Per #Lambert è braccio di ferro

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Per #Lambert è braccio di ferro

di Davide Vairani

#LaCroce quotidiano, 09 maggio 2019

La recente decisione del Comitato per i diritti delle persone con disabilità delle Nazioni Unite (CRPD) - che chiede alla Francia di impedire l'eutanasia di Vincent Lambert durante le fasi procedurali di esame della domanda presentata dai suoi genitori - ha causato stupore tra i media francesi e il pugno duro da parte del governo.

Tre giorni prima, la Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU) aveva, al contrario, acconsentito alla sua morte.

Ovviamente in imbarazzo, il ministro della Sanità ha detto che "l'èquipe medica responsabile di questa procedura collegiale medica è legalmente autorizzata a procedere nella sospensione dei trattamenti per Vincent Lambert", aggiungendo poi - in contraddizione rispetto a quanto appena prima dichiarato - che "non siamo vincolati dal Comitato, ma ovviamente prendiamo in considerazione ciò che l'ONU dice e noi risponderemo".

Credo che anche le persone più attente ed informate rispetto all'affaire Lambert siano in confusione e fatichino a comprendere realmente che cosa stia succedendo in queste settimane.

Prova a spiegarlo Gregor Puppinck, avvocato francese e saggista, direttore del Centro europeo per la Legge e Giustizia (acronimo inglese ECLJ per 'European Centre for Law & Justice') pubblicato ieri sul sito di "VALEURS Actuelles": "Affaire Vincent Lambert : après la décision de l’ONU, l’État français au pied du mur"

Le misure precauzionali di sospensione della decisione assunta di privare Vincent di nutrizione ed idratazione richieste alla Francia da parte del Comitato per i diritti delle persone con disabilità delle Nazioni Unite (CRPD) non sono nè una decisione affrettata e tantomeno un atto informale.

"Intanto, a Ginevra sono state prese non una, ma due decisioni da parte del Comitato in merito all'affaire Lambert - scrive -: la prima è quella di registrare la domanda dei genitori di Lambert e la seconda di concedere le misure provvisorie.

La richiesta dei genitori di Lambert  è stata dapprima esaminata dalla segreteria della CRPD, che ha ritenuto soddisfare tutti i 'criteri preliminari' di ammissibilità e, conseguentemente, di registrarla e comunicarla al governo francese (articolo 56 del regolamento del Comitato). Questo è un primo passo, che già dimostra quanto la richiesta sia ben formulata e rientri nella sfera di competenza del Comitato".

"Il governo francese - dichiara -  ora ha sei mesi di tempo per rispondere alle accuse contro le decisioni mediche e giudiziarie francesi, sia per quanto riguarda le ricevibilità formale che nel merito della denuncia. Dovrà trovare altri argomenti oltre a quelli indicati domenica dal ministro della Salute, quando ha dichiarato questo comitato incompetente per proteggere le persone nelle condizioni di Vincent Lambert perchè non sarebbe un 'disabile' ma in 'stato vegetativo'".

In merito allo status clinico di Lambert, Grégor Puppinck da un giudizio netto ed inequivocabile:

"Ora, nei fatti, la condizione del Signor Lambert si adatta perfettamente alla definizione di disabilità della Convenzione.

Vincent Lambert non è alla fine della sua vita e non soffre di alcuna malattia, ma si trova in uno stato di coscienza alterata a seguito di un trauma cranico.

Respira da solo, si sveglia al mattino e si addormenta di notte. Sebbene abbia trovato il riflesso che deglutisce, viene alimentato e idratato attraverso un semplice tubo gastrico.

Può girare la testa o seguire gli occhi degli interlocutori - secondo i momenti e gli stimoli che gli vengono forniti -, il che è un segnale di presenza di coscienza per gli specialisti.

Persino il nipote, pur essendo un sostenitore della sua rapida morte, spiega che non verrà in ospedale perché "ha paura di aggiungere la sua presenza di fronte a Vincent, quando è probabilmente insopportabile per lo stesso Vincent vedere così tanta gente attorno a lui" ('Europa 1', 5 maggio 2019).

Ciò conferma il fatto che Vincent Lambert è consapevole di ciò che lo circonda.

Quindi, Vincent Lambert non è né cerebralmente morto, né malato, né alla fine della vita. È handicappato, come 1.700 altre persone nella sua situazione in Francia".

Il primo elemento nodale per il quale - ragiovevolmente - non si comprende l'accanimento medico-giuridico contro Vincent è proprio ciò che ha sottolineato il direttore dell'"ECLJ": lo status clinico. Vincent Lambert è una persona gravemente disabile e non in condizioni di fine vita.

Ed è de facto su questo che si gioca nella sostanza la battaglia di ricorsi giudiziari e procedure mediche: chi  è Vincent?  E' un corpo senza alcuna funzione vitale oppure è vita che ha un corpo compromesso e danneggiato? Come si conciliano le valutazioni mediche che ne dichiarano la "condizione irreversibile" con il fatto che Vincent si sveglia, reagisce agli stimoli e non è attaccato ad alcuna macchina per vivere?

Etica e scienza, ethos e legge dell'uomo: in mezzo, una persona in carne ed ossa.

Mai come in questo secolo la sacralità della vita è misconosciuta e il vivere e morire sono qualificati in via esclusiva dalle maggioranze politiche di turno. Consegnare al potere umano la vita e la morte produce un gigantesco ed inestricabile monstrum.

La vicenda di Lambert ne mostra l'evidenza in maniera plastica.

Leggi nazionali differenti tra Paese e Paese di un'unica entità sovra-nazionale, l'Unione Europea. Organismi sovra-nazionali della stessa UE che allo stesso oggetto di conflitto nazionale rispondono in maniera opposta a seconda di quale trattato, convenzione o carta di diritti essi stessi facciano capo.

"Poiché l'appello dei genitori di Vincent ha superato il processo di registrazione, è logico che il Comitato abbia chiesto al governo francese di garantire che la dieta e l'idratazione di Vincent Lambert vengano mantenute durante la fase del procedimento - prosegue Grégor Puppinck -. Qualunque cosa possa dire il Ministro della Salute, il governo francese è vincolato dal diritto internazionale a rispettarlo, per il semplice motivo che si è impegnato, in nome della Francia, a ratificare la Convenzione sui diritti delle persone con disabilità. È proprio il testo di questa convenzione che conferisce al Comitato il potere di chiedere misure provvisorie, così come la CEDU lo ha concesso esso stesso nei suoi regolamenti. D'altra parte, è pienamente ammissibile che il governo francese possa contestare questa decisione provvisoria del Comitato; ma se lo facesse, dovrebbe poi dimostrare il fatto che sia urgente sopprimere il signor Lambert eutanasicamente".

E - purtuttavia - è lo stesso Grégor Puppinck a dovere ammettere la fragilità di un sistema giurico internazionale siffatto:

"È vero che le decisioni del Comitato, come tutti gli organismi internazionali (compresa la CEDU), non sono direttamente applicabili nell'ordinamento giuridico interno. Spetta alle autorità nazionali - e solo ed esclusivamente a loro - renderle attualitibili nel proprio ordinamento, sotto il controllo della CRPD e degli altri stati che hanno sottoscritto e ratificato la Convenzione. Affermare che la Francia potrebbe 'ignorare' i propri impegni per i diritti umani ("Le Monde", 24 aprile 2019) è sbagliato legalmente e politicamente irresponsabile. Tutto il sistema internazionale di protezione dei diritti umani è infatti basato sul rispetto per la parola data degli stati, sulla buona fede e la cooperazione. Questa è la sua grandezza e la sua debolezza. Solo se il comitato oltrepassasse i propri poteri - nell'agire 'ultra vires' - che la Francia potrebbe legittimamente rifiutare di conformarsi alle sue richieste. Questo è stato il caso, tra gli altri esempi, quando il Comitato delle Nazioni Unite ha affermato nel 2014 che lo Stato del Vaticano fosse costretto a legalizzare l'aborto in nome dei diritti dei bambini. Ma chiaramente qui non se ne configura la fattispecie: il CRPD è perfettamente nelle proprie competenza".

L'affaire Lambert ci mostra in maniera plastica più le contraddizioni e le vistose crepe che le virtù dei sistemi giudici internazionali, quando si trovano a doversi occupare di vita e di morte.

Le contraddizioni di un'Europa che ogni giorno gioca a tira e molla tra il potere dei singoli stati membri e il potere dai medesimi a lei conferito legalmente, con il risultato di generare zone grigie nelle quali ciascun stato membro si infila con proprie azioni politiche, ricorsi e contradditori tecnico-giuridici che generano l'effetto di una Unione Europea giano bifrons: immobile ed inefficace sulla tutela dei diritti dell'uomo quanto rigida e vincolante sulla finanza e le politiche economiche di ciascun stato membro.

Nel Medioevo oscurantista i contratti economici e le controversie giuridiche venivano di norma risolti con una stretta di mano tra le parti che veniva apposta come un timbro di validazioni ai documenti ed ai testi: "pacta sunt servanda", i patti contratti si rispettano. Ed era essenzialmente tale stretta di mano la garanzia di solvibilità e di attuazione di decisioni assunte non solo tra privati, ma anche pubblicamente.

In un sistema di società globalizzata come la nostra parole e strette di mano sembrano non hanno più alcun valore.

Oggi le stesse mani che hanno firmato due Convenzioni internazionali fanno a braccio di ferro tra loro per stabilire quale delle due conti di più. CEDU contro CRPD, Convenzione dei diritti dell'uomo contro Convenzione dei diritti delle persone disabili.

"Le persone che chiedono una rapida morte di Vincent Lambert - è sempre Grégor Puppinck a scrivere il proprio pensiero - si basano principalmente sulla irricevibilità del ricorso, sulla base del fatto che la CEDU abbia già chiuso l'affaire Lambert. In effetti, la normativa prevede che una richiesta (chiamata 'comunicazione') sia giudicata inammissibile quando l'oggetto della medesima sia 'già stata esaminata o sia in fase di valutazione da un altro organismo internazionale di inchiesta o di regolamentazione'.

Tra CEDU e CRPD dovrebbe esserci una comunanza di prassi, ma purtroppo non sempre funziona in questo modo. Il Comitato delle Nazioni Unite - come il CRPD - è specializzato nella tutela di alcuni diritti o categorie di persone, mentre la CEDU è un organismo generale; la CEDU si occupa di fare rispettare una Convenzione dell'Unione Europea, mentre il CRPD di fare rispettare una Convenzione internazionale, che la stessa UE ha sottoscritto e ratificato, ma che raggruppa molti altri stati non europei, con una valenza giuridica che va oltre i confini dell'Europa. Sarebbe compito della CEDU risconoscere i diritti dei disabili tutelati dalla CEDU e non il contrario".

Detto questo, c'è un punto dirimente che in questo articolo viene (finalmente) messo a fuoco:

"In ogni caso, in questo caso, gli avvocati dei genitori di Vincent Lambert sono stati attenti a non chiedere parere alla Corte di Strasburgo e al Comitato di Ginevra in merito alle medesime questioni giuridiche. Inoltre, nel 2015, la CEDU ha rifiutato di commentare una serie di gravi violazioni dei diritti umani, come la privazione dei trattamenti vitali subita dal Sig. Lambert, cioè la detenzione forzata in un ospedale  e il rifiuto del suo trasferimento presso un'unità specializzata. Finora queste domande non hanno ricevuto risposta dagli organismi internazionali".

Sono sei anni che i genitori di Vincent stanno chiedendo ai tribunali una sola cosa: trasferire Lambert in una unità specializzata nella presa in carico di persone nelle sue condizioni di coscienza semi-relazionale.

Richiesta irragionevolmente respinta da tutti i giudici di ogni ordine e grado del sistema francese senza fornire alcuna motivazione nel merito.

In sostanza, i genitori di Lambert chiedono di non fare morire di fame e sete il loro figlio affinchè gli sia data la possibilità di mostrare a tutti ciò che loro stessi vedono ogni giorno quando lo vanno a trovare: Vincent è vivo e non è un vegetale.

Ma perchè la medicina e la scienza se ne convincano c'è bisogno di segni clinicamente dimostrati.

Ora, come è pensabile tutto questo se da sei anni Lambert non riceve alcuna fisioterapia, alcun sostegno all'esercizio delle funzioni vitale, se non può nemmeno essere portato nel cortile dell'ospedale all'aria aperta?

"Nel merito, i genitori di Vincent Lambert possono avvalersi di molte disposizioni della Convenzione delle Nazioni Unite, come il diritto alla vita, il diritto alla cura o il diritto di non essere rinchiusi - prosegue il direttore dell'"ECLJ" - . Più specificamente, l'articolo 25 vieta agli Stati di "qualsiasi rifiuto discriminatorio di fornire cure mediche o servizi o cibo o liquidi a causa di una disabilità".

"Ciò significa che gli stati non possono privare una persona della propria nutrizione o idratazione a causa della loro disabilità: questo è esattamente ciò che il Dr. Sanchez, dell'Ospedale universitario di Reims, ha deciso di fare, con l'approvazione delle autorità francesi. Il CRPD ha anche affermato che 'il diritto alla vita è assoluto e che il processo decisionale alternativo in merito alla cessazione o alla sospensione del trattamento di mantenimento della vita non è compatibile con questo diritto' - (Valutazioni sul Rapporto presentato dalla Spagna, 19 ottobre 2011)".

"La Commissione potrebbe quindi constatare molteplici violazioni della Convenzione da parte della Francia. Tale decisione non sarebbe incompatibile con quella adottata dalla CEDU nel 2015, ma la completerebbe. In effetti, non solo la CEDU è rimasta in silenzio su diversi punti, ma ha anche evitato di dire se la dieta e l'idratazione siano o meno trattamenti che possono essere interrotti. Aveva semplicemente invocato una 'mancanza di consenso europeo' su questa questione centrale, per lavarsi le mani e abbandonare il signor Lambert alla morte. L'articolo 25 della Convenzione sui diritti delle persone con disabilità -  che la CEDU aveva omesso di menzionare -  risponde con chiarezza a tale questione".

Qualunque sia l'esito di questo ennesimo braccio di ferro giuridico, è quasi certo che durerà a lungo, forse sei anni, "che è la durata media dei procedimenti dinanzi alla Commissione".

L'affaire Lambert si gioca  - in ultima analisi - su  che è l'uomo e la sua dignità: ecco perché è "emblematico e controverso", dichiara Grégor Puppinck

"La scelta di tutti, ma anche dei giudici, a favore della sua vita o morte, deriva direttamente dalla nostra concezione della vita e della dignità umana. Si tende a optare per la morte o la vita a seconda che si sia materialisti o umanisti, atei o credenti. Per alcuni, la 'vita' non ha valore in sé, è un dato puramente biologico, è degno solo in proporzione alla coscienza umana che lo anima. Per altri, d'altra parte, la vita di ogni uomo è 'umana' e condivide la stessa dignità, qualunque sia la sua situazione di salute".

Grégor Puppinck è un cattolico e non lo nasconde.

Il suo argomentare non si fonda sulla religione e sulla fede, ma parte dai valori codificati e riconosciuti nelle convenzioni internazionali scritte dall'uomo.

Laico, ma non laicista.

"Deve essere riconosicuto - annota ad un certo punto -: sono spesso  i credenti - in particolare  cristiani -,  che mantengono un acuto senso della dignità della vita umana e che si oppongono all'eutanasia. Questo è spesso criticato come  segno di obbrobrio. I giornalisti puntano il dito continuamente sulla fede cattolica dei genitori di Lambert, come se fosse un'infamia. Ma questa non è una coincidenza, perché per i credenti, la vita di ogni uomo è un dono di Dio. Certo, non dobbiamo fare di tutto per salvare la vita di Lambert al punto da non accorgerci di un accanimento terapeutico, ma non possiamo nemmeno deliberare volontariamente la soppressione della vita di una persona innocente, anche se è in stato di coscienza alterata. Va ricordato che furono i cattolici tra i pochi che hanno avuto il coraggio di denunciare pubblicamente, anche prima dei tribunali, l'eutanasia sistematica dei malati di mente nella Germania nazista. Eutanasia per disidratazione e denutrizione progressiva, motivata da una ideologia materialista ed atea".

"È questo concetto di dignità universale ed egualitario che ha fondato la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani nel 1948 e i testi successivi, quando dichiarano la dignità 'intrinseca' per ogni essere umano e proibiscono la discriminazione sulla base di disabilità o stato di salute. Qualificare la dignità intrinseca significa che è posseduta dall'uomo perché è umano e non dalla decisione di un giudice. Ciò vale anche per il 'diritto alla vita', che è l'unico diritto descritto come 'inerente alla persona umana'  dal Patto internazionale sui diritti civili e politici (articolo 6)".

"Nel 1949, Rene Cassin, padre della Dichiarazione Universale, aveva firmato una dichiarazione dell'Accademia delle scienze morali e politiche che rigettava 'formalmente tutti i metodi che avevano lo scopo di causare la morte di soggetti considerati mostruosi, deformi, deficienti o incurabili', mentre 'l'eutanasia e, in generale, tutti i metodi che hanno l'effetto di provocare una morte' morbida e silenziosa 'per compassione nel moribondo, devono essere respinti', altrimenti al medico e alla medicina si 'concede una sorta di sovranità sulla vita e sulla morte' (14 novembre 1949)".

Possiamo sperare che la Francia e l'Europa possano davvero  vedere Vincent Lambert come una persona disabile, con i suoi diritti e bisogni particolari, e non più come un peso morto?

Gregor Puppinck è dottore in legge e direttore del Centro europeo per la giustizia e la giustizia (ECLJ), una ONG attiva presso la CEDU e le Nazioni Unite. L'ultimo libro pubblicato si intitola "Les droits de l'homme dénaturé" (éd. du Cerf, novembre 2018).

Il Centro europeo per la giustizia e la giustizia (ECLJ) è un'organizzazione internazionale non governativa che detiene uno status consultivo speciale con le Nazioni Unite nell'ECOSOC dal 2007, collegato al Centro americano per la giustizia e la giustizia.

L'ECLJ agisce in particolare con la Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU), dove è intervenuta in molti casi, tra cui A, B e C contro l'Irlanda (2010), SH c. Austria (2010), Haas c. Svizzera (2011), Eweida contro il Regno Unito (2013), Lambert e altri contro la Francia (2015),Oliari e altri contro l'Italia (2015), Parrillo contro l'Italia (2015).

L'ECLJ è anche coinvolto nella difesa delle persone detenute per la loro fede, in particolare con il suo partner in Pakistan, l'Organizzazione per l'assistenza legale (OLA).

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Author: Davide Vairani

Sono nato il 16 maggio del 1971 a Soresina, un paesino della bassa cremonese.
Peccatore da sempre, cattolico per Grazia.
Se oggi sono cattolico lo devo ad un incontro fondamentale con don Luigi Giussani che mi ha educato a vivere.

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