Un caffè in #compagnia: 11 Febbraio 2019

#2minutixpregare - Lunedì 11 Febbraio 2019

B.V. Maria di Lourdes; S. Sotera; S. Pasquale I
5.a Tempo Ordinario
Gen 1,1-19; Sal 103; Mc 6,53-56

Chi fa entrare Cristo [nella propria vita] non perde nulla, nulla - assolutamente nulla di ciò che rende la vita libera, bella e grande.

No, solo in questa amicizia si spalancano le porte della vita.

Solo in questa amicizia si dischiudono realmente le grandi potenzialità della condizione umana.

Solo in questa amicizia noi sperimentiamo ciò che è bello e ciò che libera

Omelia per l'inizio del ministero di Bendetto XVI, 24 aprile 2005

"E là dove giungeva, in villaggi o città o campagne, deponevano i malati nelle piazze e lo supplicavano di poter toccare almeno il lembo del suo mantello; e quanti lo toccavano venivano salvati"

Quante volte avremmo bisogno di vedere e toccare almeno il lembo del mantello di Cristo. Le ferite che ci portiamo addosso è come se non ci facessero bastare la fede che abbiamo.

Abbiamo bisogno di vedere e toccare.

Di fronte alla banchina del Poller Rheinwiesen, vicino a Colonia, erano radunati i giovani per la festa di accoglienza. XX Gmg.

Bendetto XVI si fermò e disse ad un certo punto:

"Queste reliquie non sono che il segno fragile e povero di ciò che essi furono e di ciò che essi vissero tanti secoli or sono. Le reliquie ci indirizzano a Dio stesso: è Lui infatti che, con la forza della sua grazia, concede ad esseri fragili il coraggio di testimoniarlo davanti al mondo. Invitandoci a venerare i resti mortali dei martiri e dei santi, la Chiesa non dimentica che, in definitiva, si tratta sì di povere ossa umane, ma di ossa che appartenevano a persone visitate dalla potenza trascendente di Dio. Le reliquie dei santi sono tracce di quella presenza invisibile ma reale che illumina le tenebre del mondo, manifestando il Regno dei cieli che è dentro di noi. Esse gridano con noi e per noi: 'Maranatha!' - 'Vieni Signore Gesù!'".

Faceva riferimento alle reliquie dei Magi: "Mi farò ora pellegrino alla cattedrale di Colonia per venerarvi le reliquie dei santi Magi, che hanno accettato di lasciare tutto per seguire la stella che li guidava al Salvatore del genere umano".

Restiamo attaccati ai santi. L’ostensione e la peregrinazione delle loro spoglie mortali, ai tempi della virtualità e del disincarnato, dell’indistinto e della globalizzazione, possono apparire retaggio di antichi riti superati o superstizione.

Non è così. Si chiede di toccare, vedere, esserci, di instaurare un rapporto tangibile e diretto con la santità e la trascendenza, tutte esigenze che la cosiddetta religione "dotta" non è in grado di soddisfare.

Tra le precarietà con le quali si fa i conti, avvicinando i corpi santi, va da sé, c’è la finitudine, la morte.

Il fedele rende onore a un suo fratello che ce l’ha fatta, che ha combattuto la buona battaglia, morto ma vivente, forse ultimo in terra, ma primo in cielo, e perciò tramite affidabile di invocazioni e richieste di guarigione, dalle ferite dell’anima e del corpo.

Incontrare i corpi santi significa riaccendere dentro di noi la consapevolezza che siamo destinati a una vita oltre la morte: è il punto di partenza della nostra fede.

Abbiamo la certezza che la vita è il primo tempo: il Signore è risorto, è veramente Dio, e quindi ciò che ci ha consegnato nella sua esperienza terrena è la chiave d’accesso per una vita pienamente felice.

A tanti anni dalla loro dipartita, questi santi continuano a parlare, non hanno assolutamente terminato la loro opera, anzi. Continuano a toccare i cuori e a lasciarsi toccare dalle preghiere.

Proprio la questione del toccare non è affatto secondaria.

E non lo era nemmeno per Cristo. Nel Vangelo, ogni volta che deve guarire qualcuno, Gesù tocca o si lascia toccare. Rompendo i tabù del tempo, tocca una donna malata, la suocera di Pietro, e addirittura tocca un morto, il figlio della vedova di Naim. Inaudito, perché era il più stringente dei tabù!

Ma Gesù anche si lascia toccare il lembo del mantello, e questo è sufficiente all’emorroissa per essere sanata.

Si arriva fino al "Noli me tangere", non mi toccare, rivolto dal Risorto a Maria Maddalena, un modo per farle superare quella condizione umana che Gesù ormai non ha più.

Il dialogo, però, non si chiude con l’imperativo negativo: Maria è invitata a tornare dagli apostoli per annunciare loro il lieto messaggio della risurrezione e dell’ascensione (Gv 20,17).

Da ogni pellegrinaggio, raggiunta la meta, c’è sempre un ritorno: si va per rientrare, nella propria quotidianità e in se stessi, uguali ma diversi, un po’ più vicini a quel cielo di cui siamo indissolubilmente impastati.

+ Dal Vangelo secondo Marco 6,53-56

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli, compiuta la traversata fino a terra, giunsero a Gennèsaret e approdarono.

Scesi dalla barca, la gente subito lo riconobbe e, accorrendo da tutta quella regione, cominciarono a portargli sulle barelle i malati, dovunque udivano che egli si trovasse.

E là dove giungeva, in villaggi o città o campagne, deponevano i malati nelle piazze e lo supplicavano di poter toccare almeno il lembo del suo mantello; e quanti lo toccavano venivano salvati.

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Author: Davide Vairani

Sono nato il 16 maggio del 1971 a Soresina, un paesino della bassa cremonese.
Peccatore da sempre, cattolico per Grazia.
Se oggi sono cattolico lo devo ad un incontro fondamentale con don Luigi Giussani che mi ha educato a vivere.

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