Matrimonio, la ricetta impossibile

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Matrimonio, la ricetta impossibile

di Davide Vairani

#LaCroce quotidiano, 06 marzo 2019

"Quanto più un’epoca è immersa nella notte del peccato e della lontananza da Dio,
tanto più c’è bisogno di anime unite a Dio.
E Dio non le lascia mancare.
Nella notte più oscura sorgono i più grandi profeti-santi"
Edith Stein, 'Nel castello dell'anima'

Alzi la mano chi sta vivendo - con profondo turbamento e strisciante pessimismo - quella che appare sempre più “un’epoca immersa nella notte del peccato e della lontananza da Dio”, che sembra travolgere anche la barca di Pietro?

Presente!, lo ammetto. Hai come la sensazione che il furbo e potente Berlicche stia come per vincere la partita e, gongolante, annunciare in pompa magna che Dio è morto e che se anche fosse vivo non c’entra nulla con la nostra vita: proprio gli uomini che si dicon di Dio, con i propri comportamenti scandalosi, sono lì a dimostrarlo.

Poi ti guardi intorno e nella complessa trama di relazioni interpersonali vedi quella “santità della porta accanto”, di quelli che vivono vicino a noi e sono un riflesso della presenza di Dio, o, per usare un’altra espressione, “la classe media della santità”.

Solo duecento chilometri mi separano da due “fuori-classe della santità”, che - per me - hanno il volto di Anita Baldisserotto e Giuseppe Signorin, la marito-moglie band dal nome impronunciabile “Mienmiuaif”.

L’ultima uscita della collana “UOMOVIVO – umorismo, vita di coppia, Dio”, di Berica Editrice, dal titolo “Mienmiuaif Cake. Il libro che non ti insegna a cucinare” è un breviario di santità nella quotidianità che apre il cuore.

Lo scrive anche Costanza Miriano nella prefazione:

“Dovevo dirlo per onestà, e adesso forse la mia prefazione potrebbe non suonarvi affidabilissima, però è l'amore che ci fa conoscere davvero, dice sant'Agostino, quindi anche se li amo posso dire qualcosa di credibile su questo libro. Ecco, io dico che è un prezioso condensato di estetica - cioè la teoria dell'arte -, filosofia, teologia, umorismo, e soprattutto fede. È una specie di mappa per collocarsi nel mondo, c'è dentro tutto, c'è il senso della sofferenza e Netflix e i gatti, i libri e la musica, la Panda e la cheesecake, c'è Alfie e un matrimonio salvato da un'aspirina, le pentole bruciate nascoste e la Messa con le vecchiette, ci sono tecniche di preghiera da combattimento e cotolette e Radio Maria e Radio Deejay, c'è uno che non parla inglese e quasi finisce per confessarsi da un sacerdote americano, e non porta i meggins perché guida la Panda, c'è una che ha una voce d'angelo e fa morire dal ridere e piange molto”.

Il duo di Arzignano si è messo a quattro mani a scrivere le note di una storia d’amore, la loro.

“La vita è una torta ma questo non è un libro che ti insegna a cucinare”, sgombrano il campo Anita e Giuseppe.

E allora, che cos’è?

“Noi vogliamo proporre qualcosa di nuovo e un libro che non ti insegna a cucinare è sicuramente qualcosa di nuovo – proseguono-. Siamo una marito-moglie band con un nome assurdo, una cantante dalla voce angelica e uno pseudo chitarrista che non ci capisce granché di musica ma è molto ostinato e da anni costringe la sua dolce metà a non uscire dal gruppo come John Frusciante. Poi abbiamo un blog, facciamo video, selfie, usiamo i social, suoniamo in giro, la parte maschile del duo sta pure meditando di aprire una scuola di ballo. Oggi tutti vogliono insegnarti a cucinare, ma nessuno usa l'Ingrediente principale. Noi non ti insegniamo a cucinare, ma ti facciamo assaggiare una torta con l'Ingrediente principale. Buon appetito”.

Non è un manuale e neppure un bigino da copiare per essere felici. E’ come una miniera di pepite d’oro da imitare nel rileggere le trame della nostra quotidianità alla luce della Presenza di Dio.

Basta prendere in mano l’indice dei sette capitoli del libro e te rendi conto subito:

  1. “Il nostro libro non ti insegna a cucinare ma in compenso ti racconta come lo pseudo chitarrista dei Mienmiuaif ha abbordato la cantante (Anita)” - pag. 11;
  2. “Il nostro libro non ti insegna a cucinare ma in compenso affronta questioni estetiche mica da ridere (Giuseppe)” - pag. 45;
  3. “Il nostro libro non ti insegna a cucinare ma in compenso parla di un sacco di cose a caso che però in qualche modo riguardano l’Ingrediente principale (Mienmiuaif + special guest)” - pag. 67;
  4. “Il nostro libro non ti insegna a cucinare ma in compenso ha un capitolo introspettivo e conclusivo che invece di essere alla fine è adesso (Mienmiuaif)” - pag. 91;
  5. “Il nostro libro non ti insegna a cucinare ma in compenso è ripieno di cake news (InstaMienmiuaif)” - pag. 97;
  6. “Il nostro libro non ti insegna a cucinare ma in compenso ha una playlist di preghiere da paura come la barba hipster dello pseudo chitarrista (papi, santi, beati, autori sconosciuti, tutta gente in gamba comunque)” - pag. 107;
  7. “Il nostro libro non ti insegna a cucinare ma in compenso ha una ciliegina sulla torta in latino (Mienmiuaif)” - pag. 117.

“La gioia, che fu piccola appariscenza del pagano, è il gigantesco segreto del cristiano”, scriveva G.K. Chesterton nella parte finale di “Orthodoxy”, nel 1908.

Quello che mi colpisce di loro due è l’umorismo con il quale sanno vivere e che cosa c’è di più rassicurante che vedere che davvero si può vivere così?

A scanso di equivoci, l’umorismo cristiano non ha nulla a che spartire con quella comicità che si alimenta degli aspetti bizzarri della vita per divertire e divertirsi in un mondo senza speranza; e nemmeno si avvicina a quell’ironia sagace e sarcastica che prende tutto e tutti per il naso nell’illusione di sopravvivere così ad un destino cinico e baro.

L’umorismo cristiano è libero, ha in sé gli ingredienti per convertire il pessimismo in audacia, il disprezzo in pietà, l’insofferenza dei limiti in feconda accettazione. Questa benefica novità deriva dal fatto che, nell’ottica umoristica, l’esistenza e gli eventi ricevono senso e valore non in se stessi, ma in Dio che “sa di che siamo plasmati, ricorda che noi siamo polvere” (Salmi, 102, 14).

L’opposto dell’umorista è il corrucciato. Sprovvisto del senso del relativo, prende tutto sul serio, soprattutto se stesso. Dimentico della sostanziale debolezza umana, non sa compatire: il suo sorriso, quando c’è, è stentato; la sua presenza non suscita né fiducia né simpatia; parla di Dio come di un giudice e di un custode della legge più che di un padre. Quando un suo progetto fallisce o gli vengono meno gli amici, si lascia andare a un’amarezza che gli avvelena l’esistenza. Generalmente angosciato, è anche “pesante” perché carico dei propri punti di vista, dei propri umori, delle proprie disillusioni. Il cristiano che ha il sense of humour, invece, quando cozza contro la disillusione, comprende e sorride: comprende i suoi limiti e sorride del crollo delle sue illusioni. L’intelligenza del relativo lo sposta sul terreno dell’assoluto: può così collocarsi al suo giusto posto, in rapporto a un Altro immensamente più grande di lui, che lo avvolge con benevola Provvidenza.

“Mienmiuaif Cake” è attraversato da questo gusto per la vita.

Un assaggio?

Capitolo 3, pag.na 77: “Offri tutto: Gesù si prende anche la Coca Cola nel bicchiere sbagliato” (Capitolo scritto - escluso l’ultimo paragrafetto a sorpresa – dai Mienmiuaif insieme. Ma la penna rossa da maestrina ce l’aveva solo Anita).

“La scoperta delle scoperte – annotano il duo -. Perché quando le cose non vanno come vorremmo, quindi quasi sempre, ma in certi periodi proprio è un caos pazzesco, comunque possiamo offrire tutto a Dio. (…) Nulla va sprecato, se vissuto con Dio e per Dio. Tutto va in Cielo. Significa che se le cose vanno bene, si ringrazia, ma se le cose non vanno bene, si può ringraziare lo stesso perché si può offrire e Dio trasforma il male in bene. Se teniamo lo sguardo fisso in Alto, anche le cose di quaggiù, persino le peggiori, possono acquisire senso e valore. Noi offriamo tutto, sempre. Una giornata col mal di testa, a letto, che prima di incontrare Dio avremmo visto come sprecata, oggi assume un’altra forma. O come l'altra sera, in pizzeria, quando lo pseudo chitarrista ha versato la Coca Cola nel bicchiere sbagliato, il bicchiere con la candela. Era spenta, non si è nemmeno accorto, non fa parte della sua forma mentis un bicchiere di vetro con dentro una candela, ma la parte femminile del duo, quella arguta, ha visto tutto ed è riuscita a impedire in tempo che il marito mandasse giù pezzettini di cera corrosa da mezza lattina di Coca Cola. Anche cose così, offriamo tutto, Gesù si prende tutto. ‘Sia dunque che mangiate sia che beviate sia che facciate qualsiasi altra cosa, fate tutto per la gloria di Dio’. Ai tempi di san Paolo non c’era la Coca Cola, ma quello che disse agli amici Corinzi, perché non dovrebbe valere anche oggi per le bibite gassate? (…). Offrire tutto per il Paradiso, ecco, questo dà sapore anche alle cose di quaggiù. Sembra un paradosso, ma è quello che abbiamo sperimentato entrambi. Noi cristiani non perdiamo mai, perché quando viviamo una sconfitta, la offriamo come Cristo in croce, e la trasformiamo. Non esiste fallimento vero, per noi, perché quando falliamo, umanamente parlando, possiamo sempre offrire il fallimento. È stupefacente”.

"Chi si consegna senza ritorno al Signore viene da Lui scelto come strumento per costruire il suo regno […] - scrive Edith Stein ne ‘Nel castello dell'anima’-. I testi ufficiali di storia tacciono di queste forze invisibili e incalcolabili. La fiducia del popolo credente e il giudizio della Chiesa, a lungo provato e attentamente ponderato, però le conosce. E il nostro tempo si vede sempre più costretto, quando tutto il resto viene a mancare, a sperare l’ultima salvezza da queste sorgenti nascoste". Quali sono queste sorgenti nascoste? Sono anime in cui "la consegna amorosa, illimitata, a Dio e il reciproco dono divino, l’unione totale e continua, è la massima elevazione del cuore per noi raggiungibile, il più alto grado di preghiera. Le anime che lo hanno raggiunto sono realmente il cuore della Chiesa: in esse vive l’amore sommosacerdotale di Gesù. Con Cristo nascoste in Dio, non possono che irraggiare l’amore divino, di cui sono ricolme, negli altri cuori e così collaborare alla perfezione di tutti all’unità di Dio, che era ed è il grande desiderio di Gesù".

Anita e Giuseppe sono fatti così e lo sanno trasmettere in tutto ciò che scrivono, producono e fabbricano.

E il fatto che in qualche modo impattino con la mia vita mi aiuta non poco ad imparare da loro l’umorismo di Dio che solo ti viene da una familiarità con Cristo.

La familiarità con Cristo da cui nasce l’evidenza della sua parola come unica che dia senso alla vita, come possiamo viverla oggi?

Io conosco un solo modo, il metodo di Cristo, quel metodo che - con fatica e anche dolore - ho imparato a vivere da Don Luigi Giussani:

"Il modo c’è: la compagnia che da Cristo è nata ha investito la storia: è la Chiesa, suo corpo, cioè modalità della sua presenza oggi. È perciò una familiarità quotidiana di impegno nel mistero della sua presenza entro il segno della Chiesa. Di qui può nascere l’evidenza razionale, pienamente ragionevole, che ci fa ripetere con certezza ciò che Lui, unico nella storia dell’umanità disse di sé: Io sono la via, la verità, la vita".

E la Chiesa ha il volto concreto di donne ed uomini che - come Anita e Giuseppe – appartengono a quella lunga schiera della “classe media della santità”.

E’ proprio vero: “Nella notte più oscura sorgono i più grandi profeti-santi”.

Dimenticavo: “Mienmiuaif Cake. Il libro che non ti insegna a cucinare” è disponibile in formato cartaceo, ePub e Kindle su Amazon, nel sito di Berica Editrice e nelle principali librerie digitali.

Dimenticavo: “Mienmiuaif Cake. Il libro che non ti insegna a cucinare” è disponibile in formato cartaceo, ePub e Kindle su Amazon, nel sito di Berica Editrice e nelle principali librerie digitali.


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Author: Davide Vairani

Sono nato il 16 maggio del 1971 a Soresina, un paesino della bassa cremonese.
Peccatore da sempre, cattolico per Grazia.
Se oggi sono cattolico lo devo ad un incontro fondamentale con don Luigi Giussani che mi ha educato a vivere.