. Wondy è Francesca Del Rosso, giornalista e scrittrice, morta l’altra notte a 42 anni, come ha annunciato il marito Alessandro Milan, giornalista di Radio24.

51GKGYBcABL._SX324_BO1204203200_ "Mi vivi dentro"Confesso che non sapevo chi fosse. Alessandro Milan è un po’ come un amico che mi tiene compagnia quella mezz’ora al mattino presto nel breve tragitto in auto da casa mia al lavoro. Milan non ha mai parlato né di sua moglie né del suo libro. Tranne una volta. È stato quello che ha mosso la mia curiosità.

“Wondy è una donna che ama la propria vita, caotica e disordinata” – scrive di lei Francesca nel libro-.

“Il lavoro da giornalista, due bambini piccoli, la Iena e Attilino, le serate tra amici, i viaggi e un marito meraviglioso: non farebbe a meno di nessuna di queste cose. Lei è così: piena di energie e sempre in movimento. Una Wonder Woman insomma, come ogni mamma che lavora. Quando le vengono diagnosticati due “sassolini” al seno, deve tirare fuori tutta la sua forza, il suo carattere agguerrito, ma anche saper accettare la propria estrema fragilità, per guardare al futuro e affrontare le curare nel migliore dei modi. Chemio, interventi, recidiva… Si può superare tutto, se ci si arma di sorriso. Questa è la storia di alcuni anni della mia esistenza passati a Rozzangeles. È una sorta di memoir dove la vita vera alle prese con il cancro si intreccia con alcuni elementi della narrazione e del romanzo. È un libro scritto con il cuore che vuole dare speranza a chi si ammala e a chi sta al fianco di persone che incontrano questo male. È un romanzo che vuole dire a tutti che siamo dei super eroi. In particolare le donne sono tutte Wonder Woman con vari superpoteri. Come Wondy sono stata fortunata: ho trovato supporto nella famiglia, nei libri, nelle mie liste, negli amici, nei viaggi e in migliaia di ghiaccioli al limone”.

Solo le donne sanno combattere con quella leggerezza che trasuda di voglia di vivere nonostante tutto. Ne ho letti di libri che raccontano storie, storie di persone alle prese con il cancro, ma mai mi è capitato di uscirne con un sorriso sulle labbra. Un sorriso amaro, con qualche lacrima che scende dal viso, ma sempre con dentro quella leggerezza nell’affrontare le prove quotidiane. Leggerezza che non è né stupidità né fare finta di nulla. È saggezza. È volere vivere fino in fondo la vita, perché la vita è davvero bella, anche quando tutto ma proprio tutto sembra dire il contrario.

Io non so se Francesca e Alessandro siano credenti. Non lo so proprio. So che leggendo “Wondy” e il suo Blog, ascoltando ogni mattina alla radio Alessandro, so che sono due persone speciali: due persone normali che amano la vita e che non si sono arresi. Mai. Milan usa moltissimo i social. Ho letto e riletto più volte il messaggio nel quale annuncia la morte della moglie. Lo faccio mio. Perché se accadesse a me ciò che è accaduto a loro, beh, non so come sarei capace di reagire.

Io ve li consiglio tutti e due. Cliccate sui titoli per maggiori informazioni:

Lettera a Francesca

Questa è la lettera pubblica che Alessandro Milan, marito di Francesca, aveva diffuso su facebook il giorno successivo alla scomparsa di Wondy. Il post ha avuto milioni di visualizzazioni.


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Davide Vairani

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    Sono nato il 16 maggio del 1971 a Soresina, un paesino della bassa cremonese. Peccatore da sempre, cattolico per Grazia. Se oggi sono cattolico lo devo ad un incontro fondamentale con don Luigi Giussani che mi ha educato a vivere.

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