“Il mistero della donna” è un libro per tutti

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“Il mistero della donna” è un libro per tutti

di Davide Vairani⌋ "La Croce" quotidiano ⌋ 08 settembre 2018

Già si è ironizzato sulla mole che dovrebbe avere un volume capace di disvelare “il mistero della donna”: a dire il vero il titolo originale del libro richiama “il sacerdozio del cuore” (titolo dell’ultimo capitolo), ma soprattutto quanti l’hanno letto trovano che un libro che restituisce la vocazione e l’identità della donna figlia, sposa e madre porti speranza e guarigione a tante donne… e mediante loro a tanti uomini. Questi ultimi possono accedere tramite le pagine di Jo Croissant, da oggi accessibili nelle librerie, a una prospettiva dalla quale forse non avevano ancora guardato le loro donne.

“Il mistero della donna”: il titolo del dodicesimo volume sfornato da “Berica Editrice” nella collana “UOMOVIVO – umorismo, vita di coppia, Dio”. E varrebbe la pena acquistarlo solo per questo, in fiducia. Il duo “Mienmiuaif”, Giuseppe Signorin e Anita Baldiserotto, sono - per natura - marchio di garanzia per chi cerca letture capaci di segnare la propria vita. Se poi ci aggiungiamo che a suggerirne la pubblicazione è stata niente meno che Costanza Miriano (anche autrice della premessa al volume); che la cura della traduzione dal francese vede la sapiente mano di Giovanni Marcotullio e che c’è pure il prezioso tocco dietro le quinte di Emiliano Fumaneri (alias Andrea Hofer), insomma, si compra a scatola chiusa.

“È il libro più audace, rivoluzionario e coraggioso che abbia mai letto dopo il Vangelo”, afferma Costanza Miriano nella prefazione, felice - ora - di “potere ricominciare a lanciare giubbotti di salvataggio a tante donne che stanno per affogare”. Felice, perché l’originale “La Femme sacerdotale ou le sacerdoce du cœur”  di Jo Croissant (un membro della Comunità delle Beatitudini fin dalla fondazione), tradotto in Italia dall’editrice Ancora, è finito esaurito e nessuno ha più voluto ristamparlo. Il perché, resta un mistero, visto che questo testo - datato 1992 - ha da sprigionare un’urgenza forse ancora più attuale oggi.

L’urgenza di offrire risposte:

“Questo libro è nato da una constatazione che è divenuta un’evidenza e poi una domanda:le donne soffrono. Perché? – scrive Jo Croissant nell’introduzione - Sono stata portata a incontrarne tante, e non con un contatto superficiale in cui si dà all’altro l’immagine che si decide di rimandargli, ma attraverso scambi profondi, nella verità, nei quali non si ha paura di rivelarsi quali si è, nella propria vulnerabilità. Al di là dell’apparenza, spesso le ho trovate perdute, come disorientate, mentre coraggiosamente cercavano di far fronte a situazioni che le oltrepassavano senza più sapere come reagire, come collocarsi, come essere. In una parola, sono stata toccata dalla loro sofferenza e da quella che esse generavano nei loro pressi; toccata dal fatto che avevano perduto la loro identità, che non sapevano più collocarsi nel rapporto con l’uomo né quale potesse essere la loro missione”.

In questo mondo disorientato e alla ricerca di “senso” la risposta è tornare alle fonti: interrogare le Scritture per cercare di comprendere ciò che ci dice la Parola di Dio sul senso della vita, della sofferenza e della morte.

“E vi ho percepito tutta la grandezza del ruolo della donna e l’urgenza per l’umanità che essa ritrovi la propria identità e il proprio posto nel piano di Dio, perché l’uomo ritrovi la propria e perché insieme possano collaborare alla venuta del suo Regno”.

Ne è certa l’autrice del volume. La donna ha perduto il senso del dono di sé stessa, dell’oblazione, fondamenti della sua fecondità. È urgente la riscoperta della propria vocazione, perché ne va della sorte dell’intera umanità. Rinnegando la propria grazia e rifiutando la sofferenza e il sacrificio, la donna si condanna alla sterilità. Non è un testo di teologia e tanto meno un manuale di ricette della felicità. E’ piuttosto il cammino di una donna che alla luce della Parola di Dio è come se camminasse per tutte e con tutte le donne.

Leggendolo e meditandolo, avrete la sensazione di trovarvi di fronte ad un pensiero che rifugge dalle mode e dalla cultura di questo tempo.

Ha ragione Costanza Miriano:

“È il manifesto anti- femminista per eccellenza, però non è mai anti, perché l'autrice sa scorgere con dolcezza quali sono le trappole in cui le donne sono cadute negli ultimi decenni, e si china su queste sorelle ferite con amore. È il missile che punta con precisione atomica il centro del centro del male che ha colpito la fonte della vita nella nostra cultura”.

La donna di oggi non può ritrovare la felicità perduta se non ritrovando la grazia che è loro propria, accettando la sofferenza e il sacrificio. Invece di riconoscere che la sofferenza è inerente alla condizione umana, e in modo particolare a quella femminile, cerchiamo di fuggirla perché tutto in noi balza su all’idea di soffrire, ed è pure naturale. Tuttavia, anche se non amiamo soffrire, bisogna che ci arrendiamo all’evidenza che non si può scappare dalla sofferenza, e in tal caso conviene cercare di viverla nel modo più positivo. Se diamo le spalle alla croce, quella ci casca addosso e ci schiaccia, mentre se ci volgiamo ad essa per abbracciarla, è Gesù che abbracciamo e immediatamente ne cogliamo il frutto di gioia, superiamo all’istante il dolore per unirci a Cristo.

“È vero che la condizione della donna non è confortevole, che sia nel corpo, nella famiglia o nella società – afferma Jo Croissant -. Al contempo ella ha una sbalorditiva capacità di sostenere il dolore, e questo fa la sua forza. Tale capacità di soffrire è legata alla capacità di generare. La sua accoglienza della sofferenza, che è compassione, la unisce a tutte le sofferenze che può accogliere – e quindi offrire”.

Ciò che mediante il sacrificio muore in noi è quanto è chiamato a morire: lungi dal distruggerci, ciò fortifica e rinnova il nostro essere interiore. La donna forte non è quella che impone la propria legge e davanti alla quale gli uomini tremano, poiché in ultima analisi è dominata dalle sue passioni.

“È quella che, non avendo più uno sguardo su sé stessa, trova la sua felicità nel fare quella degli altri; è quella che, essendo distaccata dalle cose che passano e conoscendo in ciò stesso la vera libertà, è tutta protesa al regno di Dio per farci entrare tutti i suoi”.

Il modello cui tendere? Maria.

Nel cap. 3, “Il sì della donna”:

“È nell’oblazione che la donna diventa feconda. È per il sì di Maria che il Verbo si è fatto carne in lei, ma non soltanto il giorno dell’Annunciazione. Ci sono voluti tutti gli altri sì di ogni giorno a tutto quanto le era dato di vivere. Allo stesso modo, non basta dire sì il giorno del matrimonio o il giorno della consacrazione a Dio: c’è il sì di ogni giorno che rende nuovi nella grazia del matrimonio o in quella dei voti. È mediante un’adesione di tutto l’essere a Dio, attraverso ogni avvenimento nell’istante presente, che noi lo sposiamo e diveniamo feconde. L’unione della nostra umanità alla sua divinità porta frutti che restano per l’eternità”.“Sì, la donna è chiamata a una maternità che oltrepassa infinitamente la maternità carnale, e questa è una speranza inusitata per tutte quelle donne – sempre più numerose – che non possono avere bambini. L’anarchia totale in materia di sessualità ha prodotto molti danni fisiologici e psicologici in tutta una generazione di giovani donne e di ragazze, le quali hanno creduto che la liberazione della donna consistesse nel poter disporre del proprio corpo senza rischi e senza costrizioni di sorta. La loro apparente realizzazione nasconde il più delle volte una profonda tristezza, un’incapacità di amare, una fuga in avanti per non ritrovarsi più sole con loro stesse. Noi siamo tempio del Dio vivente, e non si profana la casa di Dio senza attentare a Dio stesso. Non si tocca mai il corpo senza scalfire l’anima. Non si può fare la qualunque col corpo senza che ciò abbia ripercussioni profonde sulla nostra anima”.

Si potrebbe pensare che “Il mistero della donna” sia un libro solo per le donne. Al contrario. Restituendo la vocazione e l’identità di donna, figlia, sposa e madre, si comprende che questo libro porta speranza e guarigione a tante donne e, mediante loro, a parecchi uomini.

In che senso? C’è un bellissimo capitolo che si intitola “Il sacerdozio del cuore” e che personalmente consiglio vivamente a tutti gli uomini di leggerlo insieme alle proprie fidanzate o mogli e alle mogli di o fidanzate di insistere con noi uomini, affinchè la lettura incroci gli sguardi di entrambi.

Accettando la trafittura dell’anima, la trafittura del cuore – si legge ad un certo punto -, la donna gioca il ruolo di agente rivelatore di fronte all’uomo, dal momento che cessa di accusarlo e di volerlo riformare. È così che i pensieri di molti saranno svelati. Il cuore puro è come uno specchio nel quale ci si può vedere nella luce senza sentirsi con- dannati, mentre l’accusa obbliga l’altro a giustificarsi e rende impossibile rimettersi in discussione. La tentazione della donna è quella di accusare l’uomo e di rifiutare la sofferenza inerente alla propria maternità. Una madre accusa forse suo figlio? Ecco, l’uomo le è dato anzitutto come figlio, poi come sposo, e la donna deve sempre avere verso di lui l’indulgenza di una madre, per elevarlo al dono più totale e disinteressato di sé stesso… e lasciarsi generare a propria volta dalla di lui paternità. All’origine la donna, cedendo al serpente, ha suscitato la diffidenza dell’uomo nei suoi confronti, per la quale s’è introdotta nel mondo la divisione. Per mezzo della sua specifica partecipazione al sacrificio, la donna ha il potere di ristabilire la fiducia e di guarire la ferita della divisione. È lei, adesso, a detenere la chiave della riconciliazione”.

Quanta rivoluzione in queste parole! E quanto stride il pensiero unico che ci vuole individui e non persone tutti tesi alla realizzazione dei falsi miti di progresso:

“Il capolavoro della Creazione tornerà ad essere realtà se la donna comprende di aver bisogno dell’uomo: se capisce che non può fare a meno di lui e che per ritrovare la propria identità deve volgersi a lui. Allora gli offrirà tutte le ricchezze del suo cuore amante e potrà ricevere tutto quanto egli ha da darle. Così conseguiranno insieme la loro piena realizzazione e la gioia alla quale Dio li chiama”.

Sarebbe urgente che un uomo possa scrivere un’opera analoga sulla vocazione dell’uomo, sposo e padre, icona e intendente di Dio in questo mondo. Anche l’identità dell’uomo è profondamente ferita nella nostra società occidentale.

Jo Croissant traccia alcune piste nella conclusione del suo libro:

“L’uomo impegna il proprio corpo nella lotta, talvolta deve versare il sangue per proteggere i suoi. La sua azione è visibile e attira gli encomi. La donna partecipa con altrettanta intensità, ma in una maniera nascosta: non si parla di lei, eppure è sempre al cuore delle azioni degli uomini. “È mediante l’offerta del proprio cuore – fino al dilaniamento e fino alla trafittura – che diventa ‘la donna sacerdotale’, colei che offre insieme le sofferenze del proprio cuore ma anche tutte le sofferenze del mondo – quelle che vengono dimenticate, quelle dei piccoli, degli indifesi, dei non-amati. In quest’offerta, la donna scopre e trasmette la gioia. La donna è compassionevole, soffre con quelli che soffrono e preferirebbe poter prendere il loro posto. Individua subito gli infelici: anche prima che l’uomo abbia avuto il tempo di riflettere su come venire in aiuto a quanti sono nella pena, la donna li ha già soccorsi. Attenta ai bisogni di ciascuno, desidera il bene di tutti e trova la propria gioia nel rendere gli altri felici”.

Come non pensare a Giuseppe?

“Fece come gli aveva ordinato l’Angelo del Signore e prese con sé la sua sposa” (Matteo 1,24). Giuseppe chiamato a una missione: essere custode. Custode di Maria e di Gesù. Giuseppe, insegnava Papa Francesco già in quella sua omelia di inizio pontificato, è custode perché sa ascoltare, si sa lasciar guidare. “Sa leggere con realismo gli avvenimenti, è attento a ciò che lo circonda, e sa prendere le decisioni più sagge”.

La vocazione del custodire è una chiamata alla decisione, un passaggio all'atto, responsabile, amoroso, ma deciso perché fondato sulla fiducia, tanto che “quando l’uomo viene meno a questa responsabilità di custodire, quando non ci prendiamo cura del creato e dei fratelli, allora trova spazio la distruzione e il cuore inaridisce”. Giuseppe che traghetta Gesù senza che gli succeda nulla di male fino al momento della sua vita pubblica, Giuseppe che trova il modo di sfuggire i pericoli, che insegna a Gesù il mestiere che conosce, che lo cerca quando si perde. Giuseppe custode della vita. Vero marito e vero padre. Uomo che non dimostra la propria virilità nell’affermazione di sé, ma nel custodire ciò che la vita gli ha consegnato.

Ma questa è un’altra storia.

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“Il mistero della donna” di Jo Croissant

È noto in Italia per essere il “libro feticcio” di Costanza Miriano, che difatti ha impreziosito questa nuova edizione con una sua prefazione. Il merito di aver promosso la riedizione si deve a Giuseppe Signorin, direttore della collana “Uomovivo” della casa editrice Berica. La traduzione è stata affidata a Giovanni Marcotullio, che si è valso dell’amichevole collaborazione di Emiliano Fumaneri.

Il saggio sarà nelle librerie a partire da sabato, festa della Natività di Maria: in anteprima su La Croce anticipiamo, per gentile concessione dell’editore, il testo integrale del settimo capitolo.

Clicca qui

Uscita ufficiale: 8 settembre, Natività di Maria, è già ordinabile su Amazon
“Il mistero della donna”
di Jo Croissant (Autore), Giovanni Marcotullio (Traduttore)
15,00 Euro
Berica editrice
collana “UOMOVIVO – umorismo, vita di coppia, Dio”
Per ordinarlo direttamente: bericaeditrice.it/shop

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Davide Vairani

Sono nato il 16 maggio del 1971 a Soresina, un paesino della bassa cremonese.
Peccatore da sempre, cattolico per Grazia.
Se oggi sono cattolico lo devo ad un incontro fondamentale con don Luigi Giussani che mi ha educato a vivere.

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