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#Intervista con Chiara Colosimo

di Davide Vairani

#LaCroce quotidiano,12 marzo 2019

“Purtroppo, questa coalizione di centro-destra non si sa se esista o meno: cammina insieme a giorni alterni, soprattutto sui temi etici”.

Lo ammette senza mezzi termini Chiara Colosimo, classe 1986, consigliere regionale del Lazio, eletta per la seconda volta con le votazioni del 4 marzo 2018 nella lista di Fratelli d’Italia: vice presidente della Commissione affari costituzionali e statutari, affari istituzionali e antimafia e componente della VII commissione sanità, politiche sociali, integrazione sociosanitaria e welfare.

Dai banchi dell’opposizione, la giovane esponente di Fratelli d’Italia ha presentato una proposta di legge dal titolo inequivocabile: “Riconoscimento e tutela del diritto alla sepoltura dei bambini mai nati”.

L’obiettivo – ci tiene a sottolineare al telefono – vuole essere quello di garantire "l'obbligo di informazione per i genitori” e regolamentare per il territorio della Regione Lazio “la procedura di inumazione dei bambini mai nati, rendendola obbligatoria per tutti i feti superiori ai 3 mesi, perchè nessuna mamma debba più vivere il dramma di sapere suo figlio considerato come un rifiuto speciale".

In Lombardia – dove questo diritto era garantito da una legge del 2009 voluta da Formigoni – la giunta di centro-destra a trazione leghista guidata da Fontana ha recentemente deciso di fare un clamoroso dietro front e di farlo all’unanimità, anche con l’apporto dei consiglieri regionali di Fratelli d’Italia.

“Come le ho appena detto, prendo atto con dolore ed amarezza di quanto accaduto in Lombardia, perché non riesco a comprenderne le motivazioni e sto cercando di capire – nella fattispecie – il comportamento dei miei colleghi di partito lombardi. Detto questo, non è da oggi che il centro destra manifesta segnali di cedimento ad un certo relativismo sul piano etico-antropologico. Posso dirle solamente che Fratelli d’Italia ha sempre mantenuto posizioni chiare e ferme su queste tematiche, sia a livello nazionale che nei livelli istituzionali nei quali si trova a governare”.

Nel frattempo, il “pasticcio” combinato in Consiglio regionale lombardo è diventato ufficialmente legge regionale con la pubblicazione sul Bollettino Ufficiale (Supplemento n. 10 - Venerdì 08 marzo 2019): “Legge regionale 4 marzo 2019 - n. 4. Modifiche e integrazioni alla legge regionale 30 dicembre 2009, n. 33 (Testo unico delle leggi regionali in materia di sanità): abrogazione del Capo III ‘Norme in materia di attività e servizi necroscopici, funebri e cimiteriali’ del Titolo VI e introduzione del Titolo VI bis ‘Norme in materia di medicina legale, polizia mortuaria, attività funebre’ (Approvata con deliberazione del Consiglio regionale n. XI/445 del 19 febbraio 2019).

Per la cronaca, vale la pena ricordare che tutti i consiglieri di maggioranza (13 di Forza Italia, 29 della Lega e 2 di Fratelli d’Italia) hanno approvato in quel testo di modifica un emendamento presentato dal Partito Democratico che vincola la sepoltura degli embrioni “esclusivamente alla esplicita richiesta della donna o di chi è titolato alla decisione” (in caso di persone con disabilità mentale o di donne minori).

In sostanza, come spiegato su La Stampa dal consigliere regionale Simona Tironi di Forza Italia, che è anche relatrice di tutta la riforma di riforma dei servizi funerari, “abbiamo deciso di togliere l’obbligo per i comuni di seppellire i prodotti del concepimento in casi di interruzione volontaria di gravidanza - come invece è oggi in Lombardia - perché riteniamo sia una scelta che la donna deve poter fare liberamente e, in secondo ordine, anche perché abbiamo verificato che oggi questa normativa è spesso disattesa”.

Una modifica che “riconduce alla volontà e alla sensibilità personale della donna la decisione di procedere alla tumulazione, senza più imposizioni per legge da parte dell’istituzione”, come recita la relazione all’emendamento Pd.

La Giunta lombarda ora ha centottanta giorni di tempo per adeguare il regolamento regionale 9 novembre 2004, n. 6 (Regolamento in materia di attività funebri e cimiteriali) alle nuove disposizioni di legge. Staremo a vedere come se la gestirà l’Assessore al Welfare Gallera che subito sui media si è prodigato nel minimizzare il tutto ed assicurare che i prodotti abortivi saranno comunque seppelliti dalle Aziende Sanitarie e dagli Istituti Ospedalieri competenti.

“Già il temine che si continua ad utilizzare è aberrante (‘prodotti abortivi’) – commenta la Colosimo- . Pensi che in Regione Lazio non esisteva nemmeno un regolamento organico in materia di attività funebri e cimiteriali. Per questo motivo, non è stato semplice presentare un testo di proposta di legge che provasse a dare precise indicazioni per superare la totale frammentazione oggi esistente da territorio a territorio. Abbiamo dovuto fare delle forzature, in accordo ovviamente con l’ufficio legislativo regionale. Ad una vita che si spegne va sempre riservata una degna sepoltura con esequie, è una questione di dignità e civiltà”.

Le faccio notare che il governatore Zingaretti, neo segretario Pd, ha dichiarato che non ha alcuna intenzione di abbandonare la guida della Regione Lazio. Il suo è uno sforzo apprezzabile, ma rischia di restare lettera morta.

“Ne sono consapevole – ci risponde -. Ma sono sicura che questa proposta di legge verrà discussa entro l’anno. So bene di essere all’opposizione e che con soli tre consiglieri di Fratelli d’Italia e due di Forza Italia non possiamo immaginare una approvazione da parte di esponenti di sinistra che provengono dai Centri Sociali o da movimenti femministi post sessantottini. Tuttavia, ho alle spalle una positiva esperienza sul tema dell’autismo, per il quale tutto il consiglio regionale ha approvato all’unanimità una proposta di legge che ho presentato. Auspicherei lo stesso percorso. Vede, ci vuole buon senso. Qui non si tratta di attaccare la legge 194, non si tratta di cancellare il diritto di abortire: si tratta di rispettare la dignità della vita in ogni sua forma. Sono due piani distinti. E lo sostengo da cattolica che ha scelto l’impegno in politica”.

Ma da cattolica, non le sembra contraddittorio questo atteggiamento dei “due piani distinti”?

“Nel momento nel quale veniamo eletti ed entriamo nelle istituzioni pubbliche – ci risponde la Colosimo – noi cattolici ci troviamo di fronte ad una doppia responsabilità, cioè da una parte rispettare le posizioni etiche che ci derivano dalla nostra fede e dall’altra rispondere ad una funzione pubblica che per sua natura è rivolta a tutti i cittadini: due responsabilità che devono stare su due binari diversi tra loro”.

Se così fosse, significherebbe una resa incondizionata al relativismo etico. E qui torniamo al tema da cui siamo partiti, cioè un centro-destra che in campagna elettorale dichiara di difendere la vita, la famiglia, che si dichiara contro l’utero in affitto e poi - quando si trova a dovere governare - sceglie di mettere in secondo piano questi temi.

“Assolutamente no – mi ferma la Colosimo -. Ho abbandonato il Popolo delle Libertà proprio quando già allora vedevo chiaramente i primi segnali di relativismo etico. Nella mia vita mi sono sempre occupata di politica (militante tra le fila di Azione Studentesca, poi segretario giovanile alla Garbatella nel 2008; dirigente provinciale di Azione Giovani, poi presidente regionale della Giovane Italia. Per le elezioni regionali del 2010 viene inserita nel listino bloccato di Renata Polverini e dopo la vittoria, diventa il consigliere più giovane della Regione Lazio e il consigliere regionale donna più giovane d’Italia. Dopo l’esplosione del caso/scandalo Fiorito che ha travolto il Pdl e fatto cadere la Giunta Regionale, viene chiamata a ricoprire il ruolo di capogruppo regionale – ndr).

Mi sono dimessa e ho iniziato a seguire fin dall’inizio il progetto di ‘Fratelli d’Italia’, fondato da Giorgia Meloni e Guido Crosetto, spinta dalla ferma volontà di aderire ad un partito di rifondazione del centro-destra, in cui si potessero ritrovare tutti coloro che intendono la politica come servizio – e non come carriera – e dove non ci potesse essere posto per impresentabili, opportunisti ed affaristi.

Ci vuole il coraggio dei singoli nel difendere il diritto alla vita in tutte le sue forme e con ogni modo e mai come oggi occorre dare agibilità politica a chi vuole investire sulla famiglia. Diritto alla vita ed investimento sulla famiglia sono due capisaldi che i cattolici non possono ignorare facendo politica: occorre la capacità di costruire consenso, perché le leggi si fanno solo se c’è la maggioranza.

Quello che intendo dire è che per un cattolico non è possibile confinare interamente la fede nella politica, perché la fede è testimonianza e la politica esige il rispetto delle leggi, leggi che possono entrare in conflitto con l’etica derivante dalla propria appartenenza religiosa.

Le faccio un esempio. Non ho alcun dubbio nell’essere personalmente contraria all’aborto. Ma se mi chiede quale sia la posizione politica di Chiara Colosimo, consigliere regionale, le dico che la battaglia non sta nel cercare di smantellare la legge 194: pur lasciando il diritto di una donna a scegliere di abortire, occorre evitare che le donne lo evitino, cioè la responsabilità dei cattolici in politica è quella di mettere in campo tutte le azioni possibili perché l’aborto non diventi la scelta di una donna. Perché la vita è sacra, ma compito delle istituzioni pubbliche è anche quello di garantire ogni supporto concreto affinchè la vita possa davvero essere una scelta”.

Da quanto sostiene, devo dedurre che sul piano politico a Fratelli d’Italia stia un po’ stretta oggi questa alleanza di centro destra che – come lei ha detto – “cammina insieme a giorni alterni, soprattutto sui temi etici”.

“Guardi, l’unica risposta che le posso dare a questo proposito è che in politica occorre lavorare per intese ampie su principi ed ideali in cui si crede fermamente – ci risponde la Colosimo -.

Non so che cosa accadrà alla coalizione del centro-destra: posso solo affermare con certezza che Fratelli d’Italia non arretrerà mai di un passo sulla difesa della vita e sulla famiglia.

Ciò che è mancato al centro-destra quando si è trovato a governare a livello nazionale è stato proprio non avere avuto il coraggio di investire in politiche concrete a favore della famiglia, su questo non ci sono dubbi.

Sul piano personale, farò di tutto perché la Regione Lazio possa avere al più presto una legislazione che riconosca e tuteli il diritto alla sepoltura dei bambini mai nati”.

Ne abbiamo scritto qui:

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