Nicodemo, uomo della soglia, insegnaci ad osare – #frammenti

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Nicodemo, uomo della soglia, insegnaci ad osare – #frammenti

man-standing-in-front-of-holy-cross-on-the-black-wall_vzenotdue__F0014-450x253 Nicodemo, uomo della soglia, insegnaci ad osare - #frammenti

+ Dal Vangelo secondo Giovanni 3,7-15
In quel tempo Gesù disse a Nicodemo: “Non meravigliarti se ti ho detto: dovete nascere dall’alto. Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito”. Gli replicò Nicodèmo: “Come può accadere questo?”. Gli rispose Gesù:”Tu sei maestro d’Israele e non conosci queste cose? In verità, in verità io ti dico: noi parliamo di ciò che sappiamo e testimoniamo ciò che abbiamo veduto; ma voi non accogliete la nostra testimonianza. Se vi ho parlato di cose della terra e non credete, come crederete se vi parlerò di cose del cielo? Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna”.

Gesù non ti ha rimandato all’indomani né ti ha rinfacciato la ragione del tuo venire di notte. “Maestro, sappiamo…”, avevi cominciato con parole di apprezzamento. Lo avevi notato quell’uomo. Lo avevi notato più volte. Hai visto Pietro, Giovanni e gli altri che lo seguivano. Un giorno hai deciso di provarci anche tu.

Ti hanno spiazzato le sue risposte. Non ti spiegava la sua filosofia di vita, non ti raccontava nuove interpretazioni folgoranti di quella Sacra Scrittura che tu conoscevi a memoria, non ti rispondeva nel modo con cui tu avresti voluto … Rilanciava su di te la questione: occorreva che tu nascessi dall’alto. Quando mai, una seconda volta? Da chi, da dove? Uomo di legge, uomo del giorno, ti eri sentito spaesato all’udire di un Soffio di Dio paragonato al vento, libero e imprendibile. Quell’uomo utilizzava verbi come “sapere, testimoniare, vedere”, perché egli sapeva per esperienza, perché aveva vissuto, il suo sapere non è per tradizione: egli è testimone, attraverso le parole e i gesti, del volto del Padre e del suo amore per gli uomini.

Sei tornato a casa, con un’inquietudine non guarita, con il cuore inquieto. Vedevi crescere il livore fra i tuoi : discussioni, minacce di misure repressive. Quante volte avrai pensato con invidia alla libertà della gente che seguiva il Maestro, lo interpellava in pieno giorno; gente disprezzata, sì, ma comunque incolume! Come avresti potuto, tu, fermarti ad ascoltarlo, annuire a un suo discorso senza trovarti contro tutto il Consiglio; senza essere insultato e forse perfino radiato? Avresti voluto difenderlo dal di dentro del Sinedrio: s’istituisca un processo, almeno! Non sapevi che sarebbe venuta un’altra notte, vegliata per lui, e te lo saresti trovato innanzi, impotente, sommerso dalle accuse. E tu senza più parola per contrastare la generale volontà d’annientarlo. S’incontrò il tuo sguardo con il suo quella notte?

Sappiamo come andò a finire. Hai preso oltre trenta chili d’unguento, per ungerne il corpo, con Giuseppe, tuo amico. Del seguito della tua storia, non sappiamo nulla. Quando lo stesso uragano si impadronì dei suoi discepoli, tu da che parte stavi? Sei finalmente nato, rigenerato da quella atroce Passione, uscito a vita con quel Corpo risorto?

La religiosità è l’espressione più elevata della natura razionale dell’uomo, la religiosità è la conoscenza del reale, non è qualcosa di accanto al reale, ma è la conoscenza vera, fino in fondo, del reale (se fosse qualcosa di accanto, non mi interesserebbe). Questo è fondamentale perché noi scopriamo la religiosità soprattutto non dai gesti religiosi che facciamo, ma da come noi ci mettiamo nel reale e da come viviamo il reale fino a riconoscere il Mistero presente.

Gesù è entrato in possesso di tutto proprio “attraverso”, non “accanto”, tutto quanto ha dovuto sopportare e subire. Cioè, non è arrivato eludendo il reale, ma attraverso il reale. Gesù  nell’Ascensione è diventato Signore della realtà; attraverso la sua vita – questo è il valore della sua vita – è arrivato fino alla radice delle cose, del tempo, della storia. Perciò, dopo l’incontro con Lui la vita non si ferma per noi e noi non possiamo applicare certi concetti alla vita come risparmiandoci la strada da fare, anzi, è proprio l’incontro che ci consente di farla: non ce la risparmia, ma ci consente di farla nella Sua compagnia, con la Sua potenza. È questo che dobbiamo cercare di capire: qual è la strada da percorrere.

Nicodemo era un uomo religioso, perciò ha in intuito che in Gesù c’era qualche cosa di grande. E si è mosso per capire. Ma non è stato sufficiente: la sua religiosità non era giudizio pieno della realtà.

“Gesù Cristo è stato il tipo fisico concreto di questa umanità nuova. Si domandavano cosa mai pretendesse, tanto era come gli altri; quando parlava, usava parole e idee del suo popolo. Eppure era un altro mondo, che Egli rivelava, un mondo non certo estraneo all’uomo, ma che l’occhio e il cuore della gente, dapprima ignari, si sentivano come nascere davanti e dentro di loro. “In verità, in verità ti dico: se uno non nasce di nuovo, non può entrare nella realtà vera” [non può entrare nella realtà], disse Gesù a Nicodemo. Il cristianesimo è un nuovo modo di vivere questo mondo. È un tipo di vita nuova: non rappresenta innanzitutto alcune esperienze particolari, alcuni modi, gesti accanto ad altri, alcune espressioni o parole da aggiungere al solito vocabolario: il cristiano usa il vocabolario che tutti gli uomini usano, ma il significato delle parole [il peso] è diverso; il cristiano guarda tutta la realtà come chi non è cristiano, ma ciò che la realtà gli dice è diverso, ed egli reagisce in modo diverso” (L. Giussani, Il cammino al vero è un’esperienza, Rizzoli, Milano 2006, p. 139.

Per questo l’alternativa sta tutta qui: o fare dei gesti accanto ad altri, certi gesti “nostri” accanto ad altri, o entrare nel reale.

Nicodemo, uomo della soglia, uomo che sei tutti noi, signori della prudenza, signori della mediazione, signori del non far cocci, soprattutto del non essere ridotti in cocci. Noi che vogliamo credere senza rimetterci, amare a precise condizioni, sperare tenendo salde le mani sulle nostre sicurezze…

Il tuo tormento c’insegni la gioia dell’osare, di entrare nel reale.

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Sono nato il 16 maggio del 1971 a Soresina, un paesino della bassa cremonese. Peccatore da sempre, cattolico per Grazia. Se oggi sono cattolico lo devo ad un incontro fondamentale con don Luigi Giussani che mi ha educato a vivere.