Il triplete de La7 sull’utero in affitto

Il triplete de "La7" sull'utero in affitto

di Davide Vairani

Non erano bastate - evidentemente - due interviste a Nichi Vendola: l'emittente "La7" fa il triplete, con lo show di Monica Cirinnà a stretto giro di boa.

Occorre aprire, anzi spalancare, la finestra di Overton, affinchè ciò che era impensabile solo fino a qualche decennio si tramuti in normalità di pensiero comune.

Non si tratta di complottismo: non esiste una regia unica e occulta che tiri i fili dietro le quinte. Non siamo in un film di fantascienza e nemmeno in un romanzo distopico (anche se le atmosfere anguste ci sono tutte).

Se così fosse, per paradosso potremmo nutrire la speranza di tornare ad essere umani: se il nemico fosse un unico Grande Fratello, scoperchiato l'inganno, sarebbe molto più semplice abbatterlo e sostituirlo con una Grande Regia del Bene.

Ci troviamo - al contrario - in una sorta di "guerra mondiale a pezzi" condotta sul piano antropologico ed etico, nella quale i meccanismi comunicativi giocano un ruolo decisivo.

Perchè funzioni a pieno regime, la finestra di Overton deve agire contestualmente su due piani: il registro dei messaggi espliciti (contenuti agiti in forma di slogan e senza contraddittorio) e il registro dei messaggi indiretti.

Se i primi, i messaggi espliciti, sono sostanzialmente facili da cogliere, il registro dei messaggi indiretti contiene una pluralità di input meno evidenti e purtuttavia molto efficaci.

Il triplete dell'emittente "La7" provate a leggerlo tenendo a mente questi due rigistri comunicativi e vedete che cosa ne esce.

Non vi ho convinto? Facciamo un esercizio insieme, se vi va.

Nichi Vendola, giacca e cravatta, non brandisce cartelli e non incita con slogan, parla con pacatezza. Sotto i riflettori degli studi di La7, rilascia due interviste, a breve distanza l'una dall'altra: da Corrado Formigli - una ventina di minuti - per “Piazza Pulita”, puntata del 28 marzo 2019, e da Myrta Merlino, poco più di sei minuti, "Aria che Tira", puntata del 03 aprile 2019.

Sul registro dei messaggi indiretti annotatevi questi elementi, per ora: uomo, omosessuale, di sinistra, cattolico ("Sono sempre stato cattolico e omosessuale, non l’ho mai nascosto. E dichiararsi non è pettegolezzo. E’ carne, fatica, sangue, dolore, emarginazione, offese, violenza. Sono sempre stato anche cattolico e comunista, come la mia famiglia. Ed è stato forse più facile dire la mia omosessualità ai preti che al partito", in "Io, gay e cattolico: più facile dirlo ai preti che al partito", "Corriere della Sera", 16 aprile 2010).

Vendola in una sola settimana parla in video ad una pluralità di target: in prima serata e poco prima dell'ora di pranzo. Un Vendola che - senza contraddittorio - offre una narrazione che tocca fondamentalmente le corde delle emozioni e dei sentimenti, orientata a portare il telespettatore più ad immedesimarsi con lui che a riflettere sulle implicazioni etiche ed antropologiche degli slogan vendoliani.

Vendola viene a spiegare che la pratica dell'utero in affitto è un atto gratuito d'amore; che non si può parlare di mercificazione del corpo della donna se le si offre un "rimborso" per avere prestato il proprio utero per fare felice una coppia omosessuale, dato che tale pratica non sarebbe dissimile da quelle coppie che ricorrono all'adozione internazionale per la quale (adozione) sborsano fior di soldi; che non esiste la famiglia, ma ogni relazione ha diritto ad avere un figlio, perchè dove c'è amore c'è famiglia, ergo, esistono mille forme di famiglia tutte tra loro eguali con eguali diritti.

Chi non vede la realtà secondo la narrazione vendoliana è di estrema destra, razzista ed omofobo (non a caso Vendola se la prende con Salvini, il ministro della pubblica istruzione e il ministro della famiglia, tutti leghisti).

Vendola parla ai cattolici ed alla sinistra, indicando ad entrambi la retta via da seguire. Insomma, ai primi ricorda il "chi sono io per giudicare", ai secondi (la sinistra) ricorda che le battaglie di uguaglianza e libertà stanno solo a sinistra. Chiaro il messaggio?

E qui entra in scena Monica Cirinnà.

Siamo sempre a "La7", ma questa volta si cambia strategia comunicativa. La Cirinnà è ospite nel programma "Coffee break": ore 9.40 di mattina, 05 aprile 2019. Un format televisivo diverso, in una fascia oraria nella quale occorrono più voci e informazioni smart.

Il contraddittorio - infatti - c'è: Luigi Amicone, Diego Fusaro e Alessandro Rosina.

Si entra sul tema "utero in affitto", sulla scia delle affermazioni di Vendola, del Congresso mondiale della famiglie e delle notizie di cronaca.

Attenzione al registro dei messaggi indiretti.

Lo scrive bene la giornalista e scrittrice Marina Terragni: "quindi, un esponente della destra cattolica e un filosofo molto contestato e addirittura caricaturizzato per le sue posizioni. Come a dire: chi è contro l’utero in affitto o è di destra o è un intellettuale eccentrico. Essere pro invece è di sinistra ed è la giusta posizione, l’opinione mainstream (si astiene invece dall’entrare sul tema il quarto invitato, il sociologo Alessandro Rosina)".

Aggiungo io altri elementi: Luigi Amicone è un noto cattolico; la Cirinnà è donna, di sinistra e - soprattutto - colei che più di ogni altra persona ha lavorato per promuovere, sostenere e fare approvare la legge sulle unioni civili, legge contro la quale si sono organizzati i Family Day degli ultra conservatori cattolici silenziati persino dai loro Vescovi.

Chiaro il messaggio?

Dopo la messa in onda di un servizio su una coppia di uomini trapanesi che lamentano di non essere stati iscritti all’anagrafe come entrambi padri dei loro gemelli nati da surrogata (anzi: “da fecondazione assistita”, ammorbidisce la cronista), la Cirinnà lamenta che a causa del tradimento dei pentastellati la sua legge sulle unioni civili manca dell’emendamento sulla possibilità di adozione del figlio del partner.

"Ma Cirinnà sa bene che le coppie di uomini alle anagrafi non richiedono affatto di poter accedere ad adozione del figlio del partner (cosa che peraltro i Tribunali dei Minori hanno già concessa a svariate coppie di uomini, compresa quella di Vendola e Ed Testa), ma la semplice e immediata trascrizione come entrambi padri, senza che nemmeno si accerti chi sia (e se vi sia) il padre biologico, fatto importantissimo - annota Marina Terragni -: in Ucraina alcune cliniche per l’utero in affitto sono state chiuse per aver utilizzato seme di terzi non identificati, quindi per aver messo in commercio bambini nati da ignoti".

Il conduttore difende la surrogata: "ma non diciamo sempre che in questo paese si fanno pochi figli?", come se il ricorso alla pratica dell'utero in affitto potesse costituire una soluzione al collasso demografico.

“Il punto è dare soluzione ai problemi di quei bambini che sono già nati, che non possono pagare il modo in cui sono nati”, risponde la Cirinnà.

"Certo - scrive sempre Marina Terragni -. Ma tolto il fatto che l’utero in affitto è reato in Italia come praticamente in tutto il mondo (sia il conduttore sia Cirinnà omettono di dirlo: è solo Luigi Amicone a ricordarlo), paesi europei decisamente gay friendly come Francia, Spagna e Svezia iscrivono alle anagrafi solo il padre biologico, rinviando il suo compagno alla possibilità di adottare. E’ esattamente la situazione della coppia trapanese, che a quanto pare da noi è scandalosa, mentre in quei paesi è la norma serenamente accettata".

Continua la Cirinnà: “Il 98% delle coppie che vanno all’estero a fare Gpa sono coppie eterosessuali, solo lo 0.2% è costituito da coppie omosessuali”.

E qui arriva il colpo finale: “Se mettessimo mano alla legge 40 e aprissimo a questa tecnica per fare in modo che anche le coppie sterili con un desiderio di genitorialità possano arrivare a ottenerla con l’aiuto della medicina, sarebbe una bella cosa”.

La narrazione della Cirinnà - esattamente come quella di Vendola - parla al livello emozionale dei telespettatori, portandoli ad immedesimarsi in quelle povere coppie eterosessuali sterili che con la fecondazione eterologa cercano solamente di ottenere ciò che la natura non ha concesso loro, cioè avere un figlio.

Proprio qui si posiziona il registro dei messaggi non espliciti: povere coppie omosessuali, alle quali - pur amandosi tanto - la natura non ha concesso loro la possibilità di avere un figlio!

Ecco - dunque - che la pratica dell'utero in affitto si trasforma in una tecnica di fecondazione assistita. E allora diventi cosa buona e giusta cestinare la legge 40, aprire la fecondazione assistita a tutti e a tutte: se c'è l'amore ...

Chiaro il messaggio?

Poco importa se si mente sapendo di mentire.

"Altra balla - riporto sempre il pensiero di Marina Terragni -: secondo il coordinamento Lgbt di Milano le Gpa realizzate da coppie di uomini sono il 30% del totale. Una percentuale che va poi interpretata: se è vero che i gay sono il 2% della popolazione (4% tra gay e lesbiche), il 30% delle Gpa è in capo a questo 2%, mentre il restante 70% di Gpa si spalma sul 96% della popolazione, quella eterosessuale. E’ evidente quindi che l’utero in affitto interessa molto di più i gay che gli etero, e del resto sono unicamente i gay a farne oggetto di campagna politica".

Marina Terragni proviene da storie e culture differenti dalle mie, molto probabilmente su altri temi di natura etica ci troveremmo su posizioni contrarie.

Sull'abominevole pratica dell'utero in affitto la pensiamo allo stesso modo.

Quando nel 2014 Mario Adinolfi scrisse il famigerato libretto rosso "Voglio la Mamma", sosteneva le stesse posizioni.

Fu massacrato di insulti, a partire dal vasto mondo femminista dal quale proviene la stessa Terragni.

Quello stesso variegato mondo femminista che - oggi - sembra mettere in minoranza la Terragni.

"Figli dei gay, centomila in Italia": vi ricordate i titoli di giornale?

"Federico, Joshua e Sara sono bambini come gli altri. Socievoli, sereni, bravi a scuola, pieni di amici, a volte capricciosi, a volte ubbidienti. Ma diverso è il loro certificato anagrafico perché per la legge italiana, a differenza di quanto avviene in molti altri Paesi europei, questi tre minori hanno un solo genitore, la loro mamma biologica. L’altra madre, quella che li ha cresciuti dalla nascita insieme alla sua compagna, non figura da nessuna parte. Loro fanno finta di niente. Quando portano a casa la pagella pretendono che la firmino tutti e due i genitori. E se finiscono in ospedale vogliono averli al fianco entrambi. Ma la verità è che sono 'figli di un dio minore', cittadini di serie B, costretti a vivere con la metà delle tutele dei loro coetanei. È il destino che il nostro Paese riserva ai piccoli nati nelle famiglie omosessuali, una possibilità non contemplata dalla nostra legislazione.

In Italia si calcola che siano centomila i minori con almeno un genitore gay.

Ci sono quelli nati da unioni eterosessuali, poi sfociate in un divorzio, ma molti, sempre di più, sono invece vissuti sin dall’inizio in una casa con due mamme e due papà.

Secondo la ricerca Modi.di, condotta nel 2005 da Arcigay con il patrocinio dell’Istituto Superiore di Sanità, il 17,7% dei gay e il 20,5% delle lesbiche con più di 40 anni ha prole. Se si considerano tutte le fasce d’età sono genitori un gay o una lesbica ogni 20.

E, dato ancor più significativo, il 49% delle coppie omosessuali vorrebbe avere bambini".

C'è qualcosa che non mi torna in questa narrazione.

"E i figli? I famosi centomila o duecentomila figli di famiglie omogenitoriali? Ops, anche qui l'Istat è costretta a certificare la verità.

Delle 7.591 coppie omosessuali che si sono dichiarate come coppia stabile che vive sotto lo stesso tetto, una su 14 si occupa di uno o più minori figli di uno dei partner. Bambini e ragazzi trovati a vivere le 7.591 coppie sono in tutto 529.

E i centomila? E i duecentomila? Puf. Spariti nel nulla.  Tra l'altro la stragrande maggioranza di questi 529 bambini o ragazzi sono figli di un normalissimo rapporto tra un uomo ed una donna, hanno anche anagraficamente una madre e un padre, che successivamente ha 'scoperto la propria omosessualità'.

I figli di coppia omogenitoriale, cioè nati da autoinseminazione o fecondazione eterologa in vitro nel caso di coppia lesbica o da procedura di utero in affitto nel caso di coppia gay, sono in Italia qualche decina.

Grazie a Dio. Perché queste pratiche in Italia sono illegali. E illegali devono restare, per la tutela dei soggetti più deboli: i bambini, appunto.

Matrimonio omosessuale e conseguente tutela della omogenitorialità non sono esigenze popolari, non è in corso alcuna 'emergenza dei diritti'.

Sono rivendicazioni antipopolari di un club estremamente ristretto che su questa piattaforma prova a costruire un sistema di potere e denaro (esistono già dieci agenzie intermediarie specializzate che si fanno pagare cifre enormi per attivare le procedure di utero in affitto) da utilizzare a proprio esclusivo beneficio".

da: Mario Adinolfi, "Voglio la mamma 2015 - la notte in cui tutte le vacche sono nere", 2014.

"Figli dei gay, centomila in Italia" è il titolo di un articolo del "Corriere della Sera" del 05 maggio 2008.

La firma è quella di Monica Ricci Sargentini. Un ottimo giornalista, femminista, una delle poche voci chiare e nette che - oggi - si battono contro la pratica dell'utero in affitto.

Sbaglierò, ma sono convinto che - aldilà del conteggio numerico - Monica Ricci Sargentini sia totalmente d'accordo con le affermazioni di Mario Adinolfi che ho appena riportato.

Non esiste il diritto ad avere un figlio: esiste il diritto di un bambino ad avere un papà ed una mamma.

Chi vuole raccontarvi una storia differente mente sapendo di mentire.

La Costituzione italiana dedica alla famiglia e al matrimonio gli articoli 29, 30 e 31, le cui disposizioni sono tra loro connesse.

L’art. 29 può essere paragonato a una trave sorretta da quattro colonne, anzitutto dal principio di solidarietà e da quello personalista dell’art. 2, in cui si afferma che la Repubblica "riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità"; poi dal principio di uguaglianza (ex art. 3 Cost.) e di autonomia riconosciute dall’art. 5.

Degli enti intermedi, la famiglia è l’"ente intermedio base" perché costituisce una sorta di presupposto pre-politico in cui si traduce una visione antropologica di carattere relazionale, in cui la persona è colta nel suo naturale sviluppo crescendo negli affetti e nelle relazioni solidali.

Rispetto alla famiglia "cellula dello Stato" concepita dal fascismo, la famiglia nella Costituzione è pensata come luogo della relazione e della formazione alla vita politica e sociale del Paese.

La famiglia come "società naturale" fondata sul matrimonio si basa sul pensiero giusnaturalista. Il senso del dibattito alla Costituente e l’intenzionalità morale che mosse i costituenti riportano al centro due categorie, quelle di persona e di reciprocità.

La prima rimanda alla responsabilità di realizzarsi mediante il dono di sé, la seconda invece richiama a un elemento antropologico biblico, in cui l’essere umano non può esistere solo, ma soltanto in relazione a un’altra persona.

L’articolo 29 della Costituzione rimanda al concetto personalista della reciprocità che non si limita all’'essere con' ma è soprattutto un 'essere per', sia nell’ambito privato che sociale.

Per la Costituzione non può esistere famiglia se questa non è fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna. Nella misura in cui questa formazione sociale è produttiva di trame di relazioni interpersonali, da cui derivano diritti e doveri per il divenire della persona e per il bene della società, si richiede un atto formale e solenne per la sua costituzione con il quale coloro che intendono costituire una famiglia si assumono coram omnibus i diritti e i doveri che conseguono alla scelta assunta.

Con buona pace della Cirinnà, questa è la Costituzione italiana, tant'è vero che le unioni civili non fanno riferimento all'art. 29, ma agli art.li 2 e 3 riguardo alle formazioni sociali.

Se si vuole il matrimonio omosessuale, se si vuole che ogni relazione umana sia famiglia (nei diritti e nei doveri), si abbia il coraggio di modificare la Costituzione italiana nei suoi principi cardine.

Ma non ci si faccia scudo di (presunti) diritti negati a bambini "figli" di coppie dello stesso sesso per legittimare l'uso dell'utero in affitto e della fecondazione artificiale per tutti.


Monica Cirinnà (PD): 'Se mettessimo mano alla legge 40 e aprissimo alla procreazione assistita, semplificandola, sarebbe meglio'.


Luigi Amicone (giornalista): 'Si chiama maternità surrogata, utero in affitto che qui in Italia è considerata barbarie, una frode alla legge'.


Monica Cirinnà (PD) vs Luigi Amicone: 'Un conto è parlare di famiglia tradizionale, un altro è parlare di famiglia naturale. Naturale vuol dire precostituita alla forma Stato. Ogni famiglia ha pari dignità'.

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Author: Davide Vairani

Sono nato il 16 maggio del 1971 a Soresina, un paesino della bassa cremonese.
Peccatore da sempre, cattolico per Grazia.
Se oggi sono cattolico lo devo ad un incontro fondamentale con don Luigi Giussani che mi ha educato a vivere.

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