L’utero in affitto e i bambini in regalo

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L’utero in affitto e i bambini in regalo

"Di questa vicenda, mi colpisce un fatto. L’espressione 'utero in affitto' non compare mai. Perché? 'Utero in affitto' non è un’espressione neutrale. E’ trasparente. Dice ciò che accade. Ma affittare la pancia di una donna è disturbante. Impone un’immediata domanda morale.

Sempre più spesso, l’espressione 'utero in affitto' viene così censurata. La sostituisce un acronimo: 'Gpa', Gestazione per altri. Un acronimo non vuole dire nulla, in sè. Non disturba. Non offende. La 'Gpa', sul momento, pare una procedura come un’altra, tra le tante della procreazione assistita. E invece 'Gpa' è una parola trabocchetto. Se dico 'Gpa', focalizzo l’attenzione sul bambino. Spengo i riflettori sul modo in cui questo bambino è venuto al mondo. E io non credo che sia corretto trattare l’utero in affitto come una delle tante modalità che la scienza ci fornisce per procreare.

Non credo che sia corretto dire che questi bambini nascono 'grazie all’aiuto di una donna o di due donne'. L’utero in affitto è qualcosa di differente. E’ una rivoluzione morale. Stabilisce che in nome di un generico 'amore' (da dare e da ricevere da un figlio non adottivo) si possano sfruttare le donne. Trattarle come tessere di un puzzle. Il cui risultato finale è un neonato. Un bambino è un oggetto? E dunque si può regalarlo?"

Antonella Boralevi

Lato Boralevi - Il versante emotivo dell’attualità
"La Stampa", 13 marzo 2019



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Author: Davide Vairani

Sono nato il 16 maggio del 1971 a Soresina, un paesino della bassa cremonese.
Peccatore da sempre, cattolico per Grazia.
Se oggi sono cattolico lo devo ad un incontro fondamentale con don Luigi Giussani che mi ha educato a vivere.

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