Francia, Vincent #Lambert ancora in sospeso

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Francia, Vincent #Lambert ancora in sospeso

di Davide Vairani

#LaCroce quotidiano, 10 ottobre 2018

Entro la fine del mese corrente il tribunale di Châlons-en-Champagne è chiamato a pronunciarsi in quella che dovrebbe essere l’ultima e definitiva sentenza che riguarda (la vita o la morte di) Vincent Lambert: la Corte ha richiesto di avere elementi clinici certi per stabilire se Vincent debba morire oppure se possa continuare a vivere.

Sanchez sostiene che Lambert sia ormai «solo un corpo sofferente», i genitori Pierre e Viviane lo vedono vivo.

Il destino di Vincent #Lambert è appeso - ancora una volta - alla giustizia francese.

Il Tribunale di Châlons-en-Champagne è chiamato a pronunciarsi entro la fine di questo mese di ottobre per quella che dovrebbe essere l'ultima e definitiva sentenza. Il collegio di medici esperti nominato appositamente dal collegio dei giudici dovrà fornire a breve una dettagliata relazione sulla situazione clinica di Vincent e - soprattutto - evidenziare se il paziente abbia compiuto o meno "passi in avanti" rispetto all'ultima valutazione ufficiale del Consiglio di Stato, datata 2014.

In breve, il Tribunale vuole avere elementi clinici certi per stabilire se Vincent debba morire oppure continuare a vivere. Vincent è ormai solo un "corpo sofferente" - come sostiene il Dr. Sanchez (che ha avviato la quarta procedura collegiale di sospensione dell'idratazione e dell'alimentazione per "ostinazione irragionevole") e la moglie (nonchè tutrice legale di Vincent) Rachel - oppure Vincent è un "grave disabile" ma "vivo" - come sostengono i genitori Pierre e Viviane? Trattasi di accanimento terapeutico oppure di eutanasia?

Dopo dieci anni sono trascorsi da quel 29 settembre 2008, giorno nel quale l'auto del 32 enne infermiere Vincent Lambert, sposato e padre di famiglia, si schiantò contro un albero su una piccola strada nei pressi di Châlons-en-Champagne, in Francia. Incidente che lo ha lasciato cerebroleso e tetraplegico. Cinque anni dopo, l'inizio della battaglia legale intorno alla sua vita che lo spinto sul fronte della scena mediatica. Da allora, la sua situazione ha smesso di essere una questione intima e privata ed diventata un "caso": l’affaire Lambert.

Il fine-vita. Eutanasia (attiva o passiva) e suicidio assistito sono temi quanto mai scottanti oggi in Francia.

Il governo Macron - infatti - si appresta a metterci mano con l’inizio del 2019 e le attese sono alte. Il dibattito si fa sempre più duro. Lo si è visto durante i primi quattro mesi del 2018 con la celebrazione degli Stati Generali sulla Bioetica che hanno coinvolto migliaia di cittadini, associazioni e gruppi, imprenditori, politici con centinaia di incontri pubblici, piattaforme online e web, con elaborazioni di proposte e suggerimenti. Non a caso, i temi più dibattuti sono stati di fatto due: il fine-vita e la fecondazione assistita. Il documento finale del Consiglio Nazionale di Etica (CCNN) francese uscito nei giorni scorsi ha riaperto i giochi su molti frontiere della bioetica, ma è indubbio che il fine-vita rappresenti il terreno di maggior scontro.

Seppure sotto traccia, sia il governo che lo stesso CCNN non prevedono uno stravolgimento della Legge Claeys-Leonetti con l'apertura all'eutanasia legale o al suicidio assistito legale. Ma da troppe parti nella società francese si alzano segnali contrari. Troppi interessi e poteri in gioco.

"Le condizioni di Vincent sono piuttosto stazionarie - ha dichiarato recentemente Viviane, la mamma di Vincent, in una breve intervista a Gregory Amir-Tahmasseb -. Vorrei ricordare che Vincent non ha bisogno di macchine per vivere e che non soffre, contrariamente a quello che a volte leggo. Se si fosse potuto ricoverare in un reparto specializzato per pazienti come lui, avrebbe potuto ricevere cure adeguate e la sua salute sarebbe già migliorata".

E' stanca Viviane di combattere. Il suo stato d'animo oscilla "tra speranza e disillusione". Ma non molla la presa. "Se fosse stato trasferito in un servizio adeguato, sarebbe andato tutto meglio - aggiunge -. Con mio marito, affittiamo un piccolo appartamento a Reims per vedere Vincent il più spesso possibile, perché la nostra casa si trova nella Drôme. È una prova per Vincent, ma anche per tutta la famiglia".

E quasi per raccogliere tutte le sue forze, continua a ripetere ciò che va dicendo a tutti da anni, ai medici, giudici, alla gente e persino agli due due presidenti della repubblica, Hollande e Macron: "Ero una nonna felice e un giorno tutto si è sgretolato. Ciò che conta per me, oggi, è difendere la vita di mio figlio che non è in una situazione di accanimento terapeutico. Non è un vegetale, come ho sentito dire da più parti. Queste formule mi fanno molto male. Vincent è semplicemente nutrito e idratato con un tubo. Nel suo attuale stato di salute, non vedo alcun motivo per smettere di dargli cibo e bevande".

Quali sono le tue speranze per Vincent oggi? "Speriamo che gli esperti riconoscano che Vincent non è in una condizione di accanimento terapeutico e, come ho detto prima, stiamo aspettando che Vincent venga trasferito in un'istituzione specializzata dove potrebbe fare progressi".

L'obiettivo del maistreaming francese è tuttavia schierato unilateralmente in direzione opposta.

Tranne la Chiesa francese e qualche gruppo cattolico pro life, l'humus che si respira in questi ultimi mesi cavalca a spron battuto l'idea della libertà e dell'autodeterminazione di ogni singolo individuo. E dentro questo tritacarne mediatico, Vincent Lambert viene tirato per la giacca.

Su "Liberation", Denis Berthiau, docente di diritto, sostiene -a proposito dell'affaire Vincent che "la giustizia non può dare una risposta quando è convocata per un conflitto tra parenti". Ed è vero. Ma il suo obiettivo è un altro.

"In realtà tutte le procedure che sono state avviate sono state fatte allo scopo essenziale di ritardare ciò che avrebbe dovuto accadere, cioè la cessazione del trattamento. Questo non è di per sé una novità: la giustizia è spesso usata per questo scopo, ma qui è stata particolarmente strumentalizzata. E tutte le risposte che poteva dare non sono mai state seguite da effetti. In diverse occasioni, sia sulla procedura stessa sia sulla questione (cioè se si trattasse o meno di 'ostinazione irragionevole'), si è notato - e questo fino alla Corte europea - che tutto è si è svolto secondo prassi e protocolli regolari e secondo le regole francesi in linea con i diritti umani. La giustizia si è spesso pronunciata, ma questo non è mai stato seguito da effetti".

L'obiettivo è chiaro: usare l'affaire Lambert come leva per riformare profondamente l'attuale legge sul fine vita, mettendone in luce le contraddizioni e le lacune. "Il motivo principale è lo strumento della 'procedura collegiale' - sostiene sempre Berthiau -. Come previsto dalla legge attuale, questa procedura può essere richiesta quando è necessario decidere di interrompere o limitare il trattamento di un paziente che non può più parlare e la cui volontà non è chiaramente nota. Ciò riunisce persone che sono in grado di valutare la situazione del paziente: team sanitario, persone fidate, famiglia, parenti. Ma seppure la procedura è di tipo collegiale, la decisione sostanzialmente rimane medica. Lì, c'era un gioco di balletto tra questa procedura e l'esperienza giudiziaria". Insomma, una sorta di "balletto infinito": "la giustizia, piuttosto che attenersi alla decisione di interrompere l'ultima procedura collegiale del settembre 2017, ha deciso di rilanciare una competenza giudiziaria lo scorso aprile. Stiamo ancora aspettando oggi le conclusioni di questi nuovi esperti medici. È una sorta di alternanza tra tempo medico e tempo giudiziario, entrambi arrivano alle stesse conclusioni: c'è un'ostinazione irragionevole. Il problema è che nessuno vuole attenersi alla decisione dell'altro, anche se sono d'accordo alla fine della giornata. Nel frattempo, il tempo passa". 

"Non è che la legge sia cattiva - conclude -, ma la sua applicazione si rivela estremamente complessa in un contesto di conflitto".  Ed è evidente che la colpa stia tutta dalla parte di chi difende la vita di Vincent, non da parte di chi vorrebbe interromperla.

Il network "France Info" è ancora più esplicito. In un articolo per ricordare i 10 anni dall'incidente di Vincent, si legge: "Il caso Lambert, simbolo suo malgrado del dibattito sulla fine della vita, riunisce in un solo agglomerato i 'catho-fachosphère' (potremmo tradurre il termine con 'catto-fascisti-integralisti'), che 'non sono la Chiesa cattolica, ma un movimento fondamentalista dotato di un potere sui social network', sostiene Devalois, responsabile dell'ospedale di Reims dove Vincent è ricoverato, sottolineando che 'in uno stato di diritto', si assiste ad un 'accanimento giuridico estremamente intelligente' da parte dei pro-vita. Di ricorso in ricorso provvisorio, 'questa parte si basa sull'arsenale legale a sua disposizione e, anche dopo il mancato ottenimento della tutela o il rifiuto di trasferire il paziente in un'altra istituzione, non abdica mai'". "Da dieci anni, l'ospedale è il purgatorio di Vincent Lambert, intrappolato in questo 'corpo sofferente', secondo il suo medico dell'ospedale, il dott. Vincent Sanchez. Al termine di una nuova procedura collegiale (la quarta in cinque anni) il 9 aprile 2018 il dott. Sanchez aveva deciso la cessazione delle cure, come previsto dalla legge Claeys-Leonetti, giudicando una "ostinazione irragionevole" proseguirle. Tuttavia, una nuova valutazione clinica è stata richiesta dal Tribunale amministrativo di Châlons-en-Champagne, sequestrato dai genitori. Gli esperti di valzer (nomina, ritiro, riconferma) hanno rinviato la presentazione del rapporto, prevista per fine ottobre 2018".

Andiamo avanti.

Quasi come un mantra, non passa giorno che i principali quotidiani francesi pubblichino queste tre righe: "solo l'11% dei francesi si oppone a qualsiasi modifica della legislazione sul fine vita. E il sostegno alla legalizzazione dell'eutanasia e del suicidio assistito riecheggia anche tra le fila più conservatrici della popolazione: il 91% dei sostenitori della destra francese ritiene che legge attuale debba evolvere". Sono alcuni degli esiti di un'indagine Ifop fatta nel gennaio 2018 - poco prima del lancio degli Stati generali di bioetica -. Sul suicidio assistito? "Il 18% dei francesi è d'accordo sulla legalizzazione del suicidio assistito, mentre il 47% è favorevole alla legalizzazione dell'eutanasia".

Il tink-tank si muove per fare pressione politica:"libertè, egalitè" senza alcuna fraternitè".

In queste ultime due settimane sta "bucando" gli schermi e le pagine dei quotidiani una donna, Jacqueline Jencquel. 74 anni, francese residente da anni in Svizzera ha deciso di "ricorrere al suicidio assistito" con l'associazione svizzera "Lifecircle" e ha programmato la data della sua morte: gennaio 2020. E’ "in buona salute, non ha malattie degenerative o psichiche, non si trova in condizione di fine-vita".

Vuole suicidarsi – dice - perché non trova ciò che vuole in Francia. Su un divano, lei discute con "Hugo", 28 anni (cioè Hugo Clemente – giornalista del "Petit Journal" e del "Daily") per giustificare la sua decisione. Un "gesto militante", come lei stessa dichiara con orgoglio. E questo gesto è oggetto di un'orchestrazione mediatica che, come sempre in questi casi, non deve lasciare nulla al caso.

Nello stesso giorno di questa intervista, Jacqueline appare anche in video su un altro sito ("Brut") e rilascia un'intervista a “Nouvel Obs” e nel giro di qualche giorno compare in tutte le principali emittenti radio-televisive francesi. Jacqueline è stata a lungo vicepresidente francese dell'Associazione per il diritto alla dignità di morire (ADMD), la più attiva lobby militante per l'eutanasia. Non è quindi una "novità" che viene dal nulla, ma, in effetti, un'operazione di lobbismo per il suicidio assistito inoltrata da media compiacenti. Un caso particolare evidenziato, una potente orchestrazione dei media, un dibattito senza dibattito (in quanto sempre unilaterale, senza ospiti con opinione contraria), con giornalisti sempre schierati.

La tesi che viene sostenuta è che tutti devono essere liberi di potere scegliere quando, come e in che modo porre fine volontariamente alla propria vita. E' un diritto, anche se illegale in quasi tutti i Paesi del mondo. Suicidio "razionale" o eutanasia legale per tutti, fate un po' voi, la sostanza non cambia di molto.

"La vieillesse est une maladie incurable dont le pronostic est toujours fatal", dichiara Jacquelin. La vecchiaia, la depressione, qualsiasi malattia oppure nulla di nulla: tutti devono essere liberi di terminare la propria vita quando ritengono che non valga più la pena di essere vissuta.

L'ADMD, per far avanzare la sua causa, mette regolarmente in scena casi particolari e i media dominanti le fanno eco. Ora è il caso di Jacqueline Jencquel. L'anno scorso è stato il "caso Anne Bert" che, per nove mesi, ha occupato il terreno dei media prima di andare in Belgio per ricorrere a un'iniezione letale. Anne Bert è morta il 2 ottobre 2017 in un ospedale belga dove ha ricevuto, secondo i suoi desideri, un'iniezione letale. Romanziere e ex redattore, Anne Bert, che risiedeva a Saintes in Charente-Maritime, affetta da sclerosi laterale amiotrofica (SLA) che porta alla paralisi muscolare.

La giornalista Antoine Laura ha filmato la scrittrice negli ultimi sei mesi della sua vita. Ne è uscito un documentario che nelle scorse settimane è stato trasmesso al Gallia Theater Cinema di Saintes, poi a France 3, su Public Senate e diffuso via web da numerosi network francesi. La scrittrice aveva interpellato i candidati alle elezioni presidenziali nel gennaio 2017 per cambiare gli atteggiamenti e la legislazione francese, con "L'ultima estate" (ed. Fayard), un libro che evoca il suo "combattimento" per una "partenza scelta". "L'obiettivo del documentario era aprire il dibattito", spiega il regista del documentario. La legge francese autorizza dal 2016 la "sedazione profonda e continua" fino alla morte, una somministrazione di analgesici che è simile al diritto di dormire senza essere svegli. Ma si applica solo ai pazienti che sono già malati terminali e non consente l'eutanasia attiva, vale a dire la somministrazione di un prodotto che causa direttamente la morte.

Altro cavallo di battaglia dei pro-coiche: che senso ha vietare eutanasia e suicidio assistito in un Paese se in quello vicino tutto ciò è legale? Perchè dobbiamo permettere che si pratichi l'eutanasia clandestina oppure costringere le persone a praticarla all'estero con costi economici esorbitanti? E' lo stesso refrain dei pro-aborto.

Innesca la miccia Jacqueline Herremans, presidente dell'Associazione belga per il diritto di morire con dignità (ADMD). In Belgio, come sappiamo, l'eutanasia è stata autorizzata dal 2002. Jacqueline ha rilasciato due interviste al "The Point" nelle scorse settimane.

Domanda: Quanti francesi oggi chiedono l'eutanasia in Belgio?

"Molti! Più di tre quarti delle richieste che riceviamo nella nostra associazione dall'estero sono francesi. Nel 2017, su un totale di 464 richieste, 354 provenivano dalla Francia. E questa è solo una piccola parte del tutto. Alcuni vanno direttamente ai medici che conoscono tramite il passaparola. Succede anche che i medici francesi ci mandino i loro pazienti in preda alla disperazione".

Domanda: Perché questo è un problema?

"Siamo esausti. Ricevo telefonate dai medici che mi dicono che non ce la fanno più. Alcuni stanno facendo domande sulla gestione a lungo termine del fenomeno. L'ospedale universitario di Bruxelles Brugmann ha persino deciso di smettere di seguire pazienti stranieri. L'infermiere di cure palliative che riceve chiamate per gli appuntamenti di consulenza di fine vita è letteralmente sfinito dall'ascoltare qualsiasi cosa. Perché le richieste francesi sono più inverosimili e più estreme delle richieste belghe".

Domanda: Cioè?

"Alcuni pensano di poter ottenere l'eutanasia senza motivo medico e evocare una stanchezza della vita. Altri anticipano il futuro, dicono di non avere una malattia grave, ma in caso di incidente possono chiamare più facilmente un medico belga. E il vostro Ministro della Salute, Agnès Buzyn, non ci aiuta affermando che è possibile ottenere l'eutanasia rivendicandola tre volte in Belgio, anche senza presentare una malattia".

Ci mette il carico Yves de Locht, noto medico generico di origine francese che pratica l'eutanasia in Belgio. Ha recentemente pubblicato un libro: "Dottore, dammi la mia libertà. L'eutanasia, un medico belga, testimonia", Ed, Michel Lafon. Nei giorni scorsi ha rilasciato un'intervista. "Ho praticato almeno cinquanta eutanasie di cittadini francesi che non avevano diritto in Francia. Sempre più francesi chiedono di morire in Belgio. Ci sono persone che hanno la malattia di Charcot (nota: incurabile patologia neurodegenerativa), altre terribili sofferenze legate ad esempio ai tumori e che non possono più. La maggior parte ha ricevuto questa risposta dal loro medico in Francia: è necessario resistere, accettare il dolore. Penso che sia un discorso ipocrita.

Perché formulate questo duro giudizio sui vostri confratelli francesi? - domanda il giornalista.

"Chi siamo noi, dottori per sapere meglio del paziente se può ancora aspettare con così tante sofferenze? Perché lasciarli sopportare questi mali? Ma cosa avrebbero fatto questi dottori invece di questi pazienti? Perché non lasciare che le persone decidano liberamente sul loro fine vita?

E a proposito della legge francese sul fine-vita: "Questo è un falso progresso che non soddisfa molte persone. Infatti, anche con le direttive anticipate adempiute dal paziente, il potere finale rimane ai medici. Perché, con la vostra legge, anche se il paziente ha chiesto una sedazione 'profonda e continua', il medico può ritenere che le condizioni siano inappropriate e impedirne il processo. Inoltre, il modo in cui questa sedazione viene praticata può durare quindici giorni senza che il paziente sia in grado di mangiare o bere. Ciò può causare sofferenza. Con noi, in Belgio, tutto questo è fatto molto rapidamente con un'iniezione di barbiturici".

Pensa che la legge si evolverà in Francia?

"Il ministro della salute Agnès Buzyn afferma che la legge Leonetti-Claeys deve prima essere 'valutata'. In realtà, lei non vuole cambiare nulla e rimane in linea con il potere dei medici. Sotto François Hollande, dopo una promessa elettorale, quasi nulla fu fatto. Quello che vedo, secondo quanto dicono i pazienti, è che spesso si muore male in Francia. E nulla cambia".

Il 29 settembre 2018, il "Collettivo 55" (55, come le iniziali di Vincent Lambert = LV in numeri romani), creato da ex allievi infermieri che hanno conosciuto Vincent Lambert durante i loro anni di studio, ha lanciato una petizione diretta al presidente Macron, "Laissons partir Vincent, soutien à Rachel Lambert" (Rachel, la moglie di Vincent, a favore dell'accanimento terapeutico che si sta perpetrando nei confronti di suo marito - ndr), aperto canali facebook e stanno organizzando incontri pubblici finalizzati a sensibilizzare le persone sulla vere condizioni di Vincent (vere a loro detta).

Il sito "infirmiers.com" ha pubblicato due giorni fa' una  loro "Lettre à mon ami Vincent".

"In questo giorno del 29 settembre 2018, sono passati 10 anni dal tuo incidente. Hai compiuto 42 anni qualche giorno fa, era il 20 settembre.

10 anni ... Un quarto della tua vita ... Ti penso ... Pensiamo a te. Speravo che non avrei dovuto parlarti o scrivere più a te.

Dovremmo ancora crederci? La prossima scadenza è il 31 ottobre, 2018, quando gli esperti dovranno ancora una volta darci una valutazione sulla tua condizione ...

Come è possibile che nel 2018 ci siano ancora alcune persone che credono che tu possa uscire dalla situazione nella quale ti trovi?

È una errata conoscenza del corpo umano e delle conseguenze irreversibili che colpiscono le articolazioni e tutte le tue membra. Il tuo corpo si rannicchia poco a poco. Lentamente ritorni in posizione fetale.

Alcuni pazienti soffrono così tanto che a volte è necessario tagliare i tendini.

Assistenza continua 24 ore o sessioni di fisioterapia quotidiane non cambierebbero nulla ...

Tutti abbiamo visto o osservato con i nostri occhi. Noi che ci prendiamo cura da anni in ospedale o nelle varie strutture di cura di persone nella tua stessa condizione.

Sono un'infermiera ... anche tu ... Anche Rachel ... e tutti i membri del collettivo 55. Più di 20 anni fa, hai deciso di aiutare gli altri quando ci siamo incontrati nella scuola per infermieri: era nel 1996.

10 anni, 3650 giorni, 87.600 ore, 5.256.000 minuti.

Invito le persone che credono ancora nella tua guarigione a guardare il soffitto della stanza dove sono per 1 minuto. Tu che contempli questo soffitto per 10 anni ...

È lungo, è anche molto lungo guardare questo soffitto in modo fisso. È anche doloroso.

Questo dolore deve essere moltiplicato per 5 milioni, per provare ciò che senti.

In breve, preferiremmo tutti non essere presenti fisicamente piuttosto che dover sopportare questo dolore.

Ma tu, tu sei sempre lì ... Sicuramente per questo maledetto principio di precauzione tanto caro al paese sviluppato di cui la Francia è presumibilmente una parte.

Mi vergogno di trovarmi in un paese sottosviluppato per quanto riguarda il fine vita, l'eutanasia, il suicidio assistito o semplicemente il diritto di morire.

Ma ci credo ancora ... Dovrai aspettare ancora un po'. Il tuo caso farà giurisprudenza.

Grazie a te, gli altri non soffriranno più ... o per meno tempo.

Ci sono quelli che vogliono andarsene mentre Vincent Lambert se ne va dopo una lunga lotta ...

Ci sono quelli che vorranno andarsene così che il loro combattimento duri quanto quello di Vincent Lambert ...

Più di 20 anni fa, hai deciso di aiutare gli altri quando ci siamo incontrati nella scuola per infermieri; era nel 1996.

Prenditi cura ... Continui inconsapevolmente a prenderti cura degli altri attraverso la sofferenza che subisci.

Grazie per loro.

Era la mia penultima lettera. Ti parlerò un'ultima volta.

Sarà quando il tuo cuore smetterà di battere.

Quel giorno, sarai sollevato. Finalmente ti avranno rispettato.

Ti bacio e bacio  e principalmente la tua principessa (la figlia - ndr) e Rachel.

Il tuo amico

Vincent Caruel, portavoce del collettivo 55"

Attendiamo la decisione del Tribunale di Châlons-en-Champagne entro la fine di ottobre.

Attendiamo, noi, insieme a Viviane e Pierre, ai tuoi amici del comitato "Je soutiens Vincent: Soutenons Vincent Lambert", insieme alle 103.000 persone che hanno firmato la petizione online "Sauver Vincent, tout simplement ".

Vincent Lambert non può parlare e non può scrivere. Ma Vincent non è un vegetale. 1.500 francesi sono oggi come lui: in stato di semi-coscienza. Non sono in fase terminale della propria vita terrena

Attendiamo ...

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Author: Davide Vairani

Sono nato il 16 maggio del 1971 a Soresina, un paesino della bassa cremonese.
Peccatore da sempre, cattolico per Grazia.
Se oggi sono cattolico lo devo ad un incontro fondamentale con don Luigi Giussani che mi ha educato a vivere.