Un caffè in #compagnia: 04 gennaio 2019

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Venerdì 4 Gennaio 2019
S. Angela da Foligno; S. Elisabetta A. Seton
Ottava di Natale
1Gv 3,7-10; Sal 97; Gv 1,35-42

+ Dal Vangelo secondo Giovanni 1,35-42

In quel tempo, Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l'agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa maestro –, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio. Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.
L'amore è un giudizio commosso per una Presenza connessa con il destino. È un giudizio, come quando si dice: «Questo è il Monte Bianco», «questo è un mio grande amico».
L'amore è un giudizio commosso per una Presenza connessa con il mio destino, che io scopro, intravedo, pre-sento connessa con il mio destino.
Quando Giovanni e Andrea l'hanno visto per la prima volta e si sono sentiti dire: «Venite a casa mia. Venite a vedere», e sono rimasti tutte quelle ore a sentirlo parlare, non capivano, ma presentivano che quella persona era connessa con il loro destino. Quelli che parlavano in pubblico li avevano sentiti tutti, avevano sentito i pareri loro e di tutti i partiti; ma solo quell'Uomo era connesso con il loro destino.
La morale cristiana è la rivoluzione in terra, perché non è un elenco di leggi, ma è un amore all'essere: uno può sbagliare mille volte e sempre gli sarà perdonato, sempre sarà ripreso e riprenderà il suo passo sul cammino, se il suo cuore riparte con il «sì».
L'importante di quel «Sì, Signore, io Ti amo» è una tensione di tutta la propria persona, determinata dalla coscienza che Cristo è Dio e dall'amore a quest'Uomo che è venuto per me: tutta la mia coscienza è determinata da questo, e io posso sbagliare mille volte al giorno, fino ad avere vergogna di alzare la testa, ma questa certezza non me la toglie nessuno. Soltanto, prego il Signore, prego lo Spirito che mi cambi, che mi faccia imitatore di Cristo, che la mia presenza diventi di più come quella di Cristo.
La morale è amore, è amore all'Essere diventato uomo, avvenimento nella storia, che mi raggiunge attraverso la misteriosa compagnia che storicamente si chiama Chiesa o Corpo misterioso di Cristo o Popolo di Dio: io Lo amo dentro questa compagnia.
Mi possono rimproverare per centomila errori, mi possono mandare in tribunale, il giudice mi può mandare in carcere senza neanche esaminarmi, con una ingiustizia patente, senza considerare se ho fatto o non ho fatto, ma non possono togliermi questo attaccamento che continuamente mi fa sussultare di desiderio del bene, cioè dell'adesione a Lui.
Perché il bene non è il «bene», ma è l'adesione a Lui, è il seguire quel volto, la sua Presenza, il portare la sua Presenza ovunque, il dirlo a chiunque, perché questa Presenza domini il mondo - la fine del mondo sarà nel momento in cui questa Presenza diventerà evidente a tutti.
Questa è la morale nuova: è un amore, non regole da seguire. E il male è offendere l'oggetto dell'amore o dimenticarlo.

da: Luigi Giussani, Stefano Alberto e Javier Prades in "Generare tracce nella storia del mondo", Rizzoli editore

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Davide Vairani

Sono nato il 16 maggio del 1971 a Soresina, un paesino della bassa cremonese.
Peccatore da sempre, cattolico per Grazia.
Se oggi sono cattolico lo devo ad un incontro fondamentale con don Luigi Giussani che mi ha educato a vivere.

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