Vincent #Lambert: 10 anni senza fine

Vincent #Lambert: 10 anni senza fine

di Davide Vairani

29 settembre 2008: l'auto del 32 enne, Vincent Lambert, sposato e padre di famiglia, si schianta contro un albero. Questo incidente, avvenuto su una piccola strada nei pressi di Châlons-en-Champagne, ha lasciato cerebroleso e tetraplegico il giovane infermiere francese.

Cinque anni dopo, l'inizio della battaglia legale intorno alla sua vita lo spinge sul fronte della scena mediatica: la sua situazione diventa un "caso".

"Le condizioni di Vincent sono piuttosto stazionarie - dichiara Viviane, la mamma di Vincent, in una breve intervista a Gregory Amir-Tahmasseb -. Vorrei ricordare che Vincent non ha bisogno di macchine per vivere e che non soffre, contrariamente a quello che a volte leggo. Se si fosse potuto ricoverare in un reparto specializzato per pazienti come lui, avrebbe potuto ricevere cure adeguate e la sua salute sarebbe già migliorata".

In che stato d'animo sei, dieci anni dopo il suo incidente?

"Oscillo tra speranza e disillusione. Dieci anni sono molto tempo, per Vincent e per tutti noi. Se fosse stato trasferito in un servizio adeguato, sarebbe andato tutto meglio. Con mio marito, affittiamo un piccolo appartamento a Reims per vedere Vincent il più spesso possibile, perché la nostra casa si trova nella Drôme. È una prova per Vincent, ma anche per tutta la famiglia. Detto questo, sono stata felice di sentire l'esperto giudiziario dire l'8 settembre che Vincent non si trova in una situazione di 'ostinazione irragionevole'. Ne sono veramente convinta"

Si sono succeduti numerosi episodi giudiziari (favorevoli o sfavorevoli, per voi), tutti sotto una grande pressione dei media ... come hai reagito a tutto questo?

"Credo che non siamo mai preparati a questo e ovviamente non è stato il mio caso. Ero una nonna felice e un giorno tutto si è sgretolato. Ciò che conta per me, oggi, è difendere la vita di mio figlio che non è in una situazione di accanimento terapeutico. Non è un vegetale, come ho sentito dire da più parti. Queste formule mi fanno molto male. Vincent è semplicemente nutrito e idratato con un tubo. Nel suo attuale stato di salute, non vedo alcun motivo per smettere di dargli cibo e bevande."

Questa situazione ha anche squarciato la tua famiglia, pubblicamente. Come vivete e gestite tutto questo?

"È una lacerazione dolorosa e io e mio marito ci auguriamo che tutto questo finisca. È un grande calvario per i genitori avere un figlio distrutto sulla strada ed è la seconda volta che si prova questo dolore. Ma desidero con tutto il cuore che ci rivedremo un giorno attorno a Vincent, perché rimango convinto che lo amiamo tutti e che questo amore per lui ci permetterà di ritrovarci".

Quali sono le tue speranze per Vincent oggi?

"Speriamo che gli esperti riconoscano che Vincent non è in una condizione di accanimento terapeutico e, come ho detto prima, stiamo aspettando che Vincent venga trasferito in un'istituzione specializzata dove potrebbe fare progressi".

L'esistenza di Vincent in dieci anni si è trasformata in segno di divisioni e ferite (forse) insanabili.

Prima di tutto all'interno della sua famiglia.

"Vincent mi ha detto: 'La mia ossessione è finire come un vegetale'. Aveva questa convinzione che mi aveva manifestato in maniera assoluta e indipendente", sostiene il nipote François Lambert, deciso a rifiutare una inesorabilità terapeutica insensata per Vincent, insieme a cinque fratelli e sorelle e a sua moglie Rachel.

Una volontà che - tuttavia - suo zio non ha mai scritto.

Dal Belgio, dove si è rifugiata, Rachel - sua moglie e tutore legale dal 2017 - arriva all'ospedale di Reims, vede un marito non del tutto assente, non proprio presente e ribadisce la sua convinzione: "Lasciate morire con dignità mio marito Vincent".

Di tutt'altro avviso, Viviane e Pierre, i genitori di Vincent, che - insieme a due fratelli ad altri parenti di Vincent- in tutti questi anni hanno sempre cercato di guardare ogni gesto, anche il più insignificante, come il segno che Vincent non è un vegetale, che il loro figlio è sì un disabile grave, ma vivo.

Vincent ha smesso di essere una persona per diventare un "affaire", un simbolo, sia per chi difende la vita fino alla fine naturale sia per chi sostiene che dia più dignitoso porre fine ad una vita senza più vita.

E le tifoserie non risparmiano colpi bassi e giudizi pesanti.

Il network "France Info", proprio oggi, pubblica un articolo che conclude:

"Il caso Lambert, simbolo suo malgrado del dibattito sulla fine della vita, riunisce in un solo agglomerato i 'catho-fachosphère' (potremmo tradurre il termine con 'catto-fascisti'), che 'non sono la Chiesa cattolica, ma un movimento fondamentalista dotato di un potere sui social network', sostiene Devalois, responsabile dell'ospedale di Reims dove Vincent è ricoverato, sottolineando che 'in uno stato di diritto', si assiste ad un '"accanimento giuridico estremamente intelligente' da parte dei pro-vita.

Di ricorso in ricorso provvisorio, 'questa parte si basa sull'arsenale legale a sua disposizione e, anche dopo il mancato ottenimento della tutela o il rifiuto di trasferire il paziente in un'altra istituzione, non abdica mai'".

"Da dieci anni, l'ospedale è il purgatorio di Vincent Lambert, intrappolato in questo 'corpo sofferente', secondo il suo medico dell'ospedale, il dott. Vincent Sanchez. Al termine di una nuova procedura collegiale (la quarta in cinque anni) il 9 aprile 2018 il dott. Sanchez aveva deciso la cessazione delle cure, come previsto dalla legge Claeys-Leonetti, giudicando una "ostinazione irragionevole" proseguirle.

Tuttavia, una nuova valutazione clinica è stata richiesta dal Tribunale amministrativo di Châlons-en-Champagne, sequestrato dai genitori. Gli esperti di valzer (nomina, ritiro, riconferma) hanno rinviato la presentazione del rapporto, prevista per fine ottobre 2018".

Non mi interessa essere etichettato.

Mi interessa Vincent.

Mi interessano i 1.500 Vincent che come lui si ritrovano in stato di semi-coscienza in vari reparti ospedalieri della Francia.

Persone in attesa di un verdetto.

Persone che non possono decidere nulla. Persone gravemente disabili.

Persone.

Leggi:

(Visited 9 times, 1 visits today)

Author: Davide Vairani

Sono nato il 16 maggio del 1971 a Soresina, un paesino della bassa cremonese.
Peccatore da sempre, cattolico per Grazia.
Se oggi sono cattolico lo devo ad un incontro fondamentale con don Luigi Giussani che mi ha educato a vivere.