Un caffè in #compagnia: 08 gennaio 2019

Condividi

Martedì 8 Gennaio 2019
S. Severino del Norico; S. Lorenzo Giustiniani
II settimana del tempo di Natale
1Gv 4,7-10; Sal 71, Mc 6,34-44

«Gesù vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose»

C’è qualcosa non solo di nuovo, ma di sostanzialmente diverso nel suo atteggiamento riguardo alla folla che era accorsa da ogni città verso di lui: egli la vide e ne ebbe compassione.

Prima di tutto Gesù “vede” la moltitudine e la considera attentamente. Mentre i più valutano la folla “anonima” e non danno alcun valore ai suoi singoli componenti, Gesù, al contrario li osserva come se li conoscesse per nome perché il suo discernimento gli permetteva di individuare e comprendere ciò che agitava il cuore dei singoli ciascuno nella propria forma.

Nella moltitudine vi sono dei sofferenti; vi sono dei ribelli, uomini e donne agitati e corrosi dal male; vi sono degli stanchi; vi sono degli sfiduciati, dei disperati, degli emarginati, degli scampoli di una umanità svalutata e abbandonata.

Gesù s’accorge della loro esistenza, li osserva, ravvisa il loro valore sconosciuto a loro stessi, in una parola li“vede”.

Nessuno prima di lui aveva veduto, osservato la moltitudine come egli la vide.

Ma l’evangelista Marco ci racconta anche altro: "Gesù vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore".

La folla che seguiva Gesù aveva sete di una guida, sete del senso ultimo e pieno di vita. Ma non c'era nessuno che come Lui avesse parole capaci accedendere il cuore. Per questo lo seguivano.

Al sentimento profondo che origina la compassione, Gesù dà seguito in modo stupefacente e sorprendente: “…si mise ad insegnare loro molte cose”.

Gesù ravvisa molte necessità esistenziali pratiche, certamente, ma tutte queste sono conseguenza di una fame che viene prima: una fame di senso.

Il suo insegnamento è estemporaneo e non organizzato secondo i criteri dei “maestri” del tempo e non avviene nei luoghi deputati a questo come le sinagoghe o altri, ma si lega con immediatezza alla contemporaneità deibisogni che egli ravvisa.

Gesù è un uomo che incarna il suo messaggio, questo lo hanno capito tutti, Egli è un testimone di ciò che dice perché fa quello che dice, parla e agisce con una autorità finora sconosciuta.

Gesù lo sa e agisce in conseguenza: non si cura delle forme “organizzative”, non ha bisogno di tutto questo, anzi, lo relativizza con la sua azione perché egli è testimone della Parola che proferisce, una Parola che egli annuncia in ogni momento, con lo Spirito del Pastore che ama ed ha pietà per il gregge che sente come “suo” potenzialmente ed ammaestra perché questo avvenga.

Gesù vede la folla ed ha compassione di quegli innumerevoli componenti: li vede non solo visivamente, ma anche con gli occhi del cuore.

Fu nella sofferenza che chiamiamo la sua “passione” che quella compassione raggiunse il suo punto supremo.

L’evangelista Marco ci racconta che “Gesù vide una grande folla e ne ebbe compassione…” e questa vicenda si concluse quando egli per la stessa compassione entrò nel suo Getsemani e salì sulla croce

E su quel patibolo egli, il Signore, stese le braccia inchiodate dagli uomini nel gesto ultimo e supremo di accoglienza, nell’insuperato ed insuperabile culmine della compassione.

Questo gesto immortalato in innumerevoli dipinti artistici testimonia ancora oggi che egli accoglie tutta la moltitudine di coloro che si prostrano col cuore: un cuore ripieno di viva fede e speranza, certi della sua accoglienza e della sua misericordia.

Il mistero della redenzione è tutto compreso nel mistero della compassione di Gesù.

+ Dal Vangelo secondo Marco 6,34-44

In quel tempo, sceso dalla barca, Gesù vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.
Essendosi ormai fatto tardi, gli si avvicinarono i suoi discepoli dicendo: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congedali, in modo che, andando per le campagne e i villaggi dei dintorni, possano comprarsi da mangiare». Ma egli rispose loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Gli dissero: «Dobbiamo andare a comprare duecento denari di pane e dare loro da mangiare?». Ma egli disse loro: «Quanti pani avete? Andate a vedere». Si informarono e dissero: «Cinque, e due pesci». E ordinò loro di farli sedere tutti, a gruppi, sull'erba verde. E sedettero, a gruppi di cento e di cinquanta. Prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero a loro; e divise i due pesci fra tutti. Tutti mangiarono a sazietà, e dei pezzi di pane portarono via dodici ceste piene e quanto restava dei pesci. Quelli che avevano mangiato i pani erano cinquemila uomini.
Condividi

Davide Vairani

Sono nato il 16 maggio del 1971 a Soresina, un paesino della bassa cremonese.
Peccatore da sempre, cattolico per Grazia.
Se oggi sono cattolico lo devo ad un incontro fondamentale con don Luigi Giussani che mi ha educato a vivere.

You may also like...

Lascia una recensione

Please Login to comment
avatar
  Subscribe  
Notificami