Sulle pubblicità sfigate anti-bambino

Sulle pubblicità sfigate anti-bambino

di Davide Vairani

#LaCroce quotidiano, 21 settembre 2018

Un'immagine ha in se stessa una funzione evocativa e simbolica di forte impatto, non soltanto di natura emotiva.

Ci sono immagini e fotografie che per un insieme di fattori assumono un valore che va oltre, diventano dei veri e propri simboli di un pensiero, una idea, una cultura. Indipendentemente dal fatto che siano originali o fotomontaggi costruiti ad arte.

Molti di voi avranno visto girare sui social una immagine utilizzata da una nota ditta per pubblicizzare i suoi profilattici.

E' una fake, d'accordo, lo abbiamo capito.

"Come rivelano i colleghi fact checker in forza al quotidiano online Giornalettismo, (...) la foto è proveniente 'da un account straniero che su Instagram pubblica meme ironici e video assurdi. Anche perché della suddetta immagine, non c’è traccia su Durex Italia e filiali estere. La pubblicità fake è diffusa solo da associazioni antiabortiste. Solo qualche tweet da altri account (dalla Nuova Zelanda, Croazia, e altri paesi) che rilanciano meme e viral video sui social'".

Lo rivela il noto sito "Bufale.net", non senza sottolineare ironicamente:

"Possiamo quindi escludere, come letto nei commenti e nelle condivisioni della 'vergognosa pubblicità della Durex' l’esistenza di un complotto per far rendere stupide e ridicole le donne che vogliono avere figli".

"La tentazione di arrivare primi, di dare lo scoop, di stanare il male, di essere veloci come il tempo e potenti come un vulcano crea problemi. Noi stessi, come vi abbiamo detto più volte, preferiamo uscire per ultimi ma darvi una notizia certa anziché colpire per primi ed essere indotti in errore", prosegue "Bufale.net"

Con chi se la prende?

"Sorte che è capitata al Movimento ProVita Onlus, tanto celere nel denunciare una vergognosa pubblicità della Durex quanto poco celere nel verificare se la stessa, fosse, effettivamente una vergonosa pubblicità della Durex".

Alt. Passo indietro.

La "finta" pubblicità della "Durex" vede in primo piano una donna con alla sua destra e alla sua sinistra due bambini piccoli. La donna di questa immagine è triste ed è come sporcata da schizzi di colore che provengono dalle mani dei due bambini, mi verrebbe da dire come violentata, se non fosse per la delicatezza dei loro visi.

E' chiaro e tremendamente potente il messaggio: "love is love". Fate l'amore, ma - per carità - non fate figli. I figli sono una iattura. Costano un sacco di soldi, ti obbligano a cambiare completamente i tuoi programmi di vita, condizionano ogni tua scelta e - soprattutto - care donne non fate figli se avete una occupazione: scordatevi aspirazioni di carriera!

Nessun complotto? No.

Ma ci si vuole nascondere dietro un dito?

Di immagini simili (ma vere) ne posso trovare a centinaia, sempre usate dalla pubblicità per rimandare il medesimo messaggio. Basta "googlare".

Un esempio?

Stiamo in casa Durex. Andate a farvi un giro qui: "20 campagnes Durex vraiment créatives", di Lionel Dessertenne sul sito "Le Gars de la Pub".

Due immagini tra le tante:

"Quando Durex cerca di convincerti che avere figli non è una decisione da prendere alla leggera"

"Durex offre anche il confronto dei prezzi"

La realtà nuda e cruda è che l'Italia è ormai un Paese senza figli e senza madri.

9mila bambini in meno (-2%) nati nel 2017, ennesimo record negativo. I dati Istat sugli indicatori demografici dicono che in dieci anni sono sparite anche le mamme: dal 2008 si contano 900mila donne in meno nella classe 15-50 anni, di cui 200mila “scomparse” solo nell’ultimo anno. E mentre le madri potenziali sono sempre di meno, quelle che poi diventano mamme davvero lo fanno sempre più in ritardo. L’età media al parto nel 2017 è salita a 31,8 anni. Significa che le donne italiane fanno il primo figlio, mediamente, a quasi 32 anni. E gli uomini, in compenso, si affacciano alla paternità, intorno ai 35.

"Non c’è nessuno in Europa che abbia un’età del primo figlio così alta come quella italiana", sostiene il demografo Alessandro Rosina.

Le ragioni?

Tante e per troppo tempo mai affrontate seriamente dalla politica. Ma qui ci interessa sottolineare una delle cause, di natura culturale.

Oggi è cool dichiarare di essere una coppia o una donna childfree. Senza figli per scelta.

La famiglia, quella della tradizione religiosa, essenzialmente composta da un papà, una mamma e due o più bambini che vivono apparentemente felici, in una casa con giardino, è così triste e noiosa. I figli un dono di Dio o la manifestazione tangibile dell’amore che lega due persone tra loro, a seconda delle diverse interpretazioni, religiosa o laica, roba vecchia e superata.

Nel corso del tempo, il concetto di famiglia è cambiato, trasformandosi in base all’evoluzione naturale della società. Che sia fondata sul matrimonio, sull’unione civile, sulla convivenza, sulla solidarietà o sull’aiuto reciproco, è famiglia un qualsiasi gruppo di persone, indipendentemente dal numero, che, legate da vincoli di sangue o da una scelta personale, affrontano la vita e la quotidianità insieme. Che ci siano figli oppure no è un dato puramente accessorio. E' il progresso, gente, è la liberazione della donna dai vincoli di una società ancestrale che finalmente sta per scomparire!

Sono un po’ un’avanguardia, sicuramente consapevoli, determinate, risolte. Hanno storie differenti, ma sono tutte d’accordo su un punto: per una donna, ancora oggi, ammettere di non volere figli è quasi un coming out.  Mentre gli uomini non devono dare alcuna giustificazione, le donne devono spiegare eccome, perché per secoli non hanno avuto altri spazi di generatività oltre a quello biologico.

D'altronde, guardate quante donne senza figli sono entrate nella storia:

"da Margherita Hack a Rita Levi Montalcini, da Jane Austen a Marguerite Yourcenar, oggi molte icone dello star system sono 'testimonial' childfree: Cameron Diaz, Ellen DeGeneres, Ashley Judd, per citarne alcune. Oprah Winfrey ha dichiarato che se avesse avuto figli sarebbero finiti 'in un equivalente dell’Oprah Show che parla di me, e avrebbero finito per soffrire'. Jennifer Aniston ha invece denunciato il pregiudizio sociale: 'Non mi piace la pressione che la gente mette su di me e sulle donne in generale, come se avessi fallito, da donna, perché non ho procreato'".

Tendenza sociale, dunque, o fenomeno demografico?

"Forse un po’ entrambe le cose, dentro una transizione epocale che vede aumentare enormemente, prima di tutto, il numero delle childless, le donne che non hanno potuto scegliere o non hanno ancora scelto.

Secondo le ultime rilevazioni Istat, in Italia le donne tra i 18 e i 49 anni senza figli sono circa 5,5 milioni, un numero che è quasi la metà delle donne in questa fascia d’età. Tra di loro, le childfree 'dichiarate e convinte' sono in tutto 219mila, l’1,8% del totale"

(tratto da: "Da Winona Ryder a Renée Zellweger, come vivere (felici) anche senza figli", di Benedetta Verrini, "Io Donna" del "Corriere della Sera", 17 settembre 2018).

Questa è la narrazione cool che va' di moda. E allora che volete che sia una pubblicità di profilattici che denigra una donna che sceglie di avere un rapporto sessuale per procreare e fare figli? E' la mentalità comune, ormai, non avere figli. Chi ne ha, brava, va bene, ma poverina. Che vita grama ti attende! Meglio usare un profilattico nei tuoi rapporti sessuali, una pillola mensile o farsi mettere la spirale da un ginecologo: non rinunci a niente e in più non ti strapperai i capelli quando verrai a sapere che aspetti un figlio.

A parte il fatto che trattasi di pubblicità ingannevole, perchè non esiste alcun contraccettivo capace di garantirti al 100% di non rimanere incinta.

"Il metodo anticoncezionale più sicuro, in termini di minor rischio di gravidanza è la pillola, in termini di minor rischio di malattie sessualmente trasmesse è il preservativo. Durante l’assunzione della pillola il rischio di gravidanza per uso corretto è meno dell’1%, cioè su 100 donne che assumono la pillola in un anno meno di una rischia una gravidanza indesiderata, Il rischio di gravidanza per rapporti non protetti è l’85% in un anno"

(dal sito http://www.sceglitu.it/ della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia)

Prof.ssa Alessandra Graziottin, ginecologa e sessuologa:

"Il profilattico è sempre sicuro? Resta un ottimo metodo contraccettivo. Anche se nel 3-7 per cento dei casi può fallire: la causa più frequente è l'uso inappropriato. Le regole per non sbagliare e per conoscere i giorni 'più a rischio'".

Donne, liberatevi davvero: recuperate pienamente la vostra insostituibile pienezza. Andate davvero contro corrente.

"Eppure l’esplosione femminista ha creato un’esplosione spirituale. Il fardello imposto dalla ristrettezza di spirito della famiglia borghese era divenuto insopportabile per le donne che presentivano di avere altro da vivere, come un ampliamento del proprio campo d’azione, un dispiegamento della loro capacità di amare che non poteva espandersi liberamente nell’universo angusto che la famiglia, privata delle sue radici religiose, era divenuta.
Questo autentico desiderio di uscire dalla mediocrità e di riscoprire il vero senso dell’esistenza non trovò modo di incarnarsi nella morale e nella religione così come esse erano insegnate e percepite in quel momento, così ci si perse in strade senza uscita.

Simone de Beauvoir affermava che la differenziazione sessuale era accessoria: 'Donne non si nasce, lo si diventa'. Ed ebbe un’influenza considerevole, che orientò le energie di quella che si voleva uguale all’uomo.

Liberazione sessuale e liberazione della donna vennero associate. Le tecniche di contraccezione la aiutarono a padroneggiare la propria fecondità; eliminando l’“handicap” delle gravidanze, la donna diventava uguale all’uomo e poteva rivaleggiare con lui in tutti i campi. Ne conseguì una svalutazione dei valori propri alla donna, tanto sul piano biologico quanto su quello spirituale. Evacuando ogni nozione di missione specifica, tanto la maternità quanto la verginità furono svalutate, e alla fine ne risultò svalutata la donna stessa. Ugualmente, oggi vediamo fiorire teorie che riscuotono un successo sbalorditivo dimostrando con una solida argomentazione di tipo antropologico che l’uomo e la donna sono ciò che sono unicamente perché hanno risposto a delle esigenze sociali che li hanno formati in quel dato modo.

Le modalità di vita della nostra epoca sono totalmente differenti da quelle del passato: la meccanizzazione a oltranza e il formidabile progresso tecnico esigono sempre meno forza fisica e sempre più minuzia – ciò fa sì che la donna riesca bene tanto quanto l’uomo, se non di più, in certe responsabilità – e dunque si pensa che ci stiamo incamminando verso una mutazione dell’essere umano nella quale la differenziazione dei sessi acquisterà un’importanza progressivamente decrescente, per sfociare infine in un essere asessuato.

Ciò potrebbe far sorridere, se non fosse una realtà sempre più tangibile: l’uomo e la donna non sanno più chi sono e non osano più affermarsi nella loro identità. I bambini non sanno più in chi identificarsi, hanno perduto i punti di riferimento. Assistiamo all’avvento di una società androgina.È fuori discussione la possibilità di tornare indietro, all’immagine un po’ desueta dell’angelo del focolare, totalmente dipendente dall’uomo e non avente altro universo che le casseruole: ora la donna si vendica di secoli di servitù e intende dominarlo.

Siamo fortunatamente sopravvissuti a un femminismo originario, che si è spinto molto lontano nelle sue affermazioni, ma bisogna riconoscere che ne siamo stati profondamente segnati nei nostri comportamenti e nei nostri modi di pensare. Bisogna ritrovare il vero senso della vocazione della donna, in una ricerca autentica, sbarazzandoci di tutti i vecchi stereotipi che ci intralciano in questo cammino".

da:
“Il mistero della donna”
di Jo Croissant (Autore), Giovanni Marcotullio (Traduttore)
15,00 Euro
Berica editrice
collana “UOMOVIVO – umorismo, vita di coppia, Dio”
Puoi ordinarlo in versione cartacea o ebook su Amazon cliccando qui

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Author: Davide Vairani

Sono nato il 16 maggio del 1971 a Soresina, un paesino della bassa cremonese.
Peccatore da sempre, cattolico per Grazia.
Se oggi sono cattolico lo devo ad un incontro fondamentale con don Luigi Giussani che mi ha educato a vivere.