Tre sassi per attraversare il fiume

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Le Lettere di Cèline C. – Tre sassi per attraversare il fiume
Blog “Come Gesù” del 07 Aprile 2018

Ci sono momenti in cui la realtà si fa stringente. Ogni cosa sembra di una complessità superiore alle nostre spalle, alla nostra voce, al nostro cuore.
Ci sentiamo schiacciati dalla nostra inadeguatezza e cominciamo a vivere con sospetto nei confronti delle situazioni che ci sono date da vivere e delle persone che ci sono date per condividere il cammino.
Questi momenti sono squarci vivi di ferite profonde che riaprono tutte le fragilità strutturali che ci sono state donate come talenti.
Sì, perché io penso che anche le nostre fragilità siano talenti da far fruttare e da non seppellire nella terra.
Ma come fare a far fruttare dei pesi che sembrano confinarci nelle nostre profondità?
Ieri, di fronte a questa domanda, mi era rimasta solo lei da guardare.
Lei, la madre di Gesù.

Nell’abbraccio al suo bambino rappresentato per secoli da tutti i più grandi artisti della storia io ci ho trovato il gancio.

Maria si è fidata di un angelo. E come se non bastasse di un bambino. E come se ancora non bastasse della croce.

Angelo, bambino, croce.

Cosa c’è di più convincente e affascinante di una donna che riesce a fidarsi dell’impossibile?

Lo vedo il fiume della sua vita e l’angelo, il bambino e la croce come tre sassi sui quali Maria ha appoggiato i suoi piedi per attraversarlo.

Ho provato ad appoggiare il mio cuore al suo cuore cercando di sentire il suo battito mentre quei piedi si poggiavano sui tre sassi.

Angelo
Fidarsi di un angelo è cosa complessa. Significa accogliere il soprannaturale nella nostra vita.
Cerco di immaginare nella nostra vita di oggi cosa sarebbe fidarsi di un angelo. Nel bel mezzo del lavoro ordinario, arriva un angelo e ti rivela il progetto di Dio su di te che coinvolge l’intera umanità.
Chi mai si fiderebbe?
Uno comincia a dubitare della propria sanità mentale come prima cosa.
Invece lei, combatte il suo timore con la fiducia.
Nel Vangelo non c’è traccia di dubbio. C’è timore umano. Ma non dubbio.
E il cuore non è che reagisce, agisce, si muove, con uno scatto deciso, radicale.
Maria dice “si”, non un “ci provo”, non un “se me ne dai la forza”, ma un “sia fatta la tua volontà”. Perché riconosce che nella volontà del Padre c’è tutto il bene della sua vita e della vita dell’umanità.
Lei nel cuore ha già dentro l’umanità intera.
E indubbiamente una fiducia del genere non è umana, è sostenuta dallo Spirito Santo che l’ha già coperta con la Sua ombra.
Lo Spirito Santo porta l’intera Trinità a risiedere dentro di lei. Questo è il miracolo che consegue a quel “Fiat”.
Lo Spirito Santo porta sè, il Padre e il figlio nelle sue viscere. Il figlio discende negli inferi proprio come dopo morte.
E Maria è consapevole di questo Mistero. Lo sente dentro di lei. Sente tutta quella potenza.
La sua umanità è cambiata da quella discesa, è un’umanità nuova.
Come noi siamo ribaltati ogni volta dalla discesa, nei nostri inferi, di Dio che si fa carne nell’eucaristia.
È questo che ci lega a Maria. Nell’eucaristia facciamo la stessa esperienza di affidamento di Maria.
Quando accogliamo il corpo di Cristo nelle nostre viscere diciamo “si” alla vita di Cristo dentro di noi.
Questa fiducia è opera dello Spirito Santo.
È Lui che opera il miracolo della nostra fiducia insieme alla nostra docilità.

Bambino
Vi sembra semplice fidarsi di un bambino? Secondo me la fiducia di Maria nel frutto del suo grembo è disarmante.
O è follia o è amore, e aggiungo umano e soprannaturale insieme.
Perché se io cerco di comprendere tutta questa fiducia solo con mezzi umani non posso che arrivare a una conclusione scientifica di assurdità. Se io invece, guardo a questa fiducia come vita piena della Trinità nella relazione tra una madre e un figlio tutto acquista un senso diverso.
Mi fido del mio bambino se riconosco in Lui il frutto della mia appartenenza a Dio. Scopro nel figlio la mia dipendenza dal Padre che me lo ha donato, conosco il Padre tramite il Figlio, conosco me tramite il Figlio. Il Figlio, se mi fido di Lui, mi porta a capire da dove vengo e dove devo andare e mi educa, quando lo perdo, a non dipendere da Lui ma dal Padre.
Il Figlio mi educa ad un amore che mi ribalta l’esistenza con un solo abbraccio. Mi costringe a fidarmi in ogni circostanza complessa della vita. È Lui che mi insegna cosa sia l’affidamento, perché Lui è totalmente affidato.
La fiducia di Maria è l’atteggiamento più ragionevole della storia.

Croce
Un sasso ancora più piccolo. Dove il piede si poggia proprio con fatica. Un sasso spigoloso, scivoloso, instabile, apparentemente non proporzionato per le nostre misure.
Eppure Maria su quel sasso è riuscita a piantarci tutti e due i piedi, senza neanche guardare in basso ma consegnando per tutto il tempo gli occhi agli occhi del Figlio.
Avere fiducia nella croce.
La croce non ci piace. Quando non ce l’abbiamo sulle spalle ricamiamo sulla croce splendide parole. Siamo bravi soprattutto quando la croce é sulle spalle degli altri!
Quando invece ce l’abbiamo così addosso da non riconoscere più dove finiscono le nostre mani e dove iniziano i chiodi, è allora che la nostra fiducia subisce la prova decisiva. E spesso i ricami si trasformano in resistenza e pugni stretti ad aspettare che passi…
E spesso cerchiamo, impanicati, non un Cireneo ma tanti Cirenei che ci aiutino, oppure allontaniamo quell’unica Veronica che si è avvicinata a pulirci il viso.
Se Maria avesse detto a Gesù: “cosa me ne faccio di Giovanni ora che tu non ci sei?”
Avrebbe potuto reagire così. Come facciamo noi la maggior parte delle volte. Chiudendosi. Circoscrivendo l’amore a una bolla dove tutto è prudenza e calcolo ragionevole.
Avrebbe potuto continuare comunque a credere in suo figlio ma escludendo tutti gli altri dal suo dolore. Perché gli altri non erano all’altezza del suo cuore e lei lo sapeva bene o perché gli altri le avrebbero mangiato tutto di quel cuore e lei era già così sfinita da non sapere se avrebbe potuto reggere anche il dolore degli altri.
Certo. Anche a noi capita. Oh…se capita!
E invece Gesù la educa ancora una volta, fino all’ultimo, alla fiducia piena nelle persone che le sono accanto, anche se sono le stesse che non hanno detto una parola per salvarlo dalla croce, anzi lo hanno consegnato.
Affidandola a Giovanni le fa capire che da sola non ce la farà, anche se ha Dio dalla sua parte. Umanamente la croce non la si può portare e sopportare da soli. E a volte ci si deve fidare di tutta la miseria dell’umanità che ci circonda, per farcela.
Non si hanno altre risorse se non talenti di fragilità da far fruttare insieme.
E Maria si fida. Ancora una volta. E la sua fiducia meravigliosa la trasmette a tutti i discepoli. Anche a Tommaso che ha bisogno di prove.
Quella fiducia di Maria nei discepoli vale molto di più di tutte le ferite di Gesù che possiamo toccare.

Saltati i tre sassi vi chiedo: “cosa c’è di più convincente della fiducia di una donna che ha creduto a un angelo, ha cambiato tutta la sua vita per amore di un bimbo e perdendo quel suo unico figlio si è fidata del fatto che la sua morte fosse un bene per tutti?”

M. Céline C. – Nata in un piccolo paese, si trasferisce in diverse città d’Italia per studio e per lavoro. Da sempre amante dell’arte e della poesia. Moglie, madre, lavora in tutt’altro ambito ma prepotentemente la passione per la scrittura ogni tanto si riappropria di uno spazio importante. M.Céline C. ha un’autentica passione per le relazioni umane. Fondamentalmente disobbediente, diretta, schietta. I suoi brani mostrano sempre quella “sicura insicurezza” che da sempre sperimenta nella vita.

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Sono nato il 16 maggio del 1971 a Soresina, un paesino della bassa cremonese. Peccatore da sempre, cattolico per Grazia. Se oggi sono cattolico lo devo ad un incontro fondamentale con don Luigi Giussani che mi ha educato a vivere.