Triptorelina e ideologia gender

Triptorelina e ideologia gender

di Davide Vairani

 

Visto che l'identità sessuale negli adolescenti appare sempre più incerta e le statistiche mediche riportano dati impressionanti sul fenomeno che riguarda quei bambini o bambine che esprimono un forte desiderio di appartenere al genere opposto del proprio sesso di nascita, il Comitato Nazionale di Bioetica, interpellato dall'Aifa (Agenzia Italiana del Farmaco), ha dato il via libera all'uso della Triptorelina il 13 luglio scorso (con un unico voto contrario, quello di Assuntina Morresi.

La Triptorelina  è un farmaco utilizzato solo per il cancro, farmaco capace di bloccare l'attività dell'ipofisi. L'utilizzo di tale farmaco su adolescenti affetti da disforia di genere dovrebbe avere lo scopo di procurare loro un blocco temporaneo, fino a un massimo di qualche anno, dello sviluppo puberale, con l’ipotesi che ciò “alleggerisca” in qualche modo il travagliato percorso di definizione della loro identità di genere.

E' atteso da settimane il pronunciamento dell'Aifa in merito, cioè sul dare o meno il via libera all'approvazione (e diffusione) di tale farmaco per "curare" la disforia di genere nei bambini e adolescenti.

Siamo - dunque - allo sdoganamento totale dell'ideologia gender (perchè questo è il vero tema)?

Non lo so.

Mi limito ad osservare tre questioni (con una certa preoccupazione).

La prima. Non nascondiamoci dietro ad un dito: è una questione profondamente politica. Vale la pena ricordare che il Cnd è un organo consultivo della Presidenza del Consiglio dei ministri, che svolge sia funzioni di consulenza presso il Governo, il Parlamento e le altre istituzioni, sia funzioni di informazione nei confronti dell'opinione pubblica sui problemi etici emergenti. E le nomine dei suoi componenti vengono fatte direttamente ogni quattro anni dal Presidente del Consiglio stesso.

Stessa cosa vale per l'Aifa, che è un ente di diritto pubblico dotato di personalità giuridica. Opera in autonomia, trasparenza ed economicità, sotto la direzione e la vigilanza del Ministero della salute e del Ministero dell'economia e delle finanze. Collabora con le Regioni, l'Istituto superiore di sanità, gli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, le associazioni dei pazienti, i medici, le società scientifiche, il mondo produttivo e distributivo del settore.

La seconda. Ma di che farmaco stiamo parlando? I dubbi degli esperti negli otto centri italiani che seguono le linee guida dell’Osservatorio nazionale sull’identità di genere sono tutt’altro che risolti. Anzi. Ci si continua con insistenza a chiedere se davvero il ricorso alla molecola sintetica che inibisce l’ormone dello sviluppo testicolare e ovarico, bloccando di fatto l’adolescenza in attesa di “cambiare sesso”, possa essere la soluzione decisiva nei casi di disforia di genere. Sul punto, infatti, le perplessità sono davvero parecchie. E proprio per fare chiarezza in proposito, è stato da poco diffuso un articolato documento dell’associazione Scienza & vita e del Centro studi Rosario Livatino, che vale la pena leggere per intero (clicca qui).

In esso, si pone anzitutto una questione di metodo, sottolineando come, prima di essere messo in commercio, ogni farmaco attraversi un complesso iter di sperimentazione, al fine che ne siano valutate l’efficacia e la sicurezza; ma nel caso della triptorelina mancano sia gli studi clinici, sia i follow-up a lungo termine per evidenziare eventuali rischi a seguito della sua prolungata somministrazione

"Da giuristi e medici siamo preoccupati per il consenso informato del minore e della sua famiglia, in mancanza di vere informazioni scientifiche, in un clima culturale condizionato da elevata pressione ideologica verso la cancellazione della identità di genere maschile, femminile", scrive il Centro Studi Livatino.

La terza. Di cosa stiamo parlando? In Italia c’è un giovane su 9mila affetto da disturbi dell’identità di genere. Sindrome dalle cause incerte, in cui si mescolano radici biologiche e psicosociali, la cui persistenza al termine dell’adolescenza oscilla tra il 12 e il 27%, con diversità molto accentuate tra maschi e femmine.

Vuol dire che su dieci preadolescenti a cui viene diagnosticata la disforia di genere – diagnosi comunque difficile, delicata e spesso controversa – 7-8 risolveranno il loro disturbo al termine dell’età dello sviluppo. Due o tre invece continueranno a sentirsi ingabbiati in un sesso biologico diverso rispetto alla loro identità psicologica.

Il ricorso alla triptorelina permetterebbe di minimizzare i disturbi psicologi del ragazzo/a in attesa di arrivare poi alla 'riassegnazione chirurgica del sesso' al compimento dei 18 anni. Perché prima della maggiore età la legge italiana, saggiamente, vieta il cosiddetto cambio di sesso.

Evidente che una scelta del genere che investe, oltre a quelli biologici, aspetti psicologici, etici, religiosi, non si possa fare in modo superficiale o affrettato.

Anche perché esistono tuttora domande a cui nessuno sa rispondere: cosa succede se, dopo due o tre anni di trattamento con la triptorelina – il minino per ottenere qualche risultato – un adolescente cambia idea? Il suo sviluppo ormonale riprenderà regolarmente? E la fertilità sarà mantenuta? E come riallineare lo sviluppo cognitivo, che nessuno può arrestare, con quello puberale che nel frattempo è stato sospeso chimicamente?

"Disforia di genere indica quella condizione clinica nella quale si riscontra una percezione di sé del paziente alterata, una dissomiglianza nell’unicum della propria identità formata dall’insieme di autocoscienza, sessualità corporea ed esternazione sociale di sé maschi o di sé femmine; situazione ancor differente dal generico transgender, oramai diffusa espressione generica per indicare colui che ostenta tale discrepanza fra sesso corporeo e psichico.

Attualmente, un laborioso divenire normalizzante di quanto descritto, ha naturalizzato tale esigenza, cercandone ulteriori legittimazioni nel contesto civile e giuridico, il quale è chiamato a tollerare il diritto di attenersi al genere maggiormente conforme a quanto sentito in quel determinato momento, sentore coerentemente in coercizione con la staticità oggettiva della rappresentazione del sé, altrimenti cadrebbe nella connotazione sessuale genetica, gonadica d’origine, le quali spesso cercano adiacenza con l’espressione agognata del sesso piacente per sé.

Si confonde globalmente l’architettonica complessità della sessualità che per ciascun essere umano è totalizzante, rispondente a quanto può esprimere dell’invisibile che incarna (a dimostrazione di ciò si vedano i numerosi casi in letteratura di scontentezza fallimentare provata dal paziente a seguito degli interventi di riassegnazione del sesso gonadico, condotti per ripristinare uno status agevole e armonico, che non riesci a decretarsi a causa del forte contrasto con quello psichico).

Occorre domandarsi, allora, se questo contatto socio-culturale predominante con la sessualità, il medesimo che va cavalcando retoriche politiche sull’uguaglianza fondata anzitutto nell’emarginazione della diversità, abbracci un pieno senso di libertà o, viceversa, agisca con fare dispotico sul corpo poiché letto come scisso dalla persona e, perciò, manipolabile?

[Continua ...]

Giulia Bovassi, in "Poter essere, vuoto di prescrizioni oggettive: dal gender all’età biologica", Blog "Il Pensiero Forte"

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Author: Davide Vairani

Sono nato il 16 maggio del 1971 a Soresina, un paesino della bassa cremonese.
Peccatore da sempre, cattolico per Grazia.
Se oggi sono cattolico lo devo ad un incontro fondamentale con don Luigi Giussani che mi ha educato a vivere.

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