Arriverà il momento per riaprire un nuovo dibattito sull’aborto?

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Quando arriverà il momento per riaprire con intelligenza e profondità un nuovo dibattito sulla generatività e sull’aborto?

di Davide Vairani

All’interno del cimitero del Laurentino c'è il “Giardino degli angeli” - voluto dal Comune di Roma e inaugurato nel 2012 -, unʼarea dedicata ai bambini non nati per un aborto volontario oppure naturale.

Papa Francesco ha voluto andarci, dopo avere celebrato al Laurentino la Santa Messa per la commemorazione dei defunti. Bergoglio è il primo Papa in visita al Cimitero Laurentino.

Il Pontefice passeggia per alcuni minuti tra le piccole tombe dei "piccoli angeli", in silenzioso raccoglimento, deponendo anche un diversi mazzi di fiori sulle lapidi.

Poi, il saluto ad alcune famiglie in un momento di forte commozione.

E' lo stesso Pontefice che poco più di venti giorni prima aveva detto: “Io vi domando: è giusto fare fuori una vita umana per risolvere un problema?”.

E ancora, le parole più dure: “È come affittare un sicario”.

“Tutto il male operato nel mondo si riassume in questo: il disprezzo per la vita. La vita è aggredita dalle guerre, dalle organizzazioni che sfruttano l'uomo, leggiamo sui giornali o vediamo sui telegiornali tante cose, dalle speculazioni sul creato e dalla cultura dello scarto, e da tutti i sistemi che sottomettono l'esistenza umana a calcoli di opportunità, mentre un numero scandaloso di persone vive in uno stato indegno dell'uomo. Questo è disprezzare la vita, è uccidere”.

In quella occasione, Papa Francesco si è soffermato a lungo sull’aborto, parlando del comandamento “Non uccidere”.

Ha parlato in particolare dell’aborto terapeutico, e ha affermato: “Ogni bambino malato è un dono”. “La violenza e il rifiuto della vita - ha osservato - nascono in fondo dalla paura. L'accoglienza dell'altro, infatti, è una sfida all'individualismo".

“Pensiamo - ha continuato il Papa - a quando si scopre che una vita nascente è portatrice di disabilità, anche grave.  

I genitori, in questi casi drammatici, hanno bisogno di vera vicinanza, di vera solidarietà, per affrontare la realtà superando le comprensibili paure. Invece spesso ricevono frettolosi consigli di interrompere la gravidanza”.

“Un bimbo malato - ha insistito Bergoglio – è come ogni bisognoso della terra, come un anziano che necessita di assistenza, come tanti poveri che stentano a tirare avanti: colui, colei che si presenta come un problema, in realtà è un dono di Dio che può tirarmi fuori dall'egocentrismo e farmi crescere nell'amore”.

“La vita vulnerabile - ha poi concluso - ci indica la via di uscita, la via per salvarci da un'esistenza ripiegata su sè stessa e scoprire la gioia dell'amore”.

Toni e contenuti che aveva usato nel giugno scorso incontrando il Forum delle Famiglie:

“Il secolo scorso – disse - tutto il mondo era scandalizzato per quello che facevano i nazisti per curare la purezza della razza. Oggi facciamo lo stesso ma con i guanti bianchi: è di moda, abituale, quando in gravidanza si vede che forse il bambino non sta bene o viene con qualche cosa: la prima offerta è `lo mandiamo via?´ L’omicidio dei bambini. Per risolvere una vita tranquilla si fa fuori un innocente”.

In Italia ci sono circa 21 cimiteri di questo tipo, ad ogni nuova apertura si solleva la polemica, perché i bambini non nati non sono solo quelli morti nel grembo spontaneamente, ma anche quelli abortiti volontariamente.

Non hanno un nome, né un volto, ultimi fra gli ultimi, dimenticati nell’abisso della storia.

Chi rivendica il diritto all’aborto vede in questi cimiteri una mancanza di rispetto nei confronti delle donne che hanno dovuto o voluto abortire, ma come la mettiamo per quel bambino che, di fatto, ha pagato il prezzo più alto? Se gli è stato tolto il diritto di nascere ha almeno il diritto di essere sepolto e di ricevere un ricordo in questo giorno di silenzio?

Mi ricordo quando, il 7 maggio 2010, ci fu il primo corteo funebre di un "piccolo angelo" nella mia Cremona. I viali del cimitero finirono sotto i riflettori e furono sommersi dalle polemiche.

Dal maggio 2010 è stata piantata una lapide per ogni mese con la stessa scritta: "O Maria, di tutti i viventi, noi ci affidiamo a te".

Segno che il bisogno di avere un luogo fisico dove venire esiste.

Dietro l’aborto esiste sempre un dramma nascosto, dramma che non solo va sempre rispettato, ma soprattutto accolto. Così come vanno accolti i "bimbi non nati".

Non si può fronteggiare e convivere con il dolore, se non affrontando la realtà, senza pre-giudizi o ideologia.

"Le parole severe con cui papa Francesco ha stigmatizzato le pratiche abortive e i medici che le pongono in essere hanno lasciato disorientati molti 'laici', sinceri ammiratori del pontefice, ma non fino al punto di lasciarsi indurre a riaprire una seria riflessione su quello che indubbiamente è il massimo problema di etica pubblica e di bioetica del nostro tempo.

La maggior parte dei commentatori ha adottato toni di rispettoso, ma severo distacco - ha scritto Francesco D'Agostino su "Avvenire" (vedi: "Troppi silenzi 'laici'. Ma sull’aborto è l’ora d’un dibattito nuovo", "Avvenire", 31 ottobre 2018).

"Ma non sono mancati coloro – come Dacia Maraini, sul 'Corriere della Sera' del 17 ottobre – che hanno preferito usare espressioni, morbide, addolorate, quasi affettuose, chiaramente volte però a 'far aprire gli occhi' a Francesco, ritenuto poco consapevole del fatto che per ogni donna l’aborto è sempre un dolore e che la legge italiana in materia è un’ottima legge, che ha fatto diminuire il numero degli aborti.

Se papa Francesco parlasse di più con le donne e soprattutto con le migranti – insiste la Maraini – capirebbe che dietro l’aborto c’è paura, povertà, ignoranza e non userebbe più espressioni che fanno tornare alla mente la vecchia alternativa: o la castità o il carcere (sic)".

E conclude - dopo avere provato ad indicare"alcuni punti che dovrebbero restare fermi"- :

"Abbiamo l’assoluto dovere di aprirci a una fraterna e operosa comprensione nei confronti delle donne che ricorrono ad aborti di necessità; ma questo non implica rinunciare a un severo e doloroso giudizio verso la troppo frequente banalizzazione dell’aborto che dilaga da decenni in Occidente.

Quando arriverà il momento per riaprire con intelligenza e profondità un nuovo dibattito sulla generatività e sull’aborto?".

Le parole usate da Papa Francesco durante l'Omelia della commemorazione dei defunti assumono in questa chiave una portata ancora più ampia che ci richiamano alla realtà.

Vale la pena riprenderle in mano e rimeditarle nel nostro cuore.

"La liturgia di oggi è realistica, è concreta. Ci inquadra nelle tre dimensioni della vita, dimensioni che anche i bambini capiscono: il passato, il futuro, il presente.

Oggi è un giorno di memoria del passato, un giorno per ricordare coloro che hanno camminato prima di noi, che ci hanno anche accompagnato, ci hanno dato la vita. Ricordare, fare memoria.

La memoria è ciò che fa forte un popolo, perché si sente radicato in un cammino, radicato in una storia, radicato in un popolo. La memoria ci fa capire che non siamo soli, siamo un popolo: un popolo che ha storia, che ha passato, che ha vita. Memoria di tanti che hanno condiviso con noi un cammino, e sono qui [indica le tombe intorno].

Non è facile fare memoria. Noi, tante volte, facciamo fatica a tornare indietro col pensiero a quello che è successo nella mia vita, nella mia famiglia, nel mio popolo… Ma oggi è un giorno di memoria, la memoria che ci porta alle radici: alle mie radici, alle radici del mio popolo.

E oggi è anche un giorno di speranza: la seconda Lettura ci ha fatto vedere cosa ci aspetta. Un cielo nuovo, una terra nuova e la santa città di Gerusalemme, nuova. Bella l’immagine che usa per farci capire quello che ci aspetta: 'L’ho vista scendere dal cielo, scendere da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo' (cfr Ap 21,2). Ci aspetta la bellezza… Memoria e speranza, speranza di incontrarci, speranza di arrivare dove c’è l’Amore che ci ha creati, dove c’è l’Amore che ci aspetta: l’amore di Padre.

E fra memoria e speranza c’è la terza dimensione, quella della strada che noi dobbiamo fare e che noi facciamo.

E come fare la strada senza sbagliare? Quali sono le luci che mi aiuteranno a non sbagliare la strada? Qual è il 'navigatore' che lo stesso Dio ci ha dato, per non sbagliare la strada? Sono le Beatitudini che nel Vangelo Gesù ci ha insegnato.

Queste Beatitudini – la mitezza, la povertà di spirito, la giustizia, la misericordia, la purezza di cuore – sono le luci che ci accompagnano per non sbagliare strada: questo è il nostro presente".

Chiediamo oggi al Signore che ci dia la grazia di mai perdere la memoria, mai nascondere la memoria – memoria di persona, memoria di famiglia, memoria di popolo –; e che ci dia la grazia della speranza, perché la speranza è un dono suo: saper sperare, guardare l’orizzonte, non rimanere chiusi davanti a un muro. Guardare sempre l’orizzonte e la speranza. E ci dia la grazia di capire quali sono le luci che ci accompagneranno sulla strada per non sbagliare, e così arrivare dove ci aspettano con tanto amore".


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Author: Davide Vairani

Sono nato il 16 maggio del 1971 a Soresina, un paesino della bassa cremonese.
Peccatore da sempre, cattolico per Grazia.
Se oggi sono cattolico lo devo ad un incontro fondamentale con don Luigi Giussani che mi ha educato a vivere.