Sul tema della sepoltura dei feti

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Sul tema della sepoltura dei feti

di Davide Vairani

#LaCroce quotidiano, 26 febbraio 2019

In Italia, i "prodotti abortivi" vengono smaltiti come rifiuti speciali ospedalieri e avviati alla termodistruzione: niente sepoltura.

Unica eccezione - fino a ieri - la Lombardia, nella quale tutti i prodotti del concepimento (anche quelli di età inferiore alle 20 settimane) venivano avviati all’interramento, indipendentemente dalla settimana di gestazione o dal fatto che la madre lo richiedesse o meno.

Lo aveva voluto fortemente Roberto Formigoni nel 2007 (ebbene sì, proprio il corrotto sistema sanitario del Celeste, recentemente condannato al gabbio senza se e senza ma), provocando le ira funeste di femministe e laicisti post sessantottini.

Dieci anni dopo, la giunta Fontana - sempre di centro-destra - si prepara a fare quattro passi indietro ed ad adeguarsi al corpus normativo nazionale, grazie alla recente approvazione in Consiglio Regionale di una proposta di legge di riordino in materia funeraria, fortemente voluta dal consigliere Simona Tironi (Forza Italia) che - approvando all'unanimità un emendamento proposto dal Pd - ha stabilito:

“La legge in vigore finora imponeva che venisse data comunque sepoltura ai feti. Ora si è stabilito che venga data sepoltura agli embrioni solo se richiesto esplicitamente dalla donna. Questa modifica conduce alla volontà e alla sensibilità personale della donna la decisione di procedere alla tumulazione, senza più imposizioni per legge da parte dell’istituzione”

Di questa vicenda, ne abbiamo scritto abbondantemente in"Gli #aborti? Potete non seppellirli", #LaCroce quotidiano, 21 febbraio 2019

E' bene sottolineare nuovamente che cosa preveda la legislazione italiana attuale.

In tema di polizia mortuaria, la normativa italiana prevede che i feti di presunta età intrauterina superiore alle 20 settimane vengano seppelliti, al pari di tutte le parti anatomiche riconoscibili (solitamente arti oggetto di amputazione). Le parti anatomiche non riconoscibili (quindi anche i prodotti del concepimento di età inferiore alle 20 settimane di vita intrauterina) devono essere smaltiti come rifiuto speciale ospedaliero e avviati alla termodistruzione (non in forno crematorio) ai sensi del Decreto del presidente della Repubblica (Dpr) 254/03.

In particolare, l’articolo 7 comma 2 del capitolo di Polizia mortuaria contenuto nel Dpr (10 settembre 1990, n. 285), stabilisce anche che “a richiesta dei genitori, nel cimitero possono essere raccolti con la stessa procedura anche prodotti del concepimento di presunta età inferiore alle 20 settimane”, purchè la richiesta venga effettuata entro 24 ore.

Quindi, anche in caso di aborto, se i genitori desiderano organizzare le esequie del loro piccolo, hanno tutto il diritto di farlo, qualsiasi sia stata la sua età gestazionale, purchè lo richiedano espressamente entro 24 ore.

E se i genitori non lo richiedono, perchè non conoscono la normativa (sono i casi più frequenti), oppure perchè non vi è l'obbligo da parte delle AUSL di informare i medesimi, oppure perchè hanno bisogno di più tempo per elaborare il lutto, oppure perchè non se la sentono di procedere direttamente a gestire le pratiche per la sepoltura?

Sarà l'AUSL locale titolata ad occuparsene, appunto, smaltendo i prodotti abortivi in appositi contenitori come rifiuti speciali ospedalieri.

Dunque, nessuna sepoltura.

Come può accadere, allora, che associazioni - come "Difendere la vita con Maria" - possano procedere a seppellire i prodotti abortivi con apposite bare e tumulazioni in normali tombe come per chiunque altro? Semplicemente stringono convenzioni con gli ospedali e gli enti locali italiani disponibili a farlo, facendosi carico  esse dei costi e dell'organizzazione del seppellimento di embrioni e feti — sia in caso di IVG sia in seguito a un aborto spontaneo.

Ma come riesce l'associazione ad entrare in possesso degli embrioni?

Come abbiamo appena scritto, la legge di riferimento - ossia il D.P.R. 285/1990, e in particolare gli articoli 7 e 50 - stabilisce che i genitori hanno 24 ore di tempo per reclamare il prodotto abortivo.

Se ciò non avviene, a occuparsi dello smaltimento del feto o dell'embrione è l'azienda ospedaliera, che - appunto - può a sua volta delegare l'incarico a terzi. Come avviene con 'Difendere la Vita con Maria', cui seppellire un embrione costa 16 euro.

Il problema è che tutto rimane nelle mani delle prassi regionali e non sempre vengono applicate in modo coerente. Per questi motivi alcune Regioni hanno deciso di darsi un regolamento sulle sepolture fetali.

Perchè questa lunga digressione sulla normativa vigente?

Sarà una coincidenza temporale, ma pare che il tema cimiteri, tumulazioni e gestione delle politiche funerarie stia suscitando movimenti legislativi su vari fronti.

Il  giorno dopo la scelta lombarda, ad esempio, Fratelli d'Italia - con il suo consigliere regionale Chiara Colosimo - ha presentato una proposta di legge in direzione esattamente contraria.

E' la stessa Colosimo a sintetizzarne per la stampa il senso:

"In Italia un figlio mai nato è considerato un rifiuto speciale, per noi invece è una vita che si è spenta alla quale va riservata degna sepoltura con esequie. Cosa che oggi avviene solo se si fa richiesta d’inumazione alla Asl, procedura che non tutti conoscono", chiarendo che "per assicurare questo diritto ai tanti genitori che perdono il bambino prima che veda la luce, Fratelli d’Italia ha presentato pochi giorni fa una proposta di legge che colmi il vuoto legislativo del nostro e di tanti altri ordinamenti regionali e contribuisca a rendere la Regione Lazio una istituzione modello sul tema della custodia dei valori spirituali"

(in  "Cimitero dei bimbi mai nati, una legge di FdI: 'I feti non vanno buttati nei rifiuti'", "Il Secolo d'Italia", di Luciana Delli Colli, 20 febbraio 2019)

Testo che probabilmente approderà presto alla Camera, dove a presentarlo sarà il deputato di FdI, Luca De Carlo.

"Accolgo l’appello di Chiara Colosimo e nei prossimi giorni presenterò una proposta di legge alla Camera per la sepoltura dei bambini mai nati. Il 'cimitero degli Angeli' – ha sottolineato De Carlo dal suo profilo facebook – deve essere presente in tutto il territorio nazionale e non può essere discrezionale degli enti locali".

Il testo della proposta di legge presentato dalla Colosimo - denominato “Riconoscimento e tutela del diritto alla sepoltura dei bambini mai nati” - si pone l'obiettivo di istituire l’obbligo di informazione per i genitori e intende regolare la procedura di inumazione dei bambini mai nati rendendola obbligatoria per tutti i feti superiori ai 3 mesi, "perché – dichiara lo stesso consigliere della Regione Lazio Colosimo – seppur nel pieno rispetto della 194, nessuna mamma debba più vivere il dramma nel dramma di sapere suo figlio considerato come un rifiuto speciale".

Ma c'è di più. Su cimiteri, funerali, bare, sepolture e ceneri, la Lega intende riscrivere le regole a livello nazionale.

Questo è il principale obiettivo di una proposta di legge ordinaria (n. 1143) intitolata "Disciplina delle attività funerarie, della cremazione e della conservazione o dispersione delle ceneri" presentata il 6 settembre 2018 dalla Lega (sottoscritta da circa 50 parlamentari, la deputata Sara Foscolo prima firmataria) e già incardinata un Commissione Affari Sociali alla Camera (prima discussione avviata in data 20 febbraio 2019).

Come bene riporta "TPI" in un articolo a firma Marco Nepi ("Cimiteri, funerali, bare, sepolture e ceneri: ora la Lega riscrive le regole", 24 febbraio 2019), "si tratta di un vero e proprio vademecum per gli oltre 6mila operatori funebri presenti in Italia, ma soprattutto di un tentativo per mettere ordine alla giungla delle regole riguardanti il settore funerario italiano, normato 'da una legislazione disorganica a livello regionale' (ci sono diciotto leggi) e 'assolutamente vecchia e inadeguata a livello nazionale'".

"La quantificazione del fenomeno è rilevante - dichiara la Foscolo nella relazione introduttiva al testo -; basti pensare che in Italia, negli ultimi anni, sono stati registrati oltre 600.000 decessi (dati dell’ISTAT). Benché tanto cospicuo sia il numero di famiglie annualmente colpite da un lutto, il settore funerario italiano, nell’ambito funebre e cimiteriale, è normato, per ciò che concerne sia gli operatori privati sia gli enti pubblici, sanitari, para-sanitari o amministrativi, da una legislazione disorganica a livello regionale e assolutamente 'vecchia' e inadeguata a livello nazionale.

Infatti, da un lato sono attualmente vigenti ben diciotto leggi regionali, approvate a seguito della modifica del titolo V della parte seconda della Costituzione nel 2001, e, sul piano nazionale, la normativa è ferma al regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 285 del 1990 in materia di polizia mortuaria, non solo datato ma già inadeguato rispetto alle necessità e alle esigenze sociali esistenti al momento della sua adozione.

La difformità che intercorre non solo tra una regione che abbia e una che non abbia legiferato in merito, ma anche tra due regioni che abbiano legiferato con previsioni normative tra loro dissimili, se non antinomiche, disattende i predetti diritti di cittadinanza, non potendo sempre, travalicati i confini di una regione entro cui sono consentite, ottemperare alle volontà esequiali espresse in vita dal defunto, ovvero alle esigenze culturali proprie e particolari di ciascuna famiglia dolente".

Faccio notare - per inciso - la puntualizzazione sul numero dei decessi e la totale assenza di qualsivoglia riferimento alle 80.733 IVG ("Relazione Ministro Salute attuazione Legge 194/78 tutela sociale maternità e interruzione volontaria di gravidanza - dati definitivi 2017").

Proseguiamo. C'è un altro problema, cui il presente disegno di legge si prefigge di dare soluzioni:

"Analogamente, anche per il settore cimiteriale si deve mettere mano a seri e incisivi interventi per la razionalizzazione dei servizi a questo correlati e per il recupero di quella 'produttività' che è possibile solo reimpostando il funzionale rapporto tra esigenze dell’utenza e prestazioni fornite, oggi messa in discussione dalle trasformazioni dei costumi intervenute nella società italiana, a partire dall’impetuoso sviluppo della cremazione - prosegue la deputata leghista nella relazione introduttiva -.

L’elevato numero dei cimiteri presenti nel Paese rappresenta, sicuramente, un’importante ricchezza e un servizio particolarmente vicino alle esigenze delle comunità del territorio, ma palesa anche la progressiva difficoltà a garantire servizi adeguati all’evolversi delle esigenze di queste stesse comunità e alle trasformazioni dei costumi.

Il sistema cimiteriale diventa sempre più ingestibile con costi complessivi troppo elevati rispetto alle entrate oggi possibili".

I problemi evidenziati ci sono  ed è evidente che vadano affrontati seriamente dentro una logica di respiro nazionale, pur salvaguardando i poteri e le funzioni delegate ai livelli territoriali competenti.

Ebbene. Leggetevi con attenzione i trentaquattro capitoli del testo e non troverete alcun accenno - nemmeno sul piano terminologico - ai prodotti abortivi, ad indicazioni di massima su come gestire e riorganizzare la tematica.

In punta di diritto, un ddl di norma non entra nel dettaglio procedurale e dunque rinvii a successivi regolamenti. Ma in questo caso, proprio non si vuole nemmeno sfiorare il tema. Per quale motivo? Non è dato sapere.

Mi limito solamente ad osservare che - come per i colleghi del consiglio regionale lombardo - nel testo venga dedicato un intero articolo ai "cimiteri per animali di affezione" (TITOLO V, art. 32).

Così come mi limito ad osservare che non vi è proprio l'intenzione di fornire indicazioni sul tema oggetto del nostro scrivere nemmeno le norme attuative.

Basta leggersi gli articoli finali (TITOLO VI - DISPOSIZIONI DI ADEGUAMENTO E FINALI), quando all'art 33 si specifica:

"Entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, con intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano sono adottate le linee di indirizzo alle quali le regioni si attengono per il recepimento delle disposizioni della presente legge nonché per adeguare le norme legislative e regolamentari eventualmente emanate nelle materie oggetto della medesima legge, abrogando quelle incompatibili.

Con apposito regolamento da emanare ai sensi dell’articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministro della salute, di concerto con il Ministro dell’interno e con il Ministro della giustizia, sentito il Consiglio superiore di sanità, previo parere della Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono definite le norme attuative di esclusiva competenza statale, oltre che per le materie specificatamente individuate dalla presente legge, unitamente alla relativa modulistica uniforme, anche nelle materie di seguito individuate:

  • a) denuncia di morte e accertamento dei decessi;
  • b) accertamento e certificazione della morte;
  • c) locali di osservazione e obitori, garanzie per l’autorità giudiziaria, presenza territoriale di celle refrigerate o di camere refrigerate;
  • d) trasporti internazionali di cadaveri, ceneri e ossa umane;
  • e) autopsie, riscontri diagnostici e trattamenti per la conservazione dei cadaveri;
  • f) disposizioni generali sui cimiteri, comprese le norme costruttive, sui piani regolatori cimiteriali, sulle modalità per la sepoltura e per la cremazione;
  • g) prescrizioni tecniche per la casa funeraria, la sala del commiato, il crematorio, l’ossario comune, il cinerario comune e il luogo di dispersione delle ceneri;
  • h) reparti speciali nei cimiteri;
  • i) norme in caso di soppressione dei cimiteri;
  • l) procedure e criteri di intervento in caso di calamità naturali o artificiali che determinino un numero elevato di decessi"

Mettiamo tutto quanto insieme: ne esce un quadro sconfortante.

Dove governa da vent'anni - in Lombardia -, il centro-destra fa quattro passi indietro, vincolando la sepoltura dei prodotti abortivi esclusivamente alla volontà espressa della donna; in Regione Lazio - governata dal futuro segretario nazionale del Pd, Zingaretti - Fratelli d'Italia vuole realizzare invece ciò che gli stessi colleghi lombardi hanno abrogato all'unanimità, pur sapendo che ciò non accadrà mai.

Dov'erano i consiglieri regionali della Meloni (e del centro-destra) quando stavano in maggioranza con il governatore Renata Polverini (IX legislatura, 2010-2013, PdL-UdC-La Destra)?

Esattamente come non accadrà mai a livello nazionale, almeno fino a quando continuerà ad esistere questo governo giallo-verde, che sui temi etico-antropologici sta facendo passi indietro, grazie al silenzio di Salvini e della sua Lega.

La riprova di questo assunto lo abbiamo appena visto nel ddl a firma Lega in discussione alla Commissione Affari Sociali della Camera, che di tutto parla tranne che affrontare con coraggio e coerenza il tema dei prodotti abortivi e del loro seppellimento su scala nazionale, lasciando il tema in sospeso e rinviando di conseguenza la patata bollente alle Regioni, ai Comuni e alle AUSL territorialmente competenti.

Insomma, scene alle quali ci stiamo abituando in quel del centro-destra (o di ciò che ne rimane).

I principi non negoziabili vanno bene per le campagne elettorali, quando si va a caccia di consensi e di voti. Poi, più nulla.

Potrà sembrare ai più un tentativo - il mio - di andare a cercare il pelo nell'uomo, con l'obiettivo di appigliarmi ad ogni pretesto possibile (presunto o vero) per attaccare la Lega e in generale il centro-destra.

Non è questo che mi interessa.

Quello che davvero non sopporto è l'ipocrisia e la menzogna, a maggior ragione in politica e - ancora di più - da parte di coloro che in politica non lèsinano di mostrare pubblicamente la propria cattolicità.

Non mi metterei ad impiegare tempo ed energie per cercare le fonti, analizzare i testi, osservare le discrepanze tra ciò che viene dichiarato come fatto e ciò che realmente viene approvato, se non fosse per rispetto della verità.

E non mi accontento del "meglio un governo giallo-verde piuttosto di uno rosso": mi sono stufato di sostenere e votare il meno peggio.

La Lega e più in generale il centro-destra abbia davvero il coraggio di dimostrare con i fatti ciò che realmente pensa: sui princìpi non negoziabili, quale agenda politica vuole seguire?

Per una ragione di lealtà ed onestà.

La si può pensare come si vuole sull'aborto, ma su un dato di evidenza non si può giocare.

"La discrepanza tra visione ontologica e biologica di quell’essere umano, considerato un 'prodotto abortivo', stride quando fa i conti con la realtà effettiva della gravidanza - scrive Giulia Bovassi - : i nove mesi sono un periodo gestazionale calendarizzato dal momento del concepimento a quello del parto.

Significa che ogni donna sa di accogliere una vita diversa dalla sua dal momento in cui due cellule di 23 cromosomi si uniscono per dare origine ad una nuova cellula, con patrimonio genetico proprio e distinto da quello genitoriale, suo statuto e identità.

Un individuo unico e irripetibile, che procede al suo sviluppo autonomamente grazie alla completa informazione genetica che porta il suo genoma, e comunica con la madre già nelle primissime ore come testimonia la presenza nel sangue di una proteina, la EPF (Early Pregnancy Factor) avente proprietà immunosoppressive e connessa anche alla crescita e alla proliferazione cellulare, a predisposizione di un ambiente favorevole alla crescita del bambino.

Dai più recenti studi, la moderna embriologia ha ampiamente riconfermato l’effettività di quei principi epigenetici di gradualità, coordinazione e continuità: l’inizio del battito cardiaco al 18°-20° giorno, le onde elettriche rilevabili dal 48°-50°, udito dalla 23° settimana, vista dalla 24° (il feto risponde a stimoli luminosi e alla luce solare), memorizzazione della voce materna, di odori e sapori, riconoscimento del battito cardiaco e del respiro della madre, e molto altro ancora.si innesca il bisogno di dare un nome al bambino, di ricordarlo con date, oggetti, simboli a far sì che il lutto possa trovare la chiave per l’elaborazione soggettiva, e poi familiare. In tal senso avere un luogo nel quale contemplare e dialogare con il bambino è una sorta di esigenza che diviene supporto spirituale e psichico per riavere quella presenza perduta".

(si veda: "Sepoltura per i bambini mai nati", "Notizie Pro Vita, 08 ottobre 2018)

Una certa accidia intellettuale persuade le donne sulla loro autodeterminazione facendo credere che possa sussistere una libertà senza responsabilità e che lo spessore di questa arbitrarietà basti per la licenza di giudicare un individuo umano, che è già in atto, come l’indefinito in attesa di uno statuto.

Misconoscere l’essere persona di una persona è la più grande offesa che si possa fare al genere umano, che la stessa accidia intellettuale ha convertito nella tomba interiore che soffoca donne che sono a loro volta madri, e a loro volta figlie.

Ogni donna sa chi porta in grembo dal momento stesso della sua generazione, e per tutta la vita sarà portatrice della traccia indelebile di quella presenza.

Ammessa o ignorata, questa consapevolezza è il fattore scatenante la sofferenza e il disagio psichico, emotivo e spirituale che la madre vive a seguito di un’interruzione volontaria.

È possibile stare accanto alle donne, a tutte le donne, senza classificarle in base alle loro esperienze di vita in “degne” di sostegno o “indegne” di attenzione.

E non è umano, non è degno di un paese civile come il nostro, che la sepoltura dignitosa di bambini non nati sia relegata a qualche associazione cattolica che – prendendosi gli improperi di laicisti e femministe – evita che quelli che continueranno ad essere denominati “prodotti abortivi” finiscano tra i rifiuti speciali ospedalieri.


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Author: Davide Vairani

Sono nato il 16 maggio del 1971 a Soresina, un paesino della bassa cremonese.
Peccatore da sempre, cattolico per Grazia.
Se oggi sono cattolico lo devo ad un incontro fondamentale con don Luigi Giussani che mi ha educato a vivere.