Per #Vincent un sussulto europeo

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Per #Vincent un sussulto europeo

di Davide Vairani

#LaCroce quotidiano, 07 maggio 2019

“Fuori Roma la Potenza, fuori da Atene l’Arte, fuori da Gerusalemme Libertà.
Il Grande, il Bello, il Vero.
Essi vivono a Parigi.
Parigi è la somma di queste tre città.
Le amalgama nella sua unità.
Da una parte resuscita Roma; da un’altra, Atene; da un’altra ancora, Gerusalemme.
Dal grido del Golgota, Parigi ha disegnato i Diritti dell'Uomo.
Questo logaritmo di tre civiltà scritte in un'unica formula,
questa penetrazione di Atene a Roma e Gerusalemme ad Atene,
questa sublime teratologia del progresso verso l'ideale
donano questo mostro e producono questo capolavoro: Parigi”.

Victor Hugo,“Parìs”, 1867

Victor Hugo, lasciata la capitale francese da sei anni, in esilio a Guernesey, in un saggio in occasione dell'Esposizione universale di Parigi del 1867, immagina la capitale francese come nuova Atene, nuova Roma e nuova Gerusalemme e ne decanta la grandèur e il destino imperituro: il centro dei Diritti dell’Uomo, il capolavoro dell’eterno flusso dei miti eterni del progresso.

Parigi. La città che sull’altare di Liberté, Égalité e Fraternité non ha esitato a sacrificare ogni disobbedienza con il terrore e la ghigliottina e a compiere con la Rivoluzione francese uno dei genocidi più taciuti della Storia, il genocidio dei vandeani.

Parigi. La città che - oggi - si vergogna delle sue radici cristiane, ma che piange di fronte alla sua Cattedrale in fiamme.

Parigi che non si indigna di fronte ad un suo cittadino - gravemente disabile - condannato a morte per fame e sete, perché giudicato dalla scienza e dalla legge non più degno di vivere.

Parigi che non sa più riconoscere l’evidenza di ciò che ha davanti agli occhi e che – al contrario – mostra i muscoli della sua grandèur di fronte ad un sussulto di vita da parte dell’Europa.

Mentre la stampa mainstream si rallegra in questi ultimi giorni per una decisione della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) che ha dichiarato inammissibile il ricorso dei genitori di Vincent Lambert, il Comitato delle Nazioni Unite per i diritti delle persone con disabilità (CRPD) questo venerdì ha chiesto al governo francese di adottare tutte le misure necessarie per evitare l’attuazione della recente decisione del Consiglio di Stato che chiede che Lambert sia privato di cibo e fluidi e profondamente sedato fino alla morte.

Pierre e Viviane Lambert, i suoi genitori, così come due dei suoi fratelli e sorelle, hanno fatto appello al Comitato delle Nazioni Unite per i diritti delle persone con disabilità come ultima risorsa, poiché tutte le altre procedure giudiziarie hanno fallito alla fine di un periodo straziante di sei anni durante i quali Vincent sembrava aver perso più di una volta la battaglia per la sua vita.

Dal tubo catodico, mostra i muscoli il ministro della salute francese, Agnès Buzyn.

Dal canale di notizie BFM-TV, domenica ha dichiarato che il governo francese risponderà formalmente all’Onu: la Francia non si piega, la Francia non è legalmente obbligata a rispettare le decisioni di questo comitato.

Un “comité Théodule”, come lo ha definito Gérard Cheml, avvocato di François Lambert, nipote di Vincent.

“Comité Théodule “, locuzione inventata da Charles de Gaulle nel 1963 per criticare ironicamente i comitati francesi che non avevano alcuna efficacia nelle trattative durante la guerra di Algeria e che nel gergo comune è diventata espressione per parodiare l’inutilità di certe commissioni.

"Questo comitato Théodule viene a rimestare" di nuovo e "in nome dei diritti umani, viola i diritti di un uomo che ha sofferto gratuitamente per anni (...)", sostiene in una intervista a “Le Monde”.

"Trovo insopportabile che oggi, più di dieci anni dopo l'incidente, possiamo ancora essere lì. (...) C'è un momento in cui le cose devono fermarsi".

"Tutti i ricorsi legali sono giunti alla loro conclusione e tutti gli organi giurisdizionali, sia nazionali che europei, hanno confermato il fatto che l'équipe medica responsabile di questo affaire sia nel pieno diritto di sospendere i trattamenti" di Vincent Lambert, ha proseguito il ministro francese.

"I genitori di Vincent Lambert si sono rivolti a questo comitato che si occupa di persone con disabilità e non di persone in uno stato vegetativo, come invece è la situazione di Vincent Lambert" e questa organizzazione ha chiesto di rivedere la posizione della Francia nel merito perché "loro hanno solo la versione dei genitori", ha insistito.

"Non siamo legalmente vincolati da questo comitato, ma ovviamente prendiamo in considerazione ciò che l'ONU dice e noi risponderemo", ha concluso infine.

La lunga e lenta marcia verso l’eutanasia di questo cittadino francese gravemente disabile ha il potere di piegare scienza, medicina, legislazione, convenzioni e trattati internazionali, sottoscritti e ratificati.

Gregor Puppinck, Direttore Generale dell’European Centre for Law and Justice (ECLJ), ha dichiarato contestualmente all’uscita della decisione del Comitato Onu:

“Il 3 maggio 2019, in risposta a una richiesta dei genitori di Vincent Lambert, il Comitato delle Nazioni Unite per i diritti delle persone con disabilità (CRDP) ha chiesto al governo francese di adottare le misure necessarie per garantire che l’alimentazione e l’idratazione di Vincent Lambert non sia sospesa durante l’esame del suo caso da parte del Comitato.

Questa procedura potrebbe richiedere diversi anni prima che il Comitato prenda una decisione”.

Questa “misura precauzionale” è stata adottata per “evitare danni irreparabili alle vittime della presunta violazione”, conformemente “ai termini del trattato con cui la Francia ha accettato di sottoporsi alla giurisdizione del Comitato (Protocollo opzionale alla Convenzione sui diritti delle persone con disabilità, articolo 4)”.

Con la ratifica di questo trattato, “il governo francese si è impegnato, conformemente alle norme del diritto internazionale, a rispettare in buona fede questa procedura e il suo esito.

Spetta ora al governo francese notificare all’Ospedale Universitario di Reims l’obbligo di mantenere l’alimentazione e l’idratazione enterale del sig. Vincent Lambert”.

Se il governo desidera opporsi a queste misure provvisorie, “il regolamento del Comitato permette di presentare argomentazioni per spiegare che la richiesta di misure provvisorie dovrebbe essere ritirata (articolo 64.3 del regolamento)”, ha spiegato Gregor Puppinck.

Ma farlo comporterebbe un rischio se Vincent venisse fatto morire e se la CRPD decidesse che la “procedura di fine vita” ha violato la Convenzione Internazionale (si veda: “The u.n. demands France not to euthanize Vincent Lambert”, di Grégor Puppinck in “ECLY”, 03 maggio 2019).

“Il Comitato – prosegue Puppinck - è un organo composto da esperti indipendenti incaricato di controllare l’effettiva attuazione della Convenzione sui diritti delle persone con disabilità, di cui la Francia è parte contraente.

Molti dei suoi membri sono essi stessi disabili. È il più alto organismo internazionale specializzato nella protezione delle persone con disabilità.

In quanto tale, è responsabile della definizione di norme internazionali di riferimento in questo settore”.

Ha aggiunto:

“Come ho scritto in ‘Valeurs actuelles’ il 26 aprile scorso, le possibilità che i genitori del signor Lambert presentino un appello a questo Comitato sono molto reali.

Infatti, la mancanza di cure a cui è sottoposto il signor Lambert, la sua ‘detenzione’ all’ospedale universitario di Reims, così come la decisione di farlo morire di sete, violano ovviamente diverse disposizioni di questa Convenzione, in particolare quelle che vietano i maltrattamenti e i trattamenti inumani o degradanti.

Inoltre, l’articolo 25 obbliga gli Stati a fornire ‘alle persone con disabilità i servizi sanitari di cui hanno bisogno specificamente a causa della loro disabilità’, il che vieta loro di ricorrere a ‘qualsiasi rifiuto discriminatorio di fornire cure o servizi medici o alimenti o liquidi a causa della disabilità’.

Questo è esattamente ciò che il Consiglio di Stato ha autorizzato in questo caso.

Il Comitato per i diritti delle persone con disabilità esige che, quando l’alimentazione e l’idratazione sono necessarie, siano garantite (Osservazioni conclusive Regno Unito, 3.10.2017)”.

Ha inoltre affermato che “il diritto alla vita è assoluto e che prendere decisioni sostitutive sulla cessazione o la sospensione del trattamento che sostiene la vita non è compatibile con questo diritto”. (Esame della relazione presentata dalla Spagna, 19.10.2011)”.

La Francia è obbligata a seguire la sentenza della CRPD?

Puppinck è convinto che il governo francese dovrebbe farlo:

“Il Comitato controlla l’applicazione della Convenzione e le sue conclusioni da parte degli Stati Parte che, nella misura in cui hanno accettato i meccanismi di esame dei reclami” – come nel caso della Francia – “hanno quindi accettato di rispettarne l’esito e di conformarvisi”, ha scritto.

I giuristi francesi sono divisi.

"C'è un vero dibattito sul fatto che le decisioni del comitato siano o meno vincolanti", ha dichiarato Nicolas Hervieu, specialista in diritto pubblico, a “La Croix”.

Certo, la Francia ha effettivamente firmato nel 2008, sia la Convenzione sui diritti delle persone con disabilità che il suo protocollo che consente a qualsiasi cittadino di fare affidamento su questo testo per cercare giustizia, e deve quindi rispettare le decisioni del consiglio.

Tuttavia, “la Convenzione non prevede alcun meccanismo sanzionatorio nei confronti degli stati recalcitranti, il che lascia, in effetti, un dubbio sulla sua natura imperativa”.

Decisione che richiederà del tempo: il governo deve restituire le sue osservazioni entro sei mesi e poi sarà il turno della famiglia.

Nel know-know della campagna elettorale per le prossime elezioni europee non c’è spazio per ciò del quale dovremmo – tutti – decidere: un’Europa con più cuore.

L’affaire Lambert ci mostra in tutta la sua drammaticità la sconfitta degli stati nazionali di fronte all’urgenza di custodire la vita e l’inefficacia degli organismi sovra-nazionali nella loro funzione basilare, quella di essere regolatori autorevoli della tutela della vita.

La sfida europea non riguarda i confini geografici, non è tra sovranisti e globalisti, europeisti e nazionalisti, ma tra coloro che hanno a cuore il destino dell’umano e chi in nome dei falsi miti di progresso vuole cancellare il volto umano, la dignità della persona.

Che cosa me ne faccio dell’Europa, se anzitutto non è in grado di difendere i diritti dell’uomo?

“I pazienti con coscienza compromessa hanno sequenze motorie e intellettuali secondarie al danno cerebrale acquisito durante un incidente o un ictus.

Le loro condizioni possono rimanere stabili, senza pesanti interventi medici, per molti anni. Sono quindi disabili nel senso medico e legale.

Non stanno né morendo né si trovano alla fine della loro vita durante tutti questi anni.

La loro morte di solito si verifica durante una complicazione acuta, che può quindi essere soggetta a limiti terapeutici in conformità con la legge Claeys- Leonetti (la legge sul fine vita francese – ndr)”, – scrive di nuovo un gruppo di medici sul sito del Comitato “Je soutien Vincent” .

E aggiungono:

“Siamo ancor più stupiti dalle parole del nostro Ministro perchè:

  • le condizioni di cura per le persone in stato vegetativo e pauci relazionale sono definite da una circolare del Ministero della Salute datata 3 maggio 2002, a tutt’oggi vigente. Ci sono circa 150 unità dedicate all’’EVC-EPR’, (états végétatif chronique, EVC – état pauci-relationnel, EPR) che si adattano alla specificità delle loro disabilità, solitamente supportate da altri servizi di Medicina Fisica e Riabilitativa (specialistica che si occupa di persone con disabilità), spesso integrate con ulteriori servizi riabilitativi
  • il 3 ottobre 2018 il Ministero della Solidarietà e della Salute ha organizzato una conferenza sulla ‘vita quotidiana delle persone in condizione di EVC o EPR presso le unità specialistiche’, con la presentazione del rapporto scientifico dell'Università di Rouen e un Libro Bianco sulla cura di questi pazienti, presentandoli come disabili e invitando a sostenere la presa in carico della disabilità nel nostro Paese”.

Per concludere:

“Affermiamo che, come i 1.700 altri pazienti francesi in questa situazione di grave handicap, Vincent Lambert abbia ‘diritto alla solidarietà di tutta la collettività nazionale, che gli garantisce, in virtù di tale obbligo, l'accesso ai diritti fondamentali riconosciuti a tutti i cittadini’, come recita l’Art. L114-1 del Codice di Famiglia (CASF). Il diritto alla vita, in modo dignitoso, adattato e rispettoso della sua situazione, è uno di questi”.

Firmato:

  • Prof. Xavier Ducrocq (neurologo, capo dipartimento di neurologia);
  • Dr. Bernard Jeanblanc (Capo dipartimento di un'unità di paziente con coscienza alterata);
  • Dott.ssa Catherine Kiefer (Medico di Medicina Fisica e Riabilitativa);
  • Dr. ssa Edwige Richer (Neurologo e Medico di Medicina Fisica e Riabilitazione);
  • Prof. Hervé Vespignani (neurologo, ex capo di neurologia).

La menzogna è negare l’evidenza.

A nulla servono medicina, scienza, diritto e convenzioni internazionali, nazioni ed organismi sovra-nazionali se - come in una gigantesca cospirazione - non sono più in grado di riconoscere la dignità nel volto di un uomo disabile.

“Il grado di progresso di una civiltà si misura proprio dalla capacità di custodire la vita, soprattutto nelle sue fasi più fragili, più che dalla diffusione di strumenti tecnologici.

Quando parliamo dell’uomo, non dimentichiamo mai tutti gli attentati alla sacralità della vita umana”, disse Papa Francesco in un discorso ai membri del corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, a settant’anni dalla adozione da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite della “Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo”.

E nel “rilevare come molti diritti fondamentali siano ancor oggi violati, primo fra tutti quello alla vita, alla libertà e alla inviolabilità di ogni persona umana”, ha voluto richiamare quale “spirito deve animare i singoli e le nazioni”: quello dei “costruttori delle cattedrali medievali che costellano l’Europa.

Tali imponenti edifici raccontano l’importanza della partecipazione di ciascuno ad un’opera capace di travalicare i confini del tempo. Il costruttore di cattedrali sapeva che non avrebbe visto il compimento del proprio lavoro.

Nondimeno si è adoperato attivamente, comprendendo di essere parte di un progetto, di cui avrebbero goduto i suoi figli, i quali – a loro volta – lo avrebbero abbellito ed ampliato per i loro figli”.

Parigi. La città che - oggi - si vergogna delle sue radici cristiane, ma che piange di fronte alla sua Cattedrale in fiamme.

Parigi che non si indigna di fronte ad un suo cittadino - gravemente disabile - condannato a morte per fame e sete, perché giudicato dalla scienza e dalla legge non più degno di vivere.

“Il cristianesimo, in quanto religione dei perseguitati, in quanto religione universale, al di là dei diversi Stati e popoli, ha negato allo Stato il diritto di considerare la religione come una parte dell’ordinamento statale.

Ha sempre definito gli uomini, tutti gli uomini senza distinzione, creature di Dio e immagine di Dio, proclamandone in termine di principio, seppure nei limiti imprescindibili degli ordinamenti sociali, la stessa dignità” , scrive Joseph Ratzinger in “L’Europa di Benedetto nella crisi delle culture”.

“In questo senso l’illuminismo è di origine cristiana ed è nato non a caso proprio ed esclusivamente nell’ambito della fede cristiana – prosegue la riflessione il Papa emerito -. Laddove il cristianesimo, contro la sua natura, era purtroppo diventato tradizione e religione di Stato (…) È stato merito dell’illuminismo aver riproposto questi valori originali del cristianesimo e aver ridato alla ragione la sua propria voce.

Il Concilio Vaticano II, nella costituzione della Chiesa nel mondo contemporaneo, ha nuovamente evidenziato la corrispondenza tra cristianesimo e illuminismo, cercando di arrivare ad una vera riconciliazione tra Chiesa e modernità”.

In questo senso e secondo tale direttrice, o l’Europa si riappropria delle radici cristiane oppure è persa e con essa tutto il Vecchio Continente.

Difendere la vita è per il mainstreaming rigurgito medievale ed oscurantista di fondamentalisti cattolici, così come sempre vengono definiti Viviane e Pierre Lambert.

“Nell’epoca dell’illuminismo si è tentato di intendere e definire le normi morali essenziali dicendo che esse sarebbero valide etsi Deus non daretur, anche nel caso Dio non esistesse – prosegue Ratzinger -. Nelle contrapposizioni delle confessioni e nella crisi incombente dell’immagine di Dio, si tentò di tenere i valori essenziali della morale fuori dalle contraddizioni e di cercare per loro un’evidenza che li rendesse indipendenti dalle molteplici divisioni e incertezze delle varie filosofie e confessioni.

Così si vollero assicurare le basi della convivenza e, più in generale, le basi dell’umanità.

A quell’epoca sembrò possibile, in quanto le grandi convinzioni di fondo create dal cristianesimo in gran parte resistevano e sembravano innegabili. Ma non è più così.

La ricerca di una tale rassicurante certezza, che potesse rimanere incontestata al di là di tutte le differenze è fallita.

Neppure lo sforzo di Kant è stato in grado di creare la necessaria certezza condivisa. Kant aveva negato che Dio possa essere conoscibile nell’ambito della pura ragione ma nello stesso tempo aveva presentato Dio, la libertà e l’immoralità come postulati della ragione pratica, senza la quale, coerentemente, per lui non era possibile alcun agire morale.

La situazione odierna del mondo non ci induce forse a pensare di nuovo che egli possa aver ragione?

Vorrei dirlo con altre parole: il tentativo, portato all’estremo, di plasmare le cose umane facendo completamente a meno di Dio ci conduce sempre più sull’orlo dell’abisso, verso l’accantonamento totale dell’uomo.

Dovremmo allora capovolgere l’assioma degli illuministi e dire: anche chi non riesce a trovare la via dell’accettazione di Dio dovrebbe comunque cercare di vivere e indirizzare la sua vita veluti si Deus daretur, come se Dio ci fosse.

Questo è il consiglio che già Pascal dava agli amici non credenti; è il consiglio che vorremmo dare agli amici che non credono.

Cosi nessuno viene limitato nella sua libertà, ma tutte le nostre cose trovano un sostegno e un criterio di cui hanno urgentemente bisogno.

Ciò di cui abbiamo bisogno in questo momento nella storia sono uomini che attraverso una fede illuminata e vissuta, rendano credibile Dio in questo mondo”.

Ridiamo cuore all’Europa.

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Author: Davide Vairani

Sono nato il 16 maggio del 1971 a Soresina, un paesino della bassa cremonese.
Peccatore da sempre, cattolico per Grazia.
Se oggi sono cattolico lo devo ad un incontro fondamentale con don Luigi Giussani che mi ha educato a vivere.

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