Utero in affitto, dalla CEDU un’operazione mirata

Utero in affitto, dalla CEDU un’operazione mirata

di Davide Vairani

#LaCroce quotidiano, 12 aprile 2019

Il parere emesso dalla Corte europea dei diritti umani (Cedu) in data 10 aprile 2019 - per quanto formalmente di natura consultiva - ha il sapore di una operazione mirata a costringere gli Stati membri - nei quali giuridicamente la pratica dell'utero in affitto è vietata ed è un reato - a legittimarla.

Un'operazione squisitamente politica, che non compete affatto alla Corte di Strasburgo.

Operazione molto pericolosa, perchè capace di innescare effetti a catena in molti stati europei laddove potenti lobby e partiti politici spingono per legittimare una pratica abominevole quale l'utero in affitto.

Sollecitati dalla Corte di cassazione francese sul nodo specifico della trascrizione anagrafica della "madre intenzionale" non biologica, i giudici europei hanno sostenuto l’obbligo per gli Stati di un riconoscimento con soluzioni rapide di questo legame filiale, sia pure non necessariamente attraverso trascrizioni pedisseque fra registri di stato civile.

Una posizione che rischia ancor più di legittimare nei fatti la pratica dell'utero in affitto anche laddove è vietata, come in Francia e in Italia.

Francia che - è bene sottolinearlo - si accinge a modificare la lesgislazione nazionale sulla bioetica dopo due anni di dibattiti, confronti, procedure e sentenze degli organi giurisdizionali competenti, sia di natura consultiva che deliberativa.

Ho letto diverse ricostruzioni giornalistiche di questo parere della Corte di Strasburgo, spesso discordanti tra loro: motivo per il quale me lo sono scaricato e tradotto in italiano.

Anzitutto, occorre brevemente riepilogare i principali antefatti, perchè difficilmente si può comprendere il senso di questo intervento a gamba tesa della CEDU.

Tutto parte dalla scelta di una coppia francese, Sylvie et Dominique Mennesson, eterosessuale e regolarmente sposata (questo per la cronaca dei fatti), coppia che nel 2000 fa ricorso alla pratica dell'utero in affitto in California (dove è legale) per avere dei figli.

Sylvie Mennesson, a causa di una malformazione congenita, non può avere figli. Così, nel 1998, la coppia decide di "faire appel à une mère porteuse" negli Stati Uniti.

Dagli spermatozoi di Dominique e dagli gli ovociti "donati" da un amica della coppia francese, dall'utero di questa "mère porteuse" nascono due gemelle, Fiorella e Valentina, oggi maggiorenni.

Dall'altra parte dell'Atlantico, la legge riconosce i loro genitori senza problemi: Dominique è il "padre biologico" e Sylvie è la "madre legale".

I problemi della famiglia iniziano quando la coppia vuole trascrivere i certificati di nascita sui registri dello stato civile francese. La pratica dell'utero in affitto è vietata in Francia e pertanto il consolato di Los Angeles si rifiuta di produrre i certificati di nascita e di registrare le due ragazze sul libretto di famiglia.

I Mennesson tornano in Francia con le due gemelle, grazie ai passaporti americani di Fiorella e Valentina.

Nonostante i procedimenti contro la coppia a causa del motivo di "mediazione a fini di gestazione per conto di altri", l'accusa ha ordinato nel 2002 la trascrizione dei certificati di nascita degli Stati Uniti. Ma meno di un anno dopo, il 16 maggio 2003, il tribunale di Créteil ha archiviato l'accusa, sostenendo che era lui che aveva autorizzato la trascrizione degli atti, prima di cambiare idea. Una decisione confermata due anni dopo dalla Corte d'appello di Parigi, che afferma che "la mancata trascrizione dei certificati di nascita avrebbe conseguenze contrarie all'interesse superiore dei bambini". Il caso sembra chiuso.

Ma la Corte di cassazione francese annulla la sentenza della Corte d'appello, tornando al punto di partenza: i certificati di nascita non possono essere trascritti sul libretto di famiglia. Il giudice rileva che l'argomento del "supremo interesse del minore" non può essere evocato per "validare un processo condotto a posteriori", illegale in Francia.

La coppia Mennesson si appella in Cassazione. Invano. La Corte respinge il loro appello, rilevando che il certificato di nascita delle gemelle è basato su "disposizioni che colpiscono principi essenziali della legge francese".

E a questo punto, andiamo a leggere il parere della Corte di Strasburgo del 10 aprile 2019.

La CEDU riepiloga due importanti passaggi giudiziari:

"In Mennesson v. Francia (n. 65192/11) del 26 giugno 2014, due bambine nate in California tremite GPA e i 'genitori intenzionali' si lamentavano di non poter ottenere in Francia il riconoscimento di filiazione stabilito legalmente negli Stati Uniti.

La Corte aveva concluso che non vi era stata violazione del diritto dei richiedenti al rispetto della loro vita familiare, ma che vi era stata una violazione del diritto dei bambini al rispetto della sua vita privata.

Nella sua richiesta di parere consultivo, la Corte di Cassazione ha indicato che la sua giurisprudenza si era evoluta in seguito alla sentenza Mennesson.

La trascrizione del certificato di nascita di un bambino nato da GPA praticata all'estero è ora possibile, a condizione che questo atto designi il 'padre intenzionale' come il padre del bambino quando esso è il 'padre biologico'. La trascrizione rimane impossibile per quanto riguarda la maternità intenzionale.

Il 16 febbraio 2018, il tribunale civile (di Nantes - ndr) ha accolto la richiesta di riesame del ricorso in cassazione presentato contro la sentenza della Corte d'appello di Parigi del 18 marzo 2010 che aveva annullato la trascrizione sui registri dello stato civile francese dei certificati di nascita americani dei bambini dei Mennesson".

Che cosa chiede - allora - la Corte di Cassazione francese alla CEDU?

"La Corte di cassazione indirizza alla Corte le seguenti domande:

"1. Rifiutandosi di trascrivere nei registri di stato civile il certificato di nascita di un bambino nato all'estero a seguito di maternità surrogata - nel quale viene designata come sua 'madre legale' la 'madre intenzionale' -, nonostante il fatto che la trascrizione dell'atto è stato ammesso in quanto il 'padre intenzionale' corrisponde al padre biologico del bambino, lo Stato va oltre il margine di discrezionalità a sua disposizione, ai sensi dell'articolo 8 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali? A tal proposito, è necessario effettuare delle distinzioni in relazione al fatto che il bambino sia stato concepito o meno con i gameti della 'madre intenzionale'?"

"2. In caso di risposta positiva a una delle due domande precedenti, la possibilità per la 'madre intenzionale' di adottare il figlio del coniuge che ne è padre biologico – quale metodo per riconoscerne la genitorialità -, soddisfa i requisiti dell'articolo 8 della Convenzione?".

Leggiamo le risposte della Corte di Strasburgo alle due precise domande poste dalla Corte di Cassazione francese.

"Sul primo punto

La Corte fa riferimento al principio essenziale secondo cui, ogni volta che è in gioco la situazione di un minore, debba prevalere l'interesse superiore del minore.

Rileva che la mancanza di riconoscimento di una relazione genitore-figlio (lien de filiation) tra un bambino nato attraverso GPA praticata all’estero e la 'madre intenzionale' abbia conseguenze negative su molti aspetti del diritto del bambino al rispetto della sua vita privata (sur plusieurs aspects du droit de l’enfant au respect de la vie privée).

E’ consapevole del fatto che, nel contesto di una GPA, il miglior interesse del minore non si limiti al rispetto di questi aspetti del suo diritto alla sua vita privata. Comprende altri elementi fondamentali, (qui ne plaident pas nécessairement en faveur de la reconnaissance d’un lien de filiation avec la mère d’intention) che non giocano necessariamente in favore del riconoscimento di una relazione di filiatione con la madre intenzionale, come la protezione contro il rischio di abusi con la GPA e l'opportunità di conoscere le proprie origini".

In considerazione delle conseguenze negative per il diritto alla vita privata del minore e del fatto che l'interesse superiore del minore include anche il riconoscimento giuridico delle persone che hanno la responsabilità di prendersi cura del bambino, di garantirne il soddifacimento dei bisogni e del benessere personale e l'opportunità di vivere e crescere all’interno di in un ambiente stabile, la Corte ritiene che l'impossibilità generale e assoluta di ottenere il riconoscimento del legame tra un bambino nato Un GPA all’estero e la 'madre intenzionale' non sia conciliabile con il miglior interesse del bambino, il che richiede almeno la valutazione caso per caso, di ciascuna situazione nelle circostanze particolari e specifiche che le caratterizzano".

E poi aggiunge:

"Per quanto riguarda il 'caso' Mennesson, la Corte ha ricordato che l'estensione del margine di discrezionalità disponibile per gli Stati varia a seconda delle circostanze. Quindi, specialmente quando – come su questo tema -, non c'è un consenso unanime negli Stati membri del Consiglio d'Europa, e quando il caso solleva delicate questioni morali o etiche, il margine di discrezionalità è ampio. Tuttavia, la Corte ha ricordato che quando - come nella fattispecie in cui si tratta del legame di genitorialità - è in gioco un aspetto particolarmente importante dell'identità di un individuo, il margine lasciato allo Stato è di solito più ristretto.

La Corte ha concluso pertanto che il margine di discrezionalità disponibile per lo Stato debba essere mitigato. Tenuto conto delle esigenze dell'interesse superiore del minore e della riduzione del margine di discrezionalità, la Corte è del parere che, in una situazione come quella per la quale la Corte di Cassazione ha sollevato i propri interrogativi, il diritto al rispetto della vita privata di un bambino nato all'estero con maternità surrogata richieda che la legge nazionale offra la possibilità di riconoscere un rapporto di filiazione tra questo bambino e la madre intenzionale, madre intenzionale che è stata designata nel certificato di nascita legalmente stabilito all'estero come '"madre legale'".

Fermiamoci un attimo su questa prima risposta della CEDU.

Ambigua e in parte contradditoria. In Francia, il riconoscimento nei registri di stato civile dei bambini nati con la pratica dell'utero in affitto all'estero e dei relativi legami filiali resta "il simbolo della frontiera sfumata fra il divieto formale della pratica e l’accettazione indiretta sempre più estesa della stessa surrogata", scrive correttamente il gioanlista Daniele Zappalà su "Avvenire" (si veda: "Utero in affitto, la sentenza ambigua della Corte europea dei diritti umani", "Avvenire", 10 aprile 2019).Infatti, come avete potuto notare, la trascrizione dei bambini allo stato civile si è parzialmente diffusa nella scia di una sentenza europea della stessa Cedu nel 2014, proprio sul caso Mennesson. Lo ammette la stessa Corte di Cassazione francese. "Ma per quanto riguarda le madri - aggiunge Zappalà -, i fori transalpini hanno difeso il principio della 'realtà del parto', ribadito nel 2017 dalla Corte di cassazione, dunque il divieto di trascrivere nei registri la 'madre intenzionale', al di là delle diciture negli atti di nascita stranieri". Faccio inoltre notare due ulteriori aspetti. La CEDU sta affermando che di fatto la pratica dell'utero in affitto sia una sorta di "male minore" se serve perchè un bambino possa avere riconosciuti legalmente padre e madre anche se non sono i genitori biologici. Pazienza se con l' utero in affitto si vadano a ledere "altri elementi fondamentali" - come la stessa CEDU ammette -, quali il "rischio di abusi con la GPA e l'opportunità di conoscere le proprie origini". Il secondo elemento è una domanda (retorica, si intende): se la pratica dell'utero in affitto fosse davvero condannata dall'Unione Europea (come lo è in tantissimi stati membri), per quale motivo dovrebbe essere prevalente un ordinamento giuridico di uno stato estero nel quale essa è legalizzata rispetto all'ordinamento comunitario?

Andiamo avanti e leggiamo le risposte della CEDU alla seconda domanda posta dalla Corte di Cassazione francese.

"Sul secondo punto

È nell'interesse del bambino nato da un GPA praticata all'estero, concepito con i gameti di un terzo donatore, che la durata dell'incertezza in cui il bambino si trova in relazione alla situazione di genitorialità con la 'madre intenzionale' sia la più breve possibile. Tuttavia, non si può da qui dedurne che gli Stati membri siano obbligati a optare per la trascrizione dei certificati di nascita legalmente stabiliti all'estero.

La Corte osserva che non esiste un consenso europeo su questa questione e osserva altresì che l'identità dell'individuo è meno direttamente in gioco quando si tratta dei mezzi da utilizzare per riconoscere la filiazione.

Ritiene pertanto che la scelta dei mezzi per consentire il riconoscimento del vincolo figlio-genitore rientri nel margine di discrezionalità degli Stati membri (le choix des moyens pour permettre la reconnaissance du lien enfants-parents d’intention tombe dans la marge d’appréciation des Etats).

La Corte ritiene inoltre che l'articolo 8 della Convenzione non imponga un obbligo generale agli Stati di riconoscere ab initio un rapporto di filiazione tra il bambino e la madre intenzionale.

Ciò di cui il bambino ha bisogno è che il legame, legalmente stabilito all'estero, possa essere riconosciuto al più tardi quando si è concretizzato.

Non spetta alla Corte, ma alle autorità nazionali valutare, alla luce delle particolari circostanze dei singoli casi, se e quando tale connessione si sia materializzata.

Non si può dedurre dal miglior interesse del bambino che il riconoscimento del rapporto genitore-figlio tra il bambino e la 'madre intenzionale' richieda agli Stati membri di trascrivere il certificato di nascita straniero che designa la madre intenzionale come madre legale.

Altre vie possono essere percorse per rispettare appieno il supremo interesse del minore, compresa l'adozione che, per quanto riguarda il riconoscimento di questo legame, 'produit des effets de même nature que la transcription de l’acte de naissance étranger', produce effetti della stessa natura quali quelli che produrrebbero la trascrizione del certificato di nascita straniero".

È importante, tuttavia, che le modalità previste dalla legislazione nazionale garantiscano l'efficacia e la rapidità della loro attuazione, nel rispetto dell'interesse superiore del minore".

Questa seconda risposta è un capolavoro di abilità politica. In un colpo solo, la Corte di Strasburgo stabilisce che non sia affatto necessario effettuare delle distinzioni in relazione al fatto che il bambino sia stato concepito o meno con i gameti della 'madre intenzionale' nell'intimare agli Stati membri di stabilire un legame di filiazione, con adozione o con qualsiasi altro mezzo, fondandosi unicamente sul fatto compiuto di una surrogata all’estero. Questa posizione ambigua ostacola la realizzazione del divieto di qualsiasi surrogata e fornisce l'escamotage a qualsiasi coppia che ne abbia fruito: basta che la coppia si presententi davanti all'ufficio anagrafico di qualsiasi comune francese con in mano questo parere e lo mette di fronte al fatto compiuto. Che succede a quel punto? Semplice: la coppia diventa a tutti gli effetti padre e madre legali e legittimi sul certificato anagrafico di famiglia dei bimbi nati con la pratica dell'utero in affitto. Non ci vuole un esperto di giurisprudenza internazionale per capirlo. Lo spiega benissimo "Le Monde" nel riportare l'esultanza di vittoria da parte della famiglia Mennesson. "Questo parere della CEDU riconosce che l'interesse superiore del minore deve essere applicato per primo e che il giudice deve assicurarsi che i mezzi per stabilire una doppia filiazione siano efficaci e rapidi", dichiara Dominique Mennesson.

"Nel caso della coppia Mennesson, la battaglia legale sarà ora quello di stabilire un'affiliazione materna, non con l'adozione - che sarebbe completamente grottesca per loro - ma attraverso il possesso di uno status che è stato loro riconosciuto [2018] dall'Alta Corte di Nantes, cioè essere a tutti gli affetti padre e madre", dichiara Patrice Spinosi, avvocato della coppia (si veda "GPA: la CEDH impose l’obligation de reconnaître une filiation avec la mère d’intention", di Solène Cordier, "Le Monde", 10 aprile 2019).

Che cosa chiede - allora - la Corte di Cassazione francese alla CEDU?

"La Corte di cassazione indirizza alla Corte le seguenti domande:

"1. Rifiutandosi di trascrivere nei registri di stato civile il certificato di nascita di un bambino nato all'estero a seguito di maternità surrogata - nel quale viene designata come sua 'madre legale' la 'madre intenzionale' -, nonostante il fatto che la trascrizione dell'atto è stato ammesso in quanto il 'padre intenzionale' corrisponde al padre biologico del bambino, lo Stato va oltre il margine di discrezionalità a sua disposizione, ai sensi dell'articolo 8 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali? A tal proposito, è necessario effettuare delle distinzioni in relazione al fatto che il bambino sia stato concepito o meno con i gameti della 'madre intenzionale'?"

"2. In caso di risposta positiva a una delle due domande precedenti, la possibilità per la 'madre intenzionale' di adottare il figlio del coniuge che ne è padre biologico – quale metodo per riconoscerne la genitorialità -, soddisfa i requisiti dell'articolo 8 della Convenzione?".

Leggiamo le risposte della Corte di Strasburgo alle due precise domande poste dalla Corte di Cassazione francese.

"Sul primo punto

"La Corte fa riferimento al principio essenziale secondo cui, ogni volta che è in gioco la situazione di un minore, debba prevalere l'interesse superiore del minore.

Rileva che la mancanza di riconoscimento di una relazione genitore-figlio (lien de filiation) tra un bambino nato attraverso GPA praticata all’estero e la 'madre intenzionale' abbia conseguenze negative su molti aspetti del diritto del bambino al rispetto della sua vita privata (sur plusieurs aspects du droit de l’enfant au respect de la vie privée).

E’ consapevole del fatto che, nel contesto di una GPA, il miglior interesse del minore non si limiti al rispetto di questi aspetti del suo diritto alla sua vita privata.

Comprende altri elementi fondamentali, (qui ne plaident pas nécessairement en faveur de la reconnaissance d’un lien de filiation avec la mère d’intention) che non giocano necessariamente in favore del riconoscimento di una relazione di filiatione con la madre intenzionale, come la protezione contro il rischio di abusi con la GPA e l'opportunità di conoscere le proprie origini".

"In considerazione delle conseguenze negative per il diritto alla vita privata del minore e del fatto che l'interesse superiore del minore include anche il riconoscimento giuridico delle persone che hanno la responsabilità di prendersi cura del bambino, di garantirne il soddifacimento dei bisogni e del benessere personale e l'opportunità di vivere e crescere all’interno di in un ambiente stabile, la Corte ritiene che l'impossibilità generale e assoluta di ottenere il riconoscimento del legame tra un bambino nato Un GPA all’estero e la 'madre intenzionale' non sia conciliabile con il miglior interesse del bambino, il che richiede almeno la valutazione caso per caso, di ciascuna situazione nelle circostanze particolari e specifiche che le caratterizzano".

E poi aggiunge:

"Per quanto riguarda il 'caso' Mennesson, la Corte ha ricordato che l'estensione del margine di discrezionalità disponibile per gli Stati varia a seconda delle circostanze.

Quindi, specialmente quando – come su questo tema -, non c'è un consenso unanime negli Stati membri del Consiglio d'Europa, e quando il caso solleva delicate questioni morali o etiche, il margine di discrezionalità è ampio. Tuttavia, la Corte ha ricordato che quando - come nella fattispecie in cui si tratta del legame di genitorialità - è in gioco un aspetto particolarmente importante dell'identità di un individuo, il margine lasciato allo Stato è di solito più ristretto.

La Corte ha concluso pertanto che il margine di discrezionalità disponibile per lo Stato debba essere mitigato.

Tenuto conto delle esigenze dell'interesse superiore del minore e della riduzione del margine di discrezionalità, la Corte è del parere che, in una situazione come quella per la quale la Corte di Cassazione ha sollevato i propri interrogativi, il diritto al rispetto della vita privata di un bambino nato all'estero con maternità surrogata richieda che la legge nazionale offra la possibilità di riconoscere un rapporto di filiazione tra questo bambino e la madre intenzionale, madre intenzionale che è stata designata nel certificato di nascita legalmente stabilito all'estero come 'madre legale'".

Fermiamoci un attimo su questa prima risposta della CEDU.

Ambigua e in parte contradditoria.

In Francia, il riconoscimento nei registri di stato civile dei bambini nati con la pratica dell'utero in affitto all'estero e dei relativi legami filiali resta "il simbolo della frontiera sfumata fra il divieto formale della pratica e l’accettazione indiretta sempre più estesa della stessa surrogata", scrive correttamente il giornalista Daniele Zappalà su "Avvenire" (si veda: "Utero in affitto, la sentenza ambigua della Corte europea dei diritti umani", "Avvenire", 10 aprile 2019).

Infatti, come avete potuto notare, la trascrizione dei bambini allo stato civile si è parzialmente diffusa nella scia di una sentenza europea della stessa Cedu nel 2014, proprio sul caso Mennesson.

Lo ammette la stessa Corte di Cassazione francese.

"Ma per quanto riguarda le madri - aggiunge Zappalà -, i fori transalpini hanno difeso il principio della 'realtà del parto', ribadito nel 2017 dalla Corte di cassazione, dunque il divieto di trascrivere nei registri la 'madre intenzionale', al di là delle diciture negli atti di nascita stranieri".

Faccio inoltre notare due ulteriori aspetti.

La CEDU sta affermando che di fatto la pratica dell'utero in affitto sia una sorta di "male minore", se serve perchè un bambino possa avere riconosciuti legalmente padre e madre anche se non sono i genitori biologici.

Pazienza se con l' utero in affitto si vadano a ledere "altri elementi fondamentali" - come la stessa CEDU ammette -, quali il "rischio di abusi con la GPA e l'opportunità di conoscere le proprie origini".

Il secondo elemento è una domanda (retorica, si intende): se la pratica dell'utero in affitto fosse davvero condannata dall'Unione Europea (come lo è in tantissimi stati membri), per quale motivo dovrebbe essere prevalente un ordinamento giuridico di uno stato estero nel quale essa è legalizzata rispetto all'ordinamento comunitario?

Andiamo avanti e leggiamo le risposte della CEDU alla seconda domanda posta dalla Corte di Cassazione francese.

"Sul secondo punto

"È nell'interesse del bambino nato da un GPA praticata all'estero, concepito con i gameti di un terzo donatore, che la durata dell'incertezza in cui il bambino si trova in relazione alla situazione di genitorialità con la 'madre intenzionale' sia la più breve possibile.

Tuttavia, non si può da qui dedurne che gli Stati membri siano obbligati a optare per la trascrizione dei certificati di nascita legalmente stabiliti all'estero.

La Corte osserva che non esiste un consenso europeo su questa questione e osserva altresì che l'identità dell'individuo è meno direttamente in gioco quando si tratta dei mezzi da utilizzare per riconoscere la filiazione.

Ritiene pertanto che la scelta dei mezzi per consentire il riconoscimento del vincolo figlio-genitore rientri nel margine di discrezionalità degli Stati membri (le choix des moyens pour permettre la reconnaissance du lien enfants-parents d’intention tombe dans la marge d’appréciation des Etats).

La Corte ritiene inoltre che l'articolo 8 della Convenzione non imponga un obbligo generale agli Stati di riconoscere ab initio un rapporto di filiazione tra il bambino e la madre intenzionale.

Ciò di cui il bambino ha bisogno è che il legame, legalmente stabilito all'estero, possa essere riconosciuto al più tardi quando si è concretizzato.

Non spetta alla Corte, ma alle autorità nazionali valutare, alla luce delle particolari circostanze dei singoli casi, se e quando tale connessione si sia materializzata.

Non si può dedurre dal miglior interesse del bambino che il riconoscimento del rapporto genitore-figlio tra il bambino e la 'madre intenzionale' richieda agli Stati membri di trascrivere il certificato di nascita straniero che designa la madre intenzionale come madre legale.

Altre vie possono essere percorse per rispettare appieno il supremo interesse del minore, compresa l'adozione che, per quanto riguarda il riconoscimento di questo legame, 'produit des effets de même nature que la transcription de l’acte de naissance étranger', produce effetti della stessa natura quali quelli che produrrebbero la trascrizione del certificato di nascita straniero.

È importante, tuttavia, che le modalità previste dalla legislazione nazionale garantiscano l'efficacia e la rapidità della loro attuazione, nel rispetto dell'interesse superiore del minore".

Questa seconda risposta è un capolavoro di abilità politica.

In un colpo solo, la Corte di Strasburgo stabilisce che non sia affatto necessario effettuare delle distinzioni in relazione al fatto che il bambino sia stato concepito o meno con i gameti della 'madre intenzionale' nell'intimare agli Stati membri di stabilire un legame di filiazione, con adozione o con qualsiasi altro mezzo, fondandosi unicamente sul fatto compiuto di una surrogata all’estero.

Questa posizione ambigua ostacola la realizzazione del divieto di qualsiasi surrogata e fornisce l'escamotage a qualsiasi coppia che ne abbia fruito: basta che la coppia si presententi davanti all'ufficio anagrafico di qualsiasi comune francese con in mano questo parere e lo mette di fronte al fatto compiuto.

Che succede a quel punto?

Semplice: la coppia diventa a tutti gli effetti padre e madre legali e legittimi sul certificato anagrafico di famiglia dei bimbi nati con la pratica dell'utero in affitto.

Non ci vuole un esperto di giurisprudenza internazionale per capirlo.

Lo spiega benissimo "Le Monde" nel riportare l'esultanza di vittoria da parte della famiglia Mennesson.

"Questo parere della CEDU riconosce che l'interesse superiore del minore deve essere applicato per primo e che il giudice deve assicurarsi che i mezzi per stabilire una doppia filiazione siano efficaci e rapidi", dichiara Dominique Mennesson.

"Nel caso della coppia Mennesson, la battaglia legale sarà ora quello di stabilire un'affiliazione materna, non con l'adozione - che sarebbe completamente grottesca per loro - ma attraverso il possesso di uno status che è stato loro riconosciuto [2018] dall'Alta Corte di Nantes, cioè essere a tutti gli affetti padre e madre", dichiara Patrice Spinosi, avvocato della coppia (si veda "GPA: la CEDH impose l’obligation de reconnaître une filiation avec la mère d’intention", di Solène Cordier, "Le Monde", 10 aprile 2019).

L'escamotage fornito dalla CEDU è quello di continuare a giocare su ricorsi giuridici sia a livello di stato membro che ricorrendo di nuovo alla CEDU.

Mi si permetta un'ultimo interrogativo (sempre retorico).

Premessa.

L'adozione rende a tutti gli effetti padre e madre legali la coppia che - risultata idonea, secondo le modalità stabilite da ogni stato membro dell'UE - giunga al termine di un lunghissimo iter burocratico di azione di un minore. Diventano padre e madre, indipendentemente dallo status biologico del legame genitoriale.

Mi spiegate - dunque - come si può chiudere gli occhi e sostenere che il ricorso ad altre vie, come l'adozione, possa essere equiparabile al ricorso alla pratica dell'utero in affitto?

Perchè questo sostiene la CEDU:

"Altre vie possono essere percorse per rispettare appieno il supremo interesse del minore, compresa l'adozione che, per quanto riguarda il riconoscimento di questo legame, 'produit des effets de même nature que la transcription de l’acte de naissance étranger', produce effetti della stessa natura quali quelli che produrrebbero la trascrizione del certificato di nascita straniero".

Allora ha pienamente ragione Nichi Vendola nello spottone sull'utero in affitto fornitogli da "La7" in due recenti interviste Tv, una a "Piazza Pulita" di Formigli e una a "L'Aria che tira" di Myrta Merlino.

In un articolo a firma dello stesso Formigli apparso su "Elle" in data 04 aprile 2019 dal titolo "Tobia figlio dell'amore", testuali parole:

"Raramente mi è capitato di ricevere reazioni più forti che dopo aver intervistato Nichi Vendola sulla sua paternità, giovedì scorso a Piazzapulita - scrive Formigli -.

Si era alla vigilia del Congresso internazionale sulla famiglia di Verona e Nichi, assente da molto tempo dalla scena politica, ha accettato il mio invito per raccontare la sua vicenda personale.

Sposato con Ed, è diventato padre attraverso la gestazione per altri: una donna ha donato l’ovulo da fecondare, un’altra ha tenuto il feto in grembo.

Così è nato Tobia, con due mamme (americane) e due papà, all’incrocio fra natura, tecnologia e desiderio".

"Vendola ha spiegato di aver accettato la gestazione per altri a patto che le due donne continuassero a vedere il bambino. Tobia, appena sarà un po’ cresciuto, conoscerà tutto di loro.

Ho chiesto a Nichi cosa pensasse dell’espressione 'utero in affitto', mi ha risposto che lui e suo marito non hanno affittato un utero ma costruito una relazione con due donne con le quali si scambiano foto, videochiamate e presto anche visite.

Che cosa pensa, ho insistito, del fatto che molti, anche nella sinistra laica alla quale lui appartiene, sono contrari alla gestazione per altri (Gpa) per il suo spirito mercantile, per il fatto di prevedere uno scambio di denaro?

La sua risposta è una domanda: 'Perché si parla dello scambio di soldi nelle Gpa e non nelle adozioni internazionali quando si acquistano bambini dalle famiglie dei Paesi più poveri?'.

La ragione per Nichi è semplice: perché nelle Gpa sono coinvolti quei gay che si vuole ancora discriminare".

Se fossi una associazione che si occupa di adozioni internazionali o una famiglia che dopo lunghe trafile burocratiche e spendendo di tasca propria decine di migliaia di euro giunge finalmente ad adottare un bambino, non avrei alcuna remora a denunciare Nichi Vendola per diffamazione.

Non è accettabile, no, paragonare l'utero in affitto con l'adozione internazionale: è un insulto, oltre che una volgare menzogna.

E' la stessa ratio utilizzata dalla CEDU.

Chiunque abbia anche una semplice infarinatura di che cosa sia una adozione (nazionale od internazionale, non sposta la questio), sa benissimo che trattasi - questa sì- di un atto d'amore e di un dono nei confronti di minori che non hanno i propri genitori.

Che c'azzecca l'utero in affitto con l'adozione?

C'azzecca, se si vuole a tutti i costi sdoganare la pratica dell'utero in affitto come una pratica tutto sommato accettabile.

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Author: Davide Vairani

Sono nato il 16 maggio del 1971 a Soresina, un paesino della bassa cremonese.
Peccatore da sempre, cattolico per Grazia.
Se oggi sono cattolico lo devo ad un incontro fondamentale con don Luigi Giussani che mi ha educato a vivere.

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