Come vuoi morire?

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Come vuoi morire?

di Dr. Sandeep Jauhar ,"The New York Times"

Come la maggior parte dei pazienti, il mio voleva vivere il più a lungo possibile. Così, quando gli ho prospettato la possibilità di impiantare un piccolo defibrillatore nel suo cuore in seria difficoltà, ha risposto immediatamente di sì. Il dispositivo sarebbe stato inserito nel suo torace per monitorare il suo battito cardiaco in modo che una scossa elettrica avrebbe potuto generarsi se il ritmo fosse diventato pericoloso. Come il defribrillatore al pronto soccorso, gli dissi, ma dentro il suo corpo.

In verità non ero sicuro che un defibrillatore fosse davvero una buona idea. Il mio paziente era vicino alla fine della sua vita. Avrebbe potuto vivere più di un anno, ma certamente non più di cinque.

I pazienti con insufficienza cardiaca muoiono principalmente in due modi: per un'improvvisa aritmia che interrompe definitivamente il battito del cuore o dall'insidioso guasto della pompa e il cuore non riesce più a soddisfare le richieste metaboliche del corpo. Nel primo caso - che il defibrillatore potrebbe aiutare a prevenire - si tratterebbe di una morte rapida e relativamente indolore. Nel secondo, al contrario, l'utilizzo del defribrillarore avrebbe l'effetto di protrarre nel tempo il cessare del battito cardiaco (e dunque la morte del paziente), ma non senza provare un intenso dolore fisico.

Quando sarebbe arrivato il momento, non sarebbe stato meglio per il mio paziente morire improvvisamente, piuttosto che lottare dolorosamente invano per respirare, mentre l'insufficienza cardiaca riempie piano piano i suoi polmoni di liquido?

Tema difficile da affrontare con il mio paziente - come avrebbe voluto morire -, in parte perché la sua morte non era imminente. Ma con l'avvento di tecnologie come i defibrillatori impiantabili, questo è un argomento con cui medici e pazienti dovranno sempre più cimentarsi: non l'inevitabilità della morte, ma il modo in cui morire.

La morte cardiaca improvvisa è sempre stata una specie di paradosso. È allo stesso tempo il modo più desiderabile di morire e il più temuto. Le aritmie brusche pericolose per la vita sono una delle principali cause di mortalità negli Stati Uniti. Circa 350.000 americani lo vivono ogni anno, e il 90% delle vittime muoiono prima o subito dopo il loro arrivo in ospedale.

Il mio stesso nonno è stato vittima di un'improvvisa aritmia fatale la mattina successiva al suo 83° compleanno. Si è svegliato lamentandosi di un dolore addominale, che ha attribuito a un eccesso di cibo e Scotch la sera prima. Pochi minuti dopo, emise un forte gemito e perse i sensi. Proprio così se n'era andato. Quasi certamente ha avuto un attacco cardiaco massiccio, ma l'infarto non è stato quello che l'ha ucciso: era l'aritmia che ne derivava, che impediva al suo cuore di sostenere il flusso sanguigno e la vita. Mia madre diceva sempre che era triste che morisse così all'improvviso. Ma ne era anche grata, in fondo.

Le morti improvvise come quelle di mio nonno possono diventare molto meno comuni. Nel 2015 sono stati impiantati negli americani circa 160.000 defibrillatori, più del doppio rispetto al decennio precedente. Anche la popolazione di pazienti che ha diritto a un defibrillatore impiantabile è aumentata drasticamente: per essere eleggibile era necessario fino a poco tempo fa' essere sopravvissuto ad un arresto cardiaco, ora la popolazione ammissibile include coloro che hanno solo un aumentato rischio di morte improvvisa. In America oggi, se tutti quelli che si sono qualificati per un defibrillatore dovessero averne uno, i costi potrebbero arrivare a miliardi di dollari.

Ma il costo, anche con le spese sanitarie alle stelle del nostro paese, non è il problema principale. Il problema principale, a mio avviso, è che i defibrillatori possono portare il processo di morte su un percorso lungo e tortuoso che altrimenti non avrebbe potuto prendere. Nessuno vuole morire prematuramente, ma quando è il loro momento, la maggior parte della gente vuole andarsene rapidamente e senza provare dolore. I defibrillatori possono impedire che ciò accada. Aiutano a prevenire la morte improvvisa. Ma possono anche togliere l'opzione di una morte improvvisa.

Naturalmente i defibrillatori offrono molti vantaggi. Sono quasi infallibili e sono molto efficaci. Gli studi hanno dimostrato che prolungano la vita in un numero significativo di pazienti cardiaci. La procedura per impiantarli è sicura. E i defibrillatori possono, in teoria, essere compatibili con una morte rapida: quando le condizioni di un paziente precipitano drasticamente, il paziente può scegliere di disattivare il dispositivo.

Tuttavia, secondo la mia esperienza, pochi pazienti disattivano il dispositivo. Noi medici raramente li informiamo di questa opzione, e anche quando lo facciamo, i pazienti (e le loro famiglie) sono spesso riluttanti a fare una scelta che potrebbe accelerare la morte.

Ho discusso questi problemi con il mio paziente. Ho spiegato che un defibrillatore potrebbe dargli una vita leggermente più lunga, ma che potrebbe anche portare via quello che voleva dalla morte. Ha ascoltato i pro e i contro. Alla fine, ha detto che voleva procedere con il defibrillatore. Gli abbiamo programmato l'intervento la settimana successiva.

Quando era sdraiato sul tavolo operatorio, non potevo fare a meno di pensare a un mio altro paziente che aveva ricevuto una serie di dolorosi shock dal suo defibrillatore quando aveva circa 60 anni. Non voleva spegnere il suo dispositivo, perché credeva che potesse dargli altri sei mesi o un anno di vita. Tuttavia, lei mi ha detto: "Dico al Signore: se è il mio momento, lasciami andare a dormire, per favore".

* Sandeep Jauhar è un cardiologo e anche uno scrittore. E' autore del libro: "Heart: a history".

Traduzione di:
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Author: Davide Vairani

Sono nato il 16 maggio del 1971 a Soresina, un paesino della bassa cremonese.
Peccatore da sempre, cattolico per Grazia.
Se oggi sono cattolico lo devo ad un incontro fondamentale con don Luigi Giussani che mi ha educato a vivere.