Per guardare alla #famiglia oltre le tifoserie

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Per guardare alla #famiglia oltre le tifoserie

di Davide Vairani

#LaCroce quotidiano, 26 marzo 2019

"La famiglia non è una squadra di calcio, è una realtà fondamentale che, anche partendo da sensibilità diverse, deve vederci uniti".

Si respira aria fetida come da guerra civile in questi giorni di avvicinamento al XIII° Congresso Mondiale delle Famiglie (WCF XIII) che si terrà a Verona (29-31 marzo 2019).

E la cosa non mi piace affatto.

Si sta pericolosamente andando ben oltre un clima da tifoserie avverse ed opposte: "la famiglia non è una squadra di calcio, è una realtà fondamentale che, anche partendo da sensibilità diverse, deve vederci uniti", ammonisce il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza episcopale italiana, in una recente intervista a "Il Giornale" ("La Cei va all'attacco: 'Per un cattolico è immorale ​vedere nei migranti un nemico'", di Sergio Rame, "Il Giornale", 20 marzo 2019).

"Il vero problema, come mi sembra evidente anche nel caso dell’appuntamento di Verona - aggiunge -, è che trasformiamo la famiglia in un’occasione di scontro e non di incontro. Da una parte chi la usa per legittimare le discriminazioni e le divisioni, dall’altra chi la considera ormai superata e retrograda… Ma in mezzo ci sono le famiglie vere, quelle che chiedono risposte, quelle che non arrivano alla fine del mese, le giovani coppie che vorrebbero mettere al mondo un figlio, quanti ancora sono costretti ad andare all’estero per trovare lavoro. Ecco, noi dovremmo dare risposte concrete a loro, andando oltre le rigide enunciazioni di principio o le provocazioni sterili". 

Le osservazioni del cardinal Bassetti vanno dritte al punto e non riguardano (solo o tanto) i larghi segmenti della nostra società che considera la famiglia "ormai superata e retrograda", ma sono riferite principalmente al variegato quanto frammentato arcipelago del mondo pro-life: si rischia di restare prigionieri di "rigide enunciazioni di principio".

Fatemelo dire - perchè ce l'ho qui sul gozzo e non riesco a non tirarlo fuori - : ancora una volta si rischia di buttare a mare un'opportunità.

E aggiungo: avete tutti ragione eppure state sbagliando tutti.

Lo dico al "perimetro cattolico": lo dico a Massimo Gandolfini, a Gianfranco Amato, a Filippo Savarese e lo dico anche a Mario Adinolfi.

Avete tutti ragione, perchè mai come oggi la famiglia è sotto attacco sistematico in ogni parte del mondo e mai come oggi in Italia come nel Vecchio Continente sta prevalendo una cultura individualista e miope che tutto proclama tranne pensare al futuro, preferendo innestare la quinta sul tema dei diritti e libertà individuali a scapito dell'unico vero investimento sul futuro di una società, cioè i figli.

Ma state sbagliando tutti.

A Verona ci saranno due eventi: una tre giorni congressuale con a tema la famiglia e una marcia per la vita.

E allora una volta per tutte ci si decida a chiamare le cose per il nome che devono avere. E per favore, per pietà, lasciate stare i Family Day e smettetela - tutti quanti - di affannarvi ad intestarvi il titolo di eredi o continuatori di quel popolo.

Ai Family Day proprio voi, proprio i fantastici moschettieri,  tutti uniti ed insieme, contro tutto e tutti, avete chiamato a raccolta le famiglie contro il ddl Cirinnà, contro un'iniziativa legislativa che avrebbe modificato geneticamente non solo il nostro sistema giuridico ma anche e soprattutto l'ethos di un Paese.

Sappiamo come finì la storia. Così come sappiamo che la diaspora che vi ha visto l'uno contro l'altro armati ancora non si è placata e lo si sta vedendo proprio in questi giorni di veti incrociati.

Il Comitato Nazionale Difendiamo i Nostri Figli ha sempre rivendicato una opzione culturale, pre-politica e non partitica. E fu proprio su questo punto che fin dalla nascita del Popolo della Famiglia si giocarono scontri e lanci di stracci reciproci. I moschettieri dei Family Day presero strade diverse senza mai cercare fino in fondo di fare prevalere il molto che li univa. E chiunque cercasse allora di farvi capire i madornali errori che stavate compiendo veniva sistematicamente zittito, reo di non schierarsi apertamente per una parte o per l'altra (e il sottoscritto ne sa bene qualche cosa).

Che ne è rimasta di quell'opzione culturale? Poco o nulla.

Fare politica non coincide con fare un partito, ma fingere di non volere fare un partito e poi tirare una volata senza precedenti a tre partiti italiani che in materia di politiche famigliari stanno a zero tituli significa non volere vedere cosa (non) sta accadendo.

Le famiglie hanno bisogno di risposte ed azioni concrete e non di chiacchiere da campagna elettorale.

Su questo piano non si può che dare pienamente ragione a Mario Adinolfi quando sostiene numeri e dati alla mano che con la Lega oggi al Governo non solo non si vede nulla sulla famiglia, ma si registrano pesanti silenzi se non addirittura consensi su eutanasia, utero in affitto ed un generale su tutti i temi etici ed antropologici (è dall'agosto 2018 che stiamo ancora attendendo dal Ministro dell'Interno la famosa risposta dell'Avvocatura dello Stato in merito all'iscrizione all'anagrafe di bimbi avuti da coppie dello stesso sesso all'estero).

È davvero urgente e doveroso aiutare, curare e sostenere, in ogni modo possibile, la famiglia, introducendo politiche strutturali e di lungo periodo. Nel concreto, significa lasciarsi interrogare da temi quali l’inverno demografico, la difficoltà di accesso al lavoro, la discriminazione fiscale.

Le famiglie non chiedono elemosina, ma un Paese che creda in loro. Lo si fa anche evitando di dimenticare le donne e la possibilità per loro di riuscire a conciliare il lavoro con la scelta di una famiglia e l’educazione dei figli.

Compito della società civile, del Terzo Settore, dell'associazionismo e di tutti i corpi intermedi è quello di fare pressione ai politici, ai partiti, a tutti coloro che hanno responsabilità istituzionali anzitutto di governo.

E allora, a Verona, che cosa ci sarà in quei tre giorni? A questo punto - onestamente - fatico a comprenderlo. Un congresso mondiale con a tema la famiglia, congresso promosso e sostenuto da una lobby internazionale, che affronti concretamente proposte ed azioni trans-nazionali, che concluda con un documento di istanze con le quali misurarsi con i governi su scala nazionale ed internazionale, una tre giorni culturale, pre-politica, oppure altro?

Bene che a Verona ci vadano ministri e segretari di partito italiani, perchè ascoltino, facciano eventualmente contro-proposte e si prendano impegni da mantenere. E allora un po' di onestà: perchè il totale silenziatore sull'unica proposta di iniziativa popolare nella storia della Repubblica italiana sul tema della famiglia, come il Reddito di Maternità del Popolo della Famiglia?

La tre giorni congressuale si concluderà con una Marcia per la Vita.

Ci sarò a Verona.

Ci sarò quando saliranno osannanti sul palco i ministri leghisti e gli esponenti politici di Forza Italia, Fratelli d'Italia e della Lega e ascolterò con attenzione che cosa si inventeranno per dimostrare ai presenti che loro la famiglia la stanno realmente sostenendo.

Ci sarò alla Marcia, perchè ho a cuore la famiglia al punto che non mi faccio fregare da interessi di bottega o da distinguo che - per quanto giusti e corretti - non faranno che alimentare ancora di più divisioni ed acredini tutte interne al perimetro del cosiddetto arcipelago pro-life.


#EDITORIALINO |
IL PDF NON VA A VERONA
di HASHTAG

#LaCroce quotidiano, 23 marzo 2019

Il Congresso delle Famiglie di Verona, per dichiarazione esplicita di Gandolfini, è un incontro tra persone che si sentono “graniticamente” rappresentate dalla Lega (e dal partito satellite di Fratelli d’Italia) e a loro intendono portare i loro voti alle europee.

Per questo dal palco sfileranno Salvini, Fontana, Bussetti, Zaia, Sboarina più la paraleghista Meloni.

La nostra valutazione come Popolo della Famiglia è che Verona dovrebbe pesantemente contestare quei ministri anziché offrire una platea plaudente e l’endorsement esplicito di voto alle europee, che immiserisce i temi pro-life consegnandoli alle insegne leghiste.

Che è sempre la Lega della prostituzione statalizzata, la Lega che fa da relatore alla legge sull’eutanasia, la Lega della contraccezione gratuita in Lombardia, la Lega che promuove la Ru486, la Lega che cambia la legge sul seppellimento dei bambini abortiti e li trasforma in rifiuti ospedalieri ma fa seppellire al cimitero cani e gatti. La Lega che ha lasciato che la triptorelina diventasse farmaco liberamente prescrivibile e pure gratuito, la Lega che vuole i patti prematrimoniali. La Lega che in legge di bilancio non ha messo un euro per la famiglia o per una lotta seria alla denatalità.

Salvini a Verona prometterà. La Meloni dal palco copierà la proposta sul reddito di maternità su cui noi raccogliamo da mesi le firme.

Ma saranno chiacchiere al vento per raccattare voti. Ad oggi, zero provvedimenti di legge per la famiglia. Eppure hanno tutte le leve del potere in mano.

A Verona tutta la platea dovrebbe alzarsi e fischiarli. Invece applaudiranno le chiacchiere inutili e prometteranno i voti, schiacciando le istanze pro-life su una posizione ideologica e partitica di estrema destra, così facendo isolandole.

Un colossale cumulo di errori. Privo di vantaggi, se non individuali per qualcuno.

Questa è la nostra valutazione e per questo il PdF non partecipa al Congresso di Verona.


"Un congresso che va difeso, non sostenuto"

di Gabriele Marconi

#LaCroce quotidiano, 23 marzo 2019

"Nell’ultima settimana il World Congress of Families di Verona ha ricevuto una mole smodata di contestazioni, innervate anche da resoconti trasversali da parte della stampa mainstrem e liberal che, affidandosi ad 'inchieste' di testate meno quotate e radicali, ha rilanciato come certi elementi privi di riscontro ai danni di alcuni dei relatori".

(...)

"Tra le voci che anno denunciato la follia dell’assalto spicca quella, appassionata, di Costanza Miriano, che nel suo blog ha gridato 'La famiglia non è di destra!'. Rimproverando al mondo della politica la nulla attenzione finora dimostrata al tema della famiglia e la solerzia con cui la sinistra si è mossa per contrastare quella che potrebbe essere una significativa messa a tema della questione di fronte all’abissale crisi demografica, Miriano s’interroga – in via perlopiù retorica – su come la dialettica delle ultime settimane ha trasformato la battaglia in una prerogativa di destra.

Nei suoi 'quanto sarebbe bello se…' a Verona si dessero appuntamento gli esponenti di tutte le grandi realtà aggregative italiane, l’autrice e giornalista non include solo il neo-eletto segretario del PD Nicola Zingaretti (invocando una tregua politica sulla famiglia), ma si rivolge anche alla CEI, memore di come il Family Day sia stato abbandonato alla stesse stregua. Miriano coglie una questione essenziale: la famiglia è un costituente così fondamentale della società che non può essere reclamata da nessun colore politico. Nessuna forza dovrebbe perciò respingerla, men che mai in un modo così radicale come stanno facendo PD, M5S e gli ex-LeU, adducendo una dialettica autoreferenziale di conflitto contro chi si pone il proposito di riportarla al centro del dibattito pubblico.

Per lo stesso motivo, essa non può e non deve essere consegnata a nessun fronte politico.

È esattamente questo il limite del WFC, impossibile da trascurare.

La reazione oppositiva che sta subendo il Congresso echeggia senza dubbio quelle che subirono le Sentinelle in Piedi e i Family Day nel 'quinquiennio della resistenza' (2013-2018) del mondo pro-family italiano: ha la loro stessa matrice, si sviluppa nella stessa dinamica e attraverso lo stesso stile.

La stessa prevaricazione, lo stesso rifiuto di misurarsi pubblicamente in una disputa, la stessa aspirazione di squalificare a priori l’avversario, di interdirgli qualsiasi facoltà di esprimersi. La stessa repulsione viscerale, animata da una furia post-ideologica.

Probabilmente gli stessi mandanti. Poiché subisce la stessa ingiustizia, essa va senza dubbio difesa, allo stesso modo.

Ma tale reazione non ha lo stesso destinatario, o meglio ha un destinatario definito in tutt'altro modo, perciò non ha lo stesso valore.

Non è stata una scelta degli antagonisti quella di connotare politicamente il Congresso. Si registra naturalmente (non v’è motivo di dubitarne) che gli organizzatori abbiano invitato gli esponenti delle istituzioni a prescindere dalla loro appartenenza partitica (Di Maio, nella fattispecie, secondo le più recenti dichiarazioni, è stato invitato), ma il Congresso non ha assunto una dimensione eminentemente politica per sottrazione, per antitesi subita.

Essa è stata chiarita oltre ogni dubbio nelle ultime settimane di avvicinamento alla manifestazione per bocca di Massimo Gandolfini, presidente del Comitato Difendiamo i Nostri Figli (già rinominato associazione “Family Day”) al convegno di Fratelli d’Italia a Firenze, proclamando il partito come 'graniticamente coerente' sui 'temi fondamentali di vita, famiglia e libertà educativa' (16 marzo) secondo le istanze presentate dal Family Day.

Terminava assicurando, in vista e a nome del Congresso 'l’impegno morale, come imperativo categorico, di dire ovunque, in tutti i collegi, per le prossime Elezioni Europee di sostenere gli uomini e le donne di Giorgia Meloni. […] Ci ricorderemo di chi ha sposato convintamente i nostri principi nel segreto della cabina non faremo mancare il nostro voto'.

Due giorni dopo un suo Comunicato, citato negli stessi termini in una conferenza di presentazione del Congresso alla stampa, allargava il conferimento a tutte le forze di centrodestra: 'confermiamo il nostro pieno appoggio ai partiti (Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia) che fino ad oggi ci hanno sostenuto nella battaglia a favore dei principi non negoziabili e ringraziamo in particolare i ministri Salvini, Fontana e Bussetti che con coraggio hanno accettato di sfidare la macchina del fango e delle menzogne, manifestando anche dentro il governo, l’impegno a sostenere la ‘bellezza’ della famiglia naturale'.

Sono dichiarazioni che non hanno riscontro nella storia parlamentare recente di queste sigle, di nessuna di esse.

Nelle tre leggi che hanno costituito i punti nodali della deriva antropologica della passata legislatura - Divorzio Breve, Unioni Civili, Biotestamento – nessuna delle 3 forze parlamentari tra Camera e Senato ha dato in maggioranza voto contrario (nemmeno Fratelli d’Italia).

Né nella presente, durante i 9 mesi e ½ di governo gialloverde la situazione è mutata.

Il Congresso si svolge proprio mentre in Parlamento sono approdate le leggi sulla regolamentazione dell’eutanasia e della prostituzione, della prima sono co-relatori un deputato grillino e uno leghista (Roberto Turri che ha dichiarato di come alla Lega interessi una 'soluzione condivisa'), della seconda, pallino del vice-premier Salvini, l’esclusiva è del Carroccio, alla seduta del Consiglio dei Ministri del 28 febbraio è stato approvato inoltre un disegno di legge per introdurre gli accordi prematrimoniali nel codice civile, di cui il ministro Fontana è un promotore.

Né l’operato del ministro Bussetti, lodato dalle associazioni organizzatrici per la sua circolare 'anti-gender', si è dimostrato difensivo della libertà educativa quando ad inizio gennaio ha estromesso la riforma del costo standard dalla Legge di Bilancio, non volendo concedere quelli che lui reputa privilegi per le paritarie.

Per tacere degli innumerevoli effetti tragici dell’inazione governativa, dalle trascrizioni ed iscrizioni 'omogenitoriali', passando per la proliferazione dei cannabis-shop, fino alla triptorelina o delle delibere di Regione Lombardia e Veneto (patrocinante l’evento), dove reggono le amministrazioni di centrodestra a trazione leghista.

Qual è il sostegno alla battaglia a favore dei principi non negoziabili di cui parla Gandolfini?

È forse possibile sostenere le associazioni che combattono suddetta battaglia operando nelle istituzioni in senso del tutto contrario?

Sono dichiarazioni palesemente mendaci.

Ma la menzogna è purtroppo il meno preoccupante degli aspetti di queste dichiarazioni: 'impegno morale, imperativo categorico, pieno appoggio' non sono locuzioni che manifestano un’interlocuzione con i partiti interessati né istituzionale né indipendente. Esprimono invece un chiaro indirizzo politico e una scadenza, le Elezioni Europee, con il tono trionfale tipico che fa seguito ad un contratto appena controfirmato. Gli antagonisti possono ignorarle in parte o del tutto (è sicuramente così), ma sono dichiarazioni che assegnano al Congresso una valenza politica, partitica e una finalità elettorale. Quella stessa valenza che s’intuisce ad una valutazione superficiale, come l’opinione di vari editoriali, è stata purtroppo confermata: a Verona comincia la campagna elettorale di Salvini e dei suoi gruppi oramai satelliti (probabilmente la lista di Meloni-Toti).

Così si è avviata la corsa al consenso di sinistra e pentastellati in senso reattivo al Congresso, in risposta alla connotazione politica di centrodestra dell’evento.

Il che ha determinato un primo, sensibile effetto deteriore per cui non è possibile sovrapporre il bersagliamento che subirono Sentinelle in Piedi e Family Day a quello che sta subendo il Congresso. Quest’ultimo è osteggiato anche e soprattutto perché sede di un’enclave salviniana, un territorio di conquista per il centrodestra, già consegnatosi.

Chi bisognerebbe avvisare che la famiglia non è di destra?

Altri organizzatori assicurano – Filippo Savarese soprattutto – che agli interlocutori politici non verranno risparmiati rimproveri anche severi per le iniziative di cui si stanno rendendo protagonisti.

Ben vengano, ma quand’anche dai palchi venissero espresse queste riserve, a quale effetto possono puntare, in un contesto che è già stato presentato, inquadrato, indirizzato ad una dimensione politica, partitica ed elettorale?

Suoneranno come un monito irrefutabile, o assolveranno semmai al compito di salvaguardare la posizione degli organizzatori, in un gioco delle parti con esito win-win?

Mario Adinolfi è stato lapidario, affermando che solo la contestazione è un atteggiamento consequenziale all’operato dei ministri.

Non è un mistero che la linea politica del Popolo della Famiglia abbia scontentato diversi negli ambienti pro-family (non tornerò sui motivi per i quali è così facile esprimere biasimo verso chi l’assume, avendone già scritto in questa sede). Ma la congiuntura in cui si svolge il Congresso è tale da sorprendere per la facilità con cui vengono marginalizzati i pregiudizi sugli interlocutori.

La concentrazione delle iniziative legislative (e non) di governo e maggioranza degli ultimi 50 giorni - esattamente durante la marcia di avvicinamento al Congresso - pareggia sostanzialmente l’intera legislatura Letta-Renzi-Gentiloni in materia di principi non negoziabili; e la inoltra nella deriva, da Biotestamento ad Eutanasia, da Divorzio Breve a Patti Prematrimoniali.

Se oggi non è un problema avere Matteo Salvini sul palco mentre il suo partito preme in quella direzione, qual era il problema con Matteo Renzi?

Perché, se il Congresso della Famiglie vive del medesimo afflato del Family Day, il Family Day per Renzi non aveva che parole di contestazione? Gli organizzatori avrebbero accolto Matteo Renzi sul palco, prima di sentirgli dire che dei milioni in piazza non poteva fregargliene di meno, finché aveva i numeri in Parlamento?

Stefano Fontana su 'La Nuova Bussola Quotidiana' individua bene il criterio di preferenza a priori, evidenziando che cambia la configurazione dei partiti, in questo caso 'più fluida o addirittura contenente alcuni elementi di accettabilità'.

Tuttavia, alla prova parlamentare, governativa ed amministrativa questi elementi sono decaduti, mentre è emersa un’equivalenza nella prassi, dove hanno già prevalso le 'correnti radicali'. Il confronto aperto è stato già trasformato, con le dichiarazioni della vigilia, in 'un appiattimento… nella forma dell’endorsement, su uno o l’altro partito'. Il rischio d’identificazione da cui Fontana mette in guardia è stato già concretizzato. Un rischio più grave ancora è il suo corollario. La repulsione e la violenza subita dal Congresso, quest’enorme risorsa nel dare testimonianza di quanto il normale, il naturale e l’ovvio siano diventati intollerabili all’egemonia culturale e mediatica che lo avversa, diventa un capitale altrui e un capitale immediatamente investibile senza la mediazione da parte degli organizzatori.

La polarizzazione politica del Congresso riverbera immediatamente sui politici presenti e le forze che guidano il favore popolare guadagnato dalla persecuzione. L’onda che si abbatte sul Congresso può essere cavalcata solo da quei politici che hanno già una sfera d’influenza costituita.

Il consenso conseguente non è un consenso di cui gli organizzatori hanno la forza di disporre (se non in minima parte, quella che fa riferimento regolarmente al mondo pro-family organizzato), eventualmente dirottandolo poi su altri, nel caso si verificassero a titolo definitivo i tradimenti nelle istituzioni. Una volta che gli interlocutori si siano assicurati la collocazione e il titolo di Defensores Familiæ, nella percezione pubblica non rimarrà il ruolo autoritativo di chi l’ha conferito, eccedendo di molto la loro portata ordinaria; perciò questi ultimi non potranno revocarlo.

I danni di una simile conclusione possono essere molto più pesanti delle ingiurie subite dagli organizzatori.

Il Congresso va difeso (e a spada tratta) dalle ignobili offensive che subisce da ogni parte. Ma per la sua polarità politica non può essere sostenuto, se non accettando il rischio di calamitare sui partiti presenti una mole di consenso poi incontrollabile, inattaccabile dalla successiva azione istituzionale in violazione dei principi non negoziabili.

La partecipazione al Congresso si delinea come un’approvazione a scatola chiusa, una ratifica più che una scommessa, sui rappresentanti presenti e il loro operato attuale".

Nell’aderire all’evento, fosse anche soltanto la Marcia conclusiva, non si può esprimere una riserva, non si può lanciare un messaggio diverso da quello che Massimo Gandolfini ha voluto fissare come presupposto. Certo, si può far mancare il proprio voto il 26 maggio, ma quanti altri saranno convogliati, di quanti altri in balia dell’informazione selettiva che li raggiunge, convinti dalla eco del Congresso, senza che sia possibile intercettarli dopo?

C’è una grave responsabilità nel marciare al ritmo della propria sola intenzione, mentre chi detta il tempo ha già previsto un’altra parata. Una responsabilità che nessuno degli organizzatori si può prendere, che nessuno avrà la capacità di gestire. Ci si ritroverà vittime e cooperatori di una versione appena più fine del raggiro del rosario sventolato. Passare al #SalviniCiRicorderemo,dopo, servirà a poco.


"Bonino, Cirinnà e Boldrini stiano serene. A Verona smentiremo le loro menzogne e mostreremo la bellezza della famiglia"

Associazione Family Day – CDNF, 18 marzo 2019

“Potete stare serene, Emma Bonino, Monica Cirinnà, Laura Boldrini e compagne varie: la vostra macchina del fango contro il Congresso di Verona verrà smentita dai fatti.

In particolare il mondo italiano presente al congresso non dirà proprio nulla che sia contrario alla nostra Costituzione: la famiglia è una società naturale fondata sul matrimonio (art.29), il diritto di educazione spetta a papà e mamma (art.30), la donna deve essere messa in condizione di poter liberamente scegliere il progetto della sua vita, fra famiglia e lavoro fuori casa (art.37).

Dunque, garanzie di sostegno anche economico perché questa libera scelta si concretizzi, trovando conciliazione fra accudimento della famiglia e mondo del lavoro.

E si concretizzi anche l’articolo 31 della Costituzione, certamente il più negletto dal ’48 ad oggi: il sostegno alle famiglie numerose, vero antidoto alla devastante denatalità che ammorba il nostro Belpaese”, così Massimo Gandolfini risponde agli attacchi provenienti da alcuni ambienti di sinistra e del femminismo più radicale.

“Sono completamente false, pretestuose e prive di ogni fondamento le affermazioni che vorrebbero il Congresso una sorta di palcoscenico per imposizioni ideologiche contro la donna, ridotta in schiavitù da uomini brutti, sporchi e cattivi.

‘State serene’ il popolo del Family Day ama le famiglie, le donne e i bimbi e sa benissimo che senza il genio femminile la società non sta in piedi.

Molte sono infatti le nostre militanti che, oltre ad accudire numerosi figli, ogni mattina si alzano per svolgere la loro professione, dando il meglio di loro stesse sia a casa sia nell’ambiente di lavoro.

Per questa ragione confermiamo il nostro pieno appoggio ai partiti (Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia) che fino ad oggi ci hanno sostenuto nella battaglia a favore dei principi non negoziabili e ringraziamo in particolare i ministri Salvini, Fontana e Bussetti che con coraggio hanno accettato di sfidare la macchina del fango e delle menzogne, manifestando anche dentro il governo, l’impegno a sostenere la ‘bellezza’ della famiglia naturale”.

“Certamente non sosterremo mai quei partiti che chiedono l’applicazione della 194 solo nell’ottica del diritto d’aborto e negano l’aiuto alla madre in difficoltà, che sostengono il diritto di suicidio, anche negando l’obiezione di coscienza, che omologano famiglia naturale e unioni civili, che violano il diritto dei bimbi di avere mamma e papà, con pratiche di ingegneria sociale come l’utero in affitto e le adozioni omogenitoriali, e cercano di mettere mano addirittura sullo sviluppo della pubertà maschile/femminile, che invocano il diritto di droga libera e l’educazione di stato ‘gender’.

A Verona saremo tanti, ordinati, sereni, con tantissime famiglie e bimbi, senza insulti verso chiunque, senza slogan maleducati e ignobili, senza bestemmie, che offendono prima e soprattutto proprio chi li proferisce” conclude Gandolfini.

XIII Congresso Mondiale delle Famiglie (WCF XIII)

"Il Congresso Mondiale delle Famiglie, che si terrà a Verona a partire dal 29 Marzo e che culminerà nella Marcia di Domenica 31, sarà la manifestazione di popolo pro family e pro life più importante tenutasi nel nostro paese, dal Family Day del 30 gennaio 2016.

La classe politica che tradì le ragioni delle centinaia di migliaia di famiglie del Circo Massimo ha perso il potere politico, pur conservando il controllo dei giornali, delle televisioni, della scuola, dell’Università e della magistratura.

E’ innegabile, però, che dopo le ultime elezioni dell’anno scorso la scena politica italiana è completamente cambiata. Ed è in questo che risiede la differenza tra le due manifestazioni pro-family. Il Congresso di Verona è la naturale prosecuzione dei Family Day di Piazza San Giovanni e del Circo Massimo.

Solo che a Verona, ad appoggiare le istanze delle famiglie italiane, ci saranno anche il Ministro degli Interni, quello della Famiglia e quello della Pubblica Istruzione, oltre a tante personalità politiche che hanno sempre dimostrato particolare sensibilità su questi temi. Uno scenario impensabile solo fino all’anno scorso.

E’ un cambiamento storico, che incute timore ai nemici della famiglia, della vita e della libertà di educazione.

(...)

In realtà, il Congresso delle Famiglie, così come i due precedenti Family Day, vuole riportare la famiglia italiana, vera spina dorsale del nostro Paese, al centro di ogni azione politica anche attraverso un’azione culturale capace di riaffermare la tutela giuridica della vita nascente, dei diritti dei bambini che devono avere la precedenza sui desideri degli adulti, della bellezza del matrimonio e che abbia a cuore la salute e la dignità della donna.

In sintesi, tornare a rispettare e mettere in pratica il dettato della Carta Costituzionale, tradito dal sistema di potere e culturale che ha governato l’Italia negli ultimi quarant’anni, che all’articolo 31 impone alla Repubblica di agevolare “con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose” e proteggere “protegge la maternità, l’infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo”.

A Verona verrà rappresentato un modello culturale che ha una visione del bene dell’uomo e del modello di società da costruire agli antipodi rispetto alla cultura della morte che tanti disastri ha prodotto in Europa e in Italia negli ultimi quarant’anni.

La vera novità, che rappresenta il vero cambiamento, è che mai come in questo momento storico si sono create le condizioni politiche per invertire la tendenza e ribaltare il piano inclinato che ci stava portando lentamente, ma inesorabilmente all’auto-distruzione.

Per tutti questi motivi sarà di fondamentale importanza esserci.

Chi ha a cuore la Famiglia e la Vita sarà a Verona".

A cura di Giuseppe Focone

Dal sito: "Voce Controcorrente"


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Author: Davide Vairani

Sono nato il 16 maggio del 1971 a Soresina, un paesino della bassa cremonese.
Peccatore da sempre, cattolico per Grazia.
Se oggi sono cattolico lo devo ad un incontro fondamentale con don Luigi Giussani che mi ha educato a vivere.

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