#Lambert ci riguarda tutti

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#Lambert ci riguarda tutti

di Davide Vairani

#LaCroce quotidiano, 03 maggio 2019

Art. 2 - Diritto alla vita

1. Il diritto alla vita di ogni persona è protetto dalla legge.
Nessuno può essere intenzionalmente privato della vita, salvo che in esecuzione di una sentenza capitale pronunciata da un tribunale, nel caso in cui il reato sia punito dalla legge con tale pena.

2. La morte non si considera cagionata in violazione del presente articolo se è il risultato di un ricorso alla forza resosi assolutamente necessario:
(a) per garantire la difesa di ogni persona contro la violenza illegale;
(b) per eseguire un arresto regolare o per impedire l’evasione di una persona regolarmente detenuta;
(c) per reprimere, in modo conforme alla legge, una sommossa o un’insurrezione.

Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, Titolo I - Diritti e Libertà, Art. 2

Il 30 aprile 2019 la Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU) "ha rigettato la richiesta di provvedimenti provvisori presentata dai genitori di Vincent Lambert, sulla base del fatto che una decisione in merito è già stata emessa dalla medesima Corte in data 5 giugno 2015, nonostante la natura delle rimostranze oggi siano radicalmente differenti".

"Dunque, con questa decisione di diniego - prosegue il testo del comunicato degli avvocati dei genitori di Lambert pubblicato sul sito web del Comitato "Je soutien Vincent" -, la CEDU ci sta dicendo che il procedimento processuale 2018-2019 è stato un puro e mero atto di forma, quando al contrario si è trattato di una nuovo pronunciamento, con nuovi medici, riguardante una nuova situazione, rispetto al 2015".

A conti fatti, la sentenza del Tribunale amministrativo di Châlons-en-Champagne del 31 gennaio, quella della Corte di Stato francese promulgata il 24 aprile e infine il pronunciamento della Cedu dei giorni scorsi, al di là di bizantinismi tecnici giurisprudenziali, concordano con inquietante unanimità con la decisione medica collegiale dell'Ospedale universitario di Reims adottata il 9 aprile 2018 di sospendere i trattamenti per Vincent Lambert per "ostinazione irragionevole".

A conti fatti, l'intero sistema giuridico francese - con il nihil obstat dell'Unione Europea - ha stabilito inequivocabilmente che il diritto alla vita di una persona è un principio negoziabile, protetto dalla legge solo ed esclusivamente nei casi specifici per i quali è la legge stessa a stabilire quando una vita abbia valore oppure no.

Inquietante che questo messaggio arrivi da quella stessa Europa dilaniata dai totalitarismi del '900 e che - oggi - non batta colpi di vita di fronte a derive striscianti da stato etico.

La vicenda di Vincent non è caso isolato e particolare: riguarda ciascuno di noi, come cittadini italiani ed europei, atei, credenti ed agnostici.

Nessuno si pensi assolto se è convinto trattarsi di una questione che riguarda lo stato francese o che abbia a che fare esclusivamente con la sfera religiosa e le personali credenze sulla vita come dono di Dio che come tale non può essere tolta a piacimento, pena la condanna all'Inferno.

Chiunque pensi questo è fuori strada.

Tutti i ricorsi e le mozioni d'urgenza presentati dai genitori di Vincent in questi sei anni di battaglie legali sono stati respinti al mittente, per convalidare l'ineccepibilità delle quattro procedure collegiali di sospensione dei trattamenti decisi dai medici dell'Ospedale di Reims: non viene riscontrata alcuna violazione dell' Art. 2 della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo.

Lo scrive nero su bianco la Corte di Strasburgo:

"La Corte europea dei diritti dell'uomo ha deciso il 30 aprile 2019 di respingere la richiesta di provvedimenti provvisori ricevuta per il caso “Lambert e altri v. Francia” (domanda n. 21675/19) che chiedeva la sospensione dell'esecuzione della decisione del Consiglio di Stato francese del 24 aprile 2019 e il divieto per Vincent Lambert di allontanamento dalla Francia.

La Corte è consapevole che, sebbene non si fosse riscontrata in precedenza alcuna violazione ai sensi dell'articolo 2 della Convenzione (diritto alla vita), la richiesta di provvedimenti provvisori cercava ancora una volta di opporsi alla sospensione dei trattamenti vitali che tengono in vita Vincent Lambert.

La Corte sottolinea che una sentenza della Grande Camera del 5 giugno 2015 - pronunziata su questa questione essenziale - aveva già rilevato che non vi sarebbe alcuna violazione dell'articolo 2 della Convenzione in caso di attuazione della sentenza del Consiglio di Stato francese del 24 giugno 2014 che autorizzava la sospensione della nutrizione artificiale e dell'idratazione per Vincent Lambert".

Per la cronaca, l'Art. 2 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo così recita:

"1. Il diritto alla vita di ogni persona è protetto dalla legge.
Nessuno può essere intenzionalmente privato della vita, salvo che in esecuzione di una sentenza capitale pronunciata da un tribunale, nel caso in cui il reato sia punito dalla legge con tale pena.

2. La morte non si considera cagionata in violazione del presente articolo se è il risultato di un ricorso alla forza resosi assolutamente necessario:
(a) per garantire la difesa di ogni persona contro la violenza illegale;
(b) per eseguire un arresto regolare o per impedire l’evasione di una persona regolarmente detenuta;
(c) per reprimere, in modo conforme alla legge, una sommossa o un’insurrezione".

Personalmente non credo ai complottismi internazionali e - pertanto - , escludendo tale ipotesi, ragionevolmente le strade sono due: o da sei anni su Vincent Lambert si sta compiendo un macabro accanimento terapeutico (e allora - per quanto dolore ciò possa provocare ai genitori e agli amici di Vincent - non resterebbe che fare i conti con il senso del limite e procedere con l'arresto dei trattamenti vitali mediante sedazione profonda); oppure si sta sperimentando sulla pelle di Vincent Lambert un accanimento di morte, non giustificato dalla sua condizione clinica.

Si tratta del comprensibile (quanto ingiustificato) amore ad oltranza per il proprio figlio (che non si vorrebbe mai vedere morire anche quando tutto dice che è già morto in un corpo ridotto ad un vegetale) oppure l'ipotesi da indagare per capire le ragioni di tanto accanimento medico-giudiziario contro una persona deve seguire una pista diversa?

Hanno ragione o no Viviane e Pierre, i genitori di Lambert, quando nel commentare la sentenza ultima del Consiglio di Stato scrivono, attraverso i loro avvocati:

"La giustizia preferisce sostenere le pratiche di eliminazione delle persone disabili sotto la copertura dell'accanimento terapeutico e nel modo più ipocrita: provocando la morte di fame e sete, per evitare di dover spingere sulla siringa.

Vincent Lambert è in uno stato stabile. Non è alla fine della vita. Non è sotto l'assistenza respiratoria o cardiaca. Non ha perso il riflesso di deglutire e i suoi genitori che lo visitano ogni giorno vedono bene che non è un vegetale - come al contrario viene descritto dai media e molti medici -, così come lo vedono con loro molti medici che hanno scritto per difendere la vita di Vincent.

Vincent Lambert è una persona gravemente handicappata, in uno stato di coscienza minima, ma molti altri sono come lui e accettare di trovare la morte nelle condizioni di un'eutanasia mascherata - di fatto - condannerebbe a tale fine anche tutti loro".

Che non si tratti di accanimento terapeutico, lo hanno scritto a chiare lettere i tre esperti nominati dal tribunale amministrativo di Châlons-en-Champagne nel rapporto consegnato ai giudici in data 22 novembre 2018.

Tre professionisti francesi, il Dr. Philippe Coubes (neurochirurgo presso l'Ospedale Universitario di Montpellier), il Dr. Favrice Parker (neurochirurgo presso il Kremelin Bicetre di Parigi) e la Dr.ssa Virginia Woisard-Bassols ( medico odontoiatra specializzata in problematiche della deglutizione presso l'Ospedale universitario di Tolosa).

Vincent Lambert si trova in "un état végétatif chronique irréversible" - scrivono i tre esperti - , tanto che la sua condizione è molto grave: "Vincent Lambert est dans un état d'incapacité fonctionnelle psycho-motrice totale en 2018 comparable cliniquement à celui enregistré en 2014", al punto che "des éléments minimes d'aggravation ont été enregistrés"

E annotano: la sua "situation d'impotence fonctionnelle totale du fait des lésions encéphaliques irréversibles" gli impedisce "toute qualité de vie" e non gli permette "plus d'accès possible à la conscience".

La situazione clinica di Vincent è sostanzialmente la medesima rilevata nel 2014: una limitazione totale delle funzioni di comunicazione, movimento, una condizione che non può che essere dichiarata irreversibile.

Eppure, sono gli stessi medici a scrivere successivamente:

"Les experts considèrent que la réponse aux besoins fondamentaux primaires (alimentation, hydratation, émonctoires, prévention cutanée, hygiène de base) ne relève pas pour certains patients en état végétatif avéré, tel que Vincent LAMBERT, de l’acharnement thérapeutique ou d’une obstination déraisonnable"(p. 24 della relazione).

"La condition médicale de Monsieur LAMBERT n’est pas unique, ne pose pas de difficultés de prise en charge dans notre pays,n’appelle aucune mesure d’urgence. Il existe en France des structures pouvant l’accueillir jusqu’à sa disparition si le maintien au CHU de Reims s’avérait impossible pour des raisons autres que relevant de la simple technique médicale" (p. 24).

Dunque, sul piano clinico, Vincent Lambert è una persona tetraplegica, in una condizione di irreversibilità, gravemente disabile e - pur tuttavia - nutrire Vincent Lambert non pone alcun problema di presa in carico, non prevede alcuna misura d'urgenza e non costituisce, nel senso medico, un'"ostinazione irragionevole". Esistono in Francia strutture specializzate nel prendersi cura di pazienti in condizioni semi-relazionali di coscienza nelle quali Vincent potrebbe essere trasferito.

Annoto brevemente due altri elementi.

Primo. Numerose strutture si sono offerte di accogliere Lambert - come da sei anni chiedono i genitori di Vincent - e nessun tribunale ha mai autorizzato un trasferimento.

Secondo. Il Dr. Pierre Sanchez - responsabile medico di tre delle quattro procedure collegiali di sospensione dei trattamenti per Vincent - è un medico specialista in geriatria e l'Ospedale di Reims del quale il medesimo è primario responsabile non ha nè personale specializzato nè apparecchiature dedicate alla presa in carico di persone nelle situazioni di Lambert.

Riassumendo ciò che abbiamo scritto sino a qui, c’è più di un ragionevole dubbio che di tutto si tratti tranne che di acclarato accanimento terapeutico nei confronti di Vincent Lambert.

La verità è una ed una soltanto ed era già evidente nel 2015.

E' sufficiente riprendere in mano il testo della sentenza della Cedu del 05 giugno 2015.

Lo ha fatto, con acuta intelligenza, Luisella Scrosati in un articolo pubblicato da "La Nuova Bussola Quotiana" (si veda "La Cedu dà l’ok all’uccisione di Vincent Lambert", 02 maggio 2019).

"Non tutti i giudici della Corte avevano dato parere favorevole all’arresto dei sostegni vitali di Vincent - si legge -. Cinque di loro, Hajiyev, Šikuta, Tsotsoria, de Gaetano e Griţco, avevano espresso il loro 'forte dissenso', perché il caso che si trovava di fronte alla Corte è un caso 'di eutanasia, anche se sotto un diverso nome'.

Questi giudici proseguivano spiegando che sebbene non sia opportuno usare 'aggettivi o avverbi forti nei documenti giuridici, nel caso attuale è certamente del tutto contraddittorio' continuare a ribadire che 'la legge francese proibisce l’eutanasia, e che pertanto l’eutanasia in questo caso non entra in gioco'.

I cinque giudici dissenzienti si sono accorti del giochetto e, se si sono sentiti in dovere di mettere nero su bianco una tale considerazione, significa che allora la Corte europea dei diritti dell’uomo è solo un paravento, dal momento che dà per scontato ciò che invece dovrebbe precisamente verificare: che la sentenza del Consiglio di Stato francese non possa essere considerata un atto eutanasico per il semplice fatto che in Francia l’eutanasia è formalmente proibita non è una grande garanzia dei diritti umani".

Quello che si sta compiendo in Francia non è altro che - per usare le parole di questi cinque giudici - “la privazione di due basilari sostegni vitali, cioè il cibo e l’acqua” a una persona disabile, il che costituisce un allarmante “passo indietro nella protezione che la Convenzione e la Corte hanno fino ad ora offerto alle persone vulnerabili”.

La vicenda di Vincent riguarda tutti noi, come cittadini italiani ed europei, atei, agnostici o credenti.

Vorrei qui sommessamente fare notare ai più distratti che in data 31 gennaio 2018 è entrata in vigore in Italia la Legge 22 dicembre 2017, n. 219, denominata “Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento”.

Vorrei qui sommessamente riprendere il testo dell'appello promosso dal Centro Studi Livatino nel marzo 2017- firmato da oltre 250 giuristi - che definiva l'articolato relativo alle disposizioni anticipate di trattamento ivi contenuto "eutanasia”.

E si aggiungeva: "La nutrizione e l’idratazione artificiali sono qualificati trattamenti sanitari: così quella che è una forma – anche temporanea – di disabilità in ordine alle modalità di sostentamento fisico diventa causa della interruzione della somministrazione, e quindi di morte”.

Di questo trattasi per Vincent Lambert: qualità della vita.

Può uno stato avere prelazione di vita o di morte sui propri cittadini?

Possono la legge e la scienza misurare il livello di qualità di una vita, livello sotto il quale diventa legale e persino dignitoso staccare la spina e commettere un omicidio legalizzato?

Se si risponde con un "sì" a questi due interrogativi, allora va benissimo definire "trattamenti sanitari" il soddisfacimento dei bisogni primari di mangiare e di bere indipendentemente dalle modalità con le quali il corpo umano ne viene beneficiato.

Si sia consapevoli - al contempo - del madronale errore che si sta compiendo, perchè significa così spalancare le porte ad una potenziale eutanasia generale dei più vulnerabili nella nostra società.

Vorrei sommessamente qui ricordare  - inoltre - che il 24 settembre del 2019 la Corte Costituzionale aveva dato dodici mesi di tempo al Parlamento per approvare una legge sull’assistenza alla morte volontaria.

Dopo la sospensione, lo scorso ottobre, del processo a carico di Cappato per la morte di Dj Fabo, di mesi ora ne rimangono solo 5. La Camera è ferma alle audizioni legali.

"Il prossimo 24 settembre la Consulta si riunirà e se nel frattempo il parlamento non si sarà espresso a riguardo, l’aiuto al suicidio sarà depenalizzato, cioè non sarà più reato - scrive a tal proposito Assuntina Morresi, componente del Comitato Nazionale di Bioetica -. Il che significa, di fatto, introdurre forme di morte medicalmente assistita in Italia - chiamatele eutanasia o suicidio assistito, la sostanza non cambia – o forse dovremmo dire introdurre 'ulteriori' forme di morte medicalmente assistita in Italia, visto che con la legge 219, quella che chiamiamo 'legge sul biotestamento', è già possibile farlo, sospendendo trattamenti di sostegno vitale (es. idratazione e alimentazione) su richiesta, sia diretta che con biotestamento, vincolante per il medico".

La vicenda di Vincent Lambert non è un caso isolato, non è una situazione particolare.

La vicenda di Vincent Lambert ci riguarda da vicino.

La vicenda di Vincent Lambert ci mostra nella sua cruda realtà quali siano gli scenari medico-giuridici nel momento stesso nel quale - in Francia così come in Italia - si sacrifica una persona gravemente disabile (e non alla fine della sua vita) sull'altare di un vuoto diritto di auto-affermazione individuale.

"Il diritto alla vita di ogni persona è protetto dalla legge.
Nessuno può essere intenzionalmente privato della vita, salvo che in esecuzione di una sentenza capitale pronunciata da un tribunale, nel caso in cui il reato sia punito dalla legge con tale pena".
Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, art. 2, comma 1

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Author: Davide Vairani

Sono nato il 16 maggio del 1971 a Soresina, un paesino della bassa cremonese.
Peccatore da sempre, cattolico per Grazia.
Se oggi sono cattolico lo devo ad un incontro fondamentale con don Luigi Giussani che mi ha educato a vivere.

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