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"Nei momenti di tristezza, nella sofferenza della malattia, nell’angoscia della persecuzione e nel dolore del lutto, ognuno cerca una parola di consolazione.
Sentiamo forte il bisogno che qualcuno ci stia vicino e provi compassione per noi.
Sperimentiamo che cosa significhi essere disorientati, confusi, colpiti nel profondo come mai avevamo pensato.
Ci guardiamo intorno incerti, per vedere se troviamo qualcuno che possa realmente capire il nostro dolore.
La mente si riempie di domande, ma le risposte non arrivano.
La ragione da sola non è capace di fare luce nell’intimo, di cogliere il dolore che proviamo e fornire la risposta che attendiamo.
In questi momenti, abbiamo più bisogno delle ragioni del cuore, le uniche in grado di farci comprendere il mistero che circonda la nostra solitudine.
Quanta tristezza ci capita di scorgere su tanti volti che incontriamo.
Quante lacrime vengono versate ad ogni istante nel mondo; una diversa dall’altra; e insieme formano come un oceano di desolazione, che invoca pietà, compassione, consolazione.
Ci sono occhi che spesso rimangono fissi sul tramonto e stentano a vedere l’alba di un giorno nuovo.
Abbiamo bisogno di misericordia, della consolazione che viene dal Signore.
Tutti ne abbiamo bisogno; è la nostra povertà ma anche la nostra grandezza: invocare la consolazione di Dio che con la sua tenerezza viene ad asciugare le lacrime sul nostro volto.

Nel momento dello smarrimento, della commozione e del pianto, emerge nel cuore di Cristo la preghiera al Padre.
La preghiera è la vera medicina per la nostra sofferenza.

Anche noi, nella preghiera, possiamo sentire la presenza di Dio accanto a noi.
La tenerezza del suo sguardo ci consola, la forza della sua parola ci sostiene, infondendo speranza.
Gesù, presso la tomba di Lazzaro, pregò dicendo: 'Padre, ti ringrazio che mi hai ascoltato. Io sapevo che sempre mi dai ascolto' (Gv 11,41-42).
Abbiamo bisogno di questa certezza: il Padre ci ascolta e viene in nostro aiuto.
L’amore di Dio effuso nei nostri cuori permette di dire che quando si ama, niente e nessuno potrà mai strapparci dalle persone che abbiamo amato.
Lo ricorda con parole di grande consolazione l’apostolo Paolo: 'Chi ci separerà dunque dall'amore di Cristo? Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? [...] Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati. Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun'altra creatura potrà mai separarci dall'amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore' (Rm 8,35.37-39).

La forza dell’amore trasforma la sofferenza nella certezza della vittoria di Cristo e della nostra vittoria con Lui, e nella speranza che un giorno saremo di nuovo insieme e contempleremo per sempre il volto della Trinità Santissima, eterna sorgente della vita e dell’amore.

Vicino ad ogni croce c’è sempre la Madre di Gesù.
Con il suo manto lei asciuga le nostre lacrime.
Con la sua mano ci fa rialzare e ci accompagna nel cammino della speranza"

Papa Francesco
Vegli di Preghiera "Per asciugare le lacrime"
5 maggio 2016

Continuiamo - vi prego - a vegliare e pregare insieme per la sorte di Vincent #Lambert:

UN'ORA DI GUARDIA: SALVATE #VINCENT

Andiamo avanti fino al 21 aprile 2019, impegniamoci a pregare per 60 minuti, da soli o in compagnia, in Chiesa o in qualsiasi altro luogo.

In compagnia di Maria, di San Giuseppe e dei Santi, grazie all’intercessione dei quali ogni cosa ci può essere accordata da Dio se è secondo la Sua Volontà e per il Bene del suo popolo.

Non ci sono limiti nella modalità se non l’impegno ad offrire una preghiera per salvare la vita di Vincent #Lambert

Prenota la tua Ora di Guardia, insieme alle 80 persone che anche anche in questa giornata stanno vegliando e pregando.

Clicca per accedere alla pagina completa:

I STAZIONE - Gesù condannato a morte

"Pilato lo diede nelle loro mani perché fosse crocifisso; presero dunque Gesù e lo condussero via" (Gv 19,16).

Il calvario di Vincent #Lambert dura da dieci anni.

Vittima di un incidente stradale nel 2008, l'ex infermiere francese - oggi 42enne - è tetraplegico e in stato di semi-coscienza, ricoverato presso l’Ospedale universitario Sébastopol di Reims.

Non può parlare e non può muoversi, ma non si trova alla fine della sua vita: è gravemente disabile, ma non è dipendente da alcun macchinario artificiale.

Il suo destino terreno è appeso al giudizio della magistratura amministrativa francese: dal 2013 Vincent si trova al centro di una complessa battaglia giudiziaria tra i genitori (che chiedono che possa continuare a vivere) e la moglie (che ne pretende invece la morte di stenti).

Diversi tribunali, fino alla Corte europea dei diritti dell'uomo nel 2015, hanno deciso convalidare le quattro procedure mediche collegiali che in questi anni hanno decretato la sospensione delle "cure" vitali", perchè lasciarlo vivere sarebbe - per medici e tribunali - "un'ostinazione irragionevole".

Fermare le "cure" - nel caso di Vincent - significherebbe cessare la nutrizione tramite un sondino e l'idratazione artificiale, cioè lasciarlo morire di fame e di sete.

Come è possibile definire "cure mediche" mangiare e bere?

Questo venerdì mattina, in due ore di udienza, il Consiglio di Stato francese ha deciso di darsi 30 giorni massimo di tempo per decidere se accogliere o meno il ricorso presentato dai genitori di Vincent a seguito della decisione della Corte Amministrativa di Chalons di convalidare la quarta procedura di arresto delle "cure" decisa dal dott. Sanchez in data 09 aprile 2018.

Ci sono molti modi di condannare a morte una persona: decidere di non scegliere è una crudele e lenta agonia.

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II STAZIONE - Gesù caricato della croce

"Ed egli, portando su di sé la croce, uscì verso il luogo detto Cranio, in ebraico Golgota" (Gv 19,17).

"Tu cammini con noi nel deserto". Solo in Francia, almeno altre 1.500 persone si trovano oggi nella stessa condizione clinica di Vincent Lambert.

Dovremmo iniziare a eliminarli? Guadagnare letti negli ospedali per i malati un po'più produttivi, più efficienti nella società, più promettenti per il loro stato futuro?

È verso una società così verso cui ci stiamo incamminando?

Certamente, a piccoli passi; certamente, in modo sommesso, sotto la copertura di una spaventosa legalità, sotto copertura di eufemismi per non parlare di eugenetica.

La legge Claeys-Leonetti francese si applica - in linea di principio - solo alle persone alla fine della loro vita e non dovrebbe applicarsi a Vincent e a quanti come lui che - pur in condizione di grave disabilità - sono vivi, esistono.

Vincent ha già dimostrato di vivere: ha già vissuto dieci anni e potrebbe viverne molti altri, se potesse continuare a nutrirsi e idratarsi.

"Tu cammini con noi nel deserto". Questa parola è vera. Il Signore non toglie il deserto che è la nostra vita, ma in questo deserto parla e questa parola è pane che ci sazia, roccia su cui costruire. Questo è il dolore della Sua Croce: Cristo è venuto a camminare con noi e noi Ti lasciamo solo. Che gli occhi nostri e il nostro cuore si commuovano nella memoria di questa Tua Presenza sacrificata, di questo Tuo camminare nel deserto.

Volontariamente Egli abbracciò la Croce. Questa volontà di sacrificio, chi tra noi l'ha resa abituale?

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III STAZIONE - Gesù cade la prima volta

"Guardai attorno e nessuno che mi aiutasse; attesi ansioso e nessuno che mi sostenesse" (Is 63,5).

“Caro Vincent, permettimi di chiamarti con il tuo nome.
Ho sentito tanto parlare di te in questi ultimi cinque anni solamente con la locuzione: 'l'affaire Vincent Lambert'.
Il 31 gennaio 2019 il Tribunale di Chalon ha nuovamente confermato l’arrêt des soins, la cessazione delle 'cure'. Ed ecco tutti prendere la penna o il microfono per esprimere la propria opinione, troppo spesso piena di passione o rabbia. Un frastuono, che ti fa venir voglia di tacere quando conosci bene tutto il dolore che questo parlare genera all’interno della tua famiglia.

C’è uno che tace e - per una evidente ragione - sei tu, caro Vincent, che continui sorprendentemente la tua strada. Più di dieci anni fa, un incidente ti ha immerso in questo stato di estrema dipendenza, senza alcun altro trattamento o supporto meccanico che una piccola sonda che ti idrata e ti nutre. Queste 'cure' (idratazione ed alimentazione) sono state interrotte per diciassette giorni nell’intervallo temporale tra due decisioni medico-giuridiche tra loro contrarie  ...

Diciassette giorni senza bere e mangiare, e tu sei ancora lì, giorno dopo giorno, ora dopo ora, silenzioso, ma lì, lontano da questo borbottio che sembra come attraversarti da una parte all’altra. Questa perseveranza del tuo corpo parla!
‘Il linguaggio del corpo’, il tuo grande corpo malato urla e ci dice: ‘Si può sussurrare o si può parlare ad alta voce, in ogni caso, ciò che decide questo è il linguaggio del corpo’.

Ed è vero. Il tuo corpo, Vincent, decide e parla. Parla ad alta voce! Tanto che ci interroga: cos'è l'uomo, la sua dignità? Cosa significa ‘esserci’, che cosa vuol dire che che siamo esseri in relazione con? Qual è il significato della dipendenza? E tante altre domande, che toccano il mistero insondabile della persona.

Grazie, Vincent, per averci portato su questi terreni, che toccano ciascuno di noi nel modo più intimo.

Scusa per la violenza che ti stiamo facendo. Senza dubbio il tuo corpo ci parla anche delle nostre ferite, delle nostre paure, delle nostre ansie che a volte ci abitano e che tu ci tiri fuori involontariamente.

È davvero molto difficile fare i conti con la nostra estrema vulnerabilità ed entrare in questo mistero dell'umano, dell’uomo e della donna così fragili, così dipendenti.

Il tuo corpo silenzioso ci invita a non cercare una risposta solo dalla nostra ragione, così povera nell’affrontare da sola queste domande profonde.

Il tuo corpo ci invita – soprattutto - alla contemplazione.

Contemplare questa estrema vulnerabilità del nostro essere, per riconciliarci con questa parte fragile che fa parte di ciascuno di noi dentro al profondo del nostro essere.

Il tuo corpo ci permette di riscoprire questa umanità che è comune a noi, a prescindere dalle nostre capacità e dalle nostre abilità.

E il tuo corpo ci permette anche di rallegrarci, perché tutti noi - così diversi - troviamo il significato ultimo delle nostre vite nella nostra capacità di prenderci cura gli uni degli altri.

Grazie, Vincent”.

Firmato:

Philippe de Lachapelle,
Direttore dell'OCH (Office chrétien des personnes handicapées)

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IV STAZIONE - Gesù incontra sua madre

"Gesù vide la Madre lì presente" (GV 19,26).

Maria era lì sotto la croce di Suo Figlio. Non c'era quasi nessuno, ma Lei era lì, in silenzio.

Viviane Lambert è lì sempre accanto a sui figlio Vincent. Non se ne sta in silenzio, urla l'innocenza di suo figlio.

Nel giugno 2018 ha scritto una seconda lettera al presidente Macron – dopo che l’appello precedente accompagnato da una petizione con più di 100.000 firme è stato ignorato – evidenziando come oggi in Francia la vita di un animale possa valere più di quella di un uomo.

"Vincent è handicappato, ma è vivo. Vive costretto nella sua camera d’ospedale, senza cure adatte alla sua condizione: non viene mai alzato, non fa sedute di fisioterapia, non viene rieducato alla deglutizione. Ora che la legge sull’agricoltura è in discussione all’Assemblea nazionale, si è parlato molto di salute degli animali, di trattamento degli animali nei mattatoi e del divieto di tenere i conigli in gabbia. Non ho potuto fare a meno di pensare a mio figlio, che è meno protetto di tanti animali".

Una madre non può lasciare solo il proprio figlio, quel figlio cresciuto nel suo utero e dal suo utero proiettato nel mondo.

Maria, Tu che hai abbracciato fino all'ultimo Tuo Figlio, intercedi perchè Viviane possa un giorno restare silente e muta davanti agli occhi di suo figlio.

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V STAZIONE - Il cireneo aiuta Gesù a portare la croce

"Or mentre lo conducevano al patibolo, presero un certo Simone di Cirene e gli posero addosso la Croce" (Lc 23,26).

C'è un fatto grosso come una montagna, che viene prima, e la tua strada ci deve passare: Dio ci ha amati per primo.

Nessuno di noi può strappare dalla trama della sua esistenza questo fatto: sei stato chiamato.

Dio ci ha scelti, siamo proprietà particolare di Dio, la nostra vita Gli appartiene.

"La loro vulnerabilità ci interpella ed esige da noi l'espressione di obblighi morali e considerazioni politiche, perchè il filo della loro esistenza è dovuta al rispetto e alla solidarietà che la loro testimonianza impone da se stessa.

La verità insospettata di una vita oltre le nostre rappresentazioni concettuali e persino di quanto possa sembrare umanamente concepibile e accettabile è emersa ai confini della pratiche di cura: queste persone ci costringono considerazione e una compassione basata riflessione più esigente"

Prof. Emmanuel Hirsch, "ÉTAT VÉGÉTATIF CHRONIQUE, ÉTATS PAUCI-RELATIONNELS", 2018.

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VI STAZIONE - La Veronica asciuga il volto di Gesù

"In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno dei più piccoli, l'avete fatta a me" (Mt 25,40).

Il tribunale amministrativo di Châlons-en-Champagne ha condannato Vincent Lambert a morire di fame e di sete.

La decisione è altamente controversa, dal momento che il tribunale aveva fatto realizzare a fine 2018 una nuova perizia medica sullo stato di salute di Lambert, che non è attaccato ad alcuna macchina per vivere.

La perizia ha concluso da una parte che "Lambert è in stato vegetativo cronico irreversibile e non può accedere ad alcun stato di coscienza", dall’altra che non c’è alcun accanimento terapeutico e continuare a nutrirlo non si configura come "trattamento irragionevole od ostinazione irragionevole".

"C'è il desiderio di assimilare la situazione di questa persona gravemente disabile - ma stabile nella sua disabilità - ad una situazione di fine vita", ha recentemente dichiarato il Professor Xavier Ducrocq, capo del dipartimento di neurologia dell'Ospedale di Metz-Thionville, nonchè consulente medico dei genitori di Vincent fin dal 2013 -. "Mentre questo non è affatto il caso. Che Vincent Lambert abbia vissuto per 10 anni in uno stato di coscienza alterata è un dato sufficiente per dimostrare che non si trova alla fine della sua vita.  Che non ci sia una realistica speranza di miglioramento, nonostante i lavori di ricerca per progredire nella conoscenza di questi pazienti, non sarebbe un dato sufficiente per parlare di fine vita.  Questo è il destino comune di tutte le situazioni di disabilità: para e quadriplegia, autismo, disabilità motorie cerebrali, sordità, cecità ...".

Vincent deve morire, perchè non vale la pena farlo vivere.

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VII STAZIONE - Gesù cade la seconda volta

"Consegnò la sua vita alla morte, e fu annoverato tra i malfattori" (Is 52,12).

Con la presenza di Cristo, con il cuore di Cristo, la nostra vita personale spacca gli orizzonti e si apre all'Infinito, un Infinito che, come la luce del sole, penetra fin nei tuguri e nei luoghi oscuri, tutto rendendo nuovo.

Dobbiamo collaborare a ciò per cui Cristo è morto.

"Vocazione" vuol dire essere chiamati particolarmente a questo, a rendere inevitabile per noi questo: partecipare a quell'azione per cui Cristo è morto per redimere, per salvare gli uomini.

Non potremo andare per strada e guardare le facce degli altri se non sentendo uno struggimento, uno struggente desiderio di salvarli. è dentro questo struggimento che si salva se stessi.

Non so se a Vincent Lambert verrà concesso di vivere oppure se la sua vita verrà troncata per il giudizio criminale di medici e tribunali.

So solamente che ogni dolore ingiusto, ogni crimine perpetrato in nome di leggi approvate dagli uomini, ogni lacrima versata acquistano un significato solo dentro l'economia misteriosa di Cristo.

“Affido alla vostra preghiera le persone, come Vincent Lambert, in Francia, il piccolo Alfie Evans, in Inghilterra, e altre in diversi Paesi, che vivono, a volte da lungo tempo, in stato di grave infermità, assistite medicalmente per i bisogni primari.  Sono situazioni delicate, molto dolorose e complesse.  Preghiamo perché ogni malato sia sempre rispettato nella sua dignità e curato in modo adatto alla sua condizione, con l’apporto concorde dei familiari, dei medici e degli altri operatori sanitari, con grande rispetto per la vita”.

Papa Francesco, al termine della preghiera del Regina Coeli, 15 aprile 2018

“Attiro l’attenzione di nuovo su Vincent Lambert e sul piccolo Alfie Evans, e vorrei ribadire e fortemente confermare che l’unico padrone della vita, dall’inizio alla fine naturale, è Dio! E il nostro dovere, il nostro dovere è fare di tutto per custodire la vita.  Pensiamo in silenzio e preghiamo perché sia rispettata la vita di tutte le persone e specialmente di questi due fratelli nostri.  Preghiamo in silenzio”.

Papa Francesco, al termine dell'udienza generale, prima di incontrare il papà di Alfie Evans, 18 aprile 2018

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VIII STAZIONE - Gesù incontra le donne di Gerusalemme

"Figlie di Gerusalemme, non piangete per me, ma piangete per voi stesse e per i vostri figli" (Lc 23,28).

Lo sguardo a Cristo non si può portare se non nella coscienza di essere peccatori.
Che si è peccatori non è un giudizio se non emerge quando guardiamo la faccia di Colui che abbiamo contristato.
Le nostre giornate sono dominate invece dalla distrazione, così il cuore rimane arido e in quello che facciamo siamo pieni di pretesa.

Non siamo noi a salvare il mondo, non siamo noi che possiamo salvare Vincent da un destino che appare sempre di più cinico e baro.
A noi il cuore pieno di speranza, perchè siamo nati e non moriremo mai più.

Dal documento firmato da 70 medici e paramedici specializzati nel settore delle cure palliative e dell’assistenza terminale a sostegno di Vincent Lambert.

"La nostra esperienza ci porta anche ad interrogarci sul fatto che una medesima équipe di cura garantisce contemporaneamente cure a pazienti in fin di vita e a pazienti cerebro lesi: vi sono, qui e lì, due logiche antinomiche che non possono coabitare.

Su queste basi:

Noi denunciamo le condizioni di vita imposte al signor Vincent Lambert: allettamento permanente, assenza di momenti in carrozzella adeguata, assenza di uscite, reclusione a chiave nella sua stanza, assenza di programma rieducativo di manutenzione, assenza di rieducazione della deglutizione, limitazione delle visite, tutte misure che si oppongono al mantenimento di una vita sociale e affettiva, primordiale per queste persone. Tali condizioni, tanto incomprensibili quanto inammissibili, assomigliano a un’incarcerazione prolungata, indegna del suo stato, della sua persona, dei suoi prossimi. Esse ci appaiono contrarie ad ogni etica e deontologia mediche.

Non riusciamo a comprendere che in nessun momento di questa terribile storia e davanti a una decisione tanto grave sia stato sollecitato il parere di una squadra esperta. Grave perché non ha altra finalità se non quella di provocare la morte di un uomo che non è in fin di vita e il cui stato di handicap pare stabilizzato, e ciò perfino con una procedura collegiale. Né l’équipe medica che ha in carico il signor Vincent Lambert, all’inizio di questa situazione, né le diverse istanze di Giustizia – quali si vogliano, per quante ne siano state sollecitate – hanno fatto una simile considerazione, che pure è di buonsenso e comune, tra colleghi.

Auspichiamo che il signor Vincent Lambert, il quale non è in fin di vita, benefici di una presa in carico conforme allo spirito della circolare del 3 maggio 2002. Per questo, egli dev’essere trasferito in un’unità dinamica dedicata ai pazienti EVC-EPR, che gli proponga un progetto di vita di qualità con inclusione dei suoi prossimi.

Laddove sentiamo dire “accanimento terapeutico”, noi non vediamo che abbandono terapeutico e maltrattamento di persona vulnerabile; e chiediamo la ripresa delle cure fisiche e relazionali.

Laddove sentiamo dire “volontà del paziente”, apprendiamo che il nostro collega che ha preso tale drammatica decisione non formula altro che ipotesi.

Laddove sentiamo dire “staccare la spina”, noi non vediamo alcun filo, alcuna macchina da disconnettere all’infuori della flebo della nutrizione enterica per via di gastrostomia, che in simili pazienti costituisce una cura di base. Però vediamo capacità di deglutizione volontaria e domandiamo che venga intrapresa una rieducazione appropriata.

Laddove sentiamo dire “sospensione dei trattamenti” noi non vediamo che deliberata provocazione della morte, un’eutanasia che non dice il proprio nome; e chiediamo invece un vero progetto di vita: ripresa della cinesiterapia dopo trattamento delle atrofie ai tendini che si sono necessariamente venute a trovare, in più di quattro anni di sospensione di tali cure, giro in carrozzina, uscita all’aria aperta.

Laddove sentiamo “procedura collegiale” noi non vediamo che una posa partigiana, ideologica, disconnessa dalla realtà di una situazione di handicap severa, stabile, che giustifica cure e trattamenti adatti in vista del benessere della persona; e noi chiediamo che il signor Vincent Lambert sia alfine trasferito in un’unità EVC-EPR che pratichi cure attive e globali nel quadro di un progetto di vita e non di morte annunciata e programmata".

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IX STAZIONE - Gesù cade la terza volta

"Quasi esanime a terra mi ha ridotto; già mi vanno accerchiando i cani in frotta" (Sal 22,17).

Il 20 gennaio 2019 cinquantacinque medici specialisti nella cura delle persone in stato vegetativo o semi-relazionale hanno inviato una lettera ai giudici del tribunale amministrativo di Châlons-en-Champagne che vale la pena riprendere in mano.

“Signore e signori del Tribunale, siamo tutti specialisti nella cura di persone in uno stato di coscienza alterata, sia che si trovino in uno stato di risveglio non responsivo (chiamato anche stato vegetativo cronico o EVC) o in uno stato semi-relazionale (EPR).
La fluttuazione del loro stato di coscienza (secondo i momenti, le stimolazioni, gli operatori) è una delle caratteristiche specifiche di questi pazienti.
I nostri colleghi Xavier Ducrocq, Edwige Richer e Catherine Kieffer, che hanno preso parte alla perizia di Vincent Lambert, ci hanno spiegato la metodologia adottata per effettuare la valutazione clinica sullo stato di coscienza del sig. Lambert: Vincent Lambert è stato valutato in una sola serata dalle ore 20:30 alle 21:30 e successivamente in una mattinata per sole 1 ora e 30 minuti, alla presenza di 7 persone, per lui, totalmente sconosciute.
Queste valutazioni comportamentali non sono state reiterate in seguito. Gli esperti forensi hanno concluso così che la diagnosi medica confermasse uno stato vegetativo permanente (état végétatif permanent). Dicono anche che il signor Vincent Lambert - che riceve solamente nutrizione con una sondina e viene idratato artificialmente - non può costituire un'ostinazione irragionevole e sostengono il trasferimento del paziente presso un’altra unità medica specialistica.

Se non possiamo che concordare su questi ultimi due punti, contestiamo tuttavia il protocollo di valutazione utilizzato e - di conseguenza - gli esiti prodotti.
Data la natura fluttuante di questi pazienti, la valutazione deve essere ripetuta in diversi momenti della giornata e per diversi giorni, come raccomandato dal professor Steven Laureys del Coma Science Group di Liegi: il CRS-R deve essere applicato al paziente come minimo 5 volte in 10 giorni per i risultati da considerare affidabili (‘Evaluations comportementales chez les patients en état de conscience altérée‘– Wolff et coll – EMPR 2018 – pag. 54). Una buona valutazione richiede anche condizioni favorevoli: un ambiente stimolante ed accogliente che permetta al paziente di potere entrare a suo modo in relazione con chi lo osserva; inoltre deve essere condotta da un team multidisciplinare appositamente formato all'osservazione, devono essere presenti i familiari del paziente, in modo da facilitarne la relazione fiduciosa.
In ogni caso, la regola fondamentale che deve essere sempre tenuta presente è il fatto che un'assenza di manifestazione di coscienza in un dato momento non significa l'assenza di coscienza. Le risultanze derivanti da rilevazioni morfologiche (radiografie, ecografie, etc.) non possono in nessun caso, da sole, essere sufficiente per verificare la presenza o meno di uno stato di coscienza. La valutazione comportamentale clinica - nelle condizioni sopra esposte - rimane fondamentale. Essa può essere completata dalla diagnostica per immagini.

È in forza di tutte queste considerazioni che, ogni giorno, nelle nostre unità mediche, in conformità alla circolare 228 del 3 maggio 2002, noi ci prendiamo cura in questo modo delle persone in stato di coscienza minima e di quelle in stato di veglia non responsiva. Dal momento che il signor Vincent Lambert non è in coma, né esposto a un rischio vitale, né in fin di vita, questa circolare relativa ai diritti dei pazienti deve essere rispettata. Poiché il signor Vincent Lambert non è in coma, non è esposto a un rischio vitale e non è alla fine della sua vita, è coperto da questa circolare sui diritti dei pazienti.

Il signor Vincent Lambert non è stato valutato secondo le migliori pratiche mediche. Questo è tanto più inquietante dal momento che ciò che si applicherà a lui potrebbe, di conseguenza, riguardare anche tutti coloro che condividono la sua stessa situazione. Coscienti del carattere eccezionale di questo processo, ci sembra necessario in coscienza avvertirvi.

Vi preghiamo di accogliere questa nota, signore e signori giudici del tribunale, come l’espressione della nostra più alta considerazione per la vostra responsabilità e il vostro gravoso compito in queste circostanze”.

Se anche solo il 10% di quanto viene qui affermato corrispondesse al vero, perché continuare in questa ostinata ed irragionevole volontà di condannare a morte per fame e sete Vincent Lambert?

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X STAZIONE - Gesù è spogliato delle vesti

Divisero le sue vesti, tirarono a sorte la sua veste per sapere a chi di loro dovesse toccare" (Mt 15,24).

Dobbiamo accettare di rinnegare l'immediatezza con cui le cose ci si presentano o ci sollecitano, aderire alla via di Dio misteriosa che ci invita a seguire la sua parola, a seguire la sua rivelazione, il modo con cui Lui stesso è venuto a salvarci, per liberarci. E' andato in croce per liberarci dal fascino del nulla, per liberarci dal fascino delle apparenze, dell'effimero.

XI STAZIONE - Gesù è inchiodato alla croce

"Fu crocifisso insieme ai malfattori, uno alla sua destra e uno alla sua sinistra" (Lc 23,33).

Cristo in croce è il peccato condannato dal Padre. La croce di Cristo è l'esplosione della coscienza del male. Noi entriamo in rapporto con Cristo per la coscienza che abbiamo del peccato. Qui si attua la caduta senza fine in noi: nell'assenza della coscienza del peccato e nella coscienza falsa del peccato; perché il rimorso, lo scetticismo non sono coscienza del peccato. Chi ha coscienza del proprio peccato ha anche la coscienza della liberazione.

XII STAZIONE - Gesù muore in croce

"Quando Gesù ebbe preso l'aceto esclamò: Tutto è compiuto! Poi, chinato il capo, rese lo spirito" (Gv 19,30).

Non possiamo dimenticare a quale prezzo siamo stati salvati, ogni giorno. Il sacrificio non è un'obiezione, neanche la sconfitta umana è un'obiezione, ma è la radice della Resurrezione, è la possibilità di una vita vera.

L'avvenimento che riaccade qui ed ora, se è innanzitutto un fatto - un fatto che non si può ridurre a nulla, che non si può censurare, che non si può più cancellare -, se è innanzitutto un fatto, è un fatto per te, che ti interessa supremamente. è un fatto per te!

Per te, per me, per me! "Per te" è la voce che si sprigiona dal cuore del Crocifisso. "Per me" è l'eco che ne soffre il cuore mio, la coscienza mia.

Tutto cadrebbe nella morte senza questa voce, senza questa Presenza.

XIII STAZIONE - Gesù deposto dalla croce

"E Giuseppe d'Arimatea prese io corpo e lo avvolse in un bianco lenzuolo" (Mt 27,59).

Tutto il mondo giudica castigo il dolore, giudica l'uomo raggiunto dal dolore, costretto alla rinuncia, al sacrificio come percosso da Dio e umiliato, ma Maria no.

Come era chiaro al suo cuore, crocifisso con quello di Cristo, che il castigo che ci dà salvezza, che esalta la vita si era abbattuto su di Lui e per questo Dio lo ha esaltato e gli ha dato un nome che è al di sopra di ogni altro nome.

Fac ut ardeat cor meum in amando Christum Deum ut sibi complaceam.

Ecco la grande legge morale. Qui insorge la vera legge morale che è la scaturigine della morale: piacere al Mistero, piacere a quell'uomo crocifisso, piacere al mistero di Dio che si è reso uomo e fu crocifisso per me, e risorse perché io fossi liberato.

XIV STAZIONE - Gesù è posto nel sepolcro

"Giuseppe lo mise in un sepolcro scavato nella pietra, dove nessuno ancora era stato messo" (Lc 23,53).

La soglia della verità del sacrificio sta nella domanda: "Dio, affrettati in mio soccorso".

Il muoversi della pietra sulla tomba delle nostre azioni vuote incomincia qui.

La Resurrezione incomincia da questo aspetto di infinita impotenza nostra che è la mendicanza, da questo supremo riconoscimento che Dio solo è potente, e di suprema gratitudine perché Egli, che ha iniziato la nostra esistenza, vuol portarla a compimento.

Niente c'è di più espressivo della comunicabilità universale, cattolica, ecumenica, di un cuore reso nuovo dal "sì" a Cristo, da quella speranza in Lui per cui ognuno di noi quotidianamente riprende la ricerca, il desiderio, la domanda, il sacrificio della purità.

Sempre vivendo una pace nella mortificazione continuamente ravvivata.

Meditazioni tratte da: Luigi Giussani, "Egli solo è: Via Crucis", San Paolo, 2005

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