PRAY4#ALFIE: non è ancora finita

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30714270_10156068387250428_4210765596033286144_n-450x300 PRAY4#ALFIE: non è ancora finitaPRAY4#ALFIE: non è ancora finita

di Davide Vairani

L’ultima udienza ha confermato quanto disposto in precedenza: ad #AlfieEvans verrà staccata la spina. Data fissata: oggi, venerdì 13 aprile 2018. Tomhas e Kate, i genitori di Alfie, non si vogliono rassegnare.

Il giorno prima del verdetto di morte annunciato , avevano dichiarato alla stampa alcune importanti considerazioni (“Alfie Evans, l’appello del papà: ‘Vogliamo venire in Italia’”, di  Francesco Boezi, “Il Giornale”, 09/04/2018).

Preferireste che fosse curato in Italia o in Germania?
“In Italia, assolutamente in Italia. È da quattro mesi che stiamo aspettando di poter venire nel vostro paese e l’Alder Hey non ci lascerà andare e nemmeno il governo del Regno Unito. Alfie è stabile e sta lentamente migliorando. Questo ci rende sicuri che il bambino abbia qualche possibilità e noi vogliamo venire dove questa possibilità lo sta aspettando”.

Cosa sperate di poter ancora fare per Alfie?
“Alfie è attaccato alle macchine da 15 mesi ed è nutrito tramite delle sonde. I dottori del Bambin Gesu hanno convenuto che non è una buona cosa che il bambino rimanga attaccato al tubo così a lungo. Si sono offerti di sottoporre Alfie ad una tracheotomia, di renderlo più mobile, di dargli conforto e di fare ulteriori test genetici. Inoltre, dopo una certa quantità di tempo, è possibile che ci preparino per tornare a casa. Infine, potrebbero trovare un trattamento o una cura: la malattia del piccolo non è ancora stata diagnosticata”.

Come sta Alfie al momento?
“Compatibilmente con la situazione, molto, molto stabile. Si sta godendo il suo tempo con la mamma e il papà e noi ci stiamo godendo ogni secondo della giornata con lui.

Qual è attualmente la posizione dei medici inglesi?
“Molto schietti e molto rigidi. Loro sono molto severi e non vogliono altro se non che la macchina di Alfie venga spenta. Questo è tutto ciò che ci stanno offrendo in questo momento. Alfie non vuole questo. Non mostra di voler morire e di volere che il suo sistema nervoso si deteriori. Il bambino è in condizioni stabili e i medici questo non lo tengono in considerazione. Non vogliono che resti attaccato alla macchina ancora a lungo”.

Vuole lanciare un appello alle istituzioni italiane?
“Certo. Stiamo cercando l’aiuto italiano per salvare nostro figlio e vogliamo venire lì. Vorremmo che si levino in piedi e parlino per nostro figlio. Che cerchino di relazionarsi con il governo per persuaderlo a lasciare andare questo bambino in modo che non ci sia un altro caso come quello di Charlie Gard o di Isaiah. Forse l’Italia, tramite i suoi governanti, può essere la nazione in grado di mediare affinché nel Regno Unito si dica basta a queste morti eutanasiche”.

Cosa si aspetta possa avvenire nei prossimi giorni?
“Prego con Kate, la mamma di Alfie, affinché dall’Italia possa giungere ancora più aiuto di quanto già arrivato fino ad ora. Il vostro è un paese magnifico e speriamo che qualcuno realizzi che Alfie non è un bambino senza speranza. Ha dei problemi che possono essere gestiti. Non ha danni al cervello gravi ed è in grado di essere trasportato in Italia. Quindi preghiamo che il giudice e il governo si rendano conto che noi abbiamo il diritto di andare in Italia”.

Giovedì 12 aprile 2018 ore20.30. Thomas tenta il tutto  per tutto:  vuole portare  via Alfie dall’Alder Hey Hospital. Fuori dall’ospedale la strada è bloccata da una protesta. Il popolo di Alfie suona i clacson e grida: “Liberate Alfie Evan!Salvate Alfie Evans!”.

30714270_10156068387250428_4210765596033286144_n-450x300 PRAY4#ALFIE: non è ancora finitaMa l’Alder Hey  chiama la polizia per fermare Thomas.  Thomas documenta tutto indiretta  facebookdal  suo profilo.  “Questo è mio figlio: non ha una diagnosi”. Poi mostra un macchinario portatile e spiega: “Questo è un ventilatore, abbiamo la ventilazione”. Poi mostra il piccolo Alfie e continua: “Questo è mio figlio. Sto tremando, sto tremando, non mi fanno uscire da qui, questo è mio figlio. Stanno chiamando la polizia. Qui davanti ho mio figlio innocente, guardate come è innocente. Come possono farci questo?”.

30689294_10156068393125428_7426032844587139072_n-450x300 PRAY4#ALFIE: non è ancora finitaLa polizia ha detto a Thomas che se tocca suo figlio sarà arrestato per violenza personale, mentre all’ospedale è permesso di ucciderlo. Fuori c’è già l’aereo pronto per portare Alfie in Italia e medici pronti a soccorrerlo.

Sempre nel video, Thomas dichiara che la sua azione sarebbe sostenuta da un documento del Christian Legal Center, cioè dell’ufficio legale che sta difendendo la famiglia Evans. Il testo, firmato da Pavel Stroilov, è il seguente: “Caro Tom, mi hai chiesto di chiarire se sia legale portare via tuo figlio Alfie dall’Alder Hey Hospital senza il consenso dell’ospedale. Nella situazione di Alfie, ciò sarebbe fattibile solo con il supporto di un team di professionisti medici e con le necessarie attrezzature di supporto vitale. Con riserva di ciò, posso confermare che tale rimozione sarebbe lecita secondo la legge inglese”.

alfie-evans-alder-hey-hospital-alfie-evans-1304771-450x800 PRAY4#ALFIE: non è ancora finitaGrazie di cuore a chi in Italia ci sta mettendo cuore, fede e passione per l’umano, e che ci informa in tempo reale di tutto ciò che accade attorno ad #Alfie:

“Tom Evans finalmente ci dimostra l’unica via possibile quando lo Stato diventa portatore di morte e tocca i nostri figli: la rivolta contro lo Stato stesso, se le sue leggi e le sue sentenze sono improponibili al cospetto di Dio – scrive Mario Adinolfi su “La Croce” quotidiano di oggi -. Possono schierare cento poliziotti, ma un papà che vede in gioco la vita di suo figlio non si farà fermare. Non è una via, tra poco probabilmente la rivolta si rivelerà come l’unica via per rispondere alle leggi degli Stati che concedono ogni scelta se vuoi morire, ma non riconoscono alcun diritto di scelta se vuoi tenere in vita un bambino, il tuo bambino.

E allora il caso individuale può trasformarsi in occasione di rivolta collettiva, come sta accadendo stanotte a Liverpool per far sì che Alfie Evans non sia ucciso nelle prossime 48 ore ma lasciato nelle mani del padre, libero di volare in Italia per proseguire le cure.

Nessuna legge, nessuna sentenza, nessuna Maestà potrà mai far diventare giusta una scelta per la morte contraria all’istinto dell’essere umano per la vita e a quello ancora più forte di un padre per la difesa della vita di un proprio figlio debole e innocente. Contro questa prepotenza dello Stato diventerà inevitabile la rivolta dei miti contro lo Stato stesso. Scrive Albert Camus nell’incipit di uno dei suoi libri più belli, l’Uomo in Rivolta: “Chi è un uomo in rivolta? E’ un uomo che dice no. Ma se rifiuta, non rinuncia: è anche un uomo che dice sì fin dal suo primo muoversi”. No alla morte, sì alla vita, alla fine la nostra rivolta semplice è tutta qui”.

Preghiamo.

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Sono nato il 16 maggio del 1971 a Soresina, un paesino della bassa cremonese. Peccatore da sempre, cattolico per Grazia. Se oggi sono cattolico lo devo ad un incontro fondamentale con don Luigi Giussani che mi ha educato a vivere.