“Gioca con i fanti, lascia stare i santi”

"Gioca con i fanti, ma lascia stare i santi"
di Davide Vairani

"Non vogliamo una religione che abbia ragione quando noi abbiamo ragione. Quello che vogliamo è una religione che abbia ragione quando noi sbagliamo"

G.K. Chesterton

La vicenda "Aquarius", migranti, Salvini, porti chiusi, buonisti, assistenzialisti, traffico clandestini affrontata a colpi di citazioni e passi del Vangelo, di frasi estrapolate da encicliche, discorsi e prolusioni di Papa Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Papa Francesco, con il tentativo di trovare giustificazione alle proprie idee e valutazioni nel merito.

Risultato? Uno strano melting pot sul "pensiero" di Cristo e della Sua Chiesa in materia di accoglienza, carità e misericordia. Spezzoni di testi presi senza contestualizzazioni messi in gioco dalle tifoserie dei "bravo Salvini, era ora!" e dei "Salvini sei un razzista ipocrita! E giuri pure sul Vangelo!".

Un esempio la "cartolina" che è diventata virale in queste ore. Ritrae un sorridente Giovanni Paolo II con a lato una frase tratta da un suo documento, l'esortazione apostolica post sinodale Ecclesia in Europa, che reca la data del 28 marzo 2003. Il brano riportato è il seguente: "È responsabilità delle autorità pubbliche esercitare il controllo dei flussi migratori in considerazione delle esigenze del bene comune. L'accoglienza deve sempre realizzarsi nel rispetto delle leggi e quindi coniugarsi, quando necessario, con la ferma repressione degli abusi".

Il brano citato è tratto dal paragrafo 101 dell'Esortazione apostolica ed è immediatamente preceduto da un'altra frase.

Eccola: "Ciascuno si deve adoperare per la crescita di una matura cultura dell'accoglienza, che tenendo conto della pari dignità di ogni persona e della doverosa solidarietà verso i più deboli, richiede che ad ogni migrante siano riconosciuti i diritti fondamentali".

Se inoltre prendiamo l'incipit del paragrafo 101, troviamo scritto: "Di fronte al fenomeno migratorio, è in gioco la capacità, per l'Europa, di dare spazio a forme di intelligente accoglienza e ospitalità. È la visione 'universalistica' del bene comune ad esigerlo: occorre dilatare lo sguardo sino ad abbracciare le esigenze dell'intera famiglia umana. Lo stesso fenomeno della globalizzazione reclama apertura e condivisione, se non vuole essere radice di esclusione e di emarginazione, ma piuttosto di partecipazione solidale di tutti alla produzione e allo scambio dei beni". Il tutto è inserito, infine, in un capitolo dell'Ecclesia in Europa - il quinto - interamente ispirato alla solidarietà, all'aiuto dei più poveri, all'accoglienza. In definitiva alla carità.

Ho l'impressione che sia un po' scappata la mano alle due tifoserie.

Non ho alcuna intenzione di esprimere giudizi facili di fronte a temi complessi che comprensibilmente muovono rabbia e paura nell'animo di tanti.

Ma proprio perchè la realtà è complessa e coinvolge il destino di milioni di persone (compreso il nostro, quello di ciascuno di noi), prima ancora del giudizio che ne diamo, condividere a scatola chiusa soluzioni semplicistiche rischia di non comprendere appieno la posta in gioco.

Invece di andare a cercare la citazione più "giusta" che legittimi la posizione personale, forse sarebbe utile - anzitutto a me - capottare il metodo: andare a vedere che cosa ci dice il Vangelo e il Depositum Fidei per poi - solo successivamente - esprimere un giudizio sulla realtà, cioè avere come misura ultima delle cose Colui che è la misura per eccellenza, Cristo.

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Sono nato il 16 maggio del 1971 a Soresina, un paesino della bassa cremonese. Peccatore da sempre, cattolico per Grazia. Se oggi sono cattolico lo devo ad un incontro fondamentale con don Luigi Giussani che mi ha educato a vivere.

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