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Alimentazione e idratazione

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Alimentazione e idratazione artificiale: la Santa Sede

Il Prof. Adriano Pessina* commenta la Nota congiunta della Pontificia Accademia per la Vita e del Dicastero per i Laici in relazione al caso Lambert.

Il nodo centrale  - per quanto concerne l'affaire Lambert -  riguarda il tema dell'alimentazione e dell'idratazione artificiale.

Non basta definire “chi” abbia il potere di decidere - i genitori, i medici, i famigliari, i giudici - se non ci lasciamo interrogare su quali debbano essere i motivi da prendere in considerazione da chiunque abbia il diritto di decidere.

La Nota riprende il pronunciamento del 1 agosto del 2007 della Congregazione per la Dottrina per la fede dal titolo “Risposte a quesiti della Conferenza episcopale statunitense circa l’alimentazione e l’idratazione artificiali”.

Quel pronunciamento avveniva a due anni dalla morte di Terry Schiavo, che aveva coinvolto l’opinione pubblica mondiale, e che ha molte analogie con la vicenda giuridica attuale.

Due sono i criteri messi in atto dal pronunciamento del 2007 e ripresi dall’attuale Nota.

Il primo è di natura clinica e si può riassumere in questi termini: laddove l’alimentazione e l’idratazione risultano efficaci, possono essere assimilati dal corpo del paziente e non gli provocano danni, non ci sono ragioni mediche per sospenderle.

Da questo punto di vista - si può aggiungere - non è rilevante definire l’alimentazione e l’idratazione, attuate anche per vie artificiali, dei 'trattamenti medici', delle  'terapie' o dei 'mezzi ordinari': il fulcro dell’argomentazione riguarda la proporzionalità e l’efficacia del mezzo rispetto al fine, che è, in questo caso, quello di garantire la vita della persona umana.

Risulta evidente che l’alimentazione e l’idratazione artificiali non modificano, infatti, la situazione generale della persona, che resta in stato vegetativo, o di minima coscienza.

Il secondo criterio, espresso dalla Congregazione riguarda un argomento che possiamo definire di stampo etico e intende rispondere a questa domanda:

laddove, con una presumibile certezza, i medici ritenessero irreversibile la perdita della coscienza della persona in stato vegetativo, è legittimo interrompere alimentazione e idratazione artificiali?

La risposta è negativa perché, si afferma, questa condizione non toglie la dignità fondamentale della persona umana, alla quale sono sempre dovute tutte quelle cure che risultano ordinarie e proporzionate alla sua condizione fisica.

Questa impostazione ha, dal punto di vista filosofico, un grande rilievo perché, al di là dell’autorevolezza della fonte, mette in campo argomenti che non richiedono alcuna pre-comprensione religiosa.

Il riferimento non è al concetto di 'sacralità' della vita, ma a quello di dignità della persona umana e quindi si pone nel contesto di una categoria particolarmente cara all’etica cosiddetta 'laica' del Novecento.

L’attuale Nota introduce due ulteriori elementi di riflessione: il rischio che prevalgano il criterio della cosiddetta qualità della vita - che è solitamente pensato in termini di soggettiva valutazione del valore dell’esistenza - e quello, politico - sociale, legato alla “cultura dello scarto”.

In una società della prestazione, dove il valore dell’umano è posto nell’efficienza, risulta difficile apprezzare, valorizzare e tutelare coloro che, per malattia, età, condizioni sociali rischiano di essere considerati un “peso”, un “fardello” ma, anche, un monito profetico nei confronti dei sani.

In questo momento storico, la drammatica vicenda umana di Vincent Lambert, ci richiama non soltanto a un supplemento di riflessione, ad una passione umana attenta, ma anche alla concreta traduzione del riferimento ai valori e ai principi etici in concrete politiche di sostegno, economico, culturale e sociale di coloro che, famigliari, amici, operatori sanitari e medici, si prodigano nel garantire un’assistenza che sia sempre all’altezza dell’intrinseco valore della persona umana, specialmente in tutte le condizioni in cui rischia di essere abbandonata alla sua fragilità.

Nella circolarità virtuosa tra il prendersi cura degli ammalati e di chi li cura, si gioca anche una nuova prospettiva culturale, capace di farsi carico delle più estreme e anche misteriose condizioni di radicale disabilità, come quelle delle persone in stato vegetativo o di minima coscienza.

I tempi lunghi della malattia hanno bisogno di essere riqualificati e riabilitati presso un’opinione pubblica spesso frettolosa nelle sue valutazioni e nelle sue conclusioni.

Le questioni giuridiche non debbono mai farci dimenticare che in ogni scelta che avalliamo o che biasimiamo ne va anche della comprensione della nostra personale umanità.

LA NOTA VATICANA

Dichiarazione congiunta del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita e la Pontificia Accademia per la Vita sul caso del Sig. Vincent Lambert

Nel condividere pienamente quanto affermato dall’Arcivescovo di Reims, S.E. Mons. Éric de Moulins-Beaufort, e dal Vescovo Ausiliare, S.E. Mons. Bruno Feillet,

in relazione alla triste vicenda del Sig. Vincent Lambert,

desideriamo ribadire la grave violazione della dignità della persona, che l’interruzione dell’alimentazione e dell’idratazione comportano.

Lo “stato vegetativo”, infatti, è stato patologico certamente gravoso,

che tuttavia non compromette in alcun modo la dignità delle persone che si trovano in questa condizione,

né i loro diritti fondamentali alla vita e alla cura, intesa come continuità dell’assistenza umana di base.

L’alimentazione e lidratazione costituiscono una forma di cura essenziale sempre proporzionata al mantenimento in vita:

alimentare un ammalato non costituisce mai una forma di irragionevole ostinazione terapeutica,

finché l’organismo della persona è in grado di assorbire nutrizione e idratazione,

a meno che non provochi sofferenze intollerabili o risulti dannosa per il paziente.

La sospensione di tali cure rappresenta, piuttosto, una forma di abbandono del malato,

fondata su un giudizio impietoso sulla sua qualità della vita,

espressione di una cultura dello scarto che seleziona le persone più fragili e indifese,

senza riconoscerne l’unicità e l’immenso valore.

La continuità dell’assistenza è un dovere ineludibile.

Auspichiamo, dunque, che possano essere trovate al più presto soluzioni efficaci per tutelare la vita del Sig. Lambert.

A tale fine, assicuriamo la preghiera del Santo Padre e di tutta la Chiesa.

Kevin Card. Farrell
Prefetto Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita

Vincenzo mons. Paglia
Presidente Pontificia Accademia per la Vita

* Ordinario di Filosofia morale, docente di Bioetica

Università Cattolica del Sacro Cuore

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L’affaire #Lambert e la macchina del fango

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Affaire Lambert: dopo le #Europee riparte in Francia la macchina del fango

di Davide Vairani

#LaCroce quotidiano, 01 Giugno 2019

Jérôme Triomphe e Jean Paillot, i due avvocati di sempre. Viviane, 73 anni, e Pierre, 90 anni, i genitori di Vincent Lambert, che da dieci anni si battono perché il loro figlio possa continuare a vivere.

Li abbiamo lasciati la notte di lunedì 20 maggio 2019 con una immagine di gioia e tripudio.

Circondati dai sostenitori della vita per Vincent agli Champs-Elysees, a Parigi, li abbiamo visti lottare per tutta la giornata nel tentativo di bloccare il protocollo di sospensione dei trattamenti avviato dall’Ospedale di Reims nella stessa mattinata di quella giornata.

Li abbiamo lasciati - poi - improvvisamente trionfanti, poco prima della mezzanotte: i due avvocati lanciati per aria dalla folla, come si fa con i campioni di calcio che hanno appena conquistato la Coppa del Mondo.

Jérôme Triomphe e Jean Paillot non nascondono la loro soddisfazione in mezzo a grida di gioia.

"On à gagnè, abbiamo vinto! La Corte d’Appello di Parigi ha appena accolto il nostro ricorso: questo significa che le misure provvisorie saranno applicate. La Francia deve rispettare la decisione del Comitato delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità! La nutrizione e l'idratazione di Vincent saranno ripristinate senza indugio”, dichiara ai numerosi giornalisti Jérôme Triomphe.

“È una vittoria straordinaria (...). Questa è solo la prima delle vittorie. C’est la remontada!", ha aggiunto Jean Paillot.

La Corte d’Appello di Parigi "ordina allo Stato francese (...) di adottare tutte le misure per far rispettare le misure provvisorie richieste dal Comitato internazionale sui diritti delle persone con disabilità delle Nazioni Unite il 3 maggio 2019 che chiedono il mantenimento di cibo e idratazione”.

Una decisione provvisoria di sei mesi, il tempo massimo previsto da protocollo internazionale per consentire al comitato di Strasburgo di acquisire tutta la documentazione e studiare il caso Lambert prima di decidere in quale modo procedere.

Questo l'incredibile momento nel quale Jérôme Triomphe, avvocato dei genitori #VincentLambert, apprende che Vincent è salvo: "On a gagnè!"

Vincent Lambert: la Corte d'appello di Parigi ordina la ripresa dei trattamenti per #Vincentlambert

Li abbiamo lasciati così, tirando tutti noi un sospiro di sollievo, come se fosse stata vinta la lunga battaglia per la vita di Vincent Lambert.

L’Ospedale di Reims ha eseguito la decisione del tribunale, ha sospeso la procedura di sedazione profonda e continuativa e - oggi - Vincent Lambert ritorna ad essere prigioniero di una struttura sanitaria, che da sei anni non gli fornisce alcuna fisioterapia e si rifiuta persino di lasciarlo uscire nel cortile accompagnato dai suoi genitori.

Sono passati soltanto dieci giorni da quel lunedì, eppure non sono permesse tregue: il tink tank mediatico sta sferrando un attacco concentrico, con una sequenza di fuoco inquietante e preoccupante.

Il bersaglio è la fede e la religiosità, sia dei genitori di Vincent che dei loro due avvocati, per mostrare ai francesi quanto il "cattolicesimo" sia sostanzialmente incompatibile con i valori di una società moderna, civile ed avanzata.

L'Observatoire de la Christianophobie di Parigi non esita ad utilizzare il termine “cristianofobia” in un articolo pubblicato online dal titolo:

“Les défenseurs de Vincent Lambert victimes de christianophobie”.

Lo sostiene Tribune Vivien Hoch, dottore in filosofia, che ha seguito da vicino l’affaire Vincent Lambert:

“Dietro al ‘caso’ Vincent Lambert si vuole colpire in maniera surrettizia – anche se sempre meno nascosta, per la verità - un altro obiettivo: squalificare e denigrare i princìpi cattolici in materia di tutela della vita, ricordati ancora una volta da Papa Francesco il 20 maggio: ‘Pregate per coloro che vivono in una grave condizione di disabilità. Proteggere ogni giorno la vita, dono di Dio, dall'inizio alla fine naturale. Non cedere alla cultura dello scarto’".

Ciò che colpisce è il metodo virulento e di bassa lega che viene utilizzato dalla gran parte dei media, con la complicità di politici, lobby, gruppi ed associazioni per la difesa del diritto a scegliere la propria morte.

Il teorema che cercano di dimostrare con fatti, dichiarazioni ed immagini è - al fondo - semplice:

  • chi si oppone alla decisione medico-giuridica di sospendere i trattamenti per Vincent Lambert è contro la ragione, la medicina e il sistema di leggi francesi;
  • chi si oppone è solo ed esclusivamente un gruppo di fanatici integralisti cattolici che utilizza la propria personale fede quale unica giustificazione per la difesa ad oltranza della vita anche quando vi è un palese accanimento terapeutico;
  • un gruppo di fondamentalisti contro l'aborto, contro il matrimonio gay e contro la "dolce morte"; 
  • un gruppo di tradizionalisti cattolici molto pericoloso per i suoi  stretti collegamenti con le frange politiche di estrema destra più eversiste;
  • un gruppo di fanatici con una rete di finanziamenti economici e di strette relazioni con le frange più oltranziste del cattolicesimo francese.

Il bersaglio principale sono i genitori di Lambert, appunto quella parte della famiglia che rifiuta l'eutanasia ed è costantemente presentata dai media come "cattolico tradizionalista", "ultra-cattolica" o anche "integralista cattolico".

"Siamo in un chiaro caso di cristianofobia - sottolinea Tribune Vivien Hoch - : la pratica religiosa di una persona è portata in evidenza pubblicamente allo scopo di puntare il dito e denigrarla".

In primo luogo, la madre di Vincent Lambert, Viviane.

Fin dall'inizio del caso, Viviane è stata presentata dai media come "vicino a circoli fondamentalisti cattolici", sotto "l'influenza dei gruppi religiosi fondamentalisti".

Si prenda - tra i tanti - "France 3": insinuazioni sempre sottili e pesanti.

In "Les cinq choses qu'il faut savoir sur Viviane et Pierre Lambert, opposés à l'arrêt des traitements de leur fils" del 25 maggio 2019, la giornalista Florence Morel così dipinge Viviane proprio il giorno nel quale l'Ospedale di Reims ha avviato le procedure di sospensione dei trattamenti per Vincent:

"Occhiali rossi e neri di tartaruga, così Viviane Lambert studia e prepara le sue apparizioni ai media.

Di fronte alla massa di giornalisti riuniti davanti all'entrata di servizio del CHU Sevastopol a Reims, abbassa la finestra della sua auto, sostenendo di non voler essere filmata.

'Sono mostri, sono nazisti', dice, piangendo, descrivendo medici e personale ospedaliero. Fa una piccola pausa a quel punto, per assicurarsi che i giornalisti l'abbiano potuta sentire bene.

La sera di lunedì 20 maggio torna con due monaci, assicurandosi per bene che le venissero poste molte domande dai media, domande alle quali ha risposto senza fornire molti dettagli: 'Sono amici della famiglia che conoscono Vincent e i suoi fratelli sin da piccoli'. I monaci all'ingresso dell'ospedale Sevastopol di Reims non hanno risposto a alcuna domanda".

L'incipit dell'articolo è solo la premessa per un lungo elenco di informazioni da buco della serratura malignamente infarcite di insinuazioni.

Chi sono quei due monaci?

"Lei e suo marito frequentano la Chiesa di Notre-Dame de France a Reims, sebbene Viviane Lambert sostenga che le sue convinzioni religiose non interferiscano nella lotta che sta conducendo per suo figlio - si prosegue nell'articolo -. La parrocchia appartiene alla Fraternità Sacerdotale di San Pio X, scomunicata dalla Chiesa nel 1975 (Papa Benedetto XVI eleverà le scomuniche che hanno pesato su quattro vescovi della confraternita nel 2009)".

Poi vengono riprese alcune dichiarazioni rilasciate nel febbraio 2018 da Marie-Geneviève Lambert, una selle sorellastre di Vincent:"Hanno un'ideologia molto forte - riferendosi a Viviane e Pierre -. Sono sostenuti da un gruppuscolo che cerca di influenzare in ogni modo la politica".

Suo figlio, Francois Lambert, nipote di Vincent e oggi avvocato della moglie, Rachel, tutore legale del marito che si batte perchè venga riconosciuto l'accanimento terapeutico nei confronti di Vincent, dichiarava nello stesso periodo: "È un cattolicesimo sviato dai genitori di Vincent, che non è più riconosciuto dal Vaticano".

Che cosa c'entrano queste considerazioni sulla vita personale dei genitori di Lambert ? Perché sono diffusi al pubblico conditi da un certo godimento da parte dei media?

È chiaro che - costantemente mescolato con altri termini come "fondamentalismo", "setta", "ideologico" - , la religione cattolica è maneggiata come una parolaccia, infame e diffamatoria.

Serve a screditare le persone stesse e - dunque - a deligittimare la tesi che sostengono, cioè che Vincent è gravemente disabile, ma non è in fine vita.

Se si avesse la pazienza di consultare online tutte le testate giornalistiche e i principali network televisivi francesi, ci si accorgerebbe che la maggior parte degli approfondimenti, dei (presunti) scoop e dei dibattiti attorno all'affaire Lambert riportano in calce "AFP", Agencie France Presse, la potente agenzia di stampa nazionale.

Il quotidiano online "Ouest-France" esce con due articoli "avec AFP" il 21 e il 22 maggio 2019:

Sparano la notizia: "I genitori di Vincent Lambert, contrari alla fine delle cure del figlio, sono sostenuti economicamente dalla Fondazione Lejeune con circa '100.000 euro annuali'".

Ecco svelato il mistero, ecco dove sono riusciti a trovare i soldi per pagare dieci anni di battaglie legali: una potente lobby integralista cattolica dai dubbi contorni.

Stiamo parlando - per essere chiari - della fondazione nata a Parigi un anno dopo la morte di Jérôme-Lejeune, nel 1995, creata per continuare il suo lavoro promuovendo sia la ricerca medica sulle malattie dell'intelligenza di origine genetica che l'accoglienza e la cura delle persone, specialmente di quelle colpite da Trisomia 21 o altre anomalie genetiche, fondazione che è stata riconosciuta dallo stato francese di pubblica utilità.

Lejeune, genetista, eccezionale uomo di scienza, credente dalla fede cristallina, medico marito e padre (di cinque figli), uomo di grandi virtù umane, intellettuale coinvolgente e persuasivo, proclamato Servo di Dio - la cui causa di beatificazione è in fase di conclusione - fu il primo presidente della Pontificia Accademia per la Vita (sebbene per soli due mesi, dal febbraio 1994 al 3 aprile, quando morì), nominato da Giovanni Paolo II. Grande scienziato, che con le sue scoperte ha permesso di decifrare il mistero di una malattia della quale si ignorava l’origine genetica come la Trisomia 21.

"Dall'inizio della vicenda di Vincent Lambert - si legge nei due articoli -, la Fondazione Jérôme Lejeune ha pagato quasi tutte le spese legali dei genitori di Vincent".

Trattasi - secondo la giornalista - non di supposizioni, ma delle dichiarazioni pubbliche di Jean-Marie Le Mené, che della Fondazione ne è il Presidente.

Lo avrebbe dichiarato in una intervista il giorno nel quale l'Ospedale di Reims ha iniziato la sospensione dei trattamenti, ribellandosi contro "l'uccisione di Vincent Lambert".

Jean-Marie Le Mené - per essere chiari - è un magistrato, consigliere principale presso la Corte dei conti dal 2008 ed è Presidente della Fondazione Jérôme-Lejeune dal 1996. E non vi è traccia di una dichiarazione simile.

Si gioca sporco, al punto da virgolettare una dichiarazione inesistente: è sufficiente avere la pazienza di cliccare i link che il quotidiano francese appone online quali pistole fumanti, per scoprire che trattasi di lanci di agenzia non confermati dallo stesso Le Mené. Quale agenzia? "AFP".

Ma nel tritatutto mediatico non se ne accorge nessuno e intanto il sasso è stato lanciato. Attenzione ai dettagli. Anche ammesso che ci siano o ci siano stati dei sostegni economici da parte della fondazione, non sarebbe certamente un reato.

L'obiettivo è un altro e cioè quello di insinuare nei francesi il sospetto che un ente così potente anche sul piano economico potrebbe sostenere frange estremiste di matrice eversista e terroristica, in un miscuglio identitario di religione, politica ed azione civile.

Non solo. Attenzione, cittadini francesi: in gioco ci sono i diritti civili e i fondamentali per i quali la Francia ha fatto la Rivoluzione, nel nome dei veri princìpi di libertà, uguaglianza e fratellanza. Francesi, non fatevi ingannare ed impietosire da questo gruppo di fanatici fondamentalisti cattolici.

Quale la colpa?

La mission della Fondazione Lejeune: la difesa della vita e della dignità delle persone disabili, che devono essere rispettate dal concepimento fino alla morte naturale, dunque, "contraria all'aborto e all'eutanasia".

"Une personnalité et une fondation controversées", l'affondo finale dei due articoli che stiamo scorrendo, nel quale si infama vergognosamente lo scienziato e genetista Lejeune, prima ancora del Lejeune credente e religioso praticante.

"Diverse controversie sono state recentemente associate al nome del professor Lejeune - si legge - . Una di queste riguarda la scoperta dell'origine genetica della Trisomia 21.

Lejeune viene criticato per aver sminuito il ruolo svolto dalla dottoressa Marthe Gautier nella ricerca. Il 31 gennaio 2014 una conferenza di Martha Gautier sul tema - all'epoca 88enne - è stata impedita 'dalla presenza di ufficiali giudiziari incaricati dalla Fondazione Jérôme Lejeune', ha scritto Le Monde.

'Nel 1958, nel laboratorio del professor Turpin, il dottor Jerome Lejeune, assistito da Martha Gautier, scoprì la causa del mongolismo', viene - tuttavia - specificato sul sito della fondazione.

Nel 1997, Papa Giovanni Paolo II è venuto a pregare sulla tomba del Professor Lejeune a margine della Giornata mondiale della gioventù in Francia, perché i due uomini si conoscevano bene.

Una visita privata e sotto sorveglianza, perchè le posizioni anti-aborto di Lejeune suscitavano forti reazioni, come riportano alcuni programmi televisivi dell'epoca.

A Quéven, in Bretagna, una strada intitolata a Jerome-Lejeune ha scatenato dibattiti e polemiche nel 2016.

Nel 2017, in una tribune su 'Le Monde', 146 scienziati, tra accademici e professori del Collegio de France, hanno denunciato le posizioni adottate dalla fondazione contro la ricerca sugli embrioni e contro l'aborto.

Il testo era intitolato: 'Noi, medici e ricercatori, mettiamo in guardia contro la Fondazione Jérôme-Lejeune'. Volevano denunciare l'azione della Fondazione, in particolare i procedimenti legali avviati contro le autorizzazioni alla ricerca sugli embrioni e hanno chiesto alle autorità pubbliche di riconsiderare il riconoscimento dell'utilità pubblica ad essa attribuita".

Non ho la competenza per verificare l'attendibilità o meno di quanto viene riportato ed onestamente poco mi cala di farlo. Ciò che mi premeva era mostrare con quale precisione e meticolosità i media francesi colpiscono i loro obiettivi dichiarati, infischiandosene altamente della deontologia professionale.

E i due avvocati che da dieci anni difendono i genitori di Vincent? Ce n'è anche per loro.

"Le Parisien" ha dedicato loro un lungo articolo uscito il 21 maggio 2019: "Civitas et 'remontada': qui sont les avocats des parents de Vincent Lambert?"

Altro che giornalismo fazioso, qui si supera ogni immaginazione.

"Jérôme Triomphe e Jean Paillot - che hanno esultato lunedì sera a Parigi - combattono perchè Vincent Lambert sia mantenuto in vita", si legge.

Ma perchè lo fanno? Che cosa ci viene tenuto nascosto? Chi sono questi due avvocati?

"Entrambi sono noti per la loro vicinanza ai circoli cattolici tradizionalisti - si inizia -.Le immagini dei due avvocati che esultano lunedì come durante una notte della vittoria della Coppa del Mondo, l'annuncio della ripresa delle cure di Vincent Lambert, sono state sul web e sui canali di notizie. Va detto che la scena - una folla in delirio intorno ai difensori dei genitori dell'ex infermiere tetraplegico, Jerome Triumph e Jean Paillot, dopo una decisione del tribunale a loro favorevole, con le parole pronunciate da uno dei loro ('è una grande vittoria, è una remontada') ha qualcosa di sorprendentemente inquietante".

"Per comprendere queste immagini, dobbiamo ovviamente tracciare l'affaire Vincent Lambert, ma dobbiamo anche considerare il profilo di questi due uomini, vicini ai circoli cattolici tradizionalisti, che difendono dal maggio 2013 i genitori di Vincent Lambert e due dei suoi fratelli".

Chi sono? Degno di un dossier del KGB o dell'Ovra, eccovi svelato l'identikit di due pericolosi estremisti

Jérôme Triomphe viene definito il "politico" dei due.

"Ben noto in alcuni gruppi tradizionalisti, nel 2011, ha difeso con successo un brigadiere capo della brigata anti-crimine (Bac) di Amiens, accusato di aver gridato 'Sieg Heil' e di aver fatto violente osservazioni antisemite e razziste.

È stato ancora lui a difendere Anne-Sophie Leclère, ex candidata del Front National nel 2013, processata per aver paragonato Christiane Taubira, allora ministro della Giustizia, ad una scimmia.

Secondo 'France Info', l'avvocato avrebbe anche difeso la rivista di estrema destra 'Rivarol'.

Ma Jérôme Triomphe è noto soprattutto per avere contribuito nel difendere gli attivisti della 'Manif Pour Tous" nella loro lotta contro il matrimonio gay.

Difende anche 'Civitas', un'organizzazione fondamentalista che ha ricevuto minacce di bombardamento.

L'avvocato è anche molto vicino ad 'Alliance générale contre le racisme et pour le respect de l’identité française et chrétienne' (Agrif), un'organizzazione di estrema destra, di cui è ospite regolare nelle loro conferenze.

Nel 2013, uno dei suoi interventi era intitolato: 'Di fronte alla persecuzione del totalitarismo socialista e della repressione poliziesca la lotta di Agrif per le libertà'.

Jean Paillot è invece il "tecnico".

"Specializzato in diritto sanitario, Jean Paillot ha sempre evitato di mostrare pubblicamente le proprie opinioni.

Le sue interviste sono solitamente molto tecniche e basate sulla legge.

Ma indoviniamo le sue inclinazioni sfogliando tra i media che l'avvocato ha l'abitudine di frequentare.

Nel 2009, Jean Paillot era nello studio di una web-TV, ospite del programma 'Ze Mag', 'lo spazio tv nel quale gli ospiti possono parlare apertamente della propria esperienza con Dio'.

Paillot interviene su un tema molto amato dagli ambienti tradizionalisti cattolici: 'omosessualità e genitorialità'. Durante questa trasmissione, l'avvocato porta una prospettiva legale al dibattito insieme a Béatrice Bourges, che diventerà quattro anni dopo il fondatore di Printemps français, un gruppo di opposizione al matrimonio per tutti.

Più avanti, troveremo l'avvocato in una conferenza pubblica discutere con calma e saggezza contro la maternità surrogata (GPA).

Ma sembra che sia il dibattito sul fine vita e in particolare la legge Leonetti ad attirare particolarmente l'attenzione dell'avvocato negli ultimi anni.

In un articolo pubblicato con la sua firma da un magazine di notizie di matrice cattolica, Jean Paillot prende posizione sull'affaire Bonnemaison, dal nome del medico che è stato assolto per aver accorciato la vite di sette pazienti terminali. L'assoluzione di questo dottore equivaleva a un 'riconoscimento sociale della licenza di uccidere', ha scritto questo professore di diritto sanitario in un centro di insegnamento universitario collegato alla Fondazione Jerome-Lejeune, un organismo di ricerca sulla Trisomia 21, apertamente anti-aborto e anti-eutanasia".

Libertè, Egalitè, Fraternitè: viva la Francia, patria dei Lumi.

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Perchè [OSTINATA] [ESPERIENZA]?

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Perchè [OSTINATA] [ESPERIENZA]?

All'interrogativo probabilmente dovrei aggiungere un avverbio di tempo: "oggi".

La risposta non ce l'avrei in ogni caso, così servirebbe a poco tornare indietro con la mente e tornare al primo giorno nel quale questo Blog è nato.

La realtà è che probabilmente un "perchè" che sappia di obiettivi ambiziosi ed altisonanti cui tendere non esiste.

Molto più banalmente, ho bisogno di mettere nero su bianco quello che sono oggi.

Ma anche su questa affermazione, non si fraintenda.

Sono uno che scrive ciò che pensa, prova e crede e nient'altro che non sia ricompreso nel rigorso perimetro lessicale del significato di questi verbi.

E' nell'esperienza di ogni giornata che si affaccia che provo a camminare, senza la pretesa  di avere apoditticamente in tasca la verità, almeno di quella dei fatti.

L'unica che davvero non sopporto è la gente che non sogna e che - ostinatamente - si rifiuta di alzare lo sguardo al cielo, con il "loro chiodo fisso che Dio è morto e l'uomo è solo in questo abisso".

"Le verità cercate per terra, da maiali tenetevi le ghiande, ma lasciatemi le ali", per usare le parole del maestrone di Pàvana in "Cirano".

In un tempo nel quale vale soltanto il pensiero unico, mi ci ritrovo stretto e non mi ci riconosco.

Sono solo uno che scrive.

Ostinatamente:

"Ogni cosa ha un suo prezzo
ma nessuno saprà
quanto costa la mia libertà"

Edoardo Bennato
"Venderò"
in "La Torre di Babele", 1976

Non si scherza, non è un gioco
sta arrivando Mangiafuoco
lui comanda e muove i fili
fa ballare i burattini

State attenti tutti quanti
non fa tanti complimenti
chi non balla, o balla male
lui lo manda all'ospedale

Ma se scopre che tu i fili non ce l'hai
se si accorge che il ballo non lo fai
allora sono guai - e te ne accorgerai
attento a quel che fai - attento ragazzo
che chiama i suoi gendarmi
e ti dichiara pazzo!...

C'è un gran ballo, questa sera
ed ognuno ha la bandiera
marionette, commedianti
balleranno tutti quanti

Tutti i capi di partito
e su in alto Mangiafuoco,
Mangiafuoco fa le scelte
muove i fili e si diverte

Ma se scopre che tu i fili non ce l'hai
se si accorge che il ballo non lo fai
allora sono guai - e te ne accorgerai
attento a quel che fai - attento ragazzo
che chiama i suoi gendarmi
e ti dichiara pazzo!...

C'è una danza molto bella
tra Arlecchino e Pulcinella
si riempiono di calci
si spaccano le ossa
Mangiafuoco sta alla cassa

Mangiafuoco fa i biglietti
tieni i prezzi molto alti
non c'è altro concorrente
chi ci prova se ne pente!...

Ma se scopre che tu i fili non ce l'hai
se si accorge che il ballo non lo fai
allora sono guai - e te ne accorgerai
attento a quel che fai - attento ragazzo
che chiama i suoi gendarmi
e ti dichiara pazzo!...

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Posted in #LaCroce #VincentLambert

Vincent Lambert, prospettive e rischi

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Vincent Lambert, prospettive e rischi

di Giovanni Marcotullio

#LaCroce quotidiano, 23 maggio 2019

Statica e quasi immobile per anni, la vicenda di Vincent Lambert ha avuto nella giornata di lunedì un colpo e un contraccolpo formidabili.

Di buon mattino il primario Vincent Sanchez ha notificato ai membri delle famiglie del disabile, a mezzo di una scarna email, che aveva sedato l’uomo. E ciascuno dei destinatari poteva con ciò intendere che la procedura terminale era stata avviata.

Dichiarazioni e disposizioni

Nel pomeriggio, alle 17, l’avvocato dei genitori di Vincent, Jean Paillot, ha introdotto un’istanza d’urgenza presso la Corte d’Appello di Parigi. Alle 22 c’è stato il verdetto, che accoglieva l’appello, e pochi minuti dopo un altro legale, Jérôme Triomphe, ne ha annunciato trionfante l’esito alle svariate centinaia di manifestanti raccoltesi a Parigi questa sera: la Francia deve rispettare la decisione del comitato delle persone handicappate dell’Onu.

L’alimentazione e l’idratazione di Vincent saranno immediatamente ristabilite.

È un’immensa vittoria. Certo, considerando come stamattina pensassimo che non avremmo mai più rivisto gli occhi di Vincent aperti, l’immediato ristabilimento dei sostegni vitali è “un’immensa vittoria”, ma bisogna capire bene la sua portata 1 .

Il testo integrale della sentenza non è stato ancora pubblicato, ma da France Presse abbiamo il passaggio fondamentale: la corte "ordina allo Stato Francese […] di prendere tutte le misure al fine di far rispettare le misure provvisorie richieste dal Comitato internazionale dei diritti delle persone handicappate il 3 maggio 2019, tendenti al mantenimento dell’alimentazione e dell’idratazione".

Il CDPH, comitato dell’Onu, aveva chiesto alla Francia di soprassedere quanto all’arresto dei trattamenti in attesa di un esame del dossier (la sentenza non è però riaggiornata sine die: è stato posto un termine di sei mesi per l’indagine del Comitato).

Venerdì, in prima istanza, il tribunale di Parigi si era dichiarato incompetente per far applicare questa domanda. La Corte d’Appello, da parte sua, ha giudicato che indipendentemente dal carattere obbligatorio o coercitivo della misura di sospensione domandata dal Comitato, lo Stato francese si è impegnato a rispettare questo patto internazionale.

Viviane, la madre di Vincent, ha esultato apertamente, dichiarando all’AFP: "Stavano eliminando Vincent, è una grandissima vittoria! Adesso torneranno ad alimentarlo e a dargli di nuovo da bere. Per una volta, sono fiera della giustizia".

E si resta colpiti dall’apparente sproporzione tra lo sforzo sovrumano che questi due anziani genitori titanicamente oppongono al Leviatano e l’esiguità della contropartita: un bicchiere d’acqua, una flebo di fisiologica.

François, uno dei nipoti di Vincent favorevoli alla soppressione dello zio, ha lamentato la decisione della Corte: "per una volta ci stavo credendo… È veramente sadismo puro, da parte del sistema medico-giudiziario".

È sempre la stessa storia: quelli che fanno tutti questi ricorsi devono goderci.

È noto – ma basta anche questa sola dichiarazione – che il dramma di Vincent si consuma e si amplifica all’interno di una famiglia dilaniata: uno dei suoi fratelli e una delle sue sorelle si oppongono all’arresto di nutrizione e idratazione. Dall’altra parte ci sono la moglie Rachel, il nipote François e cinque fratelli e sorelle dell’uomo divenuto suo malgrado la pietra d’inciampo della casa: questi vedono nella semplice sopravvivenza di Vincent l’effetto di un accanimento terapeutico e - pure in mancanza di disposizioni anticipate - qualcosa in più di un momentaneo respiro.

La politica sullo sfondo

C’è poi da considerare il peso che in tutto ciò gioca la politica, intesa nel duplice aspetto degli interessi (anche economici) legati al business dell’eutanasia e delle prese di posizione alle imminenti elezioni europee.

François-Xavier Bellamy, il giovane candidato repubblicano – brillante al punto da essere contestato anche nel partito – ha preso posizione al fianco della famiglia pur non stressando eccessivamente la vicenda sul piano propagandistico.

Resta peraltro dubbia l’applicabilità della legge Leonetti al caso di Vincent, non essendo quest’ultimo in alcun modo un malato terminale2: oltretutto la Francia ha vissuto nei mesi scorsi un travagliato processo di “Stati generali della bioetica”, che da molti analisti è stato giudicato una montagna che partorisce un topolino.

Grandi aspettative, grandi dichiarazioni programmatiche, e poi – malgrado le vistose spinte in favore di una legiferazione pro-eutanasia – è prevalsa una linea attendista e tuzioristica (con l’avallo personale, almeno apparentemente, di Macron).

Anche i vescovi di Francia hanno prodotto un loro peculiare contributo al dibattito, e in tutto ciò la figura di Vincent Lambert, quasi immobile nel suo letto d’ospedale, assumeva sempre più un valore simbolico.

Da una parte e dall’altra, in molti hanno creduto che l’ostinazione con cui il dottor Sanchez ha avviato la procedura letale incrociasse i già menzionati interessi politici.

Tra Gulliver e Aktion T4

È presto, insomma, per cantare vittoria, ma non per tirare un legittimo sospiro di sollievo: Vincent resterà (salvo diverse disposizioni concordate con l’Organismo internazionale) al Sébastopole di Reims e il suo quadro clinico verrà studiato con lo specifico obiettivo di determinare se la sua pauci-relazionalità (ovvero il c.d. stato di “coscienza minimale”) sia sufficiente a considerarlo un handicappato.

C’è innegabilmente un che di malsano e di alienante, in questa impostazione: il modello antropologico sotteso ammette implicitamente l’ipotesi che in forza del trauma cranico subito e dei conseguenti danni permanenti riportati Vincent non sia (più) una persona umana.

Questo strano modo di ragionare farebbe sorridere, assomigliando alle distopie dei saggi di Lapuzia di cui narra Gulliver, ma vi sono utopie più vicine nel tempo, le cui cicatrici solcano ancora il corpo dell’Europa, che tolgono in qualche modo forza alla pungente ironia di Swift… sembra che qualcuno non si rassegni a lasciar cadere i deliri eugenetici.

In tal senso, vale la pena di ricordare qualche paragrafo del documento che un anno fa per Vincent Lambert firmarono 70 medici e paramedici specializzati nell’assistenza a disabili paucirelazionali (come l’uomo di cui stiamo parlando… e come Michael Schumacher – ricordato da mons. Aupetit – che nessuno si sogna di far morire di fame e di sete):

"[…] Alcuni tra noi hanno potuto visionare un breve video, scene girate nel giugno 2015, il quale permette di affermare che il signor Vincent Lambert è sì in stato iporelazionale, e cioè non è in coma, non richiede alcuna misura di rianimazione e ha capacità di deglutizione e vocalizzazione.

Se ci è impossibile pronunciarci sull’esatto livello di coscienza e sulle sue capacità relazionali, per contro il signor Vincent Lambert ci sembrar avvicinabile ai pazienti afferenti alle nostre unità EVC-EPR, e a quelli che neppure hanno la tracheotomia.

È evidente che non è in fin di vita.

La sua sopravvivenza nelle condizioni e nel contesto che lo circondano – disintegrazione famigliare, procedure giuridiche interminabili, scatenamento mediatico, assenza di progetto di vita con abbandono di ogni rieducazione o uscita o momento in sedia a rotelle, isolamento sensoriale e relazionale nella sua camera, dov’è rinchiuso a chiave da quattro anni… – testimonia anzi ai nostri occhi la sua tenace pulsione di vita.

Come non tenere conto del fatto che il signor Lambert è sopravvissuto nel 2013 a trentuno giorni senza alimentazione e con un’idratazione ridotta al minimo, mentre per la nostra unanime esperienza questo fatto è incomprensibile con una volontà di morte?

Quando non vogliono più vivere, questi pazienti muoiono in pochi giorni, a volte in poche ore.

Questa sopravvivenza per trentuno giorni testimonia al contrario un’incontestabile pulsione di vita che avrebbe dovuto fondare da cinque anni a questa parte una nuova presa in carico imperniata su un progetto di vita e che non si riduca a cure da balia.

Le esperienze mediche, anche praticate da eminenti specialisti, riposano sempre su esami praticati in un tempo necessariamente limitato. Esse non sono adattate alla situazione di questi pazienti, dei quali bisogna conquistare la fiducia prima di poter ottenerne una qualunque manifestazione di presenza cosciente.

Questa valutazione non può essere convalidata che da un’équipe pluridisciplinare, in condizioni di vita variegate, lungo un arco temporale sufficientemente lungo, di più settimane, in contatto con i membri presenti della famiglia. Questo è impossibile in un contesto di reclusione senza progetto di vita.

Ora, la nostra esperienza incrociata di praticanti specializzati con questo tipo di pazienti ci porta a constatare che lo stato detto vegetativo cronico, nel senso di un paziente che non sarebbe capace di alcuna relazione, non esiste: tutti i pazienti diagnosticati vegetativi che sono passati nei nostri centri di cura hanno in realtà una coscienza minima che bisogna saper individuare e sfruttare in stretta sinergia con la famiglia.

Presi in carico in ospedale o in strutture specializzate, questi pazienti fanno spesso progressi sbalorditivi che sorprendono sempre gli attendenti alle cure, e tutti si sono rivelati essere capaci di relazioni interpersonali con il loro entourage, più o meno elaborate ma sempre esistenti e verificate. […]".

Si veda:

Due piste d’approfondimento… e un sentiero sfuggente

Ma per ora si aprono sei mesi di respiro e di luce, nei quali il padre e la madre di Vincent potranno rivedere il figlio e cercare di riportarlo al culmine della sua forma psicofisica possibile, almeno quanto basta per provare che l’applicazione della legge Leonetti al suo caso comporterebbe ipso facto un abuso præter legem.

Un aspetto della dinamica di questa giornata che sarebbe interessante ed utile approfondire riguarda i video: perché solo lunedì sono stati divulgati quei brevi e semplici video che hanno mostrato urbi et orbi, e al di là di tecnicismi da azzeccagarbugli, come Vincent sia vivo, vigile e tutt’altro che assente a sé stesso.

Viene da pensar (male: si fa peccato ma spesso ci si azzecca) che a Viviane sia stato fatto espresso divieto di divulgare quei materiali, probabilmente anche lasciando intravedere delle sanzioni, ma che la stessa abbia deciso di calare tutte le carte nella mano che sembrava decisiva.

Se così stessero le cose, però, bisognerebbe capire con quali motivazioni si potevano porre simili vincoli a referenti di un paziente che – dato il caso di pubblico interesse – intendessero offrire all’opinione pubblica elementi per costruire opinioni informate.

Un altro versante che sarebbe utilissimo approfondire riguarda l’opinione pubblica francese, che a tratti è sembrata più zelante nel “tifare morte” che nel ricercare la verità delle cose.

Certamente occorre previamente verificare se e in che misura gli esaltati che popolano la blogosfera siano un campione attendibile dell’attuale popolazione francese; tuttavia sarebbe un problema a sé (e non trascurabile) anche se si dovesse riscontrare che tutti i matti di Francia vivono sui social – perché all’affermazione che Vincent piangesse domenica "per la gioia di essere alfine liberato" si può ancora concedere il beneficio della buona fede, ma l’incitazione a "staccare la presa ai suoi genitori" ricorda troppo da vicino quella crudeltà gratuita che davvero speravamo di aver sepolto dopo la Guerra, magari tra la Dichiarazione del 1948 e il Concilio.

Infine, un’annotazione a margine, quasi una confessione personale.

Lunedì pomeriggio io ritenevo che il duplice ricorso d’urgenza dei genitori di Lambert (uno alla CEDU e uno alla Corte d’Appello di Parigi) non avesse speranze di sortire qualche effetto positivo: ritenevo insomma che fosse “naturale”, giusto e perfino bello che gli anziani genitori non si dessero per vinti e che non stessero ad aspettare il trapasso del figlio con le mani in mano, ma non pensavo che ne avrebbero ottenuto qualcosa al di là del piano morale.

E invece, se la CEDU ha immediatamente respinto il ricorso, dalla Corte d’Appello è insperatamente giunto il ribaltamento fattuale (ovvero la sospensione, ma la partita sembra riaperta…) della sentenza del Consiglio di Stato.

Ciò non cessa di sembrarmi un fatto straordinario e, come tale, di stupirmi: certo, è difficile parlare di “influenze” su entità di magistratura, ma la ragione addotta dalla Corte nell’accoglimento dell’istanza rimanda appunto alla natura (pure non vincolante!) dei trattati internazionali (la Santa Sede non è membro dell’Onu, ma pure vi ha un “osservatore permanente”), e lì potrebbe essersi aperto lo spiraglio per l’azione diplomatica di una forza super partes e amica della vita, priva di secondi fini e capace di lavorare nell’ombra senza rivendicare – che stile inconsueto e rivoluzionario! – le proprie vittorie.

Insomma, forse non un vero e proprio deus ex machina… ma quasi.


1. Che comunque appare – almeno a me che pure non speravo molto nella Corte d’Appello – qualcosa in più di un momentaneo respiro.

2. L’estensore materiale del testo legislativo, però, l’ex deputato repubblicano Jean Leonetti, ha dichiarato domenica che l’arresto delle cure si sarebbe ben iscritto nel quadro della sua norma.

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“On a gagnè: #Vincent va vivre

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"On a gagnè": #Vincent va vivre

Quando la Corte d’Appello di Parigi ha ordinato ieri sera ai medici di Reims di ripristinare immediatamente alimentazione e idratazione a favore di Vincent Lambert, un fremito di gioia è esploso non solo davanti al nosocomio ma in tutti i territori d’Europa (molti dislocati in Italia) dove per quest’uomo e per la sua vita si è pregato.

La mobilitazione locale e internazionale è stata innescata da una donna coraggiosa: la mamma di Vincent che riprendendo con un telefonino le lacrime di suo figlio al momento in cui è venuto a conoscenza della sorte che gli stava per toccare ha certamente emozionato il mondo intero, forse arrivando a smuovere anche il cuore duro di quei giudici che finora non le avevano dato ascolto.

Va ricordato che un ricorso d’urgenza presentato proprio ieri alla Corte Europea dei Diritti Umani (CEDU) era stato immediatamente respinto affinché si procedesse senza indugio alla soppressione del disabile.

La lotta per la vita, però, è spesso capace di produrre miracoli, e quel miracolo straordinario che è la vita stessa.

Soprattutto questo insperato risultato ci ricorda che non dobbiamo mai subire rassegnati, ma piuttosto essere capaci di portare la contestazione alla cultura della morte fin dentro il cuore stesso degli organismi giurisdizionali.

Non arrendersi, in questo caso, non ha solo salvato la vita di Vincent Lambert ma ha reso evidente come si possa ottenere un risultato che salva le vite pericolanti di molti.

Anche stavolta, felicità è la lotta.

SI VINCE COSÌ di HASHTAG

#EDITORIALINO |#LaCroce quotidiano

La Corte d'appello di Parigi "ordina allo Stato francese (...) di adottare tutte le misure per applicare le misure provvisorie richieste dal Comitato internazionale sui diritti delle persone con disabilità il 3 maggio 2019 al fine di mantenere nutrizione ed idratazione" per Vincent Lambert.

Il CIDPH, Comitato dei diritti delle persone disabili delle Nazioni Unite, il 03 maggio 2019 aveva chiesto alla Francia di rinviare la sospensione dei trattamenti in attesa di una revisione del caso nel merito.

Venerdì scorso, in primo grado, il tribunale di Parigi si era dichiarato incompetente a far valere questa richiesta.

Nella manifestazione di Parigi che ha raccolto lunedì diverse centinaia di persone che rivendicavano "la vita per Vincent", un clamore enorme è emerso quando uno degli avvocati dei suoi genitori, Jérôme Triomphe, ha annunciato la vittoria alla folla: "Abbiamo vinto, Vincent deve vivere, Vincent vivrà!".

"Il tribunale di Parigi ha ordinato misure provvisorie, vale a dire che la dieta e l'idratazione di Vincent devono essere riprese senza indugio. È una vittoria straordinaria", ha salutato un altro avvocato dei genitori, Jean Paillot.

L'interruzione dei trattamenti per mantenere in vita Vincent Lambert erano iniziati lo stesso giorno.

Al mattino, l'Ospedale Universitario di Reims aveva annunciato l'interruzione del trattamento e l'avvio di una "sedazione profonda e continua" con una email a Viviane e Pierre, i genitori di Vincent, con il consenso del suo tutore legale, Rachel Lambert, la moglie.

La Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU) - che li ha respinti il ​​30 aprile 2019 -  ha nuovamente respinto la richiesta lunedì, per mancanza di "nuovi elementi".

E il Presidente Emmanuel Macron, a cui i genitori di Lambert avevano scritto per chiedere di intervenire, aveva risposto che non era sua responsabilità "sospendere una decisione che è il giudizio dei suoi medici e che è in accordo con le nostre leggi".

La madre di Vincent saluta "una grande vittoria": "Stavano eliminando Vincent! Per una volta, sono orgogliosa della giustizia", ha dichiarato Viviane.

Francois, nipote del paziente, ha invece denunciato il "puro sadismo".

Migliaia di parigini, pollici alzati, a due passi dall'Eliseo, in attesa di una decisione di giustizia che possa salvare #Vincentlambert. 

Vincent Lambert: la Corte d'appello di Parigi ordina la ripresa dei trattamenti per #Vincentlambert

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“Ne pleure pas, #Vincent”

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“Ne pleure pas, #Vincent"

#LaCroce quotidiano, 21 maggio 2019

di Davide Vairani

La procedura di sospensione dei "trattamenti" per Vincent Lambert è stata attivata formalmente dall'ospedale di Reims.

"Dalla settimana del 20 maggio 2019", aveva annunciato il Dr. Sanchez: data ed ora precise non comunicate, per "motivi di sicurezza". Puntuali: ore 8.30 del mattino di lunedì 20 maggio 2019, procedura attivata. Hanno fretta di chiudere definitamente l'affaire Lambert.

"Lo stanno uccidendo, senza averci detto nulla, sono dei mostri", dichiara in lacrime Viviane, la madre di Vincent alla "BFM-TV":

"non hanno potuto nemmemo dargli l'ultimo addio - si legge in comunicato stampa sul sito del Comitato di sostegno "Je suis Vincent" -.

Ieri sera (domenica ndr) Vincent stava piangendo, perché aveva capito che non li avrebbe più rivisti".

"Lo abbiamo appreso questa mattina via email (lunedì 20 maggio ndr) che avevano iniziato la sedazione profonda e continua" fino alla sua morte, aggiunge ancora Viviane, mentre il suo legale, Jean Paillot, denuncia uno "scandalo assoluto".

“Je suis Vincent Lambert”, scandivano domenica i 200 manifestanti accorsi al presidio davanti all'Ospedale Sebastopolos di Reims. “O Eternel, ne leur pardonne pas car ils savent ce qu’ils font”, pregavano altri. I giornalisti si accalcavano per intervistare Viviane, la madre di Vincent. Sono sfiniti Pierre, 90 anni, e Viviane, 73 anni, ma non intendono arrendersi.

"Vincent muove la testa, ho molti video, ma nessuno vuole vederli", dice Viviane davanti ai microfoni e alle telecamere.

"La Francia regredisce, ma Vincent resiste. Chiedo che Vincent venga trasferito in una unità specializzate. È rinchiuso nel braccio della morte, è orribile".

Non riesce a trattenere le lacrime, questa madre indomita che da sei anni ostinatamente chiede soltanto questo per il proprio figlio.

"Certo che abbiamo ancora speranza (...) Combatteremo ancora (...) No, non lo uccideranno. Lo stanno uccidendo. E' un'eutanasia mascherata", continua in lacrime Viviane.

"Nous allons a battre", continuiamo a combattere.

"Tre nuovi ricorsi" contro l'interruzione prevista delle cure, senza specificare in quale giurisdizione, annunciavano domenica gli avvocati di Pierre e Viviane.

"I genitori di Vincent Lambert vogliono denunciare le autorità competenti e le corti interessate con un reclamo disciplinare allo scopo di colpire il dott. Sanchez e di avviare un procedimento penale contro di lui", hanno aggiunto gli avvocati Jean Paillot e Jérôme Triomphe in una dichiarazione, in merito al medico che dirige il dipartimento di cure palliative e l'unità per cerebrolesi dell'ospedale Sevastopol di Reims dove Vincent Lambert è ricoverato.

Alle 17.00 di lunedì 20 maggio, visto il rapido evolversi della situazione, hanno deciso di presentare l'ennesimo ricorso urgente alla Corte d'Appello di Parigi, affinchè venga bloccata la procedura di morte per Lambert.

Sino a qui la cronaca di questi ultimi due convulsi giorni di vita per Vincent Lambert.

E ora?

Il protocollo di "sedazione profonda e continua" fino alla morte prevede l'utilizzo per via endovenosa del midazolam, un farmaco della famiglia delle benzodiazepine potente e ad azione rapida che dovrebbe servire per evitare ogni forma di dolore e sofferenza fino all'ultimo istante di vita.

Con la contemporanea cessazione dell'idratazione e della nutrizione, la morte può avvenire in ogni istante, ma "mediamente ci vuole almeno una settimana", come spiega ad Agencie France Presse (SFP) il dott. Bernard Devalois, specialista in cure palliative presso l'ospedale di Bordeaux Bagatelle.

Come sarà la sua morte? "Gli organi smetteranno di funzionare dopo l'interruzione dei trattamenti - spiega il dott. Bernard Devalois -. Il ruolo dei reni è essenziale: a causa dell'insufficienza renale, il potassio si accumula nel sangue e finirà per causare un arresto cardiaco.

"Questa è un'applicazione esemplare della legge Claeys-Leonetti, che proibisce l'accanimento terapeutico", secondo il dott. Devalois.

"Non ha nulla a che fare con l'eutanasia dell'iniezione letale, come quella che è prevista legalmente in Belgio".

"Ce n’est pas un arrêt des soins, c’est un arrêt du maintien artificiellement en vie", conclude

(si veda: "France : l’arrêt des soins de Vincent Lambert a débuté au CHU de Reims", su "RTBF.Be", AFP, 19 maggio 2019).

Mentire anche davanti all'evidenza: tutto questo è folle.

Sette sentenze. Ci sono volute sette sette sentenze per mandare a morte Vincent Lambert, innocente di qualsiasi crimine.

La morte che, a prescindere da ciò che ci raccontano i media, sarà ben lungi dall'essere "naturale", calcolata, voluta, programmata, provocata e infine amministrata.

In questo modo, camici bianchi e merletti neri sono diventati complici di un'infamia senza precedenti nella storia moderna francese.

La prima sentenza è quella sul piano medico, quella dalla quale ha origine il lunghissimo iter giudiziario fatto di ricorsi da parte dei genitori di Vincent Lambert.

E occorre tornarci, per capire che cosa poi è accaduto davvero.

Tutto è iniziato con un fatale errore di valutazione, quando nel corso dell'inverno 2012-2013, il team del Dipartimento di cure palliative dell'Ospedale universitario di Reims ritiene che Vincent Lambert manifesti una "volontà di morire".

Passo indietro. Il 29 settembre 2008 il 32enne Vincent Lambert, infermiere psichiatrico del Centro Ospedaliero di Châlons-en-Champagne, subisce l’incidente stradale che gli sarà poi fatale: cade in uno stato di coma profondo, viene ricoverato immediatamente nel reparto di terapia intensiva del Centro Ospedaliero di Châlons-en-Champagne.

Esce poi dal coma, per ritrovarsi in quello che clinicamente viene indicato come “stato-pauci-relazionale” o stato di “coscienza minima”. Nei mesi successivi viene tentato ogni sforzo possibile in diversi ospedali francesi.

Nel luglio del 2011, su richiesta della sua famiglia, Vincent è ammesso al Coma Science Group (Università di Liegi, Belgio), guidato dal Prof. Steven Laureys, per una relazione medica.

Steven Laureys è uno specialista in neurologia e medicina palliativa,   uno dei maggiori esperti mondiali nei meccanismi e nei gradi di coscienza.

Il suo rapporto conclude lo stato di “coscienza minima” di Vincent. Raccomanda di provare a stabilire un codice di comunicazione con Vincent, prova che è vivo e vegeto.

Torniamo a Reims, quando il 16 novembre 2011 Vincent viene trasferito nel reparto cure palliative dell’ospedale Sebastopolos, il cui direttore sanitario è il Dr. Eric Kariger, geriatra.

Un complesso di 250 posti all’interno dell’Ospedale Universitario di Reims: una unità di cure palliative, i cui letti sono riservati ai pazienti pauci-relazionali, incluso quello di Vincent.

In quel letto di quel reparto a Reims Vincent ci resterà per tutti gli anni a venire, sino alla sua morte attuata lunedì 20 maggio 2019.

Torniamo alla (presunta) "volontà di morire", che il Dr. Kariger avrebbe registrato da parte di Vincent.

Di per sé, una dichiarazione “strana”.

Delle due l’una, tertium non datur: o Vincent era allora in grado di manifestare la propria volontà in modo inequivocabile (e dunque era cosciente); oppure -come al contrario venne decretato all’unanimità dagli esperti, nonostante le riserve di qualcuno in merito ai progressi riscontrati -, Vincent si trovava in uno stato di coscienza alterata, dunque incapace di manifestare un tale desiderio di morire.

Questa evidente contraddizione non impedisce all’équipe medica dell’ospedale di Reims di decidere la sua morte.

L'ordine, datato 20 aprile 2013, è semplice: si limita a prescrivere la privazione totale della nutrizione fino a quando non si verifichi la morte. Come se Vincent, negli occhi dello staff infermieristico, avesse già smesso di esistere come paziente e come uomo.

E' la prima procedura medico collegiale decisa per evitare una "ostinazione irragionevole" nel mantenere in vita artificiale una persona che è ormai un "corpo sofferente", per usare l'espressione letterale del Dr. Vincent Sanchez, il medico che prese il posto del Dr. Kariger all'ospedale di Reims e che attivò le successive ulteriori tre procedure collegiali.

Viviane Lambert fa visita a suo figlio, come fa con suo marito più volte all’anno per 15 giorni di seguito.

Come sempre, chiede di parlare con il medico per fare un bilancio. Il 5 aprile 2013, le disse che avrebbe dovuto iniziare a pensare alla possibilità di “lasciar andare” Vincent.

Viviane propone di tornare con suo marito Pierre (in convalescenza) per parlarne di nuovo.

L’appuntamento è fissato per il 15 maggio 2013 a Reims dal Dr. Kariger. In nessun momento le dice che è già stata presa la decisione di provocarne la morte per sospensione dell’alimentazione.

Il 10 aprile 2013, senza attendere l’appuntamento, l’equipe medica, con l’unico accordo di sua moglie Rachel, esegue la decisione di avviare il processo di eutanasia di Vincent, sospendendo l’alimentazione e riducendo l’idratazione (200 ml/24 ore).

Per giustificare questa decisione di ucciderlo, la sua dieta è chiamata “trattamento”.

Solo Rachel, la moglie, è informata. Nessuno dei genitori o fratelli sono informati.

E' il 20 aprile 2013, quando per caso, durante una visita,  uno dei fratelli di Vincent scopre che non è stato nutrito da 17 giorni.

Informa i suoi genitori. Da quel momento, la fiducia con il medico di Vincent si interrompe. Ed inizia la battaglia di verità per Pierre e Viviane.

Eppure, Vincent è vivo e vegeto.

Gravemente handicappato, certo, ma vivo, come quasi duemila altre persone in Francia, pazienti molto particolari, che hanno bisogno di cure adeguate, a volte a casa, come prescritto da una circolare ministeriale del maggio 2003, che non fa distinzione tra "état d’éveil non répondant" ed  "état pauci relationnel", stato di risveglio non cosciente e stato pauci relazionale, ne regola la presa in carico.

Vincent è talmente vivo che persino resiste trentuno giorni senza nutrizione.

L'unica prescrizione medicalmente davvero necessaria fin dall'inizio è una prescrizione per fisioterapia, logopedia, stimolazione sensoriale e un trasferimento urgente a un'unità specializzata nella cura di tali pazienti.

Ce ne sono almeno sette in Francia che si sono dichiarate disposte a prendersi in carico Vincent.

Questa prescrizione nessun medico la scriverà e, poiché il paziente Lambert non muore, la successiva prescrizione, più drastica, aggiungerà alla privazione del cibo quella di qualsiasi idratazione accompagnata da una sedazione profonda e continua, come sancito dalla legge dal 2016, che consente legalmente una rapida morte.

La seconda sentenza appartiene alla sfera giuridica.

La giustizia, in uno scoppio di coscienza, ha, più volte, sospeso l'esecuzione della prescrizione medica fatale, sulla base di un attaccamento alla vita e di errori tecnici nella conduzione delle procedure collegiali.

Dopodichè, l'idratazione artificiale della nutrizione si  trasformata in farmaco, la sedazione per angoscia incontrollabile si trasforma in sedazione terminale e la presunta volontà di Vincent ha preso il posto delle direttive anticipate che non ha mai messo nero su bianco.

Alla fine di questo lungo iter giudiziario, si può tranquillamente affermare che la caratterizzazione di "ostinazione irragionevole" nel continuare a lasciare vivere Vincent sia più un'ostinazione della legge che  medicina.

Per quali ragioni?

E' la terza sentenza, quella sul piano dell'interpretazione legislativa.

Perché era necessario piegare la legge, adattarla all'"affaire Lambert", in modo che si potesse uccidere Vincent impunemente.

E dopo di lui, presto o tardi, tutti quelli che condividono la sua condizione.

Perché, non appena il legislatore ha stabilito che alcune vite devono essere ritenute "indegne", "vane", "oltraggiose", oggi è il turno di Vincent Lambert, ma domani, forse, il tuo, il mio o quello di qualcuno che ami, a non meritare di essere vissuto.

Quanto tempo ci vorrà per proibire qualsiasi spesa sanitaria a favore di questi "inutili"?

E di molti altri ancora, perché nessuno può dire dove si fermeranno i "risparmi", se è vero che il prossimo futuro della Francia e dell'Europa sarà caratterizzato da un aumento esponenziale di persone con malattie degenerative, come l'Alzheimer, che necessitano di ingenti quantità di denaro a fronte di un welfare sempre più ristretto.

La quarta è una sentenza politica.

Perché è davvero lo Stato francese che persiste nell'ottenere l'esecuzione dello stop e la messa a morte di uno dei suoi cittadini.

L'attuale Ministro della Salute, commentando la richiesta di sospendere temporaneamente la decisione di arrestare i trattamenti per Vincent presentata dalla Commissione internazionale dell'ONU su ricorso genitori di Vincent, non ha esitato ad affermare che Vincent non è una persona disabile.

Affermazione come minimo sorprendente, poiché, innegabilmente, Vincent, a causa del danno cerebrale causato dal suo incidente nel 2008, soffre di un duplice handicap motorio e cognitivo.

Ancora una volta, e fino al livello più alto dello stato francese, si gioca sulle parole, quando disturbano, quando possono - soprattutto - portare i francesi a farsi domande.

La quinta sentenza riguarda i media francesi.

Mai come nell'affaire Lambert si è assistito ad un potere mediatico a senso unico: Vincent è in una condizione irreversibile e non è umano lasciarlo vivere in queste condizioni.

Rispondendo alle domande della giornalista Cecilia Bouanchaud il 10 giugno 2015 su “Europe 1”, il Dr. Eric Kariger (colui che per primo ha avviato una procedura di sospensione delle cure per Vincent) stigmatizzò duramente la messa in onda televisiva di un breve video amatoriale girato con un cellulare da un amico di Vincent e disse:

"Si chiama manipolazione. Ho le lacrime agli occhi. È doloroso, è drammatico. È soprattutto irrispettoso per il paziente, per sua moglie e sua figlia, che non possono piangere”.

La mediatizzazione implica necessariamente una parte di strumentalizzazione e, quindi, di manipolazione da entrambe le parti.

Ciò che è drammatico - e la reazione di cui sopra del dottor Eric Kariger ne è chiaro esempio - è che lui parla di "lutto" come se Vincent fosse già morto.

È sicuro, anzi certissimo, che i parenti prossimi di persone in gravi condizioni di vita vivano un inferno: è un cambiamento radicale della vita, una trasformazione che devasta i progetti di vita, che è pesante da portare, che può anche far morire di crepacuore, ma il punto non sta qui.

La questione di fondo non è sostenere che per rimuovere le tragiche condizioni di vita di persone care si debba rimuovere la persona medesima.

È il rispetto per la persona umana e per la dignità umana che vi sono coinvolte.

La legge sul fine vita francese è per alleviare il dolore delle persone alla fine della vita, non per alleviare la coscienza dei propri cari, facilitare le loro vite devastate psicologicamente e materialmente da questa dipendenza della persona amata.

Quel video era la prova delle menzogne e delle assurdità che erano state ripetute fin dall'inizio, la palese dimostrazione che Vincent non era in coma, che non era moribondo, che nessuna macchina lo manteneva artificialmente vivo, quindi non c'era nulla da disconnettere.

Quanti francesi poi scoprirono, sbalorditi, che Vincent, lungi dall'essere il "vegetale" che era stato loro descritto e persino odiosamente caricaturato, era un essere umano come loro, capace di aprire gli occhi, girare la testa, ingoiare cibo.

Era così imbarazzante ammetterlo?

E perché gli stessi media, commentando gli ultimi colpi di scena del "caso Lambert", quasi all'unanimità, hanno scelto di ripetere solo un pezzo di verità?

Hanno preso un parte, una sola, dell'ultima valutazione clinica ufficialmente condotta sullo stato di salute di Vincent: "irreversibile".

Che non si tratti di accanimento terapeutico, lo hanno scritto a chiare lettere i tre esperti nominati dal tribunale amministrativo di Châlons-en-Champagne nel rapporto consegnato ai giudici in data 22 novembre 2018.

Tre professionisti francesi, il Dr. Philippe Coubes (neurochirurgo presso l'Ospedale Universitario di Montpellier), il Dr. Favrice Parker (neurochirurgo presso il Kremelin Bicetre di Parigi) e la Dr.ssa Virginia Woisard-Bassols (medico odontoiatra specializzata in problematiche della deglutizione presso l'Ospedale universitario di Tolosa).

Vincent Lambert si trova in "un état végétatif chronique irréversible" - scrivono i tre esperti - , tanto che la sua condizione è molto grave: "Vincent Lambert est dans un état d'incapacité fonctionnelle psycho-motrice totale en 2018 comparable cliniquement à celui enregistré en 2014", al punto che "des éléments minimes d'aggravation ont été enregistrés".

E annotano: la sua "situation d'impotence fonctionnelle totale du fait des lésions encéphaliques irréversibles" gli impedisce "toute qualité de vie" e non gli permette "plus d'accès possible à la conscience".

La situazione clinica di Vincent è quella di una persona gravemente disabile, estramente dipendente: una limitazione totale delle funzioni di comunicazione, movimento, una condizione che non può che essere dichiarata irreversibile.

Eppure, sono gli stessi medici a scrivere successivamente: "Les experts considèrent que la réponse aux besoins fondamentaux primaires (alimentation, hydratation, émonctoires, prévention cutanée, hygiène de base) ne relève pas pour certains patients en état végétatif avéré, tel que Vincent LAMBERT, de l’acharnement thérapeutique ou d’une obstination déraisonnable"(p. 24 della relazione).

"La condition médicale de Monsieur LAMBERT n’est pas unique, ne pose pas de difficultés de prise en charge dans notre pays,n’appelle aucune mesure d’urgence. Il existe en France des structures pouvant l’accueillir jusqu’à sa disparition si le maintien au CHU de Reims s’avérait impossible pour des raisons autres que relevant de la simple technique médicale" (p. 24).

Dunque, sul piano clinico, Vincent Lambert è una persona tetraplegica, in una condizione di irreversibilità, gravemente disabile e - pur tuttavia - nutrire Vincent Lambert non pone alcun problema di presa in carico, non prevede alcuna misura d'urgenza e non costituisce, nel senso medico, un'"ostinazione irragionevole".

La sesta sentenza riguarda la famiglia di Lambert.

Fino a maggio 2013, nessuno nella famiglia di Vincent aveva intenzione di ucciderlo.

Al contrario, i suoi parenti lo circondarono con lo stesso amore e lo stesso desiderio di aiutarlo a riabilitarsi.

Nessuno di loro aveva mai dichiarato la volontà di Vincent di non volere essere tenuto più in vita qualora si potesse si fosse mai trovato in questa condizione di estrema dipendenza.

In quella data, la terribile e mortale decisione medica di smettere di alimentarlo ha fatto in modo che la sua famiglia si spaccasse in due: alcuni portati via dalla fiducia che si tende a consegnare in mano ai medici, altri guidati dal loro amore intatto, intangibile, e dalla necessità di proteggere i più deboli.

La settima sentenza riguarda ciascuno di noi.

Hanno parlato, hanno parlato tutti. Medici, giudici, legislatori, ministri, media.

Parlavano tutti, anche quando non sapevano cosa stavano dicendo, anche quando disinformavano, anche quando non erano a proprio agio con la verità.

Vincent non è un mostro, Vincent non è un vegetale, Vincent non è alla "fine della vita". Vincent è vivo.

Vincent, handicappato, rimane comunque, e forse ancor più a causa della sua debolezza e della sua miseria, uno di noi.

Spetta a noi, in ultima analisi, dire se accettiamo o meno l'inenarrabile tradimento di tutti i nostri valori e della nostra intera civiltà.

Domani sarà troppo tardi.

Non solo per Vincent, ma per ciascuno di noi, perché questa scelta fatale è una di quelle dalle quali indietro non si torna.

"Non piangere ..."

In un breve video, gli ultimi momenti di Vincent Lambert con sua madre Viviane.

Mentre il CHU Reims ha avviato la procedura di arresto della cura (idratazione e dieta) e ha posto Vincent Lambert in profonda sedazione, la sua famiglia lo ha visitato domenica sera.

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Inizia una durissima settimana per #Vincent

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Inizia una durissima settimana per #Vincent

di Davide Vairani

“Vincent Lambert n’est pas en fin de vie, nourrissez Vincent Lambert”, Vincent non è in fine vita: non sospendetegli i trattamenti.

A supplicare il governo francese, poco più di 200 persone accanto ai genitori di Vincent Lambert, domenica, davanti all'ospedale di Reims, dove il 43enne tetraplegico è rinchiuso da dieci anni in attesa del verdetto finale, e altrettanti a Lione, davanti al Palazzo di Giustizia competente in merito all'affaire giudiziario Lambert.

Verdetto di morte, che a partire da oggi, lunedì 20 maggio 2019, potrebbe compiersi: il Dr. Sanchez, primario del reparto del CHU di Reims, non torna indietro rispetto alla decisione presa di sospendere i trattamenti vitali nella settimana del 20 maggio.

L'accesso alla sua stanza d'ospedale è strettamente controllato, autorizzato a quindici membri della sua famiglia e all'équipe medica.

Più di 200 persone di fronte all'ospedale dove Vincent Lambert è ricoverato.

A Lione più di 200 persone contro la pena di morte inflitta a #VincentLambert

“Je suis Vincent Lambert”, scandiscono i manifestanti; “O Eternel, ne leur pardonne pas car ils savent ce qu’ils font”, pregano altri.

Sul piccolo palco improvvisato, sale il Prof. Xavier Ducrocq, neurologo e consulente medico dei genitori di Lambert:"Fare Morire VincentLambert significa seppellire Ippocrate: non provocherai deliberatamente la morte".

"Vergogna sulla medicina! Vergogna per la Francia! ", scandiscono i manifestanti. "Perché si rifutano di trasferire Vincent in una struttura specializzata? Ce ne sono molte pronte ad accoglierlo! "

"Quando Vincent ha visto i suoi genitori arrivare da lui dopo avere apreso la notizia, ha iniziato a piangere!", sale sul palco David, uno dei fratelli di Vincent e la commozione si fa evidente sui volti dei presenti.

I giornalisti si accalcano per intervistare Viviane, la madre di Vincent. Sono sfiniti Pierre, 90 anni, e Viviane, 73 anni, ma non intendono arrendersi.

"Vincent muove la testa, ho molti video, ma nessuno vuole vederli", dice Viviane davanti ai microfoni e alle telecamere.

"La Francia regredisce, ma Vincent resiste. Chiedo che Vincent venga trasferito in una unità specializzate. È rinchiuso nel braccio della morte, è orribile".

Non riesce a trattenere le lacrime, questa madre indomita che da sei anni ostinatamente chiede soltanto questo per il proprio figlio.

"Certo che abbiamo ancora speranza (...) Combatteremo ancora (...) No, non lo uccideranno. Lo stanno uccidendo. E' un'eutanasia mascherata", continua in lacrime Viviane.

"La Francia regredisce, ma Vincent resiste. Combatteremo, no, non lo uccideranno, lo stanno per fare: è un'eutanasia mascherata. Io sono sua mamma e ho il diritto di difenderlo"

"Quando Vincent ha visto i suoi genitori arrivare da lui dopo avere apreso la notizia, ha iniziato a piangere!".
David, uno dei fratelli di #VincentLambert, parla davanti all'ospedale di Reims."

"Fare Morire #VincentLambert significa seppellire Ippocrate: non provocherai deliberatamente la morte": il Prof. Xavier Ducrocq, consulente medico dei genitori di Vincent Lambert, di fronte all'ospedale di Reims"

"Perché Vincent è rinchiuso in questa stanza non è adattata alla sua situazione, mentre in Francia 7 strutture specializzate si sono offerte di prenderlo in carico?"
Emmanuel Guépin, amico di Vincent e portavoce del Comitato di sostegno "Je soutien Vincent"

Inizia una durissima settimana questo lunedì.

"Nous allons a battre", continuiamo a combattere.

"Tre nuovi ricorsi" contro l'interruzione prevista delle cure, senza specificare in quale giurisdizione, annunciano gli avvocati di Pierre e Viviane.

"I genitori di Vincent Lambert vogliono denunciare le autorità competenti e le corti interessate con un reclamo disciplinare allo scopo di colpire il dott. Sanchez e di avviare un procedimento penale contro di lui", hanno aggiunto gli avvocati Jean Paillot e Jérôme Triomphe in una dichiarazione, in merito al medico che dirige il dipartimento di cure palliative e l'unità per cerebrolesi dell'ospedale Sevastopol di Reims dove Vincent Lambert è ricoverato.

Inizia una durissima settimana questo lunedì.

Questo è un ultimo tentativo dei genitori di Vincent Lambert.

I loro avvocati hanno pubblicato questo sabato una lettera aperta per implorare Emmanuel Macron.

Gli chiedono di "rispettare le misure provvisorie richieste" del Comitato delle Nazioni Unite, mantenendo i trattamenti vitali per Vincent.

"Signor Presidente, Vincent Lambert morirà privato dell'idratazione durante la settimana del 20 maggio: lei è l'ultimo e l'unico ad avere il potere di intervenire", scrivono.

"Veniamo a chiederle di far rispettare dal Ministero della Salute gli obblighi internazionali della Francia a favore di un uomo disabile".

Scommettono anche che questo caso doloroso e delicato provocherà un dibattito politico, nel senso nobile del termine.

È davvero un paradosso: mentre tutto ciò che è sociale entra sempre più spesso in campo politico, quasi tutti i funzionari di partito o di governo osservano un silenzio spesso indifferente, a volte imbarazzato in questo caso.

Tra i principali giocatori del momento, solo François-Xavier Bellamy, capo della lista LR alle elezioni europee, ha annunciato domenica al "Gran Giurì RTL-LCI- Le Figaro" di essersi messo dalla parte dei genitori di Vincent Lambert:

"Come non sostenerli nella dura prova che subiscono? Ho molta compassione per loro, vivono un conto alla rovescia atroce. Dovremmo prendere il consiglio del Comitato per i diritti delle persone con disabilità". Si riferiva alle misure provvisorie richieste dal Comitato delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità (CIDPH) all'inizio di maggio, esortando la Francia a sospendere qualsiasi decisione di interrompere il trattamento prima di un'audizione nel merito. La Francia, da parte sua, ripete che queste misure provvisorie "non sono vincolanti" e propone il "diritto del paziente a non subire un'ostinazione irragionevole".

Jean Leonetti, numero due dei repubblicani, relatore della "Loi relative aux droits des malades et à la fin de vie" n° 2005-370 del 22 aprile 2015 che porta il suo nome, sindaco di Antibes, ad "Europa 1" ha dichiarato che restituire la palla all'Eliseo "rischia di consegnare al Presidente della repubblica molto più potere di quello che ha".

E ricorda che, nei primi anni 2000, "Vincent Humbert aveva, a suo tempo, chiesto a Jacques Chirac il diritto di morire". Cosa che non ha fatto il Capo dello Stato.

"Fortunatamente il Presidente della Repubblica non può sostituirsi alle decisioni giudiziarie e mediche o modificare la legge", ha dichiarato Jean Leonetti.

Inizia una durissima settimana questo lunedì.

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Chiesa di Francia a testuggine: salvare #Vincent

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Chiesa di Francia a testuggine: salvare #Vincent

di Davide Vairani

La Chiesa di Francia non si tira indietro e scende in campo apertamente a difesa delle persone più fragili e vulnerabili della società: schierata come a testuggine per salvare la vita di Vincent Lambert.

"La nostra società francese non si impegni sulla via dell’eutanasia", ha denunciato nei giorni scorsi l’Arcivescovo di Reims, mons. Éric de Moulins-Beaufort (da poco eletto anche presidente della Conferenza episcopale francese) insieme al vescovo ausiliare mons. Bruno Feillet, a proposito dell’affaire Vincent Lambert.

Il compito della società è di non "lasciare che uno dei suoi membri muoia di fame e di sete, facendo di tutto allo stesso tempo per garantire cure adeguate fino alla fine", ha dichiarato in un comunicato stampa il 13 maggio scorso.

Come riporta "La Croix", pochi giorni dopo, è Mons. Javier Malle, Vescovo di Gap e Embrun, ad intervenire pubblicamente sul caso di Vincent Lambert in un articolo pubblicato giovedi, 16 maggio sul sito della sua diocesi,

Altri vescovi hanno anche espresso le loro convinzioni su questo paziente ricoverato in uno stato vegetativo presso l'Ospedale universitario di Reims e la cui cura dovrebbe essere interrotta il 20 maggio, con decisione medica.

"Il signor Vincent Lambert mette in discussione la coscienza di tutti noi", scrive Mons. Javier Malle.

"Non possiamo giungere a decisioni affrettate", avverte: rispondendo alla domanda in merito alla nutrizione e idratazione quali inesorabilità terapeuticche, sottolinea che Vincent Lambert "non è alla fine della vita".

Anche il vescovo di Gap e Embrun ha puntato il dito sul perchè Lambert non sia stato trasferito "in una strttura specializzata capace di accoglierlo, come nel caso di centinaia di altre persone disabili, delle quali il nostro Paese ne fa giustamente un vanto ".

"Dobbiamo concordare che sia la giustizia, attraverso dei giudici, a decidere chi ha il diritto di vivere e chi il dovere di morire? Chi è degno di vivere e chi no?", aggiunge il Vescovo Xavier Malle.

"È triste notare che Vincent Lambert venga strumentalizzato, in particolare da parte dei promotori dell'eutanasia".

Infine, invita a seguire la "linea di accompagnamento per le persone con disabilità, cure palliative per le persone alla fine della vita, quindi l'accettazione della morte che deve avvenire come un fatto naturale".

Su twitter - e con un tono più virulento -, Marc Aillet, Vescovo di Bayonne, mostra tutta la propria indignazione:

"Nessuno ha il diritto di causare la morte di altri, né il potere medico né il potere giudiziario.

La pena di morte è stata abolita. Sarà necessario chiedere a Emmanuel Macron la grazia presidenziale per Vincent Lambert?".

Il vescovo Raymond Centène, Vescovo di Vannes, ha invitato a pregare per Vincent Lambert.

In un messaggio, pubblicato il 16 maggio per le veglie per la vita, dice che "il nostro fratello Vincent è oggi il volto di tutti coloro che, come lui, in Francia e nel mondo, si trovano in una situazione chiamata vegetativa o pauci-relazionale".

Secondo lui, non deve essere "il primo di loro a essere bandito dal vivere".

Scende in campo anche il Gruppo di bioetica della Conferenza Episcopale francese con un documento intitolato "Une ambition: la protection des plus fragiles", pubblicato il 18 maggio sul sito web della CEF.

"Perché questa fretta di portarlo a morire?", scrive Mons. Pierre d’Ornellas, Arcivescovo di Rennes e responsabile del Gruppo di Bioetica della CEF, deplorando il fatto che il governo voglia ignorare l'opinione del Comitato delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità (CIDPH) che raccomanda che la decisione di interrompere il trattamento venga temporaneamente sospesa.

Nel documento viene messa in discussione la base giuridica ed etica alla base di questa decisione.

"Perché lo Stato francese, che ripone come elemento d'onore la promozione dei diritti umani, vuole eludere il rispetto di questa Convenzione nel caso di Vincent Lambert? Perché questa fretta di portarlo a morire? - si legge  -. Possiamo pensare che la decisione presa dalla Francia riguardi esclusivamente Vincent Lambert, perché la sua situazione è unica e complessa.

Ma chi garantirà che tutte le persone che condividono una disabilità simile alla sua saranno effettivamente protette dallo Stato che, pur firmando ufficialmente la Convenzione internazionale sui diritti delle persone con disabilità, oggi intende non rispettarla?

La credibilità dello stato dipende dal rispetto della parola data.

Sembra quindi saggio e necessario attendere la risposta nel merito da parte del Comitato delle Nazioni Unite".

Sul piano etico, il Gruppo sostiene che "in effetti, alcuni interrogativi nel merito rimandono come sospesi e senza una risposta:

  • Perché il signor Vincent Lambert non è stato trasferito in un'unità di cura specializzata adattata alle sue condizioni?
  • Porta con sè una sofferenza continua che non può essere placata?
  • Non ha il diritto ad essere nutrito e idratato per via artificiale, dato che queste sono le cure di base delle quali ogni essere umano ha diritto?
  • In quali casi eccezionali la sua attuale idratazione e nutrizione corrispondono a un'ostinazione irragionevole?
  • Inoltre, come facciamo a sapere con sufficiente certezza la volontà di Vincent Lambert in un contesto familiare in cui vi è un profondo disaccordo?"

Interrogativi che necessitano una risposta per il bene di una convivenza umana, interrogativi che non riguardano solo un caso isolato e complesso come quello di Lambert, ma di migliaia di altre persone che vivono nelle medesime condizioni di estrema dipendenza e che oggi sono seriamente minacciate di essere considerate vite non più degne di essere vissuti.

Interrogativi le cui risposte non possono essere lasciate in mano ai giudici e ai medici:

"Insieme, possiamo essere più capaci di affrontare queste grandi domande più di quanto potremmo immaginare rispetto alla nostra personale fretta ed ansia di eluderle come per nasconderle".

"Une ambition : la protection des plus fragiles"

Vincent Lambert, nella sua immensa fragilità, ci richiama tutti a rispettare l'etica e lo stato di diritto.

Prendiamoci il tempo per pensare.

1. Iniziamo con lo stato di diritto.

Vincent Lambert ha il diritto ad una protezione adeguata, proprio come qualsiasi persona disabile. Ogni persona disabile, non importa quanto fragile, ha gli stessi diritti di qualunque altra persona.

La Francia lo sa bene, perché ha ratificato la Convenzione internazionale sui diritti delle persone con disabilità. Il Comitato delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità (CIDPH) è stato chiamato ad intervenire in merito alla situazione di Vincent Lambert e ha risposto che il ricorso presentato è ammissibile.

Il Comitato ha chiesto che i trattamenti vitali per Vincent Lambert siano mantenuti il tempo necessario per valutare la situazione e addivenire ad una decisione nel merito.

Il Governo francese ha espresso il suo parere al Comitato, affermando che la richiesta di mantenimento delle cure non è opzione fattbile, perché 'priverebbe il paziente del diritto a non non subire un accanimento terapeutico' (subir d’obstination déraisonnable).

A seguito di tale rifiuto, il CIDPH ha sollecitato di nuovo il governo francese affinche nutrizione ed idratazione per Vincent Lambert 'non vengano sospesi durante la fase di valutazione del suo dossier' (ne soient pas suspendues pendant le traitement de son dossier).

Perché non aspettare la risposta sostanziale del Comitato delle Nazioni Unite?

Il signor Vincent Lambert è un cittadino che, come tale, ha il diritto che vengano rispettate le regole democratiche regole, il cui minimo da garantire è la coerenza con le convenzioni e i trattati internazionali sottoscritti e ratificati.

Perché lo Stato francese, che ripone come elemento d'onore la promozione dei diritti umani, vuole eludere il rispetto di questa Convenzione nel caso di Vincent Lambert?

Perché questa fretta di portarlo a morire?

Possiamo pensare che la decisione presa dalla Francia riguardi esclusivamente Vincent Lambert, perché la sua situazione è unica e complessa.

Ma chi garantirà che tutte le persone che condividono una disabilità simile alla sua saranno effettivamente protette dallo Stato che, pur firmando ufficialmente la Convenzione internazionale sui diritti delle persone con disabilità, oggi intende non rispettarla?

La credibilità dello stato dipende dal rispetto della parola data.

Sembra quindi saggio e necessario attendere la risposta nel merito da parte del Comitato delle Nazioni Unite.

2. Veniamo all'etica.

La protezione delle persone più fragili sarà sempre il segno e la misura dell'umanità di una società. Questa protezione richiede il miglior supporto possibile e le cure più appropriata per ogni situazione di fragilità. Questa protezione richiede la solidarietà attiva di un'intera società e un'ambizione internazionale.

Per legge, la nostra società ha affidato ai medici la missione di prendersi cura della salute fisica e mentale di ogni persona fragile.

La legge francese fornisce loro un quadro generale ed un sistema atto a fare in modo che queste cure siano erogate nel miglior modo possibile, evitando ogni situazione di ostinazione irragionevole.

Per i medici che si prendono cura del signor Vincent Lambert, lo stato francese ha stabilito che non hanno infranto la legge.

Tuttavia, lo stato non si è pronunciato in merito alla dimensione etica di una tale decisione: interrompere l'idratazione e l'alimentazione artificiale e attuare una sedazione continua e profonda fino alla morte. Fortunatamente, né lo stato né i giudici hanno il potere di pronunciarsi su questo piano!

Rimane la questione etica propriamente detta.

Si può presumere che i medici, circondati dallo staff infermieristico e dalla famiglia,  abbiano pensato attentamente e che abbiano preso la loro decisione secondo la legge etica del rispetto della vita e della preoccupazione per la persona vulnerabile nel caso di Vincent Lambert, come previsto dall'articolo 16 del codice civile.

Tuttavia, dal momento che questa decisione ha un impatto che va ben oltre lo spazio limitato di un ufficio e una stanza d'ospedale, sarebbe cosa buona e giusta tutti noi potessimo capire le ragioni della decisione dei medici, in modo da poterli sostenere fino in fondo nella loro delicata ed indispensabile missione.

In effetti, alcuni interrogativi nel merito rimandono come sospesi e senza una risposta:

  • Perché il signor Vincent Lambert non è stato trasferito in un'unità di cura specializzata adattata alle sue condizioni?
  • Porta con sè una sofferenza continua che non può essere placata?
  • Non ha il diritto ad essere nutrito e idratato per via artificiale, dato che queste sono le cure di base delle quali ogni essere umano ha diritto?
  • In quali casi eccezionali la sua attuale idratazione e nutrizione corrispondono a un'ostinazione irragionevole?
  • Inoltre, come facciamo a sapere con sufficiente certezza la volontà di Vincent Lambert in un contesto familiare in cui vi è un profondo disaccordo?

Da un punto di vista etico, sarebbe bene se la coscienza dei cittadini non fosse disorientata né dalla decisione inspiegabile che suggerisce che il Signor Vincent Lambert sia stato condotto a morire, sia dal non rispetto della parola che lo Stato ha dato con la firma della Convenzione internazionale.

Il Difensore dei diritti ha stabilito che lo Stato potrebbe derogare alla richiesta del Comitato delle Nazioni Unite "giustificando circostanze eccezionali" e "che non è in grado di risolvere questo possibile conflitto di giurisdizione" tra la Corte europea di giustizia Diritti umani (CEDU) e il Comitato internazionale sui diritti delle persone con disabilità (CIDPH).

Pertanto, non è urgente trovare una giusta via etica?

In questo modo, si potrebbe risolverebbe il conflitto di leggi internazionali su una questione essenziale del nostro vivere comune, al fine di contribuire a rinsaldare le nostre comunità già troppo disgregate e frammentate.

In modo del tutto evidente, la decisione presa riguardo al signor Vincent Lambert ha una portata molto più ampia rispetto alla risoluzione di un semplice dilemma medico.

Rispettare i diritti delle persone più vulnerabili e più deboli - nostri fratelli e nell'umanità -, accompagnare e prendersi cura di ciascuno secondo la propria condizione di vita richiederà sempre più coraggio.

Le domande esistenziali e dolorose sollevate da tali situazioni sono davvero pesanti da portarsi addosso.

Questo coraggio è vissuto ogni giorno da molte famiglie verso i loro cari e dallo staff infermieristico nei confronti dei pazienti, nonché nell'accompagnamento come nel processo decisionale.

Insieme, sosteniamo questo coraggio vissuto nella discrezione e osiamo affrontare queste pesanti domande che ci provocano ad essere sempre più umani. Insieme, possiamo essere più capaci di affrontare queste grandi domande più di quanto potremmo immaginare rispetto alla nostra personale fretta ed ansia di eluderle come per nasconderle.

Pensando alla sofferenza vissuta da ciascuno di coloro che si trovano ad occuparsi del signor Vincent Lambert, preghiamo per tutti coloro che sono direttamente implicati nelle decisioni che lo riguardano e prima di tutto per lo stesso Vincent Lambert.

Mons. Pierre d'Ornellas,
Arcivescovo di Rennes,
Responsabile del Gruppo di Bioetica della Conferenza dei Vescovi di Francia

Vescovo Pierre-Antoine Bozo
vescovo di Limoges

Mons. Olivier de Germay
vescovo di Ajaccio

Hervé Gosselin
vescovo di Angoulême

Vescovo Vincent Jordy
vescovo di Saint-Claude

Rev.mo Matthieu Rougé
vescovo di Nanterre

Padre Brice de Malherbe
Collège des Bernardins a Parigi

Padre Bruno Saintôt
Centro Sèvres a Parigi

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