“Easter Worshippers”, adoratori della Pasqua

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“Easter Workshippers", adoratori della Pasqua

di Davide Vairani

“Easter Worshippers". Letteralmente “adoratori della Pasqua”, come ci dice il Cambrige Dictionary, suggerendone l'utilizzo per indicare nella sostanza "fedeli che si recano in Chiesa per le celebrazioni pasquali", insomma "cristiani".

In realtà, a nessuno nel mondo anglosassone passarebbe per la testa di ricorrere ad un tale bizzarro ed ambiguo accostamento di termini: "Christians", molto più semplice e chiaro.

Non staremmo qui a discettare di semantica, se non fosse per il bailamme che ha scatenato sui social la scelta di utilizzare tale locuzione  da parte di Barack Obama e Hillary Clinton - in due tweet a breve distanza temporale l'uno dall'altro - per commentare l’atroce strage di matrice islamista compiuta in Sri Lanka.

“Easter worshippers”adoratori della Pasqua, suona un po’ come “adoratori” di un culto primitivo, esotico, eccentrico, minoritario, come un insieme di persone da guardare con distacco misto a curiosità.

Perchè - dunque - l'ex presidente degli Stati Uniti, Obama, e la quasi presidente USA, Illary Clinton, hanno scelto proprio questa locuzione, in una occasione oltrettutto tragica e in un contesto temporale così importante per i cristiani quale è la Pasqua?

Non lasciamoci trascinare dalle spiegazioni (apparentemente) più semplici, perchè la realtà è più complessa della nostra esigenza di rendere tutto smart.

“Easter worshippers” non è un neologismo da acrivere alla cristianofobia che da troppi anni viene perseguita dalle istituzioni internazionali per autogiustificare l'inerzia di fronte ai continui massacri di cristiani in terre governate da maggioranza musulmane.

O - almeno - non c'è solo questo.

Come si affretta a sottolineare "Open" di Enrico Mentana con uno dei suoi giornalisti (si veda: "Il significato di 'Easter worshippers» e i cristiani. L'inutile polemica contro Obama e Clinton", di David Puente, 23 aprile 2019"Barack Obama e Hillary Clinton non si sono inventati un nuovo termine e non hanno evitato di citare i credenti della religione cristiana colpiti all'interno dei luoghi di culto negli attentati in Sri Lanka".

"Il significato del termine easter worshippers è quello di 'credenti che hanno celebrato la Pasqua cristiana in un luogo di culto', sintetizzato in due parole, un riferimento più che evidente nei confronti di coloro che celebrano la festività seguendo la cerimonia religiosa rispetto ad altri credenti che invece la passano altrove" - scrive David Puente - . Non è una definizione affatto nuova e fa riferimento proprio ai credenti cristiani che festeggiano la Pasqua.

Cerchiamo di riassumere: la parola 'Worshippers' identifica coloro che vanno a una cerimonia religiosa o a un luogo di culto ('someone who goes to a religious ceremony to worship God'); la parola 'Easter' identifica la Pasqua cristiana ('a Christian religious holiday to celebrate Jesus Christ's return to life after he was killed', così come nell'inglese americano 'a Christian religious holiday that celebrates Jesus Christ’s return to life')".

E prosegue nel suo puntiglioso articolo con citazioni varie per dimostrare che "oltre a citare i credenti di religione cristiana" i due principali esponenti Dem americani "hanno fatto riferimento anche ai turisti e viaggiatori che si trovavano nei luoghi colpiti dagli attentatori e che potrebbero non essere per forza dei credenti. 

Come al solito, "la polemica" viene "avviata da un'area dei credenti cristiani" per motivazione "tipicamente politica", scrive "Open".

Stia tranquillo Mentana, noi credenti cristiani siamo un po' più intelligenti di quanto creda lui e non ci lasciamo inscatolare in contrapposizioni di natura politica Trump-Clinton, Democratici-Repubblicani, Sinistra-Destra, perchè qui la questione è più complessa ed esige spiegazioni più adeguate.

Non mi convince fino in fondo la spiegazione che fornisce Corrado Ocone su "Formiche.net" (si veda: "Se il politicamente corretto di Obama e Clinton dimentica i cristiani", di Corrado Ocone, "Formiche.net", 22 aprile 2019), per il quale la scelta di tale locuzione non sarebbe altro che "il risultato di un progetto culturale-politico ben preciso di cui Obama e Hilary sono stati e sono, all’una tempo, espressione e autori eminenti. Effetto e causa".

"Questo progetto, che ha trovato espressione in una quantità di leggi e regolamenti sotto la presidenza Obama, e che non poco spiega il voto per reazione dato dagli americani a Donald Trump, è il 'politicamente corretto', espressione compiuta del pensiero radicale e liberal nel momento del suo apogeo. - scrive Ocone -. Un pensiero che, colto nella sua essenza più profonda, è, nonostante in molti pensino il contrario, profondamente illiberale e antioccidentale.

Prima di tutto, perché, nel momento in cui pone nel discorso pubblico e politico il tema di una presunta 'correttezza' e 'moralità', tende ad escludere i diversamente senzienti e pensanti e a porsi come 'pensiero unico'.

Secondariamente, perché, in nome di una astratta ragione e morale, depotenzia dall’interno la mostra identità e la nostra morale, cioè quegli elementi che in un travaglio storico plurisecolare, plasmato in quasi ogni sua parte dal cristianesimo, ci hanno portato alla democrazia, al liberalismo e alla laicità (cioè in concreta alla separazione del potere politico da quello religioso).

Ciò è particolarmente pericoloso nel momento in cui altre civiltà, fra cui quella islamica, non solo nelle sue espressioni più radicali, vuole prendersi una rivincita storica nei nostri confronti. Il rischio, anzi già quasi la realtà, è di farci trovare disarmati a questo appuntamento con la storia. Se prima noi non crediamo alla nostra Storia e ai nostri valori, perché gli altri dovrebbero rispettarci?

Non è forse il relativismo acuì siamo giunti prima ancora che il nostro essere 'infedeli' che arma la mano dell’islamismo politico e in genere quella di ogni nemico della nostra civiltà? Che dialogo alla pari possiamo intraprendere con gli altri se non abbiamo più una nostra identità o ci vergogniamo di essa

L’impressione è che prima che dal nemico esterno, l’Occidente sia oggi aggredito da un nemico interno che ne sta lentamente corrodendo i valori e l’essenza.

Mi sembra che, in quest’ottica, il neologismo usato da Obama e Clinton sia indicativo di un certo modo di pensare e della gravità non sempre percepita (e non a caso) dei tempi che stiamo vivendo".

C'è molto di vero in ciò che scrive Ocone, ma ho la sensazione che occorra fare uno sforzo e andare ancora più a fondo.

Don Mauro Leonardi su "AGI" propende per una spiegazione incentrata su dinamiche di politica interna americana (si veda: "Gli sconcertanti tweet di Obama e della Clinton sulla strage in Sri Lanka", di don Mauro Leonardi, "AGI", 22 aprile 2019).

"Perchè fa così Obama? Evidentemente perché teme che i musulmani da cui spera di raccogliere i voti si infastidiscano anche solo a sentire che venga fatto il nome di 'cristiano' e per ciò preferisce usare un giro di parole" - scrive don Leonardi.

L'ex presidente degli Usa e il suo ex segretario di Stato chiamano le vittime degli attentati non "cristiani" ma "adoratori della Pasqua", a differenza dei musulmani che hanno condannato l'attentato.

"Gli 'Easter worshippers' con i quali i due potenti americani solidarizzano infatti, sono semplicemente quelli che 'rendono culto nel giorno di Pasqua'; cioè, detto semplicemente, sono quelli che si trovavano dentro l'edificio di culto il giorno di Pasqua, e cioè quelli che vanno a Messa il giorno di Pasqua - scrive don Leonardi - . I due tweet sono quindi addirittura peggio di come sembrano. Essi sono qualcosa come: ci rammarichiamo con i musulmani 'buoni' perché i musulmani 'cattivi' hanno ucciso quelli che erano in Chiesa il giorno di Pasqua".

Don Leonardi riprende nel suo argomentare le osservazioni di Mohamad Tawhid, "un Imam australiano che ha studiato nelle scuole sciite prima dell'Iran e poi dell'Iraq, e che ha da sempre preso posizioni molto nette a favore della pace dedicando le sue migliori energie a dare forza a un Islam ragionevole e riformista".

"Tawhid, insomma, da attento studioso del rispetto religioso in tutte le sue dimensioni, vuole farci riflettere su qualcosa di molto importante - conlcude don Leonardi su "AGI" - . Mentre alcuni musulmani fanno strage di cristiani perché li ritengono in una tale continuità con la loro storia da reputarli colpevoli delle crociate, chi governa il mondo ora, mentre chiama gli adoratori di Allah 'musulmani', descrivere i cristiani solo come frequentatori di templi senza ritenere neppure meritevole delle loro scelte dare nome alla loro Fede e ciò perfino quando dare il culto della propria Fede li ha portati ad essere vittime di una strage".

Ciò che è accaduto in Sri Lanka è più complesso.

Sei esplosioni simultanee nella mattinata di Pasqua, e altre due più tardi, che hanno colpito tre chiese, tre hotel di lusso e un piccolo albergo. Secondo le forze dell'ordine locali, ad agire domenica sono stati 7 kamikaze. I gruppii jihadisti locali, avrebbero agito con l'aiuto di una rete internazionale. E in giornata è poi arrivata la rivendicazione dell'Isis. C'è anche un'inchiesta sul perché non siano state prese più precauzioni da parte della polizia dopo un avvertimento dell'11 aprile quando un'agenzia di intelligence straniera aveva riferito che l'NTJ aveva pianificato attacchi suicidi contro le chiese.

Ieri si è verificata una nuova esplosione nei pressi di una chiesa della capitale Colombo. La detonazione è avvenuta in un furgone, mentre gli artificieri stavano cercando di disinnescare l'ordigno. Inoltre sono stati trovati 87 detonatori a basso potenziale esplosivo nella Bastian Mawatha Private Bus Station a Pettah, un quartiere della capitale Colombo. E domenica sera un altro ordigno esplosivo è stato trovato e disinnescato su una strada di accesso all'aeroporto internazionale vicino la capitale Colombo.

Martedì mattina il ministro della Difesa Ruwan Wijewardene aveva detto in Parlamento che secondo le prime indagini gli attacchi "sono stati compiuti come ritorsione dopo quello di Christchurch", la strage delle moschee dello scorso marzo in Nuova Zelanda.

Intanto, il bilancio delle vittime del massacro  continua ad aggravarsi: 321 morti, di cui 45 bambini, secondo l'Unicef, e più di 500 feriti. Nella Chiesa di San Sebastiano, a Negombo, nel nord della città, martedì mattina sono cominciati i primi funerali di massa delle vittime.

Il governo ha dichiarato il lutto nazionale e lo stato di emergenza, dopo aver già introdotto il coprifuoco dalle 8 di sera alle 4 del mattino, mentre le forze dell'ordine hanno arrestato 40 persone sospettate di aver avuto un ruolo nell'organizzazione degli attentati.

"Un intricata rete di interessi contrapposti sta strangolando lo Sri Lanka - scrive Valter Maccantelli su "Alleanza Cattolica" (si veda: "Dentro il groviglio dello Sri Lanka" , 22 aprile 2019) - . India, Cina e Pakistan ne sono i protagonisti principali, anche se magari il lavoro sporco viene poi affidato a comparse locali o estemporanee.

"La pista jihadista è  tutt’altro che improbabile, ma da sola non rende giustizia alla straordinaria complessità dei giochi che si svolgono sopra e attorno questo Stato insulare nel bel mezzo dell’Oceano Indiano, complessità sviluppatasi nell’ultimo decennio e rimasta ai margini dell’attenzione mediatica.

Molte cronache fanno oggi riferimento alla guerra civile fra il governo centrale e la minoranza separatista Tamil, ma questo scontro si è concluso quasi dieci anni fa e, probabilmente, è del tutto estraneo ai fatti.

Tre sono invece gli scenari principali che potrebbero avere un collegamento con questa ondata di violenza: quello religioso, quello politico interno e quello geopolitico.

Gli attentati dei giorni scorsi hanno colpito due obbiettivi: la minoranza cristiana e i visitatori stranieri. Il doppio obbiettivo rimanda direttamente ai tre ultrafondamentalismi nazional-religiosi che stanno prendendo piede nell’area: islamico, hindu e buddhista.

Il trend positivo del fondamentalismo islamico nella regione viene del resto alimentato dal fatto che, in questo quadrante di mondo, i musulmani appartengono alla categoria delle minoranze discriminate e perseguitate dal radicalismo hindu e buddhista.

Tipico è il caso della minoranza Rohingya nel Myanmar.

Questa situazione fornisce cioè argomenti forti al fondamentalismo internazionale, che se ne serve per una chiamata allo jihad in difesa dei fratelli perseguitati.

Molte sono insomma le ganasce che potrebbero aver stritolato gli incolpevoli cristiani che quella mattina sono andati in chiesa per incontrare la Resurrezione e invece, per mano di ignoti assassini, hanno trovato la morte".

Perchè - dunque - l'ex presidente degli Stati Uniti, Obama, e la quasi presidente USA, Illary Clinton, hanno scelto proprio questa locuzione, in una occasione oltrettutto tragica e in un contesto temporale così importante per i cristiani quale è la Pasqua?

Ho la sensazione che Lucandrea Massaro abbia centrato appieno la risposta.

"Il tema è più sensibile e più complesso e la scelta delle parole non è casuale - scrive Massaro su "Aleteia" (si veda: "Perché 'libertà di fede' e 'libertà religiosa' non sono davvero sinonimi", di Lucandrea Massaro, "Aleteia", 23 aprile 2019).

I tweet di Obama e Hillary Clinton dopo la strage di cristiani in Sri Lanka sui 'Easter Worshippers' aprono ad un tema vero: le religioni che spazio devono avere nella società?

"La scelta delle parole non è casuale e non è nemmeno una caduta accidentale essendo stata scelta da entrambi i leader democratici che vivono la politica repubblicana come quella del 'partito che fa le cose per i cristiani e le chiese' e che – per contraltare – determina una speculare politica religiosa per i Dem americani: noi siamo le 'vittime' di questa politica (o di questa retorica) - scrive Massaro - .

Che dunque non sia casuale come uso delle parole, è abbastanza evidente.

Del resto ai tempi di Hillary Clinton segretario di Stato americano (qualcosa di più di un ministro degli esteri in Italia), i tentativi di cambiare la terminologia relativa alla libertà religiosa cambiando da “freedom of religion” a “freedom of worship” sono stati numerosi, come ricorda Pasquale Annicchino, ricercatore ed esperto giurista che all’epoca ha discusso più volte di questo tema con il Dipartimento di Stato.

Annicchino ricorda come lui e i suoi colleghi abbiano spiegato ai funzionari che quel cambiamento avrebbe minato la possibilità di riconoscere – in aree difficili del mondo – la possibilità per i fedeli di organizzarsi in chiese riconosciute, essere quindi formazioni sociali visibili con dei diritti e la possibilità di incidere nel dibattito sociale.

La dicitura “freedom of worship”, il diritto di credere, rientra esclusivamente nel foro interno, nei diritti della propria coscienza, ma è solo se si persegue e si difende la “freedom of religion” che è possibile legittimare le conversioni pubbliche, difendere i luoghi di culto, i diritti delle famiglie ad una istruzione religiosa per i figli.

Una decisione del genere in politica estera sarebbe funzionale ad una analoga in patria, che limiti uno dei capisaldi della cultura americana, la vitalità delle chiese (tutte le chiese) nel dibattito politico".

"Essi cercano difendere una idea di lungo periodo che releghi la religione alla sfera della libertà di parola, ma non a quella di legittimo comprimario nel discorso pubblico, qualcosa di già noto in Europa, ma molto meno negli USA, dove il pluralismo sociale è dovuto anche ad un differente sviluppo della modernità nel ‘700, dove il tema dirimente non è 'chi ha il potere', ma 'come faccio ad evitare che il potere si concentri'" - conclude Massaro.

Non cadiamo nelle trappole semplicistiche che troppi vogliono propinarci.

Lo scrivo anzitutto per me e per chi - come me - crede che la fede in Cristo doni la Grazia di uno sguardo libero su di sè e sul mondo, uno sguardo nel quale tutta la ragione nelle sue facoltà viene esaltata alla sua massima espressione, uno sguardo capace di un giudizio non "di parte, ma da ogni parte", uno sguardo catholicon, universale, perchè non ha padroni nè ideologie da difendere. Uno sguardo libero non per fede, ma a causa della fede in Cristo.

Troppi vorrebbero tirare la giacca ai cristiani e costringerci a schierarci o di qua o di là, in una sorta di chiamata alla guerra santa dell'Occidente cristiano contro il feroce Saladino e l'invasione islamica, chiamata alla quale se non rispondi "presente!" non sei un vero cristiano.

"Vorrei esprimere nuovamente la mia fraterna vicinanza al popolo dello Sri Lanka. Sono molto vicino al cardinale Malcolm Ranjith Patabendige e a tutta la Chiesa di Colombo. Prego per le numerosissime vittime" e invito a "non esitare a dare tutto l'aiuto necessario. Auspico altrettanto che tutti condannino questi atti terroristici disumani e mai giustificabili", ha detto il Papa al Regina Coeli del giorno di Pasquetta.

Sono certo che in quel "tutti" dell'auspicio papale  ci siano i leader musulmani con i quali ostinatatamente Papa Francesco vuole costruire un cammino di pace, ci sia il Grande Imam di Al-Azhar con il quale al termine dell'Incontro Interreligioso ad Abu Dhabi ha firmato il Documento sulla "Fratellanza Umana".

Ci siano tutte le donne e gli uomini di ogni latitudine e di ogni religione che non vogliono annichilire quel senso religioso che inscritto nel dna della persona umana urla perchè il senso ultimo della nostra esistenza si faccia Presenza qui ed ora.

Viviamo in un mondo malato, sofferente e che non ispira pace o convivenza.

L'unica posizione ragionevole - perchè pienamente umana - è non lasciare che l'odio trovi posto nei nostri cuori, pieni della Grazia e dell'Amore di Dio; non lasciare che ci costringano a vivere la nostra fede in modo esclusivamente intimistico ed irrilevante per la nostra società, il nostro essere Paese; non lasciarci convincere che lavorare per costruire ponti di amicizia e fratellanza tra diverse religioni e culture sia tradire il cristianesimo in nome di una religione della fratellanza universale.

L'unica posizione ragionevole - perchè pienamente umana - è difendere la libertà. Per affezione a Cristo.

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Author: Davide Vairani

Sono nato il 16 maggio del 1971 a Soresina, un paesino della bassa cremonese.
Peccatore da sempre, cattolico per Grazia.
Se oggi sono cattolico lo devo ad un incontro fondamentale con don Luigi Giussani che mi ha educato a vivere.

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