“Odiatore seriale” sarà chi affitta gli uteri

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“Odiatore seriale” sarà chi affitta gli uteri

di Davide Vairani, #LaCroce quotidiano, 06 dicembre 2018

"Tobia è sempre stato mio figlio, ma il tribunale di Roma mi ha riconosciuto l'adottabilità e quindi da ora in poi porterà anche il mio cognome", spiega raggiante, in un'intervista esclusiva a "Chi" in edicola da mercoledì 5 dicembre, Nichi Vendola, che tre anni fa scelse di avere un figlio insieme al suo compagno Ed Testa mediante la gestazione per altri in California.

"Il tribunale di Roma mi ha riconosciuto l'adottabilità, per me e il mio compagno è una grande gioia e una battaglia vinta" - ha aggiunto l'ex presidente della Regione Puglia.

Già, una "battaglia vinta".

Il problema è capire chi ha vinto la battaglia e - soprattutto - chi sono i vinti e gli sconfitti.

Ne scrive Cristiano Puglisi sul suo Blog in un pezzo dal titolo: "L’utero in affitto è schiavismo. Nonostante Vendola e tribunali".

“Le polemiche sono state frutto di ignoranza, di superficialità, di volgarità. Viviamo nell’epoca degli odiatori seriali”.

Così Nichi Vendola ha liquidato le critiche ricevute sulla pratica dellutero in affitto, utilizzata per concepire il figlio Tobia, la cui adozione è stata recentemente confermata all’ex governatore pugliese, gay dichiarato, e al suo compagno, da una sentenza del Tribunale di Roma.

La notizia arriva qualche giorno dopo la decisione del Tribunale di Milano, che ha imposto al Comune capoluogo lombardo di registrare l’atto di nascita dei figli di una coppia gay, fatti nascere negli USA proprio con maternità surrogata, nonostante ciascuno avesse solo il 50% del patrimonio genetico di uno dei due padri.

L’ufficiale preposto dal Comune si era infatti rifiutato di trascrivere l’atto, perché contrario all’ordine pubblico, ossia contrario ai principi costitutivi del diritto italiano, che (fortunatamente) non riconosce questa pratica.

Insomma, poche storie, se ci sono di mezzo i capricci del “progresso”, i principi costituzionali possono anche andare a quel paese.

E, mai come in questo caso, l’evoluzione giuridica procede di pari passo con l’evoluzione sociale e culturale, ossia entrambe nel solco di quella che potremmo chiamare “antropologia liberal-capitalista”.

Perché, come ha spiegato anche ieri in un’intervista al quotidiano cattolico Avvenire la studiosa indiana Sheela Saravanan, di fondo c’è uno sfruttamento del corpo femminile che non ha differenze con lo sfruttamento dei lavoratori sottopagati nei Paesi in via di sviluppo (ma, ormai, anche in quelli sviluppati…).

Già, perché la GPA (Gestazione per altri), nonostante le dichiarazioni tutte fiori e amore di Vendola, non ha nulla a che vedere con l’emancipazione.

Anzi. Un interessante saggio in materia, pubblicato dalle edizioni rEvoluzione e proprio dal titolo “Utero in affitto”, è stato scritto da Enrica Perucchietti, già giornalista televisiva, scrittrice e saggista torinese con all’attivo diverse pubblicazioni e docente presso la Libera Università Italiana degli Studi Esoterici “Achille D’Angelo – Giacomo Catinella“, dipartimento dell’UniMoscow Imperial Academy of Russia – Saint Nicolas Moscow University.

“Si tratta – spiega la Perucchietti – di una pratica classista riservata solo ai ricchi.

Il commercio dei bambini è un mercato in costante crescita che nonostante le restrizioni (o proibizioni) vigenti in molti Paesi frutta miliardi di dollari l’anno a livello internazionale.

Affittare una madre surrogante ha ovviamente costi diversi a seconda del luogo: fino a 150 mila dollari negli USA, alcune decine di migliaia di euro nell’Est Europa, un prezzo che si riduce man mano che ci si sposta negli Stati asiatici del cosiddetto Secondo Mondo.

Qua le donne firmano contratti tra le parti che non prevedono nessun supporto medico o economico in caso di malori post parto e vengono spinte a parti cesarei per non mettere a rischio la nascita dei bambini. In alcuni casi vengono sottoposte a trattamenti ormonali pericolosi per la salute, con l’obiettivo di aumentare la percentuale di successo del concepimento.

Si sfrutta cioè il corpo di una donna per ottenere il massimo profitto, proprio come nell’industria.

Perché è esattamente questo: una fabbrica fordiana di bambini”.

E, infatti, sono paradossalmente proprio i Paesi più poveri o con larghi strati di popolazione in situazioni di indigenza, come anche l’India, a varare leggi per tutelarsi.

“Questi Paesi – prosegue l’autrice – stanno finalmente emanando leggi per proteggere le proprie donne dallo sfruttamento.

Dietro questo mercato globale si nascondono spesso tragedie umane, morti, abbandoni, condizioni di vita devastanti che non vengono rese note.

In Oriente il servizio costa molto meno perché le madri surroganti non hanno una copertura sanitaria e rischiano persino la vita (ma questo è un problema collaterale per chi “compra” un bambino se si può risparmiare).

In India, per esempio, lo sfruttamento delle donne ha raggiunto una dimensione di schiavismo ‘coloniale’ che frutta un giro d’affari in costante aumento stimato intorno ai 400 milioni di dollari all’anno.

Sempre più occidentali affittano l’utero di donne indiane e fanno ricorso a ‘cliniche-fabbriche’.

Ogni anno vengono reclutate giovani ‘volontarie’ senza alcuna tutela medica nelle aree più povere producendo così più di 1.500 bambini l’anno con ovuli impiantati. Il governo indiano aveva già iniziato a regolamentare il mercato della GPA: nel 2013 aveva vietato il reclutamento selvaggio delle volontarie da parte di scout che agivano indisturbati al soldo delle cliniche private.

Si è cercato anche di limitare il fenomeno delle madri surroganti ‘seriali’ che si sottopongono cioè a gestazioni per conto terzi a scadenza regolare.

Il problema è che ora le cliniche si stanno trasferendo nella vicina Cambogia dove non esiste ancora una legge specifica.

Si dovrebbe sensibilizzare l’opinione pubblica sui retroscena di questa pratica e abbattere la domanda, perché si troveranno sempre donne disperate e gente avida pronta a sfruttarle. Invece c’è chi lucra su questa pratica e la promuove grazie alla complicità dei media, della politica e dello spettacolo”.

Eppure, tra Tribunali e media, sembra che ormai la strada sia tracciata. Come se fosse vietato opporsi a un destino ormai segnato.

[proseguite la lettura - se volete - sul Blog "Il Ghibellino" di Cristiano Puglisi cliccando qui]

“Giovani donne economicamente disperate si sottopongono per denaro a devastanti bombardamenti ormonali ai fini della produzione massiva di ovuli. Per poche centinaia di dollari rischiano letteralmente la vita. Pubblicità ingannevoli girano anche sui social network tipo Facebook: “Se sei alta, attraente e magra… e hai il desiderio di aiutare qualcuno, fai la differenza, dona i tuoi ovuli”

Enrica Perucchietti
"Utero in affitto. La fabbricazione di bambini, la nuova forma di schiavismo. I retroscena della maternità surrogata, dalle derive dell’eugenetica agli interessi delle lobby"


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Author: Davide Vairani

Sono nato il 16 maggio del 1971 a Soresina, un paesino della bassa cremonese.
Peccatore da sempre, cattolico per Grazia.
Se oggi sono cattolico lo devo ad un incontro fondamentale con don Luigi Giussani che mi ha educato a vivere.