206 giorni senza Padre Gigi #Maccalli

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206 giorni senza Padre Gigi #Maccalli

di Davide Vairani

"Le ultime notizie risalgono a più di sei mesi fa, cioè quando p. Pier Luigi è stato rapito. Da allora non abbiamo nessuna notizia di lui. L’ultima volta che l’ho contattato è stato tramite un messaggio Whatsapp, il 15 settembre 2019, in cui p. Pier Luigi mi informava del suo rientro a Bomoanga e della festa programmata per la domenica seguente, per dare il saluto a una suora della parrocchia che si sarebbe trasferita in un’altra missione".

A parlare è padre Walter Maccalli, fratello del missionario padre Gigi Maccalli, originario della diocesi di Crema e missionario della Società missioni africane (Sma).

In una intervista ad "Aiuto alla Chiesa che soffre", racconta di sè e di suo fratello, entrambi missionari.

"Non è facile definire la sua personalità, come persona e come missionario - dice di suo fratello -. È un missionario generoso, sempre pronto e disponibile a dare tutto, sensibile ai problemi delle persone ammalate, soprattutto bambini e neonati, con la speranza di poter dare loro cura e conforto. Per questo ha fatto sorgere il 'progetto maternità', ha contribuito ad aprire un ambulatorio medico, e ha iniziato un programma di lotta contro la malnutrizione".

Fratelli di sangue e fratelli nella vocazione a Cristo nel mondo.

"Non siamo stati insieme in missione - aggiunge - , e i nostri incontri avvenivano quando coincidevano i periodi delle nostre vacanze in Italia. Questi momenti sono sempre stati un tempo di condivisione e di incoraggiamento reciproco. L’ultimo tempo passato insieme risale all’estate scorsa: da parte mia, mi preparavo alla nuova esperienza di missione in Liberia, e da parte sua mi confidava la difficoltà ad accettare alcune esperienze non sempre a lieto fine, come la morte di Miriam, una bambina del Niger di 11 anni, che con fatica era riuscito ad far venire in Italia per una operazione al cuore, da effettuarsi al Bambin Gesù di Roma. Purtroppo, per alcune gravi complicazioni, è deceduta. Questo fatto l’aveva veramente scosso".

Alla domanda: "Abbiamo avuto l’impressione che in Italia si sia parlato meno del rapimento di suo fratello, rispetto ad altri casi. Lei è di questa opinione? Avete sentito vicina la comunità Italiana?", così risponde P. Walter:

"Non mi sembra che ci sia stata meno attenzione per il caso di mio fratello p. Pier Luigi. L’opinione pubblica si è fatta sentire subito dopo il suo rapimento. Anche la Farnesina si è mossa subito, e si è impegnata per stabilire contatti con i rapitori, ma purtroppo senza alcun esito positivo fino ad oggi. Anche i mass-media, hanno dato il loro sostegno. A volte il silenzio stampa è buono, per non intralciare i contatti e non creare pericoli alla vita della persona rapita.

Però devo dire che, dopo circa un mese dal suo rapimento, sono partito per la mia missione in Liberia, e dunque non sono più tanto informato su come i mezzi di comunicazione sociale stanno sostenendo e sensibilizzato il caso.

Il mio istituto missionario, la S.M.A., con le sue comunità di Genova, Padova e Roma, la diocesi di Crema e il suo centro missionario, e altre diocesi, non si stancano di tenere viva l’attenzione e di ricordarsi di p. Pier Luigi con veglie di preghiera e marce di solidarietà. In modo particolare vorrei ringraziare la comunità parrocchiale di Madignano, nostro paese nativo, che ogni giorno propone ai fedeli la recita del santo rosario per la liberazione di p. Pier Luigi.

Bella anche la solidarietà e la preghiera dei cristiani della diocesi di Niamey in Niger, che hanno pregato insieme alla comunità musulmana per sua liberazione.

Approfitto dunque per ringraziare tutte queste comunità, italiane e estere, che continuano nel loro impegno di preghiera, e chiedono a Dio con perseveranza la liberazione di p. Gigi e degli altri ostaggi. E grazie anche alla vostra organizzazione, sempre vicina ai cristiani che soffrono e che sono perseguitati a causa della fede. Che Dio vi benedica tutti".


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Author: Davide Vairani

Sono nato il 16 maggio del 1971 a Soresina, un paesino della bassa cremonese.
Peccatore da sempre, cattolico per Grazia.
Se oggi sono cattolico lo devo ad un incontro fondamentale con don Luigi Giussani che mi ha educato a vivere.

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