“Ogni giorno che passa è un quadro che appendo”

"Ogni giorno che passa è un quadro che appendo"

di Davide Vairani

"Addio allo 'stonato' di Sanremo".

E' il 15 maggio del 1994 e il "Corsera" titola una notizia nelle brevi.

"I funerali si terranno oggi alle 14.45 a Milano, partendo dall’abitazione di via Montepulciano", chiude il pezzo Mario Luzzato Fegiz.

Non aveva nemmeno trent'anni. Era stato ricoverato negli ultimi due mesi in una clinica di Pavia, perché affetto da Aids.

"È la prima volta nella storia della canzone italiana che un cantante muore di Aids".

Ma la notizia - quella vera - non è questa.

Solo qualche mese prima di morire (contro il parere dei suoi medici), Alessandro Bono si presenta al Festival di Sanremo.

Viene schierato tra i big, perchè Alessandro Pizzamiglio (il suo vero cognome) alle spalle aveva due partecipazioni al Festival, due album pubblicati con CBS.

Cresciuto nella musica (suo padre era un tecnico del suono), aveva lavorato durante gli anni ’70 con molti dei grandi cantautori italiani, da Battisti a Venditti.

Poi ai primi anni '80 inizia a scrivere canzoni, è un buon musicista, insomma inizia a farsi conoscere dal pubblico, apre i concerti di artisti come Bob Dylan, Francesco De Gregori e Gino Paoli.

Molti cominciavano a conoscere quella zazzera bionda che saliva sul palco con grande energia.

Ma torniamo al Festival edizione 1994, quello che sarà ricordato per il secondo posto di Giorgio Faletti con la canzone “Signor tenente” e per la vittoria di due artisti non vedenti, Andrea Bocelli con “Il mare calmo della sera” (tra le giovani promesse) e Aleandro Baldi con “Passerà” (tra i big).

Alessandro non ha più quella sua zazzera bionda inconfondibile, capelli rasatissimi, tremolante.

Si avvicina al microfono.

Parte l'orchestra.

Ma lui non funziona.

Stecca più volte durante l'esibizione nella prima serata, cala di tono e non tiene le note. Riesce ad arrivare alla fine di “Oppure No”, il brano che aveva fortemente voluto portare a Sanremo.

Si classifica al sedicesimo posto (su venti concorrenti): solo due anni prima aveva gareggiato nella sezione "Novità" in coppia con Andrea Mingardi con il brano "Con un amico vicino", terzo classificato dopo Aleandro Baldi e Francesca Alotta con "Non amarmi".

Finisce lì una promettente carriera, schiantatasi in quell'esibizione fallimentare sanremese.

Si becca i commenti cinici che allora restavano solo all’interno dei salotti collegati (e che adesso sfociano in migliaia di tweet o di post su Facebook).

Tutti commenti dall’alto di un piedistallo di chi nella maggior parte dei casi non aveva capito davvero nulla di quello che c’è dentro una canzone.

Ma la notizia - quella vera - non è nemmeno questa.

“Oppure no”

Nessuno sapeva che Alessandro si fosse ammalato di Aids.

Un passato fatto anche di eroina, che però si era lasciato alle spalle faticando e cercando di rialzarsi, grazie all'aiuto di amici come Mario Lavezzi che hanno fatto di tutto per aiutarlo nel mondo della musica.

Di Alessandro Bono, della sua storia e di quel Sanremo non era restata alcuna traccia nella mia memoria.

Avevo 23 anni nel 1994 e il Festival me lo guardavo tutto e mi ricordavo bene - come oggi - di quel Faletti e di quel Bocelli.

Mi tornò presente qualche anno fa', quando lessi - quasi per caso - il racconto “Ogni giorno che passa è un quadro che appendo" contenuto in un libro di Mauro Covacich ("La sposa", edizioni Bompiani).

Non sapevo fosse morto di Aids.

Solo leggendo quel racconto capii anche il motivo di quell'esibizione sanremese stonata.

Andai subito a cercare tra le cose vecchie in cantina e quasi subito trovai la cassetta musicale del suo primo album, quella cassetta che avevo comprato solamente perchè dentro era inciso il singolo "Gesù Cristo".

Mi ricordo che la critica musicale descrisse quel brano come "uno sguardo su di una Milano infelice e volgare, vacua e banale".

Il brano ebbe un buon successo di vendite, al punto che venne inciso anche per il mercato spagnolo.

Addirittura per promuoverlo, la casa editrice dell'album - la CBS - non badò a spese e sui muri di diverse città face attaccare dei manifesti con alcune strofe del pezzo (“Gesù Cristo ritorna perché qui abbiam bisogno di te”).

Non avevano capito un bel niente.

L'invocazione a Gesù non era una semplice metafora.

"Ogni giorno che passa è un quadro che appendo".

Su quel palco del Festival, Alessandro Bono - con quella canzone - dichiarava chiaramente la consapevolezza della sua fine.

È morto di AIDS e in pochi lo ricordano come cantante.

Alessandro cantava la vita, con la morte a due passi. Cantava la speranza di un "di più" di vita.

“La risposta, amico mio, la stiamo vivendo. E ogni giorno che va via è un quadro che appendo. Mi piace vivere”. Era davanti a un mistero e - a guardare il suo percorso di vita - quel mistero non era una novità dell’ultimo momento che arrivava all’improvviso.

"Gesù Cristo ritorna perché qui abbiam bisogno di te. Per favore, ritorna, hanno sporcato tutto quello che c’è. (Dietro di me ci sei anche tu) io non ti vedo (davanti a me in mezzo agli altri ancora tu), però ci credo e non si vive senza speranza senza orizzonti non si vive quindi torna se tu puoi".

Tu non sei lo sbaglio che hai commesso, per quanto pesante esso sia.

Alessandro Bono lo aveva intuito proprio picchiando il muso nel tunnel dell'eroina.

Totalmente disarmato di fronte a se stesso, quando tutto sembra cospirare contro di te hai solo due strade: farla finita oppure abbracciare il dolore.

Alessandro ha scelto la seconda.

Non perchè era un masochista, non perchè il dolore sia una cosa bella da abbracciare.

Tutt'altro.

Non so per quale misterioso disegno, eppure è proprio quando sei immerso nel dolore più nero che può accadere il miracolo.

Riconoscere una Presenza che ti salva: Gesù Cristo.

Qui - me ne rendo conto - sto come azzardando, non sono certo che accadde questo ad Alessandro Bono.

So per certo che così è accaduto a me: la Carezza del Nazareno.

Questo è ciò che cerco per la mia vita: un Dio che si faccia presente - per me - ogni giorno.

Ciò di cui sono certo è che Alessandro Bono l'ha sentita addosso a se - almeno una volta - quella Carezza per la quale vale la pena sperare che nonostante ciò che possa apparire siamo solo al primo tempo.

Questa è la notizia, quella vera.

"Verrà un giorno in cui vivrò
in un paese senza più frontiere
dove non si guarderà al futuro
come chiuso sotto ad un bicchiere
Verrà un giorno e sentirò
il vento caldo dei nuovi cambiamenti
che in un attimo saranno qui
ma poi saremo tutti quanti pronti
con fatica ma sapremo
capir davvero cos'è una religione
qualsiasi fede chiunque avrà
si accetterà perché va bene ed ha ragione"

"Oppure no"
di Alessandro Bono

"Verrà un giorno in cui vivrò
in un paese senza più frontiere
dove non si guarderà al futuro
come chiuso sotto ad un bicchiere
Verrà un giorno e sentirò
il vento caldo dei nuovi cambiamenti
che in un attimo saranno qui
ma poi saremo tutti quanti pronti
con fatica ma sapremo
capir davvero cos'è una religione
qualsiasi fede chiunque avrà
si accetterà perché va bene ed ha ragione

Oppure no
io questo non lo so
Oppure no
ed io mi lascio vivere
e quando credi che l'amore tuo
è solido come un bel sasso
poi per un'occhiata appena
ti senti un materasso

Verrà il giorno in cui sarai
col sedere grosso come una balena
io come adesso ti amerò
che hai un fisico da sirena
Oppure no
Io questo non lo so

La risposta, amore mio
è nascosta nel tempo
e ogni giorno che va via
è un quadro che appendo
mi piace vivere

E se talvolta pensi che tu non sei così importante
consolati perché sul ponte
c'è tutto il resto della gente

E quindi, amica mia
tranquilla, ci sono anch'io
E questo sporco mondo questa volta
è giunto infine ad una svolta
Oppure no
io questo non lo so
Oppure no
la risposta, amore mio
la stiamo vivendo
e ogni giorno che va via
è un quadro che appendo
E se a volte pensi che tu non sei così importante
consolati perché sul ponte
c'è tutto il resto della gente
E quindi, amica mia
tranquilla, ci sono anch'io
E questo sporco mondo questa volta
è giunto infine ad una svolta
Oppure no
la risposta amore mio
la stiamo vivendo
e ogni giorno che va via
è un quadro che appendo

Oppure no
Oppure no
Oppure no
Oppure no

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Author: Davide Vairani

Sono nato il 16 maggio del 1971 a Soresina, un paesino della bassa cremonese.
Peccatore da sempre, cattolico per Grazia.
Se oggi sono cattolico lo devo ad un incontro fondamentale con don Luigi Giussani che mi ha educato a vivere.

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