“Dove un uomo soffre ci vorrebbe un uomo” che ama

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"Dove un uomo soffre, ci vorrebbe un uomo" che ama

di Davide Vairani
#LaCroce
quotidiano, 12 Febbraio 2018

“Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” (Mt 10,8).

Questa frase dell’evangelista Matteo - scelta per la XXVII Giornata Mondiale del Malato celebrata ieri - mi ha ribaltato dentro.

Mi ha fatto incazzare.

Come si fa? Sofferenza e dolore lancinanti che spezzano in due non si possono associare a “gratuità”.

Dobbiamo essere grati per il dolore ricevuto, maledetto, soprattutto il dolore innocente che grida vendetta al cospetto di Dio?

Nella mia testa continuavo a vedere un fotogramma, l’immagine di Vincent #Lambert, come in un film scritto male dove il finale è già chiaro prima ancora che inizi.

Il mio cuore chiuso a pugno, perché non si può fare morire scientemente di fame e di sete una persona che è fragile, gravemente disabile, non si può.

Non si può stare fermi, occorre alzarsi in piedi ogni volta che la vita viene minacciata e calpestata!

“Caro Vincent,

permettimi di chiamarti con il tuo nome.

Ho sentito tanto parlare di te in questi ultimi cinque anni solamente con la locuzione: "l'affare di Vincent Lambert".

Una dozzina di procedimenti giudiziari, dal Tribunale amministrativo al Consiglio di Stato, attraverso la Corte europea dei diritti dell'uomo ... e non è finita.

Innumerevoli decisioni mediche, procedure collegiali, opinioni di esperti. Consigli di famiglia, tentativi di conciliazione ... Migliaia di articoli di stampa, interviste, posizioni pubbliche, dai più noti ai più anonimi ... Petizioni, lettere pubbliche, appelli al Presidente della Repubblica, libri ...

Il 31 gennaio il Tribunale di Chalon ha nuovamente confermato l’arrêt des soins, la cessazione delle “cure”.

Ed ecco tutti prendere la penna o il microfono per esprimere la propria opinione, troppo spesso piena di passione o rabbia.

Un frastuono, che ti fa venir voglia di tacere quando conosci bene tutto il dolore che questo parlare genera all’interno della tua famiglia.

C’è uno che tace e - per una evidente ragione - sei tu, caro Vincent, che continui sorprendentemente la tua strada.

Più di dieci anni fa, un incidente ti ha immerso in questo stato di estrema dipendenza, senza alcun altro trattamento o supporto meccanico che una piccola sonda che ti idrata e ti nutre.

Queste “cure” (idratazione ed alimentazione) sono state interrotte per diciassette giorni nell’intervallo temporale tra due decisioni medico-giuridiche tra loro contrarie ...

Diciassette giorni senza bere e mangiare, e tu sei ancora lì, giorno dopo giorno, ora dopo ora, silenzioso, ma lì, lontano da questo borbottio che sembra come attraversarti da una parte all’altra.

Questa perseveranza del tuo corpo parla!

‘Il linguaggio del corpo’, il tuo grande corpo malato urla e ci dice: ‘Si può sussurrare o si può parlare ad alta voce, in ogni caso, ciò che decide questo è il linguaggio del corpo’.

Ed è vero.

Il tuo corpo, Vincent, decide e parla.

Parla ad alta voce!

Tanto che ci interroga: cos'è l'uomo, la sua dignità?

Cosa significa ‘esserci’, che cosa vuol dire che che siamo esseri in relazione con? Qual è il significato della dipendenza?

E tante altre domande, che toccano il mistero insondabile della persona.

Grazie, Vincent, per averci portato su questi terreni, che toccano ciascuno di noi nel modo più intimo.

Scusa per la violenza che ti stiamo facendo.

Senza dubbio il tuo corpo ci parla anche delle nostre ferite, delle nostre paure, delle nostre ansie che a volte ci abitano e che tu ci tiri fuori involontariamente.

È davvero molto difficile fare i conti con la nostra estrema vulnerabilità ed entrare in questo mistero dell'umano, dell’uomo e della donna così fragili, così dipendenti.

Il tuo corpo silenzioso ci invita a non cercare una risposta solo dalla nostra ragione, così povera nell’affrontare da sola queste domande profonde.

Il tuo corpo ci invita – soprattutto - alla contemplazione.

Contemplare questa estrema vulnerabilità del nostro essere, per riconciliarci con questa parte fragile che fa parte di ciascuno di noi dentro al profondo del nostro essere. Il tuo corpo ci permette di riscoprire questa umanità che è comune a noi, a prescindere dalle nostre capacità e dalle nostre abilità. E il tuo corpo ci permette anche di rallegrarci, perché tutti noi - così diversi - troviamo il significato ultimo delle nostre vite nella nostra capacità di prenderci cura gli uni degli altri.

Grazie, Vincent”

 

Firmato:

Philippe de Lachapelle,

Direttore dell'OCH (Office chrétien des personnes handicapées), Fondazione di pubblica utilità

(in “Lettre à Vincent Lambert”, di Philippe de Lachapelle , “La Croix”, 11 febbraio 2019).

Signore, perdona il mio cuore indurito.

Perdonami anche tu, Vincent, perché non ho compreso nulla.

Non ho compreso che per alzarmi davvero in piedi ho bisogno di inginocchiarmi fino a farmi scarnificare la pelle.

Perdonami Vincent, perché il mio alzarmi in piedi ringhioso contro le ingiustizie ha perso di vista il “perché”, o meglio il “per Chi”: il tuo corpo martoriato e silente, il tuo martirio verso un possibile destino di morte per fame e sete o mostra “un di più di senso” per il quale vale davvero la pena vivere, amare e soffrire anche un solo minuto oppure ci mostra il baratro del nulla nel quale finisce quel desiderio di infinita felicità che tutti ci portiamo nel cuore.

Veniamo al mondo non perché ci siamo fabbricati da soli, ma perché qui su questa terra siamo al primo tempo di una partita che dura all’infinito.

È la Presenza del Signore che chiama, che conferisce il dono, che sostiene nel servizio, a rendere possibile e duraturo un impegno delicato e paziente, senza cercare ricompense e gratificazioni.

Non combattiamo per un mondo migliore, ma perché abbiamo intravisto il Mistero che ci precede all’origine dell’esistenza.

Perdonaci, Vincent, perché anche noi cristiani imbevuti di nichilismo e relativismo rischiamo di ridurre il tuo corpo al perimetrare della sola scienza, unico dio del mondo, che determina ciò che è vita e morte con il metodo razionale.

Tutto grida “più in là”.

Ma noi siamo come sordi alla ragionevolezza delle evidenze quotidiane.

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Author: Davide Vairani

Sono nato il 16 maggio del 1971 a Soresina, un paesino della bassa cremonese.
Peccatore da sempre, cattolico per Grazia.
Se oggi sono cattolico lo devo ad un incontro fondamentale con don Luigi Giussani che mi ha educato a vivere.