Il destino interrotto di Vincent

Spread the love
  • 138
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
    138
    Shares

Il destino interrotto di Vincent Lambert

di Sylvain Rakotoarison

"Tutto è nero. Sono al buio. (...) Anche se guardo con tutte le mie forze, non vedo nulla. Nient'altro che questo profondo nero. Ho gli occhi aperti o chiusi? Non lo so Cosa è successo? Non lo so anche io. So solo che non sono solo: posso sentire qualcuno accanto a me. (...) In effetti, è come se l'ospedale mi fosse caduto addosso ... Ecco, come se ci fosse stato un terremoto, e io sono stato sepolto sotto tonnellate di macerie"

Angela Lieby,"Una lacrima mi ha salvato"

Nel momento nel quale si discute circa la possibilità di chiudere l'ENA (École Nationale d'Administration), potremmo cogliere l'occasione per chiederci se questa scuola di formazione aministrativa che riunisce l'élite della nazione sia in grado di preparare i futuri giudici del Consiglio di Stato a decidere in merito alla vita o alla morte di uno dei loro compatrioti più fragili.

Ho un'idea in merito alla possibile risposta.

Questo mercoledì 24 aprile 2019, verso le 14:30, il Consiglio di Stato - il più alto grado di giustizia amministrativa -, riunitosi in data 29 marzo 2019, ha pronunciato la sua decisione e sfortunatamente è un verdetto.

Autorizza la procedura di arresto delle cure per, o meglio, contro Vincent Lambert.

Ciò significa concretamente che autorizza una procedura di fine vita (avviata dal CHU di Reims il 9 aprile 2018 e confermata dal Tribunale amministrativo di Châlons-en-Champagne il 31 gennaio 2019) che porterà inevitabilmente alla morte di Vincent Lambert, nonostante le opinioni di molti esperti.

Il Consiglio di Stato, che aveva annunciato il 29 marzo 2019 che avrebbe preso la sua decisione circa tre settimane dopo, ha avuto l'eleganza di non comunicarlo il Venerdì Santo, 19 aprile 2019, esattamente tre settimane dopo.

Ripeto: Vincent Lambert non è alla fine della vita. Vincent non deve "staccare la spina", perché non è attaccato ad alcun macchinario per vivere.

Come 110.000 altre persone che sostengono Vincent, sono triste per una decisione incomprensibile, ma non sorpreso, dal momento che il Consiglio di Stato riprende la stessa decisione presa il 24 giugno 2014.

Si vede - con questa storia giudiziaria - quanto sia sbagliato parlare di "fine vita" per Vincent, dal momento che è ancora vivo ed in una condizione stabile.

C'è una riluttanza giudiziaria nel non volerlo curare.

Gli avvocati che difendono Vincent hanno dichiarato due nuovi ricorsi a breve, uno alla Corte europea dei diritti dell'uomo, ma anche al Comitato internazionale per i diritti dei disabili, nell'ambito delle convenzioni a cui la Francia ha aderito.

La decisione del Consiglio di Stato è incomprensibile, perché gli esperti legali hanno detto il 22 novembre 2018 che - sebbene in uno stato irreversibile (che non è mai stato dimostrato) - Vincent Lambert non si trova in una situazione in cui il mantenimento della sua vita possa essere considerato un'"ostinazione irragionevole", cosa che - secondo la legge Claeys-Leonetti vigente - è l'unico caso in cui si può decidere la sospensione delle cure.

Nell'aprile 2018, circa 60 medici specializzati nella cura dei pazienti in questo stato di coscienza minima avevano preso la loro penna per sostenere Vincent e, soprattutto, per richiedere il suo trasferimento in un'unità specializzata.

Attualmente Vincent è come fermo e bloccato nel suo letto di ospedale: non riceve stimoli che lo aiutino a progredire perchè è ricoverato in un ospedale che non ha una unità specializzata per la sua disabilità e che non fornisce un servizio di cure palliative.

Vincent Lambert non è alla fine della vita. I suoi genitori lo visitano ogni giorno, in condizioni rese dolorose dall'ospedale stesso.

Sua moglie sostiene che Vincent non avrebbe mai voluto continuare a vivere in queste condizioni, ma la realtà ha dimostrato che Vincent si è aggrappato alla vita.

Lo ha dimostrato in modo particolare quando è stato privato del cibo per cinque settimane. Prima del suo incidente (e sebbene ne fosse molto consapevole per via del suo mestiere di infermiere), Vincent non aveva lasciato istruzioni, nessuna direttiva anticipata, non aveva nemmeno nominato una persona di fiducia per sostituirlo in una situazione del genere.

Anche gli esperti giudiziari nominati dai tribunali amministrativi avevano raccomandato che Vincent venisse trasferito in un'istituto adattato alla sua disabilità.

Non riceve alcuna assistenza, né respiratoria né cardiaca. Lui non è intubato. Non è in uno "stato vegetativo", come al contrario continuano a definirlo i media incuranti.

È - prima di tutto - una persona umana e come tale ha il diritto che la sua dignità venga rispettata, ha diritto a non essere trattato come un vegetale.

"Ripeto: Vincent Lambert non è alla fine della vita. Vincent non deve "staccare la spina", perché non è attaccato ad alcun macchinario per vivere.

Come 110.000 altre persone che sostengono Vincent, sono triste per una decisione incomprensibile, ma non sorpreso, dal momento che il Consiglio di Stato riprende la stessa decisione presa il 24 giugno 2014.

Si vede - con questa storia giudiziaria - quanto sia sbagliato parlare di "fine vita" per Vincent, dal momento che è ancora vivo ed in una condizione stabile.

C'è una riluttanza giudiziaria nel non volerlo curare"

Questa decisione del Consiglio di Stato è un atto che comporta gravi conseguenze.

Segnala l'inizio dell'eliminazione dei più deboli, dei più fragili, degli stessi che non sono in grado di esprimersi, di esprimere la propria volontà. Le considerazioni finanziarie degli ospedali moltiplicheranno necessariamente questo tipo di procedura.

I suoi parenti hanno espresso la loro totale contrarietà in una dichiarazione del 24 aprile 2019:

"Vincent Lambert è in una condizione di stabilità. Non è alla fine della vita. Non è sotto l'assistenza respiratoria o cardiaca. Non ha perso il riflesso della deglutizione. I suoi genitori, che lo visitano ogni giorno, vedono che non è un vegetale come descritto dai media e molti medici lo vedono con loro. (...) Vincent Lambert è una persona gravemente handicappata, in uno stato di coscienza minima, ma molti altri sono come lui e accettare di trovare la morte nelle condizioni di un'eutanasia mascherata di fatto condannerebbe tutti coloro che sono nella sue condizioni".

Come può un'autorità statale approvare l'uccisione di una persona quando essa non ha mai espresso una tale volontà, non è alla fine della vita, non è in una situazione di irragionevole ostinazione (nessun accanimento terapeutico)?

Come può un'autorita statale approvare l'uccisione di una persona quando - anche ammesso che essa si trovasse nelle condizioni di cui sopra - non c'è consenso tra i suoi parenti più stretti (l'opposizione tra sua moglie e i suoi genitori)?

Il minimo dubbio, la minima mancanza di consenso, dovrebbe necessariamente favorire la soluzione meno irreversibile possibile.

Costringe, almeno, a prendere in cura Vincent in maniera corretta, ad essere stimolato per essere in grado di evolversi.

Uno degli argomenti è che il suo stato sarebbe esso stesso "irreversibile", ma questo è il caso di decine o addirittura di centinaia di migliaia di persone con disabilità.

E'abbastanza per condannarlo a morte legalmente?

Questa concezione dei valori mi fa rabbrividire ed è una società in cui non desidero vivere perché credo nel ruolo sovrano dello stato nel proteggere i più fragili.

Questa situazione è tanto più scandalosa se la paragoniamo a ciò che - ad esempio - è accaduto il giorno prima dell'annuncio del verdetto del Consiglio di Stato.

Il 23 aprile 2019 la BBC tra le notizie del giorno ha riportato la storia di una persona residente negli Emirati Arabi Uniti, Mounira, vittima di un incidente stradale nel 1991, in coma per ventisette anni (una condizione peggiore di quella di Vincent), riprende conoscenza nel gennaio 2018 in un ospedale tedesco dove era stato trasferita.

Suo figlio Omar - che aveva protetto tra le sue braccia durante l'incidente - ha dichiarato alla BBC:

"Ho sempre creduto che la salute di mia madre sarebbe migliorata, mentre i dottori sono sempre stati molto pessimisti riguardo alle possibilità di evoluzione. Aveva 32 anni al momento dell'incidente e ora ne ha 60".

La realtà è che nessun medico serio può dare una prognosi veramente determinante ed irreversibile, in quanto vi sono inesplicabili "risvegli".

Vincent Lambert ha bisogno di cure migliori per stimolarlo, per rafforzare il suo risveglio e per farlo progredire.

È lontano dall'essere alla fine della sua vita.

Ma dobbiamo accettare che c'è ancora molta strada.

Niente è facile in situazioni estreme come queste, ma la morte non può, non deve mai essere la soluzione, per non parlare della soluzione scelta dallo stato, contro il parere di alcuni dei parenti più prossimi di Vincent, a meno che tu non cambi radicalmente valori e priorità ...

"Questa decisione del Consiglio di Stato è un atto che comporta gravi conseguenze.
Segnala l'inizio dell'eliminazione dei più deboli, dei più fragili, degli stessi che non sono in grado di esprimersi, di esprimere la propria volontà.
Le considerazioni finanziarie degli ospedali moltiplicheranno necessariamente questo tipo di procedura".

Questa decisione del Consiglio di Stato è un atto che comporta gravi conseguenze.

Segnala l'inizio dell'eliminazione dei più deboli, dei più fragili, degli stessi che non sono in grado di esprimersi, di esprimere la propria volontà. Le considerazioni finanziarie degli ospedali moltiplicheranno necessariamente questo tipo di procedura.

I suoi parenti hanno espresso la loro totale contrarietà in una dichiarazione del 24 aprile 2019:

"Vincent Lambert è in una condizione di stabilità. Non è alla fine della vita. Non è sotto l'assistenza respiratoria o cardiaca. Non ha perso il riflesso della deglutizione. I suoi genitori, che lo visitano ogni giorno, vedono che non è un vegetale come descritto dai media e molti medici lo vedono con loro. (...) Vincent Lambert è una persona gravemente handicappata, in uno stato di coscienza minima, ma molti altri sono come lui e accettare di trovare la morte nelle condizioni di un'eutanasia mascherata di fatto condannerebbe tutti coloro che sono nella sue condizioni".

Come può un'autorità statale approvare l'uccisione di una persona quando essa non ha mai espresso una tale volontà, non è alla fine della vita, non è in una situazione di irragionevole ostinazione (nessun accanimento terapeutico)?

Come può un'autorita statale approvare l'uccisione di una persona quando - anche ammesso che essa si trovasse nelle condizioni di cui sopra - non c'è consenso tra i suoi parenti più stretti (l'opposizione tra sua moglie e i suoi genitori)?

Il minimo dubbio, la minima mancanza di consenso, dovrebbe necessariamente favorire la soluzione meno irreversibile possibile.

Costringe, almeno, a prendere in cura Vincent in maniera corretta, ad essere stimolato per essere in grado di evolversi.

Uno degli argomenti è che il suo stato sarebbe esso stesso "irreversibile", ma questo è il caso di decine o addirittura di centinaia di migliaia di persone con disabilità.

E'abbastanza per condannarlo a morte legalmente?

Questa concezione dei valori mi fa rabbrividire ed è una società in cui non desidero vivere perché credo nel ruolo sovrano dello stato nel proteggere i più fragili.

Questa situazione è tanto più scandalosa se la paragoniamo a ciò che - ad esempio - è accaduto il giorno prima dell'annuncio del verdetto del Consiglio di Stato.

Il 23 aprile 2019 la BBC tra le notizie del giorno ha riportato la storia di una persona residente negli Emirati Arabi Uniti, Mounira, vittima di un incidente stradale nel 1991, in coma per ventisette anni (una condizione peggiore di quella di Vincent), riprende conoscenza nel gennaio 2018 in un ospedale tedesco dove era stato trasferita.

Suo figlio Omar - che aveva protetto tra le sue braccia durante l'incidente - ha dichiarato alla BBC:

"Ho sempre creduto che la salute di mia madre sarebbe migliorata, mentre i dottori sono sempre stati molto pessimisti riguardo alle possibilità di evoluzione. Aveva 32 anni al momento dell'incidente e ora ne ha 60".

La realtà è che nessun medico serio può dare una prognosi veramente determinante ed irreversibile, in quanto vi sono inesplicabili "risvegli".

Vincent Lambert ha bisogno di cure migliori per stimolarlo, per rafforzare il suo risveglio e per farlo progredire. È lontano dall'essere alla fine della sua vita. Ma dobbiamo accettare che c'è ancora molta strada. Niente è facile in situazioni estreme come queste, ma la morte non può, non deve mai essere la soluzione, per non parlare della soluzione scelta dallo stato, contro il parere di alcuni dei parenti più prossimi di Vincent, a meno che tu non cambi radicalmente valori e priorità ...

"Come può un'autorità statale approvare l'uccisione di una persona quando essa non ha mai espresso una tale volontà, non è alla fine della vita, non è in una situazione di irragionevole ostinazione (nessun accanimento terapeutico)?

Come può un'autorita statale approvare l'uccisione di una persona quando - anche ammesso che essa si trovasse nelle condizioni di cui sopra - non c'è consenso tra i suoi parenti più stretti (l'opposizione tra sua moglie e i suoi genitori)?

Il minimo dubbio, la minima mancanza di consenso, dovrebbe necessariamente favorire la soluzione meno irreversibile possibile.

Costringe, almeno, a prendere in cura Vincent in maniera corretta, ad essere stimolato per essere in grado di evolversi"

Finirò con queste parole di Philippe Pozzo di Borgo, quadriplegico dopo un incidente di parapendio, autore del libro testimonianza "Le Second Souffle" che ha ispirato lo splendido film "Intouchables" ('Quasi amici' - la versione in italiano - è un film del 2011 diretto da Olivier Nakache e Éric Toledano):

"Se mi avessi chiesto nei miei quarantadue anni di 'splendore' - prima del mio incidente -, se avessi accettato di vivere la vita come la sto vivendo oggi da vent'anni a questa parte, avrei risposto senza esitazione, come molti: 'no, piuttosto morte!'

E avrei firmato tutte le petizioni per la legalizzazione del suicidio assistito o dell'eutanasia.

Che 'progresso'!

Ma quale violenza viene fatta agli umiliati, alla vita condotta all'estremo, come se ci fosse dignità solo nell'aspetto e nelle prestazioni.

La dignità la troviamo nel rispetto dovuto ad ogni persona, nell'accompagnamento con tenerezza e considerazione, nell'accettazione della fragilità inerente al creato.

È sorprendente unirsi alla lotta per la sopravvivenza delle specie in via di estinzione e rifiutarmela!

Riportiamo un po' di freschezza alla parola 'dignità', non riduciamo la dignità alla dignità dell'apparenza. (...) La dignità è il rispetto dovuto alla persona: non toccare l'intoccabile!"

La dignità di Vincent è di accompagnarlo nella sua vita in modo che possa ricevere il massimo di cura e che possa, se necessario, essere in grado di progredire.

Ciò richiede il suo trasferimento in un'unità specializzata.

Esistono soluzioni e un luogo attende da diversi anni in diverse istituzioni in Francia.

Perché bloccarlo a morte in questo ospedale di Reims, che chiaramente non ha le capacità per trattare le persone in questa situazione?

"Le destin tronqué de Vincent Lambert"

di Sylvain Rakotoarison

giovedì 25 aprile 2019

Su:"AgoraVox"
http://www.rakotoarison.eu

traduzione in italiano a cura di Davide Vairani

Leggi anche:

(Visited 98 times, 1 visits today)

Spread the love
  • 138
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
    138
    Shares

Author: Davide Vairani

Sono nato il 16 maggio del 1971 a Soresina, un paesino della bassa cremonese.
Peccatore da sempre, cattolico per Grazia.
Se oggi sono cattolico lo devo ad un incontro fondamentale con don Luigi Giussani che mi ha educato a vivere.

Lascia una recensione

Please Login to comment
avatar
  Subscribe  
Notificami