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Vegliare e pregare uniti: salvate Vincent #Lambert

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Vegliare e pregare uniti: salvate Vincent #Lambert

di Davide Vairani

Domani - venerdì 29 marzo 2019 - il Consiglio di Stato francese inizia la prima udienza in merito al ricorso contro la decisione di lasciare morire di sete e di fame Vincent #Lambert

Come sapete, i genitori di Vincent hanno presentato una richiesta urgente davanti al giudice del Consiglio di Stato per cercare di sospendere la decisione collegiale del CHU di Reims, adottata il 9 aprile 2018 e convalidata alla fine di gennaio dal Tribunale amministrativo (TA) a Châlons-en-Champagne (Marna).

Vincent Lambert "al momento non ha particolari sofferenze", afferma Jean Paillot, uno degli avvocati dei genitori all’AFP. Loro "vogliono che il loro figlio - che è una persona disabile e non in condizione di fine vita - sia curato e trattato adeguatamente, cosa che sin’ora non è mai accaduta”.

Continuiamo - vi prego - a vegliare e pregare insieme: "UN'ORA DI GUARDIA: SALVATE #VINCENT"

Dal 25 marzo al 07 aprile 2019, impegnamoci a pregare per 60 minuti, da soli o in compagnia, in Chiesa o in qualsiasi altro luogo.

In compagnia di Maria, di San Giuseppe e dei Santi, grazie all’intercessione dei quali ogni cosa ci può essere accordata da Dio se è secondo la Sua Volontà e per il Bene del suo popolo.

Non ci sono limiti nella modalità se non l’impegno ad offrire una preghiera per salvare la vita di Vincent #Lambert

“I santi non si fanno a pennello, ma a scalpello: sul Tabor si abbozzano, e sul Calvario si perfezionano”
Teresa Maria della Croce

Non so predire il futuro.

Non so che cosa ne sarà della vita terrena di Vincent.

Perchè - allora - pregare insieme per lui? A che cosa serve, visto che non possiamo fare nulla per salvare la sua vita?

Non so rispondere al "perchè pregare per Vicent", se non per l'affermazione della beata Teresa Maria della Croce.

Seguire Cristo fino alla fine, costi quel che costi.

Sul Calvario e sulla Croce, come Lui.

Il calvario che stanno vivendo Vincent e i suoi genitori condividiamolo un pezzetto insieme ed offriamolo a Dio.

Prenota la tua Ora di Guardia, insieme alle 70 persone che anche anche in questa giornata stanno vegliando e pregando.

Clicca qui per accedere alla pagina completa:

QUI IL LINK

Per eventuali disguidi non esitate a contattarmi: communitylacroce@gmail.com

Come funziona?

Sull'apposita pagina web trovate un calendario con un form da compilare per prenotare data ed orario della vostra Ora di Guardia.

Prenotare la tua Ora di Guardia è semplice: compila il form con i dati obbligatori (nome, indirizzo e-mail, casella di controllo); con il mouse o il dito - se usi il dispositivo mobile - punta i giorni sul calendario (dal 25 marzo al 07 aprile) e vedrai che la casella da te indicata si colorerà di bluette.

Puoi effettuare una scelta multipla: è sufficiente che punti sul calendario altre caselle giornate.

Una volta selezionati i giorni, completa il form fleggando l'orario nel quale desideri effettuare la tua Ora di Guardia nella casella apposita a scorrimento.

Clicca invio una volta terminata l'operazione.

La tua prenotazione risulterà effettuata: il sistema la classificherà "in sospeso", per consentire di verificarne la correttezza.

La tua prenotazione diventerà effettiva quando riceverai una email in automatico da communitylacroce@gmail.com con la dicitura: "La tua prenotazione è stata approvata".

Non ci sono limiti nella modalità, se non l’impegno a pregare per salvare la vita di Vincent #Lambert.

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Adozione prenatale. La legge era di SC (ma Salvini la blocca)

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ADOZIONE PRENATALE,LA LEGGE ERA DI SC (MA SALVINI LA BLOCCA)

di Davide Vairani

#LaCroce quotidiano, 28 marzo 2019

"Rimettere al centro dell'agenda politica di questo Paese il diritto alla vita dei bambini".

Quante volte ci siamo sentiti ripetere questa frase in campagna elettorale, da questo o quel politico di questo o di quel partito, di questo come di ogni governo che si è succeduto in Italia dal 1978 ad oggi?

"E' urgente restituire dignità giuridica alla vita nascente e facilitare l’adozione dal concepimento, fornendo informazioni chiare, risposte concrete e sostegno medico, psicologico ed economico alle donne che si trovano in una situazione di vulnerabilità" perchè - almeno - si dia "una corretta applicazione della legge 194".

Altro refrain di mille campagne elettorali e di promesse che - quando va bene - si traducono in proposte di legge scritte e confezionate, ufficialmente presentate e poi lasciate sole a se stesse in qualche commissione parlamentare.

Eppure, questa volta la politica ha voluto osare di più: un bella proposta di legge tutta nuova di zecca, con il copia ed incolla senza pagarne il copyright.

Il testo dal titolo "Disposizioni in materia di adozione del concepito" - firmato da Alberto Stefani della Lega e sottoscritto da una cinquantina di parlamentari leghisti -, presentato in Parlamento ai primi di ottobre e assegnato in commissione il 15 marzo scorso non è che il gemello diverso di una proposta di legge - ferma in Parlamento dal gennaio del 2017 - dal titolo “Disposizioni in materia di adozione del concepito”. Firmatari: Gian Luigi Gigli e Mario Sberna, deputati nella XVII legislatura, entrambi eletti per "Scelta Civica con Monti", poi conlfuiti nel movimento e gruppo parlamentare "Democrazia Solidale - Centro Democratico", con Lorenzo Dellai e Andrea Olivero.

Bastano due click sul web e verificarlo di persona:

  • "Atto Camera: 4215; Proposta di legge: SBERNA e GIGLI: 'Disposizioni in materia di adozione del concepito'; Fase Iter: Assegnato alle Commissioni riunite II Giustizia e XII Affari Sociali; Presentazione: Presentata l'11 gennaio 2017; Assegnazione: Assegnato alle Commissioni riunite II Giustizia e XII Affari Sociali in sede Referente il 3 febbraio 2017; Parere delle Commissioni: I Affari Costituzionali, V Bilancio e della Commissione parlamentare per le questioni regionali";
  • "Atto Camera: 1238; Proposta di legge: STEFANI ed altri: 'Disposizioni in materia di adozione del concepito'; Fase Iter: Assegnato alle Commissioni riunite II Giustizia e XII Affari sociali; Presentazione: Presentata il 4 ottobre 2018; Assegnazione: Assegnato alle Commissioni riunite II Giustizia e XII Affari sociali in sede Referente il 15 marzo 2019; Parere delle Commissioni: I Affari Costituzionali, V Bilancio e Tesoro e della Commissione parlamentare per le questioni regionali"

Il testo made in Lega si articola esattamente in sette articoli, come quello made in Sberna&Gigli: il testo è identico, con qualche piccolo maquillage lessicale per non insospettire troppo.

Persino la relazione introduttiva contiene lunghe parti addirittura identiche, con le stesse medesime parole:

"i capisaldi della presente proposta di legge sono tre:

  • la donna, in alternativa all’IVG per le ipotesi previste dalla legge n. 194 del 1978, può ottenere lo stato di adottabilità del concepito, che è disposto, con rito abbreviato, con decreto del tribunale per i minorenni prima della nascita del concepito;
  • la donna, fino al momento della nascita e nei sette giorni successivi, può sempre e liberamente revocare il proprio consenso allo stato di adottabilità del concepito;
  • il tribunale per i minorenni, entro sette giorni dalla nascita del concepito dichiarato adottabile, sceglie la coppia tra un apposito elenco di coppie la cui residenza è posta a una distanza non inferiore a 500 chilometri dal luogo di nascita del concepito e dispone l’affidamento pre-adottivo, ai fini della successiva adozione.

La scelta del tribunale per i minorenni preclude ogni possibile forma di 'commercio' tra la madre naturale e la coppia.

Da sottolineare, infine, che le misure proposte non costituiscono forme di riduzione della possibilità di accedere alle disposizioni della legge n. 194 del 1978, ma rappresentano esclusivamente forme alternative all’IVG liberamente utilizzabili dalla donna; permettono un’efficace azione di prevenzione dell’aborto; garantiscono una più ampia possibilità di accesso all’adozione; non comportano aumenti di spesa, non essendo prevista l’istituzione di nuovi organismi, ma una semplice rimodulazione delle funzioni delle strutture socio-sanitarie già esistenti e degli uffici giudiziari competenti.

L’aumento di spesa legato all’assistenza ospedaliera per il parto è, poi, compensato dal risparmio legato alla corrispondente diminuzione di accesso alle strutture sanitarie per l’intervento abortivo".

"Con questa proposta diamo un significato alla 194, un contenuto in linea con quello che la legge, solo in teoria, si propone, cioè di tutelare la maternità e prevenire l'aborto": dichiarazioni stampa datate 08 febbraio 2017, con le quali Gigli e Sberna presentavano la loro proposta di legge (vedi "Future mamme possono dare in adozione il concepito (e ripensarci)", di Angelo Picariello, "Avvenire").

"La nostra esperienza - sosteneva allora Gigli - ci dice che il più delle volte la donna, più che per ragioni di pericolo grave per la sua salute fisica o psichica, come previsto dalla legge 194, sceglie di abortire per cause socio-economiche o per timore di malformazioni nel nascituro".

Insomma: nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma.

Sorrido per non piangere.

No, non per il copia e incolla.

Si tratta di polemiche inesistenti. Noi tuteliamo le famiglie italiane. Ma divorzio, aborto, parità di diritti tra donne e uomini, libertà di scelta per tutti non sono in discussione".

Ipse dixit Matteo Salvini.

Probabilmente un record ineguagliato per una proposta di legge, copiata, presentata, incardinata in discussione e fatta morire senza nemmeno prenderla in esame.

Da chi?

Dal segretario dello stesso partito che l'ha promossa, segretario che è pure al governo.

Di fronte al muro subito innalzato dai pentastellati e dalla sinistra di Zingaretti, la proposta di legge del leghista Stefani viene ammainata.

Che fai, Salvini, governo di tregua pure stavolta?

Proposta di legge: STEFANI ed altri

Proposta di legge: SBERNA e GIGLI:

Allegati

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27 marzo 1993

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Ventisei anni fa' un pugno di italiani espugnò il mitico Wembley. O forse no. Almeno, non solo quello.

L'U.S. Cremonese guidata da mister Gigi Simoni il 27 marzo del 1993 battè 3 a 1 il Derby County e si aggiudicò la Coppa Anglo-Italiana. Una partita rimasta nella leggenda per i grigiorossi, che in quel momento alzavano al cielo l’unico trofeo internazionale vinto dal club fino ad oggi.

Il punto più alto della gloriosa e ultracentenaria storia della Cremonese, il preludio degli anni d’oro della Serie A (tre campionati consecutivi in massima serie dal 1993 al 1996).

Quel giorno nello spogliatoio di Wembley si sentivano solo lo scricchiolio dei tacchetti sul pavimento e lo strappo del nastro isolante messo attorno alle caviglie.

Tra decise pacche sulle spalle e sguardi che s’incrociavano, nessuno parlò prima di entrare in campo. Restò in silenzio anche l'allenatore. Essere lì voleva dire entrare a far parte della storia del calcio e questo contava più di ogni parola.

Cinque minuti al calcio d’inizio: 30.000 persone sugli spalti, tra i quali un migliaio di tifosi grigiorossi. Nel tragitto dallo spogliatoio al terreno di gioco i calciatori della Cremonese continuarono a guardarsi attorno: ad attirare la loro attenzione le immagini sulle pareti di campioni, squadre nazionali e club che, come il Milan nel ‘63, a Wembley conquistarono la Coppa dei campioni.

Solamente tre giorni prima la società aveva festeggiato 90 anni di storia, nonostante gli addii del calibro di Favalli, Marcolin e Bonomi (il trio delle meraviglie), Rampulla e il magico Alviero Chiorri (di lui che dire, se non che ogni volta che mi ritornano alla mente i suoi tocchi di classe unici mi commuovo ...), la Cremonese aveva allestito una rosa di tutto rispetto, in grado non solo di conquistare il trofeo a fine marzo, ma anche di conquistare la promozione in Serie A.

Era la Cremo del presidentissimo Attilio Luzzara, di uno dei più grandi allenatori italiani come Gigi Simoni, del dirigente Giuseppe Miglioli, del segretario Nedo Bettoli, il medico Bruno Anselmi, il massaggiatore Luigi Rivetti e il fisioterapista Bigio Rossi.

Figure che sono diventate leggende del calcio grigiorosso (e non solo), uomini che - a parte Simoni, classe 1939 - ci hanno lasciato e che restano indelebili nei cuori della città del Torrazzo.

E permettetemi allora di divagare, perchè mi corre il dovere di andare ad Emiliano Mondonico.

Aveva compiuto 71 anni esattamente 20 giorni prima di quel fatidico 29 marzo 2018 nel quale la Bestia (come chiamava lui il cancro che lo aveva divorato) ce lo portò via.

Il "Mondo", cremonese di Rivolta d'Adda, classe 1947, non lo puoi raccontare se non lo hai vissuto. Allenatore "pane e salame", come si autodefiniva, partito da ragazzino dando calci al pallone nell'oratorio di Rivolta d'Adda, dove la famiglia gestiva una trattoria in riva al fiume e dove da anni tornava per allenare ogni mercoledì una "squadra speciale", persone a cui insegnare come prendere a calci le proprie dipendenze.

Come puoi dimenticare le 5 promozioni in Serie A con la Cremonese (1983-1984), le due con Atalanta (1987-1988 e 1994-1995), con il Torino (1998-1999) e la Fiorentina (2003-2004)

Ma anche le fantastiche cavalcate europee con i bergamaschi e i granata. Memorabile la sedia alzata per protesta contro l'arbitro nella finale Uefa '92 tra Toro e Ajax.

Nel mese di gennaio 2018, dopo aver subito un delicato intervento chirurgico per l’asportazione di un tumore all’addome, nell’ultima conferenza stampa, mentre annunciava le sue dimissioni per "problemi di salute" dichiarava: "Tra due settimane saprete se ci sarò ancora o no".

"Ma sono tranquillo e ho fede" - dichiarò a "Il Giornale" -. "La fede, quella certezza morale che fa vivere anche la malattia come una promessa, una circostanza immersa nel grande disegno misterioso di ognuno".

"La fede che mi viene dai salesiani, dal collegio di Treviglio. Servivo messa, il momento critico era quello del Sanctus, dovevo raggiungere l’altare a fianco del quale stava appoggiata l’asta con il campanello e poi tornare al posto, senza che si sentisse il minimo trillo, avevo imparato la sacralità del passo lento, la massima cura di ogni movimento.

Una volta servii messa con Angelo Roncalli, era cardinale in visita al collegio di Treviglio, sarebbe diventato Giovanni XXIII. La fede è stata una compagna preziosa, con Dio ho un rapporto personale, silenzioso.

Ogni tanto l’ho usato. Mi spiego: ho pregato che mi aiutasse a vincere una partita, poi mi sono chiesto: ma se aiuti me allora fai perdere il mio avversario, che Dio della giustizia sei? Ero io che dovevo vincere, io soltanto".

Quel giorno la Rai iniziò il collegamento con Wembley sette minuti dopo il fischio d'inizio. Tra gli strafulmini pensati e anche detti, eravamo tutti davanti al televisore: un evento, per noi squadra di provincia, più abituata a frequentare le serie inferiori del campionato italiano piuttosto che misurarsi con i giganti del football. E così ci sembrava di respirare un'altra atmosfera quel giorno.

Non importava il risultato, ma che i colori grigio-rossi in terra inglese tenessero alto l'onore del calcio italiano.

O forse non era nemmeno quello che ci entusiasmava così tanto. E forse i ricordi acquistano un gusto più intenso e ci portano in altre direzioni, arrivando persino a sfocare fatti, parole e gesti, mischiando nostalgia e rimpianti, non fosse altro per tornare ad avere 26 annni di meno.

Una Cremonese in grande spolvero che parte subito in attacco. Dopo 10 minuti la partita già si sblocca in favore della Cremonese: corner dalla sinistra di Florijančič, Gualco non ci arriva, ma il capitano Corrado Verdelli sì, anticipando il portiere Taylor e infilando sul secondo palo.

Tripudio sugli spalti per il migliaio di tifosi grigiorossi accorsi a Wembley per seguire da vicino la squadra di mister Simoni e del presidentissimo Luzzara.

Dopo il pareggio del Derby County con Marco Gabbiadini al 22' - uno che in carriera ha segnato più di 220 gol -, la Cremonese ha la chance per tornare immediatamente in vantaggio.

Intervento del difensore Forsyth sulle gambe di Giandebiaggi, lanciato a rete, e l’arbitro Velasquez fischia il rigore per i grigiorossi. Alla battuta va l’esperto Eligio Nicolini, arrivato l’estate precedente dall’Atalanta, che però tira forte, centrale e rasoterra, permettendo la risposta del portiere Taylor. I fischi hanno intimorito il centrocampista piemontese, ma non tutto è perduto.

Diversamente accade per l’altro rigore assegnato alla Cremonese dopo soli 4′ dall’inizio del secondo tempo. Questa volta concesso per l’intervento del portiere Taylor su Tentoni, che era scappato via sulla destra con un’iniziativa personale. Dagli 11 metri si presenta Ricky Maspero: mancino forte e preciso che stavolta Taylor non riesce a intercettare, pur indovinando ancora la traiettoria del pallone. Esultanza sfrenata sua e dei tifosi, Cremo ancora avanti nel punteggio.

E allora tocca a lui, ad Andrea Tentoni, 1,90 di altezza, da poco arrivato nelle fila grigiorosse: 43 goals in 4 stagioni in grigiorosso. Centravanti forte fisicamente e nel gioco aereo, dotato di una progressione che lo rendeva particolarmente abile nelle ripartenze, tanto da essere definito dal suo allenatore Gigi Simoni "il più forte centravanti d'Italia se si gioca in contropiede".

Contropiede, lancio dalla sinistra, aggancio perfetto, scatto verso la porta avversaria e mancino docile in diagonale che trafigge Taylor: 3-1 per la Cremo a 7 minuti dalla fine, è fatta!

Ventisei anni dopo il calcio è cambiato e non sarà mai più come lo è stato allora.

Tutto cambia. Restano le emozioni vissute, l'attaccamento alla maglia e ai colori sociali.

O forse no. Forse non è - solo - questo.

Ci sono immagini e momenti che ti restano dentro e che per misteriose ragioni ogni volta che li riporti alla mente tornano potentemente in vita. Ma non sono più quei fatti e quei momenti, perchè tornano a vivere portandosi dentro mille altri pezzetti di vita.

Quel 27 marzo del 1993 avevo 22 anni, secondo anno di Filosofia alla Cattolica di Milano. Ricordo benissimo che cosa stavo vivendo in quel periodo e che cosa sarebbe accaduto poi.

Rievoco le immagini della coppa alzata a Wembley, ma mi tornano insieme la Renault 4 rossa del 9 maggio in via Caetani, la stage di Capaci e di Via D'Amelio, il piccolo Alfredino, il viso di mio padre al Niguarda poche settimane prima di morire, quella volta che a Milano rischiai di non ritrovare più mia moglie, il primo attacco di panico, la laurea, la scomparsa di Augusto Daolio, i Nomadi, CL e don Giussani.

Era la stagione 1988/1989 quando riuscii ad andare allo Stadio Zini. Non ci ero mai stato, non ero mai andato allo stadio.

Infanzia e adolescenza giocata tutta in un perimetro casa-scuola-parrocchia. Avevo vissuto dentro una specie di bolla (apparentemente) rassicurante, nella quale tutto aveva una risposta. La scuola era il mestiere che dovevo fare ovviamente;  la Parrocchia e l'Oratorio erano la mia città e fuori da quel perimetro non esisteva nulla per il quale valesse la pena metterci piede, un mondo richiuso in se stesso, una sorta di cittadella autosufficiente che si sovrapponeva alla società civile, al sociale, alla politica locale, insomma che rubava i confini al mondo reale confinandolo in qualcosa di lontano.

Una bolla che poteva anche permettersi di nascondere sotto il tappeto fatti inquietanti senza che nessuno si lasciasse squotere dal torpore, perchè era una bolla (apparentemente) rassicurante. Paese di provincia lontano dall'impero, 9.000 anime che in fondo sapevano tutto di tutti e fingevano di rappresentare la parte dell'"io non c'ero e se c'ero dormivo".

Lo stadio? Va bene essere tifosi di una squadra di calcio, ma ti fermi alla radiolina e 90 minuto.

Quel giorno scoprii che fuori c'era il mondo reale, con tutte le sue contraddizioni, bellezze e nefandezze, ma il mondo era lì fuori ed era molto di più di quello che avevo immaginato fino a prima. E - comunque - non era poi così differente da quella bolla (apparentemente) rassicurante) nella quale avevo vissuto mio malgrado.

Cremonese - Padova allo stadio Zini di Cremona: 3 a 0, con goal di Edi Bivi su rigore e doppietta di Gianfranco Cinello. Allenatore: Bruno Mazzia.

Ci andai con due miei amici del liceo e al ritorno con il treno rischiammo pure di essere menati da un gruppo di ultras padovani che ci attendevano alla fermata di Olmeneta.

Edi Bivi restò a Cremona solo quell'anno. Ma quella non fu una stagione normale, fu quella del ritorno in A, dopo 3 anni consecutivi di serie cadetta. Edi Bivi fu uno dei protagonisti  segnando 14 reti (molte su rigore), decisive per il quarto posto finale. Per salire in A bisognava passare da uno spareggio.

Ma a Pescara contro la Reggina, in quel memorabile 25 giugno 1989, la palla non voleva entrare. Si andò ai rigori ed Edi Bivi, cecchino infallibile, non sbagliò segnando il primo tiro della serie dopo l’errore di Onorato per i calabresi. Fu una rete pesantissima, come quelle decisive in campionato nei derby contro Piacenza e Brescia (a segno sempre su rigore) oppure le doppiette contro Licata e Taranto.

Le strade di Bivi e della Cremonese però si separarono: così come Mazzia, l’allenatore della promozione, fu lasciato libero e scelse di andare a Pescara, squadra che 2 anni dopo porterà in A.  Bivi è rimasto comunque nella storia della Cremonese. Era uno che segnava e lo faceva anche nelle partite importanti. Lo sanno bene anche i tifosi di Bari e Catanzaro, squadre di cui fu idolo e lo sapeva bene anche Enzo Bearzot.

Infatti nella stagione 1981/82, all’esordio in A, a 21 anni, con la maglia del Catanzaro, stupì tutti segnando 12 reti (secondo solo a Pruzzo nella classifica marcatori), tra cui quella decisiva a San Siro contro il Milan. Bearzot, allora allenatore della nazionale, lo mise nei papabili per i Mondiali di Spagna, credendo nel suo potenziale. Non divenne campione nel mondo perché gli fu preferito Selvaggi. I destini del mondo reale, le occasioni perse e quelle guadagnate, i traguardi che sembrano lì a portata di mano e poi svaniscono.

Al termine della sua carriera calcistica, Edi Bivi disse così in una intervista a chi gli domandava se avesse dei rimpianti:

"Se proprio vogliamo chiamarlo così, credo che ho vissuto la mia carriera pensando troppo poco al vil denaro.

Non dico che non contasse, però di certo il fattore economico non era predominante nelle mie scelte.

Se vedo com'è cambiato questo mondo, quasi quasi mi rammarico.

Però alla fine dei conti, credo di essere soddisfatto di quello che ho fatto.

Ho una moglie che mi vuol bene, dei figli meravigliosi, non ci manca nulla, ed è per questo che posso dire che sono contento così".

Ventisei anni fa' un pugno di italiani espugnò il mitico Wembley.

Era il 27 marzo 1993.

Quel giorno scoprii che fuori c'era il mondo reale, con tutte le sue contraddizioni, bellezze e nefandezze, ma il mondo era lì fuori ed era molto di più di quello che avevo immaginato fino a prima.

Ho ancora la forza che serve a camminare
picchiare ancora contro per non lasciarmi stare
Ho ancora quella forza che ti serve
quando dici, "Si comincia"
E ho ancora la forza di guardarmi attorno
mischiando le parole con due pacchetti al giorno
di farmi trovar lì da chi mi vuole
Sempre nella mia camicia
Abito sempre qui da me
in questa stessa strada che non sai mai se c'è
E al mondo sono andato
dal mondo son tornato sempre vivo

UNIONE SPORTIVA CREMONESE | PRO CREMONA

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Il concepito diventerà soggetto giuridico?

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Il concepito diventerà soggetto giuridico?

di Davide Vairani

#LaCroce quotidiano, 27 marzo 2019

La Lega propone un piano per diminuire il numero degli aborti in Italia.

Come? Puntando sulle adozioni.

Il partito di Matteo Salvini ha presentato alla Camera una proposta di legge (primo firmatario Stefani, deputato vicino al ministro della Famiglia, Lorenzo Fontana) sottoscritta da una cinquantina di parlamentari "in cui non si chiede di rimuovere la 194, ma di riconoscere 'soggettività giuridica al concepito' al fine dell'adozione e di mettere in relazione già al momento della gravidanza famiglia del concepito con quella che potrebbe adottarlo".

A scriverlo è "Il Messaggero", in un articolo uscito lunedì dal titolo "Lega, mossa anti-aborto: 'Patto per adozioni prima del parto'".

In realtà, si sta parlando - ad oggi - di una proposta di legge depositata in data 04 Ottobre 2018 dal titolo "Disposizioni in materia di adozione del concepito" (1238), assegnata alle Commissioni riunite II Giustizia e XII Affari sociali in sede Referente il 15 marzo 2019.

Dunque, un testo che è ancora agli inizi del lungo iter previsto prima di potere approdare al voto deliberativo (e non è affatto scontato che giunga fino a tale approdo).

In ogni caso, andiamo a vedere sommariamente l'articolato, per comprenderne meglio obiettivi e modalità di attuazione.

"La presente proposta di legge - si legge nella Relazione introduttiva al testo - si prefigge di individuare le modalità più efficaci, sul piano delle scelte politiche, di prevenzione dell’aborto quale obiettivo primario delle scelte di sanità pubblica nonché di coniugare l’elevato numero di concepiti 'indesiderati' e il desiderio reale di coppie disponibili all’adozione nazionale. A tali fini alla donna che abbia deciso di abortire a causa delle sue condizioni economiche, sociali o familiari, alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, ovvero a causa di previsioni di anomalie o di malformazioni del concepito, è data la possibilità di evitare l’IVG in considerazione dell’immediato inserimento del nascituro in una famiglia adottiva; alle coppie, disponibili all’adozione nazionale, il cui accesso all’adozione è di fatto precluso a causa di un insufficiente numero di bambini adottabili, è data una maggiore possibilità di adottare".

I capisaldi della proposta di legge sono tre, così come vengono elencati sempre nella Relazione introduttiva:

  • "la donna, in alternativa all’IVG per le ipotesi previste dalla legge n. 194 del 1978, può ottenere lo stato di adottabilità del concepito, che è disposto, con rito abbreviato, con decreto del tribunale per i minorenni prima della nascita del concepito;
  • la donna, fino al momento della nascita e nei sette giorni successivi, può sempre e liberamente revocare il proprio consenso allo stato di adottabilità del concepito;
  • il tribunale per i minorenni, entro sette giorni dalla nascita del concepito dichiarato adottabile, sceglie la coppia tra un apposito elenco di coppie la cui residenza è posta a una distanza non inferiore a 500 chilometri dal luogo di nascita del concepito e dispone l’affidamento preadottivo, ai fini della successiva adozione".

L'obiettivo e il senso di questa proposta di legge appare chiaro fin da subito: non si tocca la Legge 194, non si entra nel tema "abortò sì, aborto no". L'articolato va nella direzione di dare pieno compimento allo spirito della norma, in particolare con gli Art.li 1 e 2:

  • "Art. 1.Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio. L'interruzione volontaria della gravidanza, di cui alla presente legge, non è mezzo per il controllo delle nascite. Lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell'ambito delle proprie funzioni e competenze, promuovono e sviluppano i servizi socio-sanitari, nonché altre iniziative necessarie per evitare che lo aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite.
  • "Art. 2I consultori familiari istituiti dalla legge 29 luglio 1975, n. 405 (2), fermo restando quanto stabilito dalla stessa legge, assistono la donna in stato di gravidanza: informandola sui diritti a lei spettanti in base alla legislazione statale e regionale, e sui servizi sociali, sanitari e assistenziali concretamente offerti dalle strutture operanti nel territorio; informandola sulle modalità idonee a ottenere il rispetto delle norme della legislazione sul lavoro a tutela della gestante; attuando direttamente o proponendo all’ente locale competente o alle strutture sociali operanti nel territorio speciali interventi, quando la gravidanza o la maternità creino problemi per risolvere i quali risultino inadeguati i normali interventi di cui alla lettera a); contribuendo a far superare le cause che potrebbero indurre la donna all'interruzione della gravidanza".

Negli Art. 1 e 2, la proposta di legge ne articola sommariamente le modalità di attuazione.

Le coppie disponibili all'adozione nazionale dovranno presentare apposita domanda al tribunale per i minorenni (la domanda ha una validità di 5 anni e può essere rinnovata) specificando "l'eventuale disponibilità all'adozione anche qualora sussistano previsioni di anomalie o di malformazioni del concepito".

La donna fino al momento della nascita del concepito e nei sette giorni successivi, "può sempre e liberamente revocare il proprio consenso allo stato di adottabilità".

Lo stato di adottabilità del concepito "viene disposto con rito abbreviato, con decreto del tribunale".

Il tribunale per i minorenni "sceglie la coppia in un apposito elenco di coppie la cui residenza è posta a una distanza non inferiore a 500 chilometri dal luogo di nascita del concepito e dispone l'affidamento preadottivo" alla coppia.

La struttura socio-sanitaria alla quale si rivolge una donna che vuole abortire deve informare obbligatoriamente (anche per iscritto) dell'esistenza di misure alternative alla interruzione volontaria di gravidanza.

Il tribunale per i minorenni che ha disposto l'affidamento preadottivo, decorsi due anni dall'affidamento, eventualmente prorogabili di altri due con ordinanza motivata, decide poi sull'adozione con sentenza adottata in camera di consiglio.

"Le misure proposte - si sottolinea nel testo - non costituiscono forme di riduzione della possibilità di accedere alle disposizioni della legge n. 194 del 1978" ma solo "forme alternative all'IVG".

Permettono inoltre "un'efficace azione di prevenzione dell'aborto", garantiscono "una più ampia possibilità di accesso all'adozione" e "non comportano aumenti di spesa".

Insomma, la linea leghista è chiara: politicamente contraria all'aborto come scelta, tuttavia non mette in discussione il diritto della donna ad abortire come previsto dalla norma, ma intende offrire una possibilità concreta e praticabile perchè le donne possano scegliere la vita.

"La legge n. 194 del 1978 si proponeva di legalizzare l’aborto in alcuni casi particolari (violenza carnale, incesto, gravi malformazioni del nascituro, eccetera) e di contrastare l’aborto clandestino, mentre, ad avviso dei proponenti - si legge nella relazione introduttiva alla proposta di legge - , ha contribuito ad aumentare il ricorso all’aborto quale strumento contraccettivo e non ha affatto debellato l’aborto clandestino.

Infatti, l’articolo 1 della legge n. 194 del 1978 è stato in gran parte disatteso, come dimostra la scarsità delle iniziative pubbliche promosse per 'evitare che l’aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite' (terzo comma) e anche l’articolo 2 è risultato di limitata applicazione, in particolare laddove consente al volontariato di collaborare con i consultori, anche informando la donna sulle possibili alternative all’aborto (adozione in anonimato, aiuti economici, assistenza psicologica, ricerca di un lavoro, eccetera); tale attività viene spesso ostacolata, senza considerare che talvolta basta un piccolo aiuto economico o l’offerta di un lavoro per restituire a una donna in difficoltà la serenità necessaria per accogliere il suo bambino.

La legge n. 194 del 1978 voleva impedire il ricorso all’aborto dopo i primi novanta giorni dal concepimento, tranne nel caso di 'serio pericolo per la salute fisica o psichica della donna' (articolo 4): questo limite è stato ampiamente superato, come dimostra l’analisi delle relazioni annuali sullo stato di attuazione della legge predisposte dal Ministero della salute, dalle quali risulta che, nel periodo 1990-2010, gli aborti oltre la dodicesima settimana sono cresciuti del 182 per cento e costituiscono il 27 per cento di tutti gli aborti.

Gli aborti legali, effettuati dal 1978 ad oggi, sono circa 6 milioni, senza contare le 'uccisioni nascoste' prodotte dalle pillole abortive e dall’eliminazione degli embrioni umani sacrificati nelle pratiche della procreazione medicalmente assistita. Le statistiche annuali degli aborti mostrano un leggero calo negli anni, ma non tengono conto delle varie pillole abortive: manca all’appello una popolazione di 6 milioni di bambini, che avrebbero impedito il sorgere dell’attuale crisi demografica".

Le reazioni?

Tensione nella maggioranza sui temi etici anche in vista del discusso congresso delle Famiglie che si terrà a Verona nel prossimo weekend e che vedrà la partecipazione del ministro leghista della Famiglia Lorenzo Fontana e del leader della Lega Matteo Salvini. Arriva un altolà dal ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede.

"Non ci sono dubbi che la legge 194" sull'aborto "sia una conquista del nostro Paese: mi guarderei bene dall'intervenire", ha detto a Radio Capital interpellato sul convegno di Verona sulla famiglia, e ha aggiunto: "E' medioevo, l'ho detto e lo ribadisco. Poi un conto è la partecipazione ad eventi, a Verona non andrei nè come Alfonso Bonafede né come uomo delle istituzioni, un altro è chiedermi come si fa a governare con la Lega, con cui governiamo benissimo".

La domanda sulla 194 riguardava una proposta di legge di una cinquantina di parlamentari della Lega a proposito del riconoscimento del nascituro come soggetto giuridico ai fini dell'adozione, proposta che qualcuno interpreta come un grimaldello per modificare la legge sull'interruzione volontaria di gravidanza.

"Non conosco la proposta in questione - ha detto Bonafede - il parlamento la analizzerà, ma non ci sono dubbi che la 194 è stata una conquista di civiltà giuridica e sociale del nostro paese e mi guarderei bene dall'andare a rivederla. Poi si possono sempre migliorare le situazioni, ma i principi non sono in discussione".

"Polemiche inesistenti. Noi tuteliamo le famiglie italiane. Ma divorzio, aborto, parità di diritti tra donne e uomini, libertà di scelta per tutti non sono in discussione", dice il vicepremier Matteo Salvini intervenendo sulla proposta della Lega sull'aborto e sul conseguente "no" del M5S.

"Parlare della 194 non ha senso, è un falso problema. Inutile discutere su queste cose - taglia corto Luigi Di Maio - è evidente che parliamo di una legge indiscutibile.

Pensiamo a sostenere le famiglie, a mettere in condizione le mamme di portare avanti una gravidanza, di aiutare le giovani coppie con incentivi.

Dobbiamo ispirarci al modello francese: servono rimborsi per asili nido, incentivi per l'acquisto di pannolini e baby sitter, l'Iva agevolata per prodotti neonatali, per infanzia e terza età. Come governo dobbiamo lavorare a questo per sostenere le famiglie italiane".

E dalle opposizioni? Forza Italia e Fratelli d'Italia -  per ora - non pervenuti.

E' il nuovo Pd sinistra-sinistra di Zingaretti a sparare a zero.

"Nella società urta anche un radicalismo di questa destra. Rispetto all'evento di Verona, ho visto degli spot inquietanti, un passo indietro nella storia della civiltà", ha detto Nicola Zingaretti alla Direzione del Pd a proposito del Congresso delle famiglie.

Ieri conferenza stampa Dem contro la proposta presentata da 50 parlamentari della Lega con le deputate.

"La Lega di Salvini ha presentato una proposta di legge per rendere adottabili i feti. Un obbrobrio giuridico che ci riporta a tempi antichi, che mina la libertà delle donne, attacca la legge 194, non aiuta la maternità".

Lo scrive su Facebook Ettore Rosato, vice-presidente della Camera.

"Meno che mai limiterà le interruzioni di gravidanza che per fortuna nel nostro paese diminuiscono ogni anno. Insomma invece di investire sulla sanità, di aiutare le famiglie concretamente, di riformare la legge sulle adozioni, Salvini sceglie la strada più semplice che anche quella più oscurantista, violenta e maschilista", conclude.

"La Lega continua la sua crociata sul corpo delle donne. Per fare campagna elettorale non risparmia di diffondere fake news sulla base delle quali costruisce addirittura proposte di legge. Questa volta la provocazione leghista arriva a teorizzare l'adottabilità del concepito già durante la gravidanza", ha replicato Alessia Rotta, vicepresidente vicaria dei deputati del Partito Democratico.

"La legge 194, su cui si sta abbattendo la scure della Lega - prosegue Rotta - ha permesso di salvare tante vite umane; non solo le donne non muoiono più di aborti clandestini, ma le interruzioni volontarie di gravidanza sono nettamente diminuite. Ora però, per pura foga ideologica, cercano di andare a minare una legge che ha dimostrato di non essere 'pro aborto' ma di tutela delle donne, e di contro non si rendono neppure contro che mettono a repentaglio la legge sulla procreazione assistita e aprono all'utero in affitto. Mi auguro che questa sia solo un'ennesima provocazione e non corrisponda a un reale progetto. Se così fosse la Lega è avvisata: non permetteremo che continuino la campagna elettorale sul corpo delle donne".

Alberto Gambino, giurista e presidente di Scienza &Vita e Prorettore dell'Università Europea di Roma, si dice favorevole: "L'idea di introdurre nell'iter procedimentale che porta all'interruzione della gravidanza l'alternativa volontaria dell'attribuzione in adozione del bambino appena nato, rappresenta una valida alternativa all'aborto che non può che essere presa in considerazione da chiunque abbia a cuore la vita nascente e la stessa salute psico-fisica della madre".

Né vale obiettare, come sollevato da taluno - prosegue il giurista - che tale possibilità aprirebbe la strada al cosiddetto utero in affitto o attribuirebbe diritti al feto così da impedire alle donne di accedere all'interruzione volontaria della gravidanza".

"In realtà - conclude il presidente di Scienza & Vita - la proposta ripercorre quella di alcuni deputati centristi della scorsa legislatura (Sberna e Gigli) che si muove anche nella prospettiva di ridurre l'impatto sulla psiche della donna le ripercussioni che il dramma dell'aborto spesso provoca, assegnando alla stessa una possibilità meno devastante della soppressione della vita che si ha in grembo".

Non so - francamente - se l'articolato di questa proposta di legge rischi di aprire un varco per legittimare l'abominevole pratica dell'uterto in affitto. Per ora, mi fido di Gambino, che so essere persona onesta nonchè un giurista attento e preparato (ma mi riservo ulteriori approfondimenti nel merito).

Sul piano politico, tuttavia, è innegabile che la Lega di Salvini abbia ora in mano una formidabile arma per sostenere nei fatti la tutela della vita fin dal concepimento. Fuori dalle isteriche reazioni contrarie, Salvini ha davanti a sè una pista che può percorrrere fino in fondo senza ingaggiare un corpo a corpo durissimo contro la Legge 194 e il totem che essa rappresenta.

Una formidabile arma oggettivamente rivoluzionaria, perchè - se approvata - significherebbe sancire nero su bianco l’evidenza e cioè riconoscere soggetività giuridica al feto e quindi riconoscere giuridicamente come persona l’embrione.

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Posted in #Vita

Per guardare alla #famiglia oltre le tifoserie

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Per guardare alla #famiglia oltre le tifoserie

di Davide Vairani

#LaCroce quotidiano, 26 marzo 2019

"La famiglia non è una squadra di calcio, è una realtà fondamentale che, anche partendo da sensibilità diverse, deve vederci uniti".

Si respira aria fetida come da guerra civile in questi giorni di avvicinamento al XIII° Congresso Mondiale delle Famiglie (WCF XIII) che si terrà a Verona (29-31 marzo 2019).

E la cosa non mi piace affatto.

Si sta pericolosamente andando ben oltre un clima da tifoserie avverse ed opposte: "la famiglia non è una squadra di calcio, è una realtà fondamentale che, anche partendo da sensibilità diverse, deve vederci uniti", ammonisce il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza episcopale italiana, in una recente intervista a "Il Giornale" ("La Cei va all'attacco: 'Per un cattolico è immorale ​vedere nei migranti un nemico'", di Sergio Rame, "Il Giornale", 20 marzo 2019).

"Il vero problema, come mi sembra evidente anche nel caso dell’appuntamento di Verona - aggiunge -, è che trasformiamo la famiglia in un’occasione di scontro e non di incontro. Da una parte chi la usa per legittimare le discriminazioni e le divisioni, dall’altra chi la considera ormai superata e retrograda… Ma in mezzo ci sono le famiglie vere, quelle che chiedono risposte, quelle che non arrivano alla fine del mese, le giovani coppie che vorrebbero mettere al mondo un figlio, quanti ancora sono costretti ad andare all’estero per trovare lavoro. Ecco, noi dovremmo dare risposte concrete a loro, andando oltre le rigide enunciazioni di principio o le provocazioni sterili". 

Le osservazioni del cardinal Bassetti vanno dritte al punto e non riguardano (solo o tanto) i larghi segmenti della nostra società che considera la famiglia "ormai superata e retrograda", ma sono riferite principalmente al variegato quanto frammentato arcipelago del mondo pro-life: si rischia di restare prigionieri di "rigide enunciazioni di principio".

Fatemelo dire - perchè ce l'ho qui sul gozzo e non riesco a non tirarlo fuori - : ancora una volta si rischia di buttare a mare un'opportunità.

E aggiungo: avete tutti ragione eppure state sbagliando tutti.

Lo dico al "perimetro cattolico": lo dico a Massimo Gandolfini, a Gianfranco Amato, a Filippo Savarese e lo dico anche a Mario Adinolfi.

Avete tutti ragione, perchè mai come oggi la famiglia è sotto attacco sistematico in ogni parte del mondo e mai come oggi in Italia come nel Vecchio Continente sta prevalendo una cultura individualista e miope che tutto proclama tranne pensare al futuro, preferendo innestare la quinta sul tema dei diritti e libertà individuali a scapito dell'unico vero investimento sul futuro di una società, cioè i figli.

Ma state sbagliando tutti.

A Verona ci saranno due eventi: una tre giorni congressuale con a tema la famiglia e una marcia per la vita.

E allora una volta per tutte ci si decida a chiamare le cose per il nome che devono avere. E per favore, per pietà, lasciate stare i Family Day e smettetela - tutti quanti - di affannarvi ad intestarvi il titolo di eredi o continuatori di quel popolo.

Ai Family Day proprio voi, proprio i fantastici moschettieri,  tutti uniti ed insieme, contro tutto e tutti, avete chiamato a raccolta le famiglie contro il ddl Cirinnà, contro un'iniziativa legislativa che avrebbe modificato geneticamente non solo il nostro sistema giuridico ma anche e soprattutto l'ethos di un Paese.

Sappiamo come finì la storia. Così come sappiamo che la diaspora che vi ha visto l'uno contro l'altro armati ancora non si è placata e lo si sta vedendo proprio in questi giorni di veti incrociati.

Il Comitato Nazionale Difendiamo i Nostri Figli ha sempre rivendicato una opzione culturale, pre-politica e non partitica. E fu proprio su questo punto che fin dalla nascita del Popolo della Famiglia si giocarono scontri e lanci di stracci reciproci. I moschettieri dei Family Day presero strade diverse senza mai cercare fino in fondo di fare prevalere il molto che li univa. E chiunque cercasse allora di farvi capire i madornali errori che stavate compiendo veniva sistematicamente zittito, reo di non schierarsi apertamente per una parte o per l'altra (e il sottoscritto ne sa bene qualche cosa).

Che ne è rimasta di quell'opzione culturale? Poco o nulla.

Fare politica non coincide con fare un partito, ma fingere di non volere fare un partito e poi tirare una volata senza precedenti a tre partiti italiani che in materia di politiche famigliari stanno a zero tituli significa non volere vedere cosa (non) sta accadendo.

Le famiglie hanno bisogno di risposte ed azioni concrete e non di chiacchiere da campagna elettorale.

Su questo piano non si può che dare pienamente ragione a Mario Adinolfi quando sostiene numeri e dati alla mano che con la Lega oggi al Governo non solo non si vede nulla sulla famiglia, ma si registrano pesanti silenzi se non addirittura consensi su eutanasia, utero in affitto ed un generale su tutti i temi etici ed antropologici (è dall'agosto 2018 che stiamo ancora attendendo dal Ministro dell'Interno la famosa risposta dell'Avvocatura dello Stato in merito all'iscrizione all'anagrafe di bimbi avuti da coppie dello stesso sesso all'estero).

È davvero urgente e doveroso aiutare, curare e sostenere, in ogni modo possibile, la famiglia, introducendo politiche strutturali e di lungo periodo. Nel concreto, significa lasciarsi interrogare da temi quali l’inverno demografico, la difficoltà di accesso al lavoro, la discriminazione fiscale.

Le famiglie non chiedono elemosina, ma un Paese che creda in loro. Lo si fa anche evitando di dimenticare le donne e la possibilità per loro di riuscire a conciliare il lavoro con la scelta di una famiglia e l’educazione dei figli.

Compito della società civile, del Terzo Settore, dell'associazionismo e di tutti i corpi intermedi è quello di fare pressione ai politici, ai partiti, a tutti coloro che hanno responsabilità istituzionali anzitutto di governo.

E allora, a Verona, che cosa ci sarà in quei tre giorni? A questo punto - onestamente - fatico a comprenderlo. Un congresso mondiale con a tema la famiglia, congresso promosso e sostenuto da una lobby internazionale, che affronti concretamente proposte ed azioni trans-nazionali, che concluda con un documento di istanze con le quali misurarsi con i governi su scala nazionale ed internazionale, una tre giorni culturale, pre-politica, oppure altro?

Bene che a Verona ci vadano ministri e segretari di partito italiani, perchè ascoltino, facciano eventualmente contro-proposte e si prendano impegni da mantenere. E allora un po' di onestà: perchè il totale silenziatore sull'unica proposta di iniziativa popolare nella storia della Repubblica italiana sul tema della famiglia, come il Reddito di Maternità del Popolo della Famiglia?

La tre giorni congressuale si concluderà con una Marcia per la Vita.

Ci sarò a Verona.

Ci sarò quando saliranno osannanti sul palco i ministri leghisti e gli esponenti politici di Forza Italia, Fratelli d'Italia e della Lega e ascolterò con attenzione che cosa si inventeranno per dimostrare ai presenti che loro la famiglia la stanno realmente sostenendo.

Ci sarò alla Marcia, perchè ho a cuore la famiglia al punto che non mi faccio fregare da interessi di bottega o da distinguo che - per quanto giusti e corretti - non faranno che alimentare ancora di più divisioni ed acredini tutte interne al perimetro del cosiddetto arcipelago pro-life.


#EDITORIALINO |
IL PDF NON VA A VERONA
di HASHTAG

#LaCroce quotidiano, 23 marzo 2019

Il Congresso delle Famiglie di Verona, per dichiarazione esplicita di Gandolfini, è un incontro tra persone che si sentono “graniticamente” rappresentate dalla Lega (e dal partito satellite di Fratelli d’Italia) e a loro intendono portare i loro voti alle europee.

Per questo dal palco sfileranno Salvini, Fontana, Bussetti, Zaia, Sboarina più la paraleghista Meloni.

La nostra valutazione come Popolo della Famiglia è che Verona dovrebbe pesantemente contestare quei ministri anziché offrire una platea plaudente e l’endorsement esplicito di voto alle europee, che immiserisce i temi pro-life consegnandoli alle insegne leghiste.

Che è sempre la Lega della prostituzione statalizzata, la Lega che fa da relatore alla legge sull’eutanasia, la Lega della contraccezione gratuita in Lombardia, la Lega che promuove la Ru486, la Lega che cambia la legge sul seppellimento dei bambini abortiti e li trasforma in rifiuti ospedalieri ma fa seppellire al cimitero cani e gatti. La Lega che ha lasciato che la triptorelina diventasse farmaco liberamente prescrivibile e pure gratuito, la Lega che vuole i patti prematrimoniali. La Lega che in legge di bilancio non ha messo un euro per la famiglia o per una lotta seria alla denatalità.

Salvini a Verona prometterà. La Meloni dal palco copierà la proposta sul reddito di maternità su cui noi raccogliamo da mesi le firme.

Ma saranno chiacchiere al vento per raccattare voti. Ad oggi, zero provvedimenti di legge per la famiglia. Eppure hanno tutte le leve del potere in mano.

A Verona tutta la platea dovrebbe alzarsi e fischiarli. Invece applaudiranno le chiacchiere inutili e prometteranno i voti, schiacciando le istanze pro-life su una posizione ideologica e partitica di estrema destra, così facendo isolandole.

Un colossale cumulo di errori. Privo di vantaggi, se non individuali per qualcuno.

Questa è la nostra valutazione e per questo il PdF non partecipa al Congresso di Verona.


"Un congresso che va difeso, non sostenuto"

di Gabriele Marconi

#LaCroce quotidiano, 23 marzo 2019

"Nell’ultima settimana il World Congress of Families di Verona ha ricevuto una mole smodata di contestazioni, innervate anche da resoconti trasversali da parte della stampa mainstrem e liberal che, affidandosi ad 'inchieste' di testate meno quotate e radicali, ha rilanciato come certi elementi privi di riscontro ai danni di alcuni dei relatori".

(...)

"Tra le voci che anno denunciato la follia dell’assalto spicca quella, appassionata, di Costanza Miriano, che nel suo blog ha gridato 'La famiglia non è di destra!'. Rimproverando al mondo della politica la nulla attenzione finora dimostrata al tema della famiglia e la solerzia con cui la sinistra si è mossa per contrastare quella che potrebbe essere una significativa messa a tema della questione di fronte all’abissale crisi demografica, Miriano s’interroga – in via perlopiù retorica – su come la dialettica delle ultime settimane ha trasformato la battaglia in una prerogativa di destra.

Nei suoi 'quanto sarebbe bello se…' a Verona si dessero appuntamento gli esponenti di tutte le grandi realtà aggregative italiane, l’autrice e giornalista non include solo il neo-eletto segretario del PD Nicola Zingaretti (invocando una tregua politica sulla famiglia), ma si rivolge anche alla CEI, memore di come il Family Day sia stato abbandonato alla stesse stregua. Miriano coglie una questione essenziale: la famiglia è un costituente così fondamentale della società che non può essere reclamata da nessun colore politico. Nessuna forza dovrebbe perciò respingerla, men che mai in un modo così radicale come stanno facendo PD, M5S e gli ex-LeU, adducendo una dialettica autoreferenziale di conflitto contro chi si pone il proposito di riportarla al centro del dibattito pubblico.

Per lo stesso motivo, essa non può e non deve essere consegnata a nessun fronte politico.

È esattamente questo il limite del WFC, impossibile da trascurare.

La reazione oppositiva che sta subendo il Congresso echeggia senza dubbio quelle che subirono le Sentinelle in Piedi e i Family Day nel 'quinquiennio della resistenza' (2013-2018) del mondo pro-family italiano: ha la loro stessa matrice, si sviluppa nella stessa dinamica e attraverso lo stesso stile.

La stessa prevaricazione, lo stesso rifiuto di misurarsi pubblicamente in una disputa, la stessa aspirazione di squalificare a priori l’avversario, di interdirgli qualsiasi facoltà di esprimersi. La stessa repulsione viscerale, animata da una furia post-ideologica.

Probabilmente gli stessi mandanti. Poiché subisce la stessa ingiustizia, essa va senza dubbio difesa, allo stesso modo.

Ma tale reazione non ha lo stesso destinatario, o meglio ha un destinatario definito in tutt'altro modo, perciò non ha lo stesso valore.

Non è stata una scelta degli antagonisti quella di connotare politicamente il Congresso. Si registra naturalmente (non v’è motivo di dubitarne) che gli organizzatori abbiano invitato gli esponenti delle istituzioni a prescindere dalla loro appartenenza partitica (Di Maio, nella fattispecie, secondo le più recenti dichiarazioni, è stato invitato), ma il Congresso non ha assunto una dimensione eminentemente politica per sottrazione, per antitesi subita.

Essa è stata chiarita oltre ogni dubbio nelle ultime settimane di avvicinamento alla manifestazione per bocca di Massimo Gandolfini, presidente del Comitato Difendiamo i Nostri Figli (già rinominato associazione “Family Day”) al convegno di Fratelli d’Italia a Firenze, proclamando il partito come 'graniticamente coerente' sui 'temi fondamentali di vita, famiglia e libertà educativa' (16 marzo) secondo le istanze presentate dal Family Day.

Terminava assicurando, in vista e a nome del Congresso 'l’impegno morale, come imperativo categorico, di dire ovunque, in tutti i collegi, per le prossime Elezioni Europee di sostenere gli uomini e le donne di Giorgia Meloni. […] Ci ricorderemo di chi ha sposato convintamente i nostri principi nel segreto della cabina non faremo mancare il nostro voto'.

Due giorni dopo un suo Comunicato, citato negli stessi termini in una conferenza di presentazione del Congresso alla stampa, allargava il conferimento a tutte le forze di centrodestra: 'confermiamo il nostro pieno appoggio ai partiti (Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia) che fino ad oggi ci hanno sostenuto nella battaglia a favore dei principi non negoziabili e ringraziamo in particolare i ministri Salvini, Fontana e Bussetti che con coraggio hanno accettato di sfidare la macchina del fango e delle menzogne, manifestando anche dentro il governo, l’impegno a sostenere la ‘bellezza’ della famiglia naturale'.

Sono dichiarazioni che non hanno riscontro nella storia parlamentare recente di queste sigle, di nessuna di esse.

Nelle tre leggi che hanno costituito i punti nodali della deriva antropologica della passata legislatura - Divorzio Breve, Unioni Civili, Biotestamento – nessuna delle 3 forze parlamentari tra Camera e Senato ha dato in maggioranza voto contrario (nemmeno Fratelli d’Italia).

Né nella presente, durante i 9 mesi e ½ di governo gialloverde la situazione è mutata.

Il Congresso si svolge proprio mentre in Parlamento sono approdate le leggi sulla regolamentazione dell’eutanasia e della prostituzione, della prima sono co-relatori un deputato grillino e uno leghista (Roberto Turri che ha dichiarato di come alla Lega interessi una 'soluzione condivisa'), della seconda, pallino del vice-premier Salvini, l’esclusiva è del Carroccio, alla seduta del Consiglio dei Ministri del 28 febbraio è stato approvato inoltre un disegno di legge per introdurre gli accordi prematrimoniali nel codice civile, di cui il ministro Fontana è un promotore.

Né l’operato del ministro Bussetti, lodato dalle associazioni organizzatrici per la sua circolare 'anti-gender', si è dimostrato difensivo della libertà educativa quando ad inizio gennaio ha estromesso la riforma del costo standard dalla Legge di Bilancio, non volendo concedere quelli che lui reputa privilegi per le paritarie.

Per tacere degli innumerevoli effetti tragici dell’inazione governativa, dalle trascrizioni ed iscrizioni 'omogenitoriali', passando per la proliferazione dei cannabis-shop, fino alla triptorelina o delle delibere di Regione Lombardia e Veneto (patrocinante l’evento), dove reggono le amministrazioni di centrodestra a trazione leghista.

Qual è il sostegno alla battaglia a favore dei principi non negoziabili di cui parla Gandolfini?

È forse possibile sostenere le associazioni che combattono suddetta battaglia operando nelle istituzioni in senso del tutto contrario?

Sono dichiarazioni palesemente mendaci.

Ma la menzogna è purtroppo il meno preoccupante degli aspetti di queste dichiarazioni: 'impegno morale, imperativo categorico, pieno appoggio' non sono locuzioni che manifestano un’interlocuzione con i partiti interessati né istituzionale né indipendente. Esprimono invece un chiaro indirizzo politico e una scadenza, le Elezioni Europee, con il tono trionfale tipico che fa seguito ad un contratto appena controfirmato. Gli antagonisti possono ignorarle in parte o del tutto (è sicuramente così), ma sono dichiarazioni che assegnano al Congresso una valenza politica, partitica e una finalità elettorale. Quella stessa valenza che s’intuisce ad una valutazione superficiale, come l’opinione di vari editoriali, è stata purtroppo confermata: a Verona comincia la campagna elettorale di Salvini e dei suoi gruppi oramai satelliti (probabilmente la lista di Meloni-Toti).

Così si è avviata la corsa al consenso di sinistra e pentastellati in senso reattivo al Congresso, in risposta alla connotazione politica di centrodestra dell’evento.

Il che ha determinato un primo, sensibile effetto deteriore per cui non è possibile sovrapporre il bersagliamento che subirono Sentinelle in Piedi e Family Day a quello che sta subendo il Congresso. Quest’ultimo è osteggiato anche e soprattutto perché sede di un’enclave salviniana, un territorio di conquista per il centrodestra, già consegnatosi.

Chi bisognerebbe avvisare che la famiglia non è di destra?

Altri organizzatori assicurano – Filippo Savarese soprattutto – che agli interlocutori politici non verranno risparmiati rimproveri anche severi per le iniziative di cui si stanno rendendo protagonisti.

Ben vengano, ma quand’anche dai palchi venissero espresse queste riserve, a quale effetto possono puntare, in un contesto che è già stato presentato, inquadrato, indirizzato ad una dimensione politica, partitica ed elettorale?

Suoneranno come un monito irrefutabile, o assolveranno semmai al compito di salvaguardare la posizione degli organizzatori, in un gioco delle parti con esito win-win?

Mario Adinolfi è stato lapidario, affermando che solo la contestazione è un atteggiamento consequenziale all’operato dei ministri.

Non è un mistero che la linea politica del Popolo della Famiglia abbia scontentato diversi negli ambienti pro-family (non tornerò sui motivi per i quali è così facile esprimere biasimo verso chi l’assume, avendone già scritto in questa sede). Ma la congiuntura in cui si svolge il Congresso è tale da sorprendere per la facilità con cui vengono marginalizzati i pregiudizi sugli interlocutori.

La concentrazione delle iniziative legislative (e non) di governo e maggioranza degli ultimi 50 giorni - esattamente durante la marcia di avvicinamento al Congresso - pareggia sostanzialmente l’intera legislatura Letta-Renzi-Gentiloni in materia di principi non negoziabili; e la inoltra nella deriva, da Biotestamento ad Eutanasia, da Divorzio Breve a Patti Prematrimoniali.

Se oggi non è un problema avere Matteo Salvini sul palco mentre il suo partito preme in quella direzione, qual era il problema con Matteo Renzi?

Perché, se il Congresso della Famiglie vive del medesimo afflato del Family Day, il Family Day per Renzi non aveva che parole di contestazione? Gli organizzatori avrebbero accolto Matteo Renzi sul palco, prima di sentirgli dire che dei milioni in piazza non poteva fregargliene di meno, finché aveva i numeri in Parlamento?

Stefano Fontana su 'La Nuova Bussola Quotidiana' individua bene il criterio di preferenza a priori, evidenziando che cambia la configurazione dei partiti, in questo caso 'più fluida o addirittura contenente alcuni elementi di accettabilità'.

Tuttavia, alla prova parlamentare, governativa ed amministrativa questi elementi sono decaduti, mentre è emersa un’equivalenza nella prassi, dove hanno già prevalso le 'correnti radicali'. Il confronto aperto è stato già trasformato, con le dichiarazioni della vigilia, in 'un appiattimento… nella forma dell’endorsement, su uno o l’altro partito'. Il rischio d’identificazione da cui Fontana mette in guardia è stato già concretizzato. Un rischio più grave ancora è il suo corollario. La repulsione e la violenza subita dal Congresso, quest’enorme risorsa nel dare testimonianza di quanto il normale, il naturale e l’ovvio siano diventati intollerabili all’egemonia culturale e mediatica che lo avversa, diventa un capitale altrui e un capitale immediatamente investibile senza la mediazione da parte degli organizzatori.

La polarizzazione politica del Congresso riverbera immediatamente sui politici presenti e le forze che guidano il favore popolare guadagnato dalla persecuzione. L’onda che si abbatte sul Congresso può essere cavalcata solo da quei politici che hanno già una sfera d’influenza costituita.

Il consenso conseguente non è un consenso di cui gli organizzatori hanno la forza di disporre (se non in minima parte, quella che fa riferimento regolarmente al mondo pro-family organizzato), eventualmente dirottandolo poi su altri, nel caso si verificassero a titolo definitivo i tradimenti nelle istituzioni. Una volta che gli interlocutori si siano assicurati la collocazione e il titolo di Defensores Familiæ, nella percezione pubblica non rimarrà il ruolo autoritativo di chi l’ha conferito, eccedendo di molto la loro portata ordinaria; perciò questi ultimi non potranno revocarlo.

I danni di una simile conclusione possono essere molto più pesanti delle ingiurie subite dagli organizzatori.

Il Congresso va difeso (e a spada tratta) dalle ignobili offensive che subisce da ogni parte. Ma per la sua polarità politica non può essere sostenuto, se non accettando il rischio di calamitare sui partiti presenti una mole di consenso poi incontrollabile, inattaccabile dalla successiva azione istituzionale in violazione dei principi non negoziabili.

La partecipazione al Congresso si delinea come un’approvazione a scatola chiusa, una ratifica più che una scommessa, sui rappresentanti presenti e il loro operato attuale".

Nell’aderire all’evento, fosse anche soltanto la Marcia conclusiva, non si può esprimere una riserva, non si può lanciare un messaggio diverso da quello che Massimo Gandolfini ha voluto fissare come presupposto. Certo, si può far mancare il proprio voto il 26 maggio, ma quanti altri saranno convogliati, di quanti altri in balia dell’informazione selettiva che li raggiunge, convinti dalla eco del Congresso, senza che sia possibile intercettarli dopo?

C’è una grave responsabilità nel marciare al ritmo della propria sola intenzione, mentre chi detta il tempo ha già previsto un’altra parata. Una responsabilità che nessuno degli organizzatori si può prendere, che nessuno avrà la capacità di gestire. Ci si ritroverà vittime e cooperatori di una versione appena più fine del raggiro del rosario sventolato. Passare al #SalviniCiRicorderemo,dopo, servirà a poco.


"Bonino, Cirinnà e Boldrini stiano serene. A Verona smentiremo le loro menzogne e mostreremo la bellezza della famiglia"

Associazione Family Day – CDNF, 18 marzo 2019

“Potete stare serene, Emma Bonino, Monica Cirinnà, Laura Boldrini e compagne varie: la vostra macchina del fango contro il Congresso di Verona verrà smentita dai fatti.

In particolare il mondo italiano presente al congresso non dirà proprio nulla che sia contrario alla nostra Costituzione: la famiglia è una società naturale fondata sul matrimonio (art.29), il diritto di educazione spetta a papà e mamma (art.30), la donna deve essere messa in condizione di poter liberamente scegliere il progetto della sua vita, fra famiglia e lavoro fuori casa (art.37).

Dunque, garanzie di sostegno anche economico perché questa libera scelta si concretizzi, trovando conciliazione fra accudimento della famiglia e mondo del lavoro.

E si concretizzi anche l’articolo 31 della Costituzione, certamente il più negletto dal ’48 ad oggi: il sostegno alle famiglie numerose, vero antidoto alla devastante denatalità che ammorba il nostro Belpaese”, così Massimo Gandolfini risponde agli attacchi provenienti da alcuni ambienti di sinistra e del femminismo più radicale.

“Sono completamente false, pretestuose e prive di ogni fondamento le affermazioni che vorrebbero il Congresso una sorta di palcoscenico per imposizioni ideologiche contro la donna, ridotta in schiavitù da uomini brutti, sporchi e cattivi.

‘State serene’ il popolo del Family Day ama le famiglie, le donne e i bimbi e sa benissimo che senza il genio femminile la società non sta in piedi.

Molte sono infatti le nostre militanti che, oltre ad accudire numerosi figli, ogni mattina si alzano per svolgere la loro professione, dando il meglio di loro stesse sia a casa sia nell’ambiente di lavoro.

Per questa ragione confermiamo il nostro pieno appoggio ai partiti (Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia) che fino ad oggi ci hanno sostenuto nella battaglia a favore dei principi non negoziabili e ringraziamo in particolare i ministri Salvini, Fontana e Bussetti che con coraggio hanno accettato di sfidare la macchina del fango e delle menzogne, manifestando anche dentro il governo, l’impegno a sostenere la ‘bellezza’ della famiglia naturale”.

“Certamente non sosterremo mai quei partiti che chiedono l’applicazione della 194 solo nell’ottica del diritto d’aborto e negano l’aiuto alla madre in difficoltà, che sostengono il diritto di suicidio, anche negando l’obiezione di coscienza, che omologano famiglia naturale e unioni civili, che violano il diritto dei bimbi di avere mamma e papà, con pratiche di ingegneria sociale come l’utero in affitto e le adozioni omogenitoriali, e cercano di mettere mano addirittura sullo sviluppo della pubertà maschile/femminile, che invocano il diritto di droga libera e l’educazione di stato ‘gender’.

A Verona saremo tanti, ordinati, sereni, con tantissime famiglie e bimbi, senza insulti verso chiunque, senza slogan maleducati e ignobili, senza bestemmie, che offendono prima e soprattutto proprio chi li proferisce” conclude Gandolfini.

XIII Congresso Mondiale delle Famiglie (WCF XIII)

"Il Congresso Mondiale delle Famiglie, che si terrà a Verona a partire dal 29 Marzo e che culminerà nella Marcia di Domenica 31, sarà la manifestazione di popolo pro family e pro life più importante tenutasi nel nostro paese, dal Family Day del 30 gennaio 2016.

La classe politica che tradì le ragioni delle centinaia di migliaia di famiglie del Circo Massimo ha perso il potere politico, pur conservando il controllo dei giornali, delle televisioni, della scuola, dell’Università e della magistratura.

E’ innegabile, però, che dopo le ultime elezioni dell’anno scorso la scena politica italiana è completamente cambiata. Ed è in questo che risiede la differenza tra le due manifestazioni pro-family. Il Congresso di Verona è la naturale prosecuzione dei Family Day di Piazza San Giovanni e del Circo Massimo.

Solo che a Verona, ad appoggiare le istanze delle famiglie italiane, ci saranno anche il Ministro degli Interni, quello della Famiglia e quello della Pubblica Istruzione, oltre a tante personalità politiche che hanno sempre dimostrato particolare sensibilità su questi temi. Uno scenario impensabile solo fino all’anno scorso.

E’ un cambiamento storico, che incute timore ai nemici della famiglia, della vita e della libertà di educazione.

(...)

In realtà, il Congresso delle Famiglie, così come i due precedenti Family Day, vuole riportare la famiglia italiana, vera spina dorsale del nostro Paese, al centro di ogni azione politica anche attraverso un’azione culturale capace di riaffermare la tutela giuridica della vita nascente, dei diritti dei bambini che devono avere la precedenza sui desideri degli adulti, della bellezza del matrimonio e che abbia a cuore la salute e la dignità della donna.

In sintesi, tornare a rispettare e mettere in pratica il dettato della Carta Costituzionale, tradito dal sistema di potere e culturale che ha governato l’Italia negli ultimi quarant’anni, che all’articolo 31 impone alla Repubblica di agevolare “con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose” e proteggere “protegge la maternità, l’infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo”.

A Verona verrà rappresentato un modello culturale che ha una visione del bene dell’uomo e del modello di società da costruire agli antipodi rispetto alla cultura della morte che tanti disastri ha prodotto in Europa e in Italia negli ultimi quarant’anni.

La vera novità, che rappresenta il vero cambiamento, è che mai come in questo momento storico si sono create le condizioni politiche per invertire la tendenza e ribaltare il piano inclinato che ci stava portando lentamente, ma inesorabilmente all’auto-distruzione.

Per tutti questi motivi sarà di fondamentale importanza esserci.

Chi ha a cuore la Famiglia e la Vita sarà a Verona".

A cura di Giuseppe Focone

Dal sito: "Voce Controcorrente"

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Festa del papà o festa al papà?

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Festa del papà o festa al papà?

di Marcello Adriano Mazzola, "Il Fatto Quotidiano", 19 marzo 2019

Oramai siamo a quella che io chiamo “uomofobia” o fobia del solo genere maschile in quanto uomo e in quanto padre.

La campagna che da anni i mass media, enti istituzionali e associazioni ci propongono è appunto quella del dogma che vuole tutti gli uomini/padri come esseri violenti, genitori inadeguati, primordiali e poco intelligenti.

E all’opposto tutte le donne/madri come esseri non violente, vittime, evoluti e molto intelligenti.

Un’antropologia sociale ed ideologica 2.0 inquietante che si pone talmente in violazione dei sacri principi costituzionali (articoli 2, 3, 29, 30 Cost., giusto per citare i principali) da non meritare neppure ulteriori dissertazioni.

(...)

Feltrinelli in queste ore finge di fare marketing pro-padri in occasione della festa del papà, promuovendo la seguente campagna sessista, secondo cui egli è un genitore di serie B, perché si sa che i figli vogliono bene solo (o soprattutto) alle mamme.

Dopo aver ricevuto in queste ore centinaia email di sdegno ha provveduto a rimuoverla dal sito ma non dalle centinaia di store in tutta Italia.

La direzione tracciata oramai è ben chiara, perlomeno per chi non porti lenti ideologiche: da un lato, defilato, abbiamo gli uomini e dall’altro le donne.

Da un lato, defilato, i padri, e dall’altro le madri.

Tra poco gli uomini avranno spazi angusti tutti per loro sui bus e nelle scuole. Vi ricorda mica l’apartheid tutto ciò?

Dunque anche la festa del Papà viene trasformata nella “Festa al Papà”.

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Come grido di sabbia. Padre Pierluigi Maccalli rapito da sei mesi

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Come grido di sabbia. Padre Pierluigi Maccalli rapito da sei mesi

di Mauro Armanino, "Avvenire", 16 marzo 2019

Proprio questa domenica, 17 marzo, sono sei mesi esatti dal rapimento di padre Pierluigi.

Un’eternità presa in ostaggio da sconosciuti che una notte di settembre l’hanno portato via.

Non sospettavano minimamente la portata del gesto che hanno compiuto: che Pierluigi Maccalli, missionario, diventasse testimone nel silenzio della sabbia del Sahel che lo custodisce come solo lei sa fare.

Tracce di Vangelo mai come adesso intessute di assenze crocifisse.

Un esodo di sabbia, come di sabbia sono le parole che accompagnano la traversata del deserto.

Una Quaresima prigioniera e dunque dal sapore di terra promessa, che solo da lontano si può scorgere.

Come in uno specchio che riflette l’immagine di una sconfitta che porta il sospetto, nascosto, di resurrezione. Sei mesi di vuoto che squarcia le apparenze che assediano la nostra vita odierna.

Prigionieri, in realtà, siamo noi, finti liberi di muoverci, parlare, agire e tradire. E non ci accorgiamo di essere, ormai da tempo, ostaggi delle paure e delle ipocrisie che ci fanno recitare ogni giorno a soggetto. La commedia dell’arte di vivere che abbiamo dimenticato nel copione delle connivenze coi poteri che ci pedinano.

Pensiamo di essere liberi eppure con l’umana tentazione di servitù volontarie che fanno amare catene, gabbie e prigioni.

Maccalli è l’unico libero tra noi. Libero di lasciare che la verità torni a scrivere parole di sabbia nelle sue giornate assenti. Lui, testimone della follia e della menzogna della violenza che dal Golgota ha migrato nel Sahel. Anche la Resurrezione, comunque, si trova qui e sei mesi sono tre giorni oppure quarant’anni. Dalla roccia evade l’acqua e dalla sabbia la libertà.

Gridano i sassi e grida la sabbia. Gridano il suo silenzio mentre le nostre, troppo spesso, vane parole sono messe a tacere. Mai come adesso è Maccalli l’unico missionario sepolto nel vangelo di sabbia che poi è l’unico compatibile col Sahel. Le pietre non diventano pane e i regni, visti da qui, sono fugaci e ingannatori. L’essenziale è invisibile agli occhi e proprio per questo Pierluigi è l’unico a vedere la gloria che si nasconde nella povertà. Non è mai stato ricco come adesso, libero e custode dell’unico segreto che solo ai piccoli viene rivelato.

Beati sarete voi quando diventerete ostaggi dei poveri e non salverete nessuno.

Il regno di sabbia vi appartiene.

Chi ha occhi per vedere, veda e ascolti.

Niamey, 17 marzo 2019

Padre Mauro Armanino
"Avvenire", sabato 16 marzo 2019

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Padri offesi nelle libreria “de sinistra”

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PADRI OFFESI NELLE LIBRERIE “DE SINISTRA”

di Davide Vairani

#LaCroce quotidiano, 19 marzo 2019

Entro in libreria per curiosare e un cartello promozionale posto in bella vista all’ingresso mi annuncia uno sconto del 15% su una selezione di libri, valido sia in libreria che online fino al 19 marzo.

Non so resistere alla passione per i libri e mentre butto gli occhi sullo spazio promozione ne comprendo la ragione: la “Festa del Papà”!

Perfetto, ho la scusa giusta per comprarmi un libro, sono o non sono un papà?

Un invito a nozze.

Poi mi viene di spostare lo sguardo sulla destra del cartello promozionale a sfondo tutto verde.

Si vede il disegno stile cartoon di un bimbo sulle spalle del proprio papà, un individuo barbuto: in alto la scritta “Festa del Papà” e più in basso un suo pensiero (del bambino): “Io comunque preferisco la mamma”.

Un messaggio sgradevole e stupido, oltre che offensivo e denigratorio nei confronti di tutti i papà.

Non si comprende quale beneficio possa portare all’azienda una campagna di questo genere.

Evidentemente tante persone hanno provato lo stesso sentimento di indignazione se sul sito ufficiale della casa editrice è stata sostituita la pubblicità incriminata con un immagine di un ragazzo che legge un libro e sopra la scritta: “Il mio papà è un SUPER EROE-LETTORE”.

Resta però la precedente pubblicità in tutti i 122 punti vendita italiani.

Se volete la mia personalissima opinione, c’è di più dietro a quello che potrebbe apparire un mero errore di strategia di marketing e comunicazione.

Il Gruppo Feltrinelli: 63 anni di storia, 2000 addetti, 17 milioni di titoli venduti all’anno, 122 store in Italia, 1 milione 500 mila utenti social. Un impero di tale portata non commette un errore di sbaglio.

La verità la si trova spesso nei dettagli e nelle piccole cose, come una campagna pubblicitaria.

E la verità è che in Italia la cultura è tendenzialmente sempre di sinistra.

Occorre pagare dazio ad una cultura femminista post’68 che non tollera il maschile.

Il maschio responsabile di ogni limitazione della donna, in ogni campo e settore della vita pubblica e privata, il maschio che vuole la donna in cucina, a sfornare figli, niente lavoro, il maschio che usa la donna per i suoi desideri, il maschio orco, patriarcale e medievale.

La sto facendo più grossa di ciò che è?

Me lo auguro, ma non ne sono così sicuro.

Un gruppo editoriale come "La Feltrinelli" avrebbe anche solo potuto immaginare di affidare una campagna promozionale simile per la Festa della Donna?Non credo proprio.

Giangiacomo Feltrinelli fondò il gruppo omonimo nel 1954 e fu l'artefice di numerose operazioni editoriali popolari, pubblicando importanti libri a prezzi accessibili in un'Italia che faticosamente stava ancora riprendendosi dalle devastazioni della seconda guerra mondiale.

Ma Feltrinelli era anche altro.

Appartenente a una ricchissima famiglia della borghesia milanese, Giangiacomo partecipò molto giovane alla Resistenza nelle formazioni partigiane di sinistra.

Nel 1970 fondò i GAP (Gruppi d'Azione Partigiana), una delle prime organizzazioni armate di sinistra della stagione degli anni di piombo.

I Gruppi d'Azione Partigiana (GAP) – che riprendevano la sigla dei Gruppi di Azione Patriottica della Resistenza italiana - erano un gruppo paramilitare d'ispirazione guevarista che, come altri al tempo, riteneva che Palmiro Togliatti avesse ingannato i partigiani, prima promettendo la Rivoluzione comunista, per poi all'ultimo tradirli, il 22 giugno del 1946, bloccando qualsiasi moto rivoluzionario in Italia. Ma, a differenza dei successivi gruppi eversivi di sinistra e in generale della moda imperante all'epoca in quegli ambienti, non prendeva le distanze dall'URSS in nome di “una rivoluzione più rivoluzionaria”, ma, piuttosto, riteneva che nonostante tutti quelli che potevano essere i lati oscuri dell'Unione Sovietica (egli stesso si dichiarava anti-stalinista e pubblicò difatti Pasternak, scrittore dissidente), essa stessa fosse l'unica speranza per il successo della rivoluzione nel mondo.

Più in generale, Feltrinelli ipotizzava un esercito internazionale del proletariato, composto da molteplici avanguardie strategiche rivoluzionarie, ispirandosi in questo al Vietnam, alla Corea del Nord, alla Cina (definita dallo stesso editore quale "prima riserva strategica rivoluzionaria") ed agli Stati socialisti del Patto di Varsavia. La cultura rappresentava uno strumento importante per formare le masse alla coscienza rivoluzionaria, tanto è che il filo rosso editoriale del Gruppo era quello di stampare e diffondere le opere di Marx e di Che Guevara.

La vita di Feltrinelli finì tragicamente il 15 marzo del 1972, quando sotto il traliccio di un palo dell’alta tensione nella periferia di Milano viene ritrovato il corpo dilaniato di un uomo: giorni dopo viene data la notizia che quel corpo saltato in aria dopo un esplosione era quello di Giangiacomo Feltrinelli.

Ma questa è un'altra storia, che ancora oggi è avvolta nel mistero.

Buona Festa del Papà ...

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