Nichi Vendola: mente sapendo di mentire

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Nichi Vendola: mente sapendo di mentire

di Davide Vairani

Nichi Vendola, giacca e cravatta, non brandisce cartelli e non incita con slogan, parla con pacatezza.

Sotto i riflettori degli studi di La7, rilascia due interviste, a breve distanza l'una dall'altra e tra loro collegate: da Corrado Formigli - una ventina di minuti - per “Piazza Pulita”, puntata del 28 marzo 2019: da Myrta Merlino, poco più di sei minuti, "Aria che Tira", puntata del 03 aprile 2019.

Le date non sono scelte a caso. Il 28 marzo si stava per girare il ciak di “quell’adunanza di spettri, pomposi come i restauratori dell’ancien regime del Congresso di Vienna del 1815” – come affettuosamente definito il Congresso mondiale delle famiglie di Verona da Michele Santoro.

Da un punto di vista mediatico, Vendola buca molto di più delle contro-manifestazioni veronesi del "love is love" pensiero.

Le piazze non hanno l'obiettivo di convincere qualche dubbioso, ma di confermare una identità per chi i dubbi non se li pone. Sia per chi vi partecipa che per chi le osserva da spettatore non rappresentano altro che occupare uno spazio pubblico, sul piano fisico e culturale. Un po' come per i cani - mi si perdoni il paragone - che per affermare il proprio dominio territoriale urinano attorno al perimetro che ritengono di loro proprietà.

Nichi Vendola - giacca e cravatta - non ha ospiti a fargli da contro altare e la sua narrazione di fronte a giornalisti più o meno compiacenti si fa persuasiva. E - dunque - per questo più efficace.

"Utero in affitto è un’espressione molto violenta".

E spiega: "Il mio compagno ed io non abbiamo affittato un utero, abbiamo costruito una relazione con due donne e una di loro ha portato nel proprio grembo Tobia. Le nostre famiglie sono intrecciate e andremo a trovarle presto in California".

Rafforza il concetto dalla Merlino: "La mia famiglia è molto tradizionale. Perché siamo una minaccia?".

"Famiglia è una parola che va declinata al plurale - spiega da Formigli - . Ci sono moltissime famiglie, la Famiglia con la maiuscola, con tutta la sua retorica e il suo mito, è un’invenzione. Ogni famiglia è una storia a parte. Ciò che conta è la qualità dell’investimento di amore, la capacità di crescere, proteggere, accudire, un bambino, di non considerarlo un oggetto".

"Salvini interpreta la parte di un radicalismo di destra, che ha come obiettivo polemico i gay, le donne, i diritti di libertà, cioè l’autodeterminazione degli individui. Salvini, per motivi di investimento culturale, costruisce questo tipo di campagna. Accanto a lui ci sono persone che ci credono come Lorenzo Fontana, devoto di quel clericalismo che immagina un Dio servo della Chiesa, e non il contrario".

"Il ministro Fontana dice che non esistono le famiglie arcobaleno - riprende Vendola da Formigli -. La mia famiglia esiste. Tobia è un bambino sereno e da qualche mese sono padre anche legalmente.

Io mi alzo ogni mattina e faccio colazione con mio figlio, lo accompagno a scuola e lo vado a prendere. Giriamo per le strade, siamo accolti in generale con affetto. Siamo una famiglia e mio figlio è sereno.

Da qualche mese sono anche suo padre legalmente, c’è stata un’istruttoria durata quasi un anno. Sono venuti gli assistenti sociali, dovevano interrogare me e Ed per farci avere la custodia legale. Alla fine si sono anche scusati con noi. Dicono che entrano in famiglie a prima vista 'tradizionali' ma che girano intorno alla violenza, al degrado. Questo perché la famiglia tradizionale è una menzogna, una bugia".

Ad "Aria che tira", Vendola riprende la questio utero in affitto. Parla di "donatrice" di ovulo. Nessun  riferimento alla salute delle due donne che per condurre l'impresa sono state bombardate di ormoni. Rifiuta l'espressione "violenta" utero in affitto: quelle donne vogliono bene a Tobia.

Alla domanda di Myrta Merlino: "Ma perché l'hanno fatto?" la risposta non è "perché avevano bisogno di soldi", ma "perché Britney e Charlene avevano un desiderio di dono".

La "donatrice era curiosissima di fare questa esperienza",  mentre la gestante è una che "ama partorire, è un genio del partorire" (giuro, ha detto proprio così!).

L'esponente di "Sinistra Italiana" aggiunge anche: "Avrei adottato, se la legge lo consentisse ai genitori omosessuali".

E infine l'attacco al Congresso della famiglia di Verona: "A Verona sarà il raduno dei bulli di tutto il mondo, e la presenza più grave è il ministro dell’Istruzione. Nelle scuole va contrastato il fenomeno del bullismo, e il bullismo omofobico è una questione seria.

Tra le principali cause di suicidio tra gli adolescenti c’è la paura dello stigma legato alla diversità. Bullismo e omofobia nella scuola sono un problema serio, e siccome questo sarà un raduno di bulli da tutto il mondo, perché sono dei bulli quelli che andranno a Verona a parlare di famiglia tradizionale.

Verranno personalità nei cui Paesi vige il carcere, la tortura, in cui si teorizza la legittimità della pena di morte per i gay.

Credo sia molto grave. Credo che il Governo, in questo caso, stia raccontando di un occidente che vuole liberarsi di quello che aveva promesso, della democrazia liberale, sulla difesa e sulla tutela intransigente della libertà di ognuno. Il rischio è proprio quello di arretrare".

La storia della relazione tra Vendola ed Ed Testa è diventata cosa pubblica per scelta dello stesso Nichi Vendola. Ha deciso lui di rendere mediatico ogni passaggio ed ogni scelta, momenti di tenerezza con il piccolo Tobia, foto ed immagini curate e scelte per mostrare una famiglia, una famiglia come tante, una famiglia con un figlio che come tante vive, soffre e gioisce e che come tante altre chiede solamente di essere rispettata.

Nichi sceglie "Vanity Fair" e "Chi" per annunciarne i momenti decisivi, cioè quotidiani e settimanali popolari e di gossip, per poi approfondire dal vivo con apparizioni mirate in studi televisivi.

E' noto ai più - dunque - che Vendola e il suo compagno si siano rivolti all’Agenzia "Extraordinary Conceptions" di Sacramento in California per affittare un utero.

E' noto che l'atto di nascita del piccolo Tobia (il cui padre biologico è solo ed esclusivamente Ed Testa) sia stato compilato all'anagrafe californiana, dove "la legge consente di scrivere quello che vuoi" (parole testuali di Vendola in una intervista a "Vanity Fair").

"In questo modo - spiegava Vendola a "Vanity Fair" - Tobia è più tutelato e non solo perché Ed è canadese e italiano e dunque assicura a Tobia altri due passaporti". Il cognome? "È Testa e non Vendola".

E' noto che il tribunale dei minori di Roma nel 2018 abbia accettato l’istanza di stepchild adoption presentata da Nichi Vendola nei confronti del figlio biologico del compagno Ed e che Tobia sia stato ufficialmente riconosciuto dall’anagrafe capitolina con il cognome "Testa Vendola", come rivelato dallo stesso Vendola in un’intervista rilasciata al settimanale "Chi".

“Tobia è sempre stato mio figlio, ma il tribunale di Roma mi ha riconosciuto l’adottabilità e quindi da ora in poi porterà anche il mio cognome. Per me e il mio compagno è innanzitutto una grande gioia. Poi, certo, è anche una battaglia vinta. Le polemiche sono state frutto di ignoranza, di superficialità, di volgarità. Viviamo nell’epoca degli odiatori seriali. Che cosa diremo a Tobia quando sarà grande? In realtà lui conosce sia la donna che ci ha donato l’ovulo sia la donna che lo ha portato in grembo. Ci scambiamo foto, video e telefonate. Mio figlio saprà tutta la verità su come è venuto al mondo“, dichiarava Vendola in quell'intervista.

Se siete giunti fino a qui, significa che avete letto ciò che ho scritto sinora e che potete rivedere e riascoltare direttamente dalle parole di Nichi Vendola nelle due interviste che ho citato: non ho inventato, truccato o modificato nulla.

Vendola racconta un mucchio di menzogne sapendo benissimo di mentire.

Personalmente, non mi importa un fico secco del fatto che Vendola sia gay, che abbia un compagno, che vivano sereni e felici la loro relazione. Così come non mi importa replicare in merito ai suoi personali giudizi su Salvini, Fontana, il Congresso di Verona: libero di pensare ciò che crede. Ma a tutto c'è un limite e in queste due interviste Vendola vi è andato molto oltre, anche se in pochissimi lo hanno sottolineato (questo è ciò che preoccupa).

Se non fosse stato per due donne attente e coraggiose, probabilmente non me ne sarei reso conto neppure io.

Monica Ricci Sargentini, giornalista del "Corriere della Sera" e Marina Terragni, giornalista e scrittrice, che subito hanno notato la scelta di Formigli di non fare a Vendola l'unica vera domanda che da giornalista avrebbe dovuto fargli, quanto meno sul piano deontologico: "quanto vi è costata la pratica dell'utero in affitto?".

"L’intervista a Nichi Vendola andata in onda su La7 giovedì 28 marzo ha veicolato ancora una volta l’idea che l’utero in affitto possa essere una pratica gratuita e solidale, una bella storia di amore relazionale" - scrivono in una petizione dal titolo "Piazza Pulita dica la verità sull'utero in affitto" lanciata online con il supporto della rete "Stop Surrogacy Now" -. Eppure è noto che Vendola e il suo compagno per avere Tobia si sono rivolti all’agenzia Extraordinary Conceptions di Sacramento dove i prezzi variano tra i 130mila e i 160mila dollari.

E’ anche un fatto che le madri surrogate firmano dei contratti in cui abdicano al diritto di decidere del proprio corpo e non possono mai cambiare idea. Viene del tutto omesso che nel mondo milioni di donne e femministe si battono per la messa al bando della maternità surrogata e che la Gpa è permessa solo 18 paesi su 206.

Chiediamo, dunque, a Piazza Pulita di fare chiarezza con una puntata che dia voce anche alle voci contrarie, madri surrogate pentite comprese".

Firmato:

  • Jennifer Lahl, Stop Surrogacy Now USA
    Monica Ricci Sargentini,Rete Italiana contro l’utero in affitto
    Marina Terragni, RUA (Resistenza all’utero in affitto)

Ovviamente, non solo Formigli non fornisce alcuna risposta, ma risponde a distanza (senza citarle) con un articolo a sua firma apparso su "Elle" in data 04 aprile 2019 dal titolo:"Tobia figlio dell'amore".

Non so se sia più menzognera e vigliacca l'intervista di Vendola o questa "replica" di Formigli.

"Raramente mi è capitato di ricevere reazioni più forti che dopo aver intervistato Nichi Vendola sulla sua paternità, giovedì scorso a Piazzapulita - scrive Formigli -. Si era alla vigilia del Congresso internazionale sulla famiglia di Verona e Nichi, assente da molto tempo dalla scena politica, ha accettato il mio invito per raccontare la sua vicenda personale. Sposato con Ed, è diventato padre attraverso la gestazione per altri: una donna ha donato l’ovulo da fecondare, un’altra ha tenuto il feto in grembo. Così è nato Tobia, con due mamme (americane) e due papà, all’incrocio fra natura, tecnologia e desiderio".

"Vendola ha spiegato di aver accettato la gestazione per altri a patto che le due donne continuassero a vedere il bambino. Tobia, appena sarà un po’ cresciuto, conoscerà tutto di loro.

Ho chiesto a Nichi cosa pensasse dell’espressione 'utero in affitto', mi ha risposto che lui e suo marito non hanno affittato un utero ma costruito una relazione con due donne con le quali si scambiano foto, videochiamate e presto anche visite.

Che cosa pensa, ho insistito, del fatto che molti, anche nella sinistra laica alla quale lui appartiene, sono contrari alla gestazione per altri (Gpa) per il suo spirito mercantile, per il fatto di prevedere uno scambio di denaro?

La sua risposta è una domanda: 'Perché si parla dello scambio di soldi nelle Gpa e non nelle adozioni internazionali quando si acquistano bambini dalle famiglie dei Paesi più poveri?'.

La ragione per Nichi è semplice: perché nelle Gpa sono coinvolti quei gay che si vuole ancora discriminare".

Una balla così non si può dire.

Se fossi una associazione che si occupa di adozioni internazionali o una famiglia che dopo lunghe trafile burocratiche e spendendo di tasca propria decine di migliaia di euro giunge finalmente ad adottare un bambino non avrei alcuna remora a denunciare Nichi Vendola per diffamazione.

Non è accettabile, no, paragonare l'utero in affitto con l'adozione internazionale: è un insulto oltre che una volgare menzogna che non merita neppure di sprecare una sillaba per spiegarne le differenze sostanziali.

"Per quest’intervista, vi dicevo all’inizio, ho ricevuto reazioni forti - prosegue Formigli -. C’è chi applaude la paternità conquistata, chi si scandalizza e avrebbe voluto ascoltare posizioni diverse. Ci sta. A me resta, nella settimana che ha visto marciare a Verona dietro il simulacro della famiglia tradizionale una destra nostalgica ('Dio, Patria e Famiglia!', scandiva Giorgia Meloni dal palco), la sensazione che Vendola abbia conosciuto con Tobia la felicità senza recar danno ad altri. Dando alla luce con due donne un bambino che non sarebbe altrimenti nato. Il dibattito resta aperto. E l’Italia, con i suoi giornali e le sue tv, un Paese ancora libero di ospitare opinioni diverse".

Il settimanale "Oggi" ricostruiva dettaglio - in un articolo del 2016 - i passaggi, i costi e le procedure legali per avere un figlio da madre surrogata nell’agenzia californiana "Extraordinary Conceptions" a cui si sono rivolti l’ex governatore della Puglia Nichi Vendola e il suo compagno Eddy Testa.

Partendo dall’iscrizione al sito, l’articolo descrive e illustra i cataloghi on line delle 2.090 ragazze donatrici di ovuli e delle 280 portatrici del feto, radiografate in ogni minimo dettaglio fisico ed esistenziale, attraverso dati anagrafici, tratti e caratteristiche fisiche, approfondimenti su storia familiare e condizioni di salute, interviste su studi, impiego, abitudini, religione, interessi, passioni ed eventuali vizi, per finire con un album fotografico dall’infanzia all’età adulta.

Partendo da un preventivo di 140 mila dollari per un parto singolo, "Oggi" scompone il costo di un figlio da madre surrogata in tutte le voci più importanti.

Come hanno fatto Nichi Vendola e il compagno, gli aspiranti genitori devono aprire un conto fiduciario presso un istituto finanziario americano, per sostenere via via i costi della creazione dell’embrione e del suo impianto nell’utero della madre surrogata, i compensi alla donatrice e alla portatrice, le spese legali e il rilascio del passaporto americano per il neonato.

Per la fase iniziale di espianto dell’ovulo, donazione del seme dell’aspirante genitore e creazione dell’embrione si spendono circa 25 mila dollari, suddivisi tra diritti di agenzia (6.250), spese legali (1.750), assicurazioni mediche, spese di viaggio e compenso della donatrice, in media sui 10 mila dollari.

Il conto si fa più salato nella fase di impianto dell’embrione, gestazione e parto.

Prima occorrono 5.000 dollari per gli esami clinici più 1.500 per i test di idoneità psicologica della portatrice e degli aspiranti genitori.  Poi si passa a 25 mila dollari per diritti d’agenzia, indennità mediche e consultazioni psicologiche. Terza fase: 35 mila dollari di compenso che sarà versato alla portatrice in 10 rate mensili.

L’ultimo esborso, di 40 mila dollari, serve metà per le spese mediche e pratiche legali di costituzione del legame parentale e metà a titolo di indennizzo della madre surrogata per eventuali assenze dal lavoro, premi assicurativi, rimborsi, spese di baby sitter e di guardaroba pre-maman.

Le cifre sono frutto di una stima e possono variare anche a seconda dello stato di residenza della madre surrogata.

“Le eresie consistono sempre nell'indebita concentrazione su di una singola verità, o mezza verità. È pertanto giusto insistere sulla onniscienza di Dio, ma è un'eresia insistervi, come fece Calvino a scapito dell'Amore divino; è giusto desiderare una vita semplice, ma è un'eresia desiderarla a costo di rinnegare la benevolenza e le buone maniere”, scriveva Gilbert Keith Chesterton in "La Nonna del Drago ed altre serissime storie - L'Uomo Comune".

L'eresia per G.K. è  una verità che trascura le altre verità, e perciò non è mai una verità "intera", completa, quindi alla fine è una "mezza verità", cioè non è la verità.

"La verità intera è in genere alleata della virtù, una mezza verità è sempre alleata di un vizio", aggiunge in "Illustrated London News" del 1910.

In altre parole, la verità "vera", cioè quella intera e comprensiva del tutto, va a braccetto con la virtù, mentre la mezza verità genera solo vizi, cioè fonti ulteriori di peccato.

E infatti "la menzogna non è mai tanto falsa come quando si avvicina molto alla verità. È quando la pugnalata sfiora il nervo delle verità che la coscienza cristiana urla di dolore", come scrive in "San Tommaso d'Aquino".

Per Chesterton,  la dottrina e la virtù non possono che andare a braccetto, altrimenti la virtù non può fiorire. La virtù fuori della verità è impossibile.

Che ci sia amore ed affetto tra Vendola e il suo compagno, che ci sia affetto ed amore verso il piccolo Tobia, che esistano quelle che lui definisce "famiglie arcobaleno" sono verità, nel senso che corrispondono al vero della sfera dei fatti, dei sentimenti e delle emozioni. Che non esista la famiglia come concetto, ma esistono le famiglie è altra verità. Che ci siano tante famiglie nelle quali si consumano violenze ed orrori è altro elemento di verità.

Spacciare l'utero in affitto per una relazione di dono, spacciare come normale comprare un bambino come è normale una adozione internazionale sono entrambe delle bestemmie. Spacciare una relazione di coppia dello stesso sesso con al proprio interno un bambino figlio biologico senza una madre o un padre per famiglia è una menzogna.

"Sono nato in un tempo in bianco e nero, in cui avevo paura di essere l’unico al mondo. In cui scoprivo la frase che Oscar Wilde aveva usato per descrivere la propria omosessualità: 'l’amore che non osa pronunciare il proprio nome' - dice Vendola in un passaggio dell'intervista a Formigli -. Poi proprio 50 anni fa, in una via di New York, in un bar che si chiamava Stonewall, l’ennesima aggressione della polizia scatenò una battaglia da parte della comunità LGBT.

Dice il poeta Allen Ginsberg, che non si sa chi vinse e chi perse, ma sa che rimase ucciso lo sguardo ferito dei gay.

Da quel momento ogni gay nel mondo imparò a rifiutare il vittimismo, e nacque l’espressione Pride, Orgoglio, cioè volersi nominare, io non mi posso vergognare dell’amore che ho, e voglio nominarlo.

A quel tempi quelli come me erano una minaccia perché non potevano fare figli, ora invece sono una minaccia perché un figlio l’ho fatto.

È ironico vero? I guardiani della morale, che sono poi tutti sepolcri imbiancati, non cambiano mai".

Non esiste il diritto ad avere un figlio: esiste il diritto del bambino ad avere un papà ed una mamma che lo hanno generato per un atto d'amore.


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Author: Davide Vairani

Sono nato il 16 maggio del 1971 a Soresina, un paesino della bassa cremonese.
Peccatore da sempre, cattolico per Grazia.
Se oggi sono cattolico lo devo ad un incontro fondamentale con don Luigi Giussani che mi ha educato a vivere.

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