18 obiezioni al #RDM e relative risposte

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18 obiezioni al #RDM e relative risposte

di Fabrio Torriero, #LaCroce quotidiano, 15 gennaio 2018

1) Fate tornare le donne in casa
La cultura laicista mira a rappresentare i cattolici come i negatori della libertà.

Qui si aggiunge alla libertà di lavorare fuori casa, la libertà di lavorare dentro casa, dedicandosi ai figli

2) È un regresso sociale e culturale

RISPOSTA. Chi stabilisce il progresso? Perché si ritiene la donna incapace di scegliere? Mi meraviglia che l’obiezione venga mossa dai media ufficiali, dalla cultura ufficiale, dalle femministe o dai progressisti. Avete pregiudizi sulle donne? Fatele scegliere.A voi cosa cambia?

3) Siete contrari all’emancipazione della donna

RISPOSTA. Emancipazione è scegliere, avere questa libertà

4) Il lavoro fuori casa è dignitoso, quello in casa è arcaico

RISPOSTA. Fatelo dire e scegliere alle donne. È meglio pulire le scale, rispondere al call center, fare le segretarie o far crescere sereni i figli con la propria mamma?

5) Costa troppo

RISPOSTA. Tenendo presente che il tasso di natalità in Italia, secondo le statistiche è sceso a 1,2 figli all’anno, la manovra costerà solo 3 miliardi.

Ben pochi rispetto ai 12 del reddito di cittadinanza.

6) Solo donne italiane?

RISPOSTA. Certo, donne italiane e italianizzate. Anche per dare ordine all’integrazione. Un criterio andava adottato. Seguendo regole sicure.

Come si fa a rintracciare e certificare le donne-madri clandestine o profughe? Lo ius soli non è entrato in vigore. Il reddito di maternità dovrebbero averlo nei loro paesi di origine.

7) Perché otto anni. Dura troppo, dura poco?

RISPOSTA. Dura il giusto. Far crescere i piccoli vuol dire anche accompagnarli alla scolarizzazione e dare una prospettiva vera specialmente alle giovani coppie.

Oggi purtroppo nessun lavoro è eterno, stabile. La flessibilità da noi sinonimo di precarietà. E vale per tutti.

8) E poi?

RISPOSTA. Non è un provvedimento assistenziale per sempre. Chi ha oggi certezza di un lavoro che duri sempre?

Noi puntiamo con questa proposta, lo ripetiamo, alle giovani coppie che non possono permettersi di mettere al mondo i figli

9) Perché mamme e non anche i papà?

RISPOSTA. Non è il reddito di matrimonio, ma di maternità. Al centro ci sono le donne-mamme.

I mariti non c’entrano e al massimo devono essere contenti. Donne che diventano mamme, anche le single, ragazze madri

10) È un provvedimento poco cristiano, visto che i cristiani mettono al centro la famiglia

RISPOSTA. No. Parte dalla realtà vera, non dalla nostra lente particolare di credenti che rischia di diventare ideologica. La società italiana è fatta di single, di coppie, di convivenze, di matrimoni.

Dare impulso e sostegno alla maternità significa, da una parte contribuire a bloccare la denatalità italiana, dall’altra, a stimolare la voglia e il desiderio di famiglia, nella certezza che i matrimoni, venendo meno l’obiezione economica alla sua costruzione, verranno.

La nostra è un’iniziativa pedagogica che aiuta e crea effetti virtuosi per la nuova famiglia e rafforza quella già costituita.

11) Favorisce il lavoro nero

RISPOSTA. Saranno le leggi a impedire il malcostume. Chi usufruisce del reddito di maternità, non deve fare altri lavori.

12) Con questa proposta create di fatto un lavoro di serie a e un lavoro di serie b

RISPOSTA. Innanzitutto il lavoro non è una condanna, ma deve tornare ad essere una scelta.

Secondo, da parecchio tempo sia l’uomo che la donna molto spesso sono tutti e due schiavi e ingranaggi di un sistema economico che li obbliga a lavorare con stipendi bassi per mantenere la famiglia.

Non ci sono lavori di serie a e serie b, tutti hanno uguale dignità.

13) La denatalità si combatte con aiuti alle famiglie, sgravi fiscali, deducibilità, quoziente famigliare…
RISPOSTA. La denatalità si combatte facendo figli. Gli sgravi, le una-tantum decontestualizzate, tipo gli 80 euro renziani, non risolvono, peggiorano i problemi.
Semmai si va in vacanza o si compra il cell al figlio. Non è l’economia che deve salvare la natalità, ma il reddito di natalità che fa ripartire l’economia. Più figli significa “rimettere in circolo” lavoro e consumi. Ci vogliono provvedimenti non emergenziali, ma strutturali. Il quoziente, nostra proposta, è un altro tema, importante, ma riguarda la famiglia nel suo insieme e già costituita. Noi per scelta qui, guardiamo alle mamme. Ripetiamo, non è un reddito di matrimonio.

14) Se si fanno più figli nell’arco degli otto anni, il calcolo come avviene, si scala?

RISPOSTA. No, riparte sempre dall’ultimo figlio

15) Se si fanno più figli l’ammontare del reddito (mille euro netti al mese) aumenta?

RISPOSTA. Sempre 1000 euro al mese

16) Se una donna lavora, e ha una buona occupazione, per prendere il reddito di maternità, deve licenziarsi, o può mettersi in aspettativa, per poi tornare al lavoro?

RISPOSTA. No, se una donna lavora e ha un buon lavoro, deve comunque licenziarsi per ottenere il reddito di maternità.

Aspettativa, permessi e reintegrazione nel lavoro dopo il parto, attengono ai diritti che già ci sono previsti dalla legge.

Col reddito di maternità si entra in un altro ambito giuridico ed esistenziale. È una scelta di vita “per la vita”.

17) Il reddito di maternità vale solo per le donne povere?

RISPOSTA. No. Non è l’equivalente familiare del reddito di maternità.

La dottrina sociale della Chiesa è contraria alla lotta di classe. E certo pauperismo cattolico è sbagliato.

Anche le donne più abbienti possono e devono fare figli. Certo, per loro non gioca la scusa circa la mancanza di risorse per non farli.

18) Il reddito di maternità fa titolo a livello contributivo per la pensione?

RISPOSTA. No. È fuori contribuzione. Ma ci ripromettiamo una volta approvato di emanare dei decreti attuativi per ipotizzare eventualmente una contribuzione figurativa.

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Author: Davide Vairani

Sono nato il 16 maggio del 1971 a Soresina, un paesino della bassa cremonese.
Peccatore da sempre, cattolico per Grazia.
Se oggi sono cattolico lo devo ad un incontro fondamentale con don Luigi Giussani che mi ha educato a vivere.