CEDU: nessuna pietà per #Vincent

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CEDU: nessuna pietà per #Vincent

di Davide Vairani

Il 30 aprile 2019 la Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU) respinge la richiesta dei genitori di Vincent #Lambert.

La notizia viene confermata dal Comitato "Je soutien Vincent", che sul sito web e sui social pubblica un comunicato rilasciato dagli avvocati dei genitori di Lambert.

"La Corte europea dei diritti dell'uomo ha appena rigettato la richiesta di provvedimenti provvisori presentata dai genitori di Vincent Lambert - si legge -, sulla base del fatto che una decisione in merito è già stata emessa dalla medesima Corte in data 5 giugno 2015, nonostante la natura delle rimostranze oggi siano radicalmente differenti".

Il testo del comunicato spiega per la prima volta l'oggetto specifico della requête presentata alla Corte di Strasburgo:

"I genitori di Vincent, infatti, hanno semplicemente chiesto alla CEDU di valutare se esistano le condizioni di violazione del diritto ad avere un processo equo, pilastro sul quale i cittadini devono esere garantiti quando si trovano a dovere sostenere un procedimento all'interno del sistema giurisprudenziale, specialmente quando i tribunali sono chiamati a pronunciarsi su questioni che riguardano la vita di una persona".

Pesano come un macigno le accuse rivolte alla magistratura francese, accuse che in più di una occasione sia gli avvocati che i genitori stessi di Vincent hanno messo nero su bianco durante le fasi processuali e che non sono mai state prese sul serio da nessuno, nè dal tribunale di Nantes cui si erano rivolti per spostare il dibattimento e tanto meno dai media francesi.

"Dunque, con questa decisione di diniego - prosegue il comunicato -, la CEDU ci sta dicendo che il procedimento processuale 2018-2019 è stato un puro e mero atto di forma, quando al contrario si è trattato di una nuovo pronunciamento, con nuovi medici, riguardante una nuov situazione, rispetto al 2015".

"Poco contano le deplorevoli (lamentables) condizioni nelle quali si sono svolte tutte le fasi, dal dibattimento alla perizia medica e in generale di tutta la procedura dinanzi al tribunale amministrativo di Chalons-en-Champagne, nonchè la richiesta formale di mise en cause (di sfiducia) di alcuni dei suoi giudici che avevano mostrato palesemente una rara parzialità".

Con questa decisione della CEDU, le flebili speranze di vita per Vincent si assotigliano sempre di più.

"Se non possiamo che deplorare questa decisione della CEDU che condanna Vincent Lambert alla morte per la quinta volta - concludono gli avvocati - , è dalla Convention relative aux droits des personnes handicapées (CIDPH) che ci aspettiamo che i diritti di Vincent Lambert vengano finalmente difesi.

A differenza di tutte le giurisdizioni nazionali e internazionali, si tratta infatti dell'unico organismo internazionale specializzato nella protezione dei diritti delle persone con disabilità".

"In attesa della sua decisione, resta lancinate l'interrogativo sul perché un paese civilizzato, sia dai suoi medici che dai suoi giudici, abbia rifiutato per sei anni il trasferimento di Vincent Lambert in un'unità specializzata, per lasciarlo abbandonato, senza alcuna cura per la stimolazione, rinchiuso nel sinistro braccio della morte che è diventato il servizio di cure palliative dell'Ospedale Universitario di Rèims".

La Convenzione sui diritti delle persone con disabilità (CDPD) è stata adottata il 13 dicembre 2006 a New York dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite ed è entrata in vigore il 3 maggio 2008.

Oggi risulta sia stata adottata da 160 nazioni in tutto il mondo, mentre è stata firmata da 160 e ratificata da 88 e presenta una particolarità: è la prima convenzione internazionale a cui ha aderito l'Unione europea.

Ed è anche la prima a trattare nello specifico i diritti delle persone con disabilità.

La Convenzione non introduce nuovi diritti per le persone con disabilità, bensì concretizza e specifica la portata dei diritti fondamentali dei vari strumenti di tutela dei diritti umani, rapportandoli alla particolare situazione delle persone con disabilità.

Lo scopo è permettere ai disabili di esercitare i propri diritti nella stessa misura dei normodotati. Essa contempla quindi diritti civili, politici, economici, sociali e culturali.

La CDPD è rivolta soprattutto agli stati che l'hanno ratificata e contiene perlopiù disposizioni di carattere programmatico che lasciano loro un ampio margine di manovra.

Queste disposizioni non contengono diritti che i singoli individui possono far valere direttamente adendo le vie legali, bensì obiettivi che devono essere realizzati dagli stati medesimi. Spetta infatti a questi ultimi adempiere progressivamente agli obblighi assunti in conformità alla Convenzione, integrandoli nelle legislazioni nazionali e impiegando le risorse a loro disposizione

Il Comitato ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità (Committee on the Rights of Persons with Disabilities - CRPD) è l'organo che ha il compito di vigilare sull’applicazione della Convenzione Internazionale sui Diritti delle Persone con Disabilità.

C'è - davvero - qualche speranza concreta, dunque?

Con tutta franchezza ed onestà, ne dubito fortemente.

E' evidente che il braccio di ferro ingaggiato dai genitori di Vincent in questi sei anni è una questione politica che nessuno intende sbrogliare.

Inutili le tre lettere che Viviane - la mamma di Vincent Lambert - ha indirizzato personalmente agli ultimi due presidente francesi, Hollande e Macron.

Inutili  i ricorsi presentati ad ogni ordine e grado della giustizia francese, come inutili sono stati i due ricorsi alla Corte di Strasburgo, il primo nel 2015 ed il secondo quello che stiamo commentando in questo momento.

Da un punto di vista formale, è vero che esiste un Protocollo opzionale alla Convenzione (entrato in vigore il 3 maggio 2008) che permette alle persone con disabilità degli stati che lo hanno ratificato di avviare procedure di ricorso individuale presso il Comitato con sede a Ginevra.

Adottato dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite contemporaneamente alla Convenzione, il Protocollo opzionale è un trattato di diritto internazionale a sé stante e la Francia lo ha ratificato, così come l'Italia.

Ma non tutti gli stati membri dell'UE lo hanno fatto.

L'aver sottoscritto la convenzione obbliga le istituzioni dell'EU (come la Commissione, il Parlamento, il Consiglio e la Corte di Giustizia a sostenere i diritti della disabilità), ma non implica che lo stesso succeda automaticamente in tutti gli Stati membri. È infatti necessario che ciascun Stato, in atto e futuro, provveda ad una adesione formale specifica.

La questione è politica e l'unica speranza per Vincent si gioca sullo scacchiere internazionale.

Ci sarà qualche stato che avrà il coraggio di battere i pugni sui tavoli della politica europea, prima che l'eutanasia di persone disabili diventi di fatto legalizzata in Francia?

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Author: Davide Vairani

Sono nato il 16 maggio del 1971 a Soresina, un paesino della bassa cremonese.
Peccatore da sempre, cattolico per Grazia.
Se oggi sono cattolico lo devo ad un incontro fondamentale con don Luigi Giussani che mi ha educato a vivere.

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