La croce di sabbia nel Sahel

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La croce di sabbia nel Sahel

di P. Mauro Armanino, Niamey*

Si sta spegnendo, nel caldo, questa giornata missionaria nel Niger.

La prima e l’unica di Pierluigi Maccalli, portato via dalla sabbia oltre un mese fa e da mani, piedi e moto, ignare del mese missionario che si avvia con pazienza al termine.

La prima passata in schiavitù e l’unica per il senso della missione che da questo giorno sgorga come uno dei pozzi che ha fatto scavare nei villaggi che conosceva a menadito.

La missione è una croce di sabbia. È quella croce che Pierluigi sta scavando dal 17 di settembre scorso, di giorno e soprattutto la sera.

Il sole, stanco del viaggio e del calore parte per riposare e lascia alla luna il compito di attraversare la notte. Scava con le mani e soprattutto col la mente che vorrebbe trovarsi lontano, libera, per attraversare i sentieri e le piste in attesa di una buona notizia.

Invece è già sera, in questa stagione alle 19 è già buio e domani continua la settimana nell’attesa che cambi qualcosa o qualcuno.

Non ricorda bene, forse, le date e lo scorrere del tempo.

Lui la veglia missionaria l’ha vissuta coi custodi della sua prigionia, senza parole e senza altri testimoni.

Lui solo, una veglia accanto alla croce che, nel frattempo, si fa più profonda col passare del vento. E poi, ignaro, la giornata missionaria.

Oggi, d’improvviso il ricordo e la certezza. Tutto quanto fatto e vissuto giusto una manciata di sabbia.

Solo adesso, dal 17 settembre, è cominciata l’unica e la prima missione di Pierluigi. Scavando ogni giorno nella sabbia, una croce che si fa profonda e che assomiglia sempre più ad un solco.

In quello si può seminare quello che non spuntava prima da nessuna parte. Adesso c’è una piantina spuntata proprio nel mezzo. Versa sopra di lei qualche goccia d’acqua ogni giorno e la piantina cresce.

Ormai ha più di un mese di vita e solo lui e pochi altri riescono a vederla.

Tra una cosa e l’altra ne prende cura e le parla sottovoce, come ad una sorella. La giornata missionaria l’hanno passata assieme nel silenzio.

Da domani il missionario continuerà a scavare la croce di sabbia e a custodire il tempo carezzando, con delicatezza, una piantina.

P. Mauro Armanino, Niamey
domenica delle missioni 2018

* P. Mauro Armanino è un missionario SMA e dall’aprile del 2011 è a Niamey, capitale del Niger.

Dal 2008 all’inizio del 2011 ha vissuto nel Centro storico del capoluogo ligure, compagno di viaggio di quanti hanno lasciato il loro paese nel Sud del mondo, cercando in Italia migliori condizioni di vita.

Ora segue il fenomeno della migrazione da uno dei suoi maggiori punti di snodo: il Niger, cerniera tra l’Africa sub-sahariana e il Nord-Africa.

Articolo tratto da: “Società delle Missioni Africane” (SMA), https://www.missioniafricane.it


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Author: Davide Vairani

Sono nato il 16 maggio del 1971 a Soresina, un paesino della bassa cremonese.
Peccatore da sempre, cattolico per Grazia.
Se oggi sono cattolico lo devo ad un incontro fondamentale con don Luigi Giussani che mi ha educato a vivere.