Il matrimonio non va più indebolito

Il matrimonio non va più indebolito

di Davide Vairani

#LaCroce quotidiano, 12 marzo 2019

Per Matteo Salvini il diritto di famiglia "va riformato". Il ministro degli Interni lo ha dichiarato rispondendo a una domanda sul ddl Pillon durante una conferenza stampa in Senato, insieme alla ministro Giulia Bongiorno e al sottosegretario Molteni nella giornata dell’8 marzo.

Concordo.

E’ proprio il senatore leghista “papà” del disegno di legge, Simone Pillon, a postare sulla sua pagina ufficiale di facebook la dichiarazione completa di Salvini:

“Il diritto di famiglia va riformato nell’interesse delle donne, degli uomini e dei bambini, così com’è oggi non funziona. Troppi uomini furbi non pagano gli alimenti nascondendo le loro proprietà, ma troppe donne utilizzano i minori con scopo ricattatorio: va riequilibrata la situazione a favore del minore usato come merce di scambio. Il ddl Pillon è un punto di partenza non di arrivo, si può migliorare, ma la parità di ex mogli ed ex mariti, e dei nonni che perdono i nipoti, è un punto su cui bisogna lavorare: troppo spesso i bimbi sono usati per le beghe degli adulti e questo mi fa imbestialire”.

Così Salvini. E Pillon condivide: “Grazie Matteo. Realista, come sempre. Ieri abbiamo finito le audizioni. Da oggi si lavora sul testo unificato. #ripresavaloriale”.

Concordo - in linea di massima - anche su queste ulteriori affermazioni.

Detto questo, verba volant et scripta manent.

E allora cambia tutto.

Sugli spartiti made in Lega sta scritta una musica che suona tutt’altra canzone.

Il Consiglio dei Ministri n. 48 del 28 febbraio 2019, su proposta del Presidente Giuseppe Conte, ha approvato dieci disegni di legge di delega per le semplificazioni, i riassetti normativi e le codificazioni di settore.

I testi approvati, alcuni dei quali sono collegati alla legge di bilancio per il 2019, fanno seguito e superano - ampliandone la portata - il disegno di legge in materia di semplificazione approvato in via preliminare dal Consiglio dei ministri n. 32 del 12 dicembre 2018.

Uno dei ddl reca la delega “per la revisione del codice civile”. All’art. 1 comma 1 lett. b) esso indica come oggetto di delega:

“consentire la stipulazione tra i nubendi, tra i coniugi, tra le parti di una programmata o attuata unione civile, di accordi intesi a regolare tra loro, nel rispetto delle norme imperative, dei diritti fondamentali della persona umana, dell’ordine pubblico e del buon costume, i rapporti personali e quelli patrimoniali, anche in previsione dell’eventuale crisi del rapporto, nonché a stabilire i criteri per l’indirizzo della vita familiare e l’educazione dei figli”.

Si tratta né più e né meno dei cosiddetti “accordi prematrimoniali”.

Mettiamo insieme il testo del ddl n. 735 - “Norme in materia di affido condiviso, mantenimento diretto e garanzia di bigenitorialità” e il testo di quest’ultimo ddl appena citato e la domanda sorge spontanea: quale concetto di famiglia ha – realmente - in testa la Lega di Salvini?

A parte il metodo - inaccettabile - con il quale l’iniziativa dell’attuale Governo sintetizza in poche battute una materia delicata e dirompente come quella del diritto matrimoniale espropriando Camera e Senato di ogni possibile approfondimento.

A sostenerlo è il Centro Studi Livatino che in una nota uscita ieri sul proprio sito web “manifesta sconcerto per la scelta del Governo, in linea con l’intento dissolutorio dell’istituto familiare, perseguito nella precedente Legislatura con le leggi sul divorzio breve, sul divorzio facile, e sulle unioni civili”.

E aggiunge: “gli accordi prematrimoniali riducono il matrimonio a un contratto come tanti altri che, come per la somministrazione di un servizio, disciplina le modalità di conclusione prima ancora di iniziare, in un’ottica di privatizzazione mercantile che penalizza la parte più debole”.

Di accordi prematrimoniali se ne era infatti discusso durante il governo Renzi con la proposta di n. 2669 depositata dagli on. Alessia Morani (PD) e Luca D’Alessandro (FI).

Peccato che – come sottolinea sempre il Centro Studi Livatino – ci siano due differenze non marginali:

  1. “quella, nella sua inaccettabilità, per lo meno si sottoponeva al confronto parlamentare, tant’è che poi non è stata approvata, mentre l’iniziativa dell’attuale Governo sintetizza in poche battute una materia delicata e dirompente, espropriando Camera e Senato di ogni approfondimento;
  2. in quella gli ‘accordi prematrimoniali’ erano volti unicamente ‘a disciplinare i rapporti dipendenti dall’eventuale separazione personale e dall’eventuale scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio’, mentre la delega attuale riguarda, oltre ai rapporti personali e patrimoniali in previsione della crisi del rapporto, anche ‘i criteri per l’indirizzo della vita familiare e l’educazione dei figli’”.

Sul ddl Pillon è come sparare sulla croce rossa. Saranno pure finite le audizioni in commissione, ma se il testo è stato stroncato e bocciato da parte del Consiglio nazionale forense, da numerosi magistrati, dall’Unione nazionale delle Camere Civili, dal Forum delle Associazioni Familiari, dallo stesso Centro Studi Livatino, dall’AIAF (Associazione Italiana Avvocati per la Famiglia e per i Minori) e – non da ultimo - dall’Associazione “Maison Antigone”, ci sarà pure motivo di seria riflessione sul fatto che trattasi di un testo totalmente da riscrivere.

A tal proposito, consiglio a tutti la lettura del dossier di 240 pagine presentato dall’Associazione “Maison Antigone” in audizione alla II Commissione Giustizia del Senato il 15 gennaio scorso che smonta pezzo dopo pezzo tutta l’impalcatura sul quale è basato il ddl Pillon, a partire dal concetto di bigenitorialità, mostrando i disastri provocati in quei Paesi nel quale si è assunto tale principio a modello (qui allegato).

Tra i numerosi contributi tecnici allegati al dossier, ve ne sono molti a firma del presidente dell’Associazione, l’Avv. Michela Nacca (Avv. della Rota Romana e dello Stato Città del Vaticano).

A margine, vi è anche un testo a firma di Assuntina Morresi, membro del Comitato nazionale di Bioetica, che sostiene:

“Questo ddl sposa un modello familiare di tipo svedese, quello secondo cui ogni componente della famiglia è un individuo autonomo che non deve dipendere dagli altri e che ha dei diritti da far valere verso gli altri. Mentre gli obiettivi del ddl sono in sé condivisibili, non è accettabile il suo tentativo di imporre il modello antropologico individualista che è poi quello che domina i nostri tempi”.

E aggiunge:

“Lo Stato non può entrare nelle modalità di svolgimento dei rapporti tra le persone. Non può essere lo Stato a dirmi, perché possa funzionare una relazione tra padre e figlio, quali sono i tempi, quali le modalità. Questo è uno Stato autoritario, uno Stato etico, ed è la pericolosità più grande del Ddl Pillon”. “I proponenti della riforma- aggiunge Morresi- parlano dei diritti relazionali, cioè del fatto che la legge può entrare nella modalità dei rapporti tra genitori e figli, sia nell’organizzazione delle tempistiche, sia negli articoli 17 e 18, quando viene previsto l’allontanamento del bambino dal genitore voluto per metterlo in una struttura dove viene rieducato alla bigenitorialità”. Un aspetto “molto pesante”, precisa la professoressa, perché vuol dire “che è lo Stato a stabilire quali sono le modalità di rapporto tra genitori e figli”.

Vorrei capire in quale provvedimento, in quale proposta di legge, in quale testo presentato dalla Lega vi si ritrovino tracce della #ripresavaloriale della quale è così convinto il Sen. Pillon.

Su famiglia, matrimonio e investimento sui figli non se ne vede neppure l’ombra.

Al contrario. Ciò che ne esce è l’idea del matrimonio visto in funzione dell’autorealizzazione dei coniugi e non in funzione della responsabilità reciproca e verso i figli.

Viene de facto riproposta la logica che regola la rivoluzione antropologica in atto nella nostra società, i vissuti umani vengono messi in discussione in base ai propri interessi, alle proprie emozioni, sentimenti, (rapporto uomo donna, procreazione staccata dalla vera maternità e paternità, la dignità e i diritti dei bambini), il desiderio coincide con la pretesa, il voler bene con il possesso, il diritto all’autodeterminazione viene a valere più della vita, la misericordia sembra negare la giustizia.

Ci aggiungiamo altre due cosucce?

Primo. Tutti zitti quando il Comitato Nazionale di Bioetica ha dato il via libera all’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) all’utilizzo della triptorelina per bambini che hanno problemi di disforia di genere (con l’unico voto contrario di Assuntina Morresi), salvo ora stracciarsi le vesti e promettere interrogazioni parlamentari urgenti perché dal 25 aprile - data di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale - il medicinale in oggetto è diventato totalmente mutuabile per l’utilizzo in tali situazioni. Ricordo che i componenti del CNB sono di nomina del Presidente del Consiglio.

Secondo. Sono otto mesi che stiamo attendendo dal Ministro dell’Interno Salvini “un parere all’avvocatura di Stato” in merito alla trascrizione all’anagrafe comunale di bambini acquistati all’estero con la pratica dell’utero in affitto.

Era infatti il 09 agosto 2018 quando Riccardo Cascioli domandava: “A suo tempo, il ministro Alfano ingaggiò un braccio di ferro con i Comuni per la trascrizione dei matrimoni gay. Finora da lei non è arrivata alcuna risposta”. E così rispondeva Salvini: “Ci stiamo lavorando, ho chiesto un parere all’avvocatura di Stato, ho dato indicazione ai prefetti di ricorrere. La mia posizione è fermamente contraria (...) E’ certo che farò tutto quello che è possibile al ministro dell’Interno e che comunque è previsto dalla Costituzione. Utero in affitto e orrori simili assolutamente no”.

(in “Salvini: con noi al governo sarà difesa la famiglia”, “La Nuova Bussola Quotidiana”, 09 agosto 2018)

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Author: Davide Vairani

Sono nato il 16 maggio del 1971 a Soresina, un paesino della bassa cremonese.
Peccatore da sempre, cattolico per Grazia.
Se oggi sono cattolico lo devo ad un incontro fondamentale con don Luigi Giussani che mi ha educato a vivere.

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