Che fanno i cattolici?

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Che fanno i cattolici?

Botta e risposta a distanza: due riflessioni interessanti …

“Tra i numerosi partiti che si sono sottoposti al giudizio degli italiani in queste ultime elezioni, figurava anche Il Popolo della Famiglia. Alla Camera ha ottenuto 218.866 voti (pari allo 0,66% delle schede scrutinate). Al Senato 211.273 (0,7%). Era l’unica formazione, tra quelle in competizione, apertamente d’ispirazione cristiano-cattolica. Sul piano della dottrina, il suo richiamo esplicito andava alla dottrina sociale della Chiesa. I suoi obiettivi dichiarati erano la difesa dei valori cosiddetti non negoziabili. In particolare il diritto della vita (dal concepimento alla morte) e la centralità della famiglia.

A voler essere irriverenti e grossolani si potrebbe dire che il cattolicesimo politico nell’Italia ancora nominalmente cattolica (se non per pratica di fede e stile di vita collettivo, almeno per storia e antropologia) vale meno dell’1 per cento.

Ma il tema è troppo serio e complesso per poter essere messo in questi termini. Anche perché nessuno ha nostalgia (o desidera) la presenza di un partito che agisca su una base apertamente confessionale. Nemmeno la Democrazia cristiana, al di là del contrassegno che la rendeva simbolicamente riconoscibile come il ‘partito cattolico’, ha mai avuto un simile carattere. Anzi, è stata lungamente guidata da una dirigenza che, a partire da De Gasperi, ha sempre praticato la separazione fra sfera politica (secolare per definizione) e sfera religiosa. Da quando poi la Dc è scomparsa l’idea stessa di un ‘partito cattolico’ o di una unità politica dei cattolici è entrata definitiva in crisi, sostituita da una sorta di pluralismo nelle scelte di militanza e nelle preferenze di voto che però presupponeva pur sempre che il popolo dei credenti presi questi ultimi singolarmente o inseriti nelle loro strutture associative avesse una sua soggettività politica e una sua incidenza effettiva sulla scena pubblica nazionale.

Alla luce del recente risultato elettorale, considerando i partiti principali che alla fine hanno ottenuto seggi (e che rappresentano quasi il 90% dei voti), si ha invece l’impressione che nessuno di essi in vista del voto abbia agitato temi e argomenti che potessero far pensare che il mondo cattolico, nella sua complessa articolazione interna, rappresentasse per essi qualcosa come un interlocutore privilegiato o un’area socio-elettorale di riferimento, alla quale inviare messaggi specifici o da blandire in una qualche forma.

Un’eccezione in questo quadro può essere considerato il Partito democratico, al quale sono andate le simpatie più o meno velate delle gerarchie vaticane e di diversi alti esponenti ecclesiastici. Ma il punto d’intesa o convergenza tra queste ultime e la formazione guidata da Matteo Renzi (col quale s’era in precedenza polemizzato sulle tematiche del biotestamento e delle coppie di fatto) non è andata molto oltre il tema dell’integrazione e dell’accoglienza riferito agli immigrati e ai profughi. È stato, per così dire, l’incontro tra due etiche, una laica e una d’ispirazione religiosa, sostenute dal comune richiamo al valore della solidarietà.

Enfatizzare troppo questa intesa o convergenza ci porterebbe però a concludere che il voto che la Chiesa in Italia riesce ad orientare, nella più ottimistica delle valutazioni, non va oltre il 18%, che è stato appunto il risultato non proprio eclatante conseguito dalla sinistra democratica.

In realtà, i cattolici in Italia i credenti come i praticanti sono una massa sociologica molto più vasta, probabilmente la maggioranza della popolazione (soprattutto nel Mezzogiorno). Solo che hanno votato, questa è almeno l’impressione, come se il loro essere cattolici o credenti non avesse (e non abbia più, rispetto al recente passato) alcuna relazione con la loro scelta politica e con le ragioni che l’hanno determinata.

Si è scelto il M5S, la Lega, Forza Italia o Fratelli d’Italia (cioè i partiti che hanno raccolto quasi il 70% dei voti) sulla base innanzitutto di opzioni meramente soggettive e individuali, senza che dal mondo dell’associazionismo cattolico o dalle istituzioni vicine alla Chiesa venisse una qualunque indicazione positiva o preferenza verso queste formazioni (semmai ne sono venute critiche e denunce allarmate aventi quasi sempre per oggetto il pericolo del populismo). Ci si è poi orientati come se il proprio credo avesse un rilievo solo intimo e personale e fosse dunque ininfluente sul proprio agire in società, per il quale ci si ispira ad altre tavole dei valori.

I grillini potrebbero in realtà aver intercettato una certa sensibilità cattolica con la loro visione pauperistica della militanza politica e con la loro visione di un’economia che deve proteggere e tutelare i più deboli. Ma in realtà, nel voto al M5S è più probabile che abbiano contato, su un piano meramente materiale, il disagio economico e la crisi occupazione del Sud e un certo spirito punitivo nei confronti del vecchio ceto politico d’ogni colore. Una rabbia e un risentimento, quelli alla base dello spirito di protesta grillino, davvero poco compatibili con qualunque visione di un bene comune che per il buon cristiano si costruisce attraverso il consenso, la prudenza, l’ascolto delle buone ragioni dell’altro e il controllo dell’emotività.

Quanto ai partiti di centrodestra, se da un lato hanno talvolta strizzato l’occhio ai cattolici nel nome di generici richiami ai valori cosiddetti tradizionali (a partire dalla famiglia), dall’altro hanno impostato la loro propaganda, con toni assai allarmistici nel caso della Lega, in gran parte sulla necessità di contenere i flussi migratori e di rivedere le attuali politiche d’accoglienza giudicate troppo permissive.

Esattamente il contrario della pedagogia che vuole educare la popolazione a passare da un atteggiamento negativo a un atteggiamento più positivo nei confronti dei migranti, per riprendere le parole utilizzate oggi proprio a commento del voto dal segretario di Stato vaticano Pietro Parolin. Parole che da un lato confermano l’idea che è in primis di papa Francesco che nei migranti si debba innanzitutto vedere una fonte di arricchimento culturale e di potenziale sviluppo economico. Ma che dall’altro mostrano come una sorta di indifferenza o rassegnazione alla discrasia che pure si è registrata con evidenza tra l’orientamento ufficiale della Chiesa su questa materia e le scelte di molti cittadini cattolici. Che nelle chiese ascoltano con attenta devozione gli inviti degli officianti a praticare l’accoglienza e a non erigere muri. Ma che nella vita quotidiana (e nelle urne) si fanno evidentemente guidare da paure e pulsioni che la Chiesa dovrebbe cercare di comprendere senza condannarle preventivamente come una forma di egoismo da benessere. I deboli, gli ultimi, gli smarriti, i confusi, i marginali, i poveri sono anche tra noi, a milioni, e abbandonarli ai demagoghi che li consolano rappresenta un pericoloso abbaglio.

Parlare di fine del cattolicesimo politico, o di una crescente marginalità dalla sfera politico-pubblica dei temi che sono fondanti della dottrina sociale cristiana e della sua etica politica forse è eccessivo. Ma alla luce del voto del 4 marzo chiedersi come abbiano votato i cattolici e perché, e se abbiano votato anche in quanto cattolici ed eventualmente come, non è del tutto peregrino. Tra i tanti cambiamenti radicali determinati, almeno sulla carta, da queste elezioni forse c’è anche l’inizio di una pagina nuova nel rapporto dei credenti con la politica e, in particolari, dei credenti italiani con gli orientamenti in senso lato politici che sono alla base della Chiesa di Bergoglio”.

“Spariti i tradizionali punti di riferimento, i cattolici vanno in ordine sparso, e i criteri di giudizio non si distinguono più da quelli generali, uniformandosi: leghisti al Nord, grillini al Sud. Come tutti, mischiati con tutti. In linea con i tempi che corrono. D’altra parte è anche quello che ha osservato il direttore del Dipartimento Politico Sociale dell’Ipsos, Luca Comodo, in una intervista a Radio Vaticana: ‘Il voto dei cattolici osservanti, quelli che vanno a messa una volta a settimana, tende ad assomigliare al voto generale degli italiani’.

I pochissimi cattolici finora punto di riferimento in politica che sono stati eletti/confermati, non lo sono stati in quanto cattolici: chiunque al loro posto sarebbe stato eletto, purché in quelle posizioni nelle liste. Le loro posizioni nelle liste del centrodestra sono state vincenti solo grazie al successo della Lega, e non della coalizione: sia FI che FdI hanno avuto risultati al di sotto delle aspettative. Per non parlare del fallimento di NCI, che puntava a raggiungere il 3% grazie al bacino elettorale del Sud, quel bacino elettorale che solo lo scorso novembre aveva portato alla vittoria del centrodestra in Sicilia, per esempio, e che invece dopo poco è stato totalmente annullato dalla vittoria dei 5stelle. Non ce l’ha fatta la Roccella, collocata in un impossibile collegio a Bologna, e neppure Delle Foglie e Formigoni, messi solo al proporzionale della “quarta gamba”. Ma non ce l’hanno fatta neppure Amicone, Cerrelli, Iadicicco, nonostante la migliore collocazione in lista e la stima nel mondo cattolico.

Qualcuno dice che ci sono nuovi cattolici in parlamento, finora sconosciuti, ma numerosi. Faranno la differenza dentro la Lega e dentro i 5stelle? Agiranno magari contro i loro partiti, come hanno fatto altri in precedenza, se questi non condivideranno le loro battaglie? La cartina al tornasole è sotto gli occhi di tutti: vorranno non dico cancellare, ma almeno modificare radicalmente le leggi sulle unioni civili, sul divorzio breve e sul biotestamento?

Si tratta di leggi ‘fresche’, emanate da poco tempo, e adesso le condizioni politiche non dico per cancellarle, ma almeno per modificarle ci sono. Proveranno a farlo? Concretamente significa: saranno messe in calendario nei lavori parlamentari proposte per modificare queste leggi, mostrando così di fare sul serio? Insomma: i gruppi parlamentari si impegneranno in questo senso oppure ci sarà al massimo qualche conferenza stampa di singoli, per la presentazione di progetti di legge, lasciati poi a marcire nei cassetti del parlamento come accade di solito? Cercheranno almeno di cambiarle o lasceranno che anche queste leggi divengano intoccabili, come la 194, permettendo loro di consolidarsi? Vedremo. Su questo, comunque, si misurerà la loro credibilità”.

Tratto da:

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Sono nato il 16 maggio del 1971 a Soresina, un paesino della bassa cremonese. Peccatore da sempre, cattolico per Grazia. Se oggi sono cattolico lo devo ad un incontro fondamentale con don Luigi Giussani che mi ha educato a vivere.