Appello al Papa per #Vincent

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Appello al Papa per #Vincent

di Davide Vairani

#LaCroce quotidiano, 14 maggio 2019

Venerdì sono iniziate le operazioni finali: all'ospedale di Rèims le misure per accedere alla stanza di Vincent Lambert sono state rafforzate.

Il Dr. Sanchez, capo dell'unità per i pazienti colpiti da ictus, ha informato la sua famiglia "che l'interruzione dei trattamenti e la sedazione profonda decise dalla procedura medica collegiale del 9 aprile 2018 saranno avviate durante la settimana del 20 maggio".

Sulla porta vetrata dell'ingresso al reparto un autoadesivo: “Sécurité renforcée, risque attentat”. Vicino un cartello: "misure di sicurezza attuate per un periodo indefinito".

"Per ragioni di sicurezza e segretezza medica - afferma un portavoce dell'ospedale - non comunicheremo la data esatta" della cessazione dei trattamenti, si legge su France.Info.

Quattro volte - in undici anni - i medici di Rèims hanno avviato e poi congelato il protocollo di fine vita, come un singhiozzo tra un ricorso giudiziario e l'altro, sentenze e decisioni dei tribunali francesi di ogni ordine e grado, due decisioni del Consiglio di Stato francese, altrettante della Corte di Strasburgo.

"Tutti i ricorsi legali sono giunti alla medesima conclusione e tutti gli organi giurisdizionali, sia nazionali che europei, hanno confermato il fatto che l'équipe medica responsabile sia nel pieno diritto di sospendere i trattamenti" di Vincent Lambert: ipse dixit il ministro della salute francese domenica scorsa.

Non passa nemmeno una settimana e l'ospedale di Rèims accende la luce verde per l'esecuzione di Vincent Lambert.

Del Comitato delle Nazioni Unite per i diritti delle persone con disabilità (CRPD), della sua Convenzione internazionale e del suo Protocollo opzionale approvati e ratificati e delle sue misure precauzionali emesse per bloccare l'uccisione di Lambert e fare luce sulle presunte violazioni dei suoi diritti, un elegante "me ne frego": "Non siamo legalmente vincolati da questo comitato, ma ovviamente prendiamo in considerazione ciò che l'ONU dice e noi risponderemo", parola di ministro.

"Tutto è pronto per la fine", scrive Eric Favereau su "Liberation".

Attendono soltanto il giorno e l'ora, "i profeti del transumanesimo" che "annunciano la fine della morte", come li ha definiti l'Arcivescovo di Reims, Eric de Moulins-Beaufort, Presidente della Conferenza episcopale francese dal prossimo 1° luglio, in un comunicato pubblicato nelle prime ore della mattinata di lunedì 13 maggio.

Vincent Lambert per loro doveva essere già morto sei anni fa, senza tutta questa disumana ed ignobile farsa giudiziaria.

"Sarà in grado di morire senza molto rumore, senza spettacolo e nell'intimità? Questa è l'intera questione prossimo futura", scrive sempre Eric Favereau. Mentre "i suoi genitori continuano la loro lotta, mossi da una fede incrollabile", prosegue.

Questi cattolici tradizionalisti, strane e curiose persone, che si ostinano a volere riconoscere l'evidenza delle foglie verdi d'estate, che osano ripetere all'infinito quanto scritto dagli esperti nominati dal tribunale di Châlons-en-Champagne: "non c'è un'emergenza medica da giustificare la sospensione della nutrizione ed idratazione per Vincent"; nonostante le sue condizioni cliniche siano "irreversibili", non si "riscontra ostinazione irragionevole"; "se questa situazione crea problemi all'ospedale di Rèims, si valuta senza alcuna complicazione l'eventuale trasferimento del Sig. Vincent Lambert in una delle tante strutture specializzate del Paese".

Strane e curiose persone questi cattolici medievali che chiedono giustizia e invocano il rispetto dei trattati internazionali: "Stiamo preparando una serie di ulteriori ricorsi, perché questa decisione è in deliberata violazione degli impegni internazionali della Francia, è una negazione del diritto internazionale. Ricorreremo nuovamente al difensore dei diritti delle persone disabili incaricato dalla stessa Francia, Jacques Toubon, e al Presidente della Repubblica", dichiara a "Le Figaro" Jérôme Triomphe, uno degli avvocati dei genitori di Lambert.

Tutto è ormai deciso: è giunta l'ora di morire per Vincent Lambert.

Unica voce in direzione ostinata e contraria è quella della Chiesa di Francia. Eric de Moulins-Beaufort, Arcivescovo di Reims e prossimo Presidente della Conferenza Episcopale francese, esce con un comunicato, insieme a Bruno Feillet, vescovo ausiliare di Reims.

"La morte di Lambert è stata dunque definitivamente ed ultimativamente avviata, indipendente dai ricorsi intentati dai suoi genitori" - si legge sul sito della Diocesi di Rèims -.

Molti sono preoccupati per la conclusione che così viene data a quello che è stato 'l’affaire Lambert'.

Come arcivescovo di Rèims e come vescovo ausiliare di Reims, preghiamo anzitutto per il signor Vincent Lambert, per sua moglie, per sua figlia, i suoi genitori, i suoi fratelli e sorelle e per tutti i suoi amici. Preghiamo anche per i medici e gli infermieri dell'ospedale universitario di Reims che, per anni, si sono presi cura di lui. Preghiamo anche per coloro che hanno avuto e ancora hanno l'ònere di decidere del suo destino. Ringraziamo i membri della cappellania che lo hanno visitato il più regolarmente possibile.

La situazione medica e umana di Vincent Lambert è singolarmente complessa. Definire la presa in carico più appropriata nel suo caso non è facile.

Qualsiasi giudizio in merito è delicato.

Ciò che è accaduto attorno al Sig. Lambert è unico e non dovrebbe essere utilizzato come caso esemplare per altre situazioni come la sua.

Di fronte a tali situazioni, nessuna decisione umana può essere certa di essere perfetta o tanto meno di essere la migliore".

Non ci gira attorno e così prosegue: "Una società deve saper confidare nella professione medica e rispettare una decisione collegiale di medici che mettono in gioco la propria responsabilità professionale ed umana; i medici, da parte loro, devono accettare di prendere in considerazione le opinioni dei parenti e alimentare le loro decisioni con una riflessione etica sulla responsabilità degli esseri umani l'uno verso l'altro.

Gli specialisti sembrano essere d'accordo, tuttavia, che Vincent Lambert, pur nella sua condizione di totale dipendenza a seguito del suo incidente, non sia alla fine della vita.

Pur rispettando profondamente l'impegno dell'équipe dell'ospedale universitario di Reims, lascia sorpresi che il signor Lambert non sia stato trasferito in un'unità specializzata nel supporto di pazienti in stato vegetativo o pauci-relazionale".

"Appartiene alla condizione dell'uomo e alla sua grandezza il dover morire un giorno. È bene ricordarlo in un momento in cui alcune persone rivendicano il diritto di morire quando e come vogliono, mentre i profeti del transumanesimo annunciano la fine della morte. Ma fa parte dell'onore di una società umana non lasciare che uno dei suoi membri muoia di fame o di sete e fare tutto il possibile per assicurargli le cure appropriate. Permettersi di rinunciare perché una tale presa in carico ha un costo e perché sarebbe inutile lasciar vivere la persona umana interessata rovinerebbe lo sforzo della nostra civiltà serait ruiner l’effort de notre civilisation, contribuirebbbe a rovinare lo sforzo della nostra civiltà".

La grandezza dell'umanità consiste nel considerare come inalienabile e inviolabile la dignità dei suoi membri, specialmente i più fragili. Le nostre comunità si sono bene organizzate in modo che le persone in situazioni 'vegetative' o pauci-relazionali siano accompagnate fino alla fine in strutture ospedaliere con personale competente.

Le loro famiglie e i loro amici hanno anche la vocation, il compito di accompagnare le persone in una situazione del genere. La fiducia reciproca tra queste diverse persone è il fondamento necessario per un buon accompagnamento.

Molti sperimentano che questo accompagnamento, pur essendo difficile, contribuisce a renderli più umani. Il dovere della società è di aiutarli.

Preghiamo ancora e ti invitiamo a pregare affinché la nostra società francese non si incammini sulla via dell'eutanasia. Rendiamo grazie a Dio per coloro che sono testimoni quotidiani della grandezza di ogni essere umano che conduce alla fine della sua vita".

L'Arcivescovo di Rèims fa appello all'honeur di una civiltà, alla ragionevolezza del diritto per Vincent Lambert di non essere ucciso di fame e sete.

Ne mostra le evidenze di un diritto ostinatamente e misteriosamente negato: perchè non gli vengono fornite tutte le cure necessarie ed appropriate in relazione alla sua situazione? Perchè non lo si vuole trasferire in una delle tante unità specializzate nella presa in carico di pazienti EVC-EPR, che gli propongano un progetto di vita di qualità, con inclusione dei suoi prossimi?

La Chiesa di Francia, la stessa che nel marzo 2018 - in pieno dibattito pubblico sul fine vita in vista della riforma della legislazione francese sul tema - uscì con un documento firmato e sottoscritto da tutti i 118 Vescovi dal titolo: "Fin de vie: oui à l’urgence de la fraternité!". Un appello all'uso della ragione senza ideologie ed ipocrisie, a difesa dell'umano.

"Molti chiedono un cambio di legge attraverso la legalizzazione dell'assistenza medica al suicidio e all'eutanasia. Di fronte a questa affermazione, affermiamo la nostra opposizione etica per sei ragioni".

Ne voglio riprendere una sola: "I fautori del suicidio assistito e dell'eutanasia invocano 'la scelta sovrana del paziente, il suo desiderio di controllare il suo destino'. Affermano che 'l'esercizio di questo diritto non toglie nulla a nessuno'. È il tipo stesso di libertà personale che non trabocca della libertà degli altri. Ma che cos'è una libertà che, in nome di un'illusoria autonomia sovrana, bloccherebbe la persona vulnerabile nella solitudine della sua decisione? L'esperienza mostra che la libertà è sempre una libertà in relazione, attraverso la quale si forma il dialogo, in modo che il caregiver ne tragga beneficio.

Le nostre scelte personali - che ci piaccia o no - hanno una dimensione collettiva. Le ferite del singolo corpo sono ferite del corpo sociale. Se alcune persone fanno la scelta disperata del suicidio, la società ha il dovere, anzitutto, di impedire questo gesto traumatico. Questa scelta non deve entrare nella vita sociale attraverso la cooperazione legale al gesto suicida".

Vincent Lambert non ha deciso di morire, non ha lasciato nulla di scritto, non ha nominato una persona di fiducia, insomma, non ha prodotto alcuna dichiarazione anticipata.

Come non tenere conto del fatto che Lambert - come sottolineato da 70 medici su "Le Figaro"- "è sopravvissuto nel 2013 a trentuno giorni senza alimentazione e con un’idratazione ridotta al minimo, mentre per la nostra unanime esperienza questo fatto è incomprensibile con una volontà di morte?".

"Quando non vogliono più vivere, questi pazienti muoiono in pochi giorni, a volte in poche ore. Questa sopravvivenza per trentuno giorni testimonia al contrario un’incontestabile pulsione di vita che avrebbe dovuto fondare da cinque anni a questa parte una nuova presa in carico imperniata su un progetto di vita e che non si riduca a cure da balia".

La voce della Chiesa: unica voce a difesa della ragione e - dunque - dell'umano.

"Santità,
perdoni l’impudenza con la quale vengo a disturbarla.

Non sono nessuno: sono solamente un peccatore da sempre, che ha avuto la Grazia di incontrare Cristo sette anni fa.

Ma non le scrivo per me. Le scrivo per implorare dal profondo del cuore una sua parola, un suo gesto per la vita di Vincent Lambert.

Lei conosce bene la lunga e triste storia di questo 43enne, ex infermiere francese, tetraplegico dal 2008 a causa di un incidente stradale, per il quale è stata annunciata in questi giorni l’attuazione della sospensione dei trattamenti.

Vincent è ricoverato presso l’Ospedale universitario di Reims: non è un vegetale, non è attaccato ad alcuna macchina per respirare, si addormenta la sera e si sveglia al mattino da solo.

Non parla, non comunica, non scrive, ma reagisce agli stimoli delle persone che gli vogliono bene.

Venerdì, il Dr. Sanchez ha dato il via alle operazioni preliminari. C’è anche una data fissata e decisa: la settimana prossima, quella che inizia con il 20 di maggio 2019.

La quarta procedura medica collegiale decisa dall’ospedale di Reims in questi dieci lunghi anni di battaglie legali tra componenti della famiglia di Lambert, divisi tra chi ne chiede la 'dolce morte' e chi – come i suoi genitori, Viviane e Pierre - , che chiedono di fare di tutto prima di decretarne l’ostinazione irragionevole, l’accanimento terapeutico.

Lo uccideranno, lasciandolo morire di fame e sete, perché questo significa sospendere i trattamenti per Vincent Lambert.

Santità,

la supplico con tutto il cuore, faccia di nuovo sentire la Sua voce, lei, che ammonì il mondo facendo di tutto per salvare la vita del piccolo Alfie Evans e disse:

'Attiro l'attenzione di nuovo su Vincent Lambert e al piccolo Alfie Evans: vorrei ribadire e confermare che l'unico padrone della vita dall'inizio alla fine naturale è Dio. Il nostro dovere è fare di tutto per custodire la vita'.

La legge dell’uomo ha deciso che per Vincent Lambert non ci sia più nulla da fare. I tribunali di ogni ordine e grado francesi e la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU).

Venerdì scorso – tuttavia – si è aperto uno spiraglio di vita: il Comitato delle Nazioni Unite per i diritti delle persone con disabilità (CRPD) ha chiesto al governo francese di adottare tutte le misure necessarie per evitare l’attuazione della recente decisione del Consiglio di Stato che chiede che Lambert sia privato di cibo e fluidi e profondamente sedato fino alla morte.

Una misura precauzionale per evitare danni irreparabili alle vittime della presunta violazione, conformemente ai termini del trattato con cui la Francia ha accettato di sottoporsi alla giurisdizione del Comitato (Protocollo opzionale alla Convenzione sui diritti delle persone con disabilità, articolo 4).

Con la ratifica di questo trattato, il governo francese si è impegnato, conformemente alle norme del diritto internazionale, a rispettare in buona fede questa procedura e il suo esito.

Nonostante questo, il ministro della salute francese, Agnès Buzyn, dal canale di notizie BFM-TV ha dichiarato che il governo francese non si piega.

'Non siamo legalmente vincolati da questo comitato, ma ovviamente prendiamo in considerazione ciò che l'ONU dice e noi risponderemo', ha dichiarato.

La lunga e lenta marcia verso l’eutanasia di questo cittadino francese gravemente disabile ha il potere di piegare scienza, medicina, legislazione, convenzioni e trattati internazionali, sottoscritti e ratificati.

Santità,

i genitori di Lambert chiedono soltanto che il loro figlio venga curato per ciò che lui è, cosa che da sei anni non avviene presso l’ospedale di Reims.

Non è l’amore per il proprio figlio che li sta rendendo ciechi di fronte al limite umano: lo sanno benissimo che Vincent è gravemente disabile, che non recupererà mai la vita che aveva prima.

Ma vedono con i loro occhi ogni giorno che Vincent Lambert non è un vegetale, ma una persona in condizione di semi-coscienza che ha bisogno di cure appropriate e che non è alla fine della sua vita terrena.

I pazienti con coscienza compromessa hanno sequenze motorie e intellettuali secondarie al danno cerebrale acquisito durante un incidente o un ictus. Le loro condizioni possono rimanere stabili, senza pesanti interventi medici, per molti anni.

Sono quindi disabili, nel senso medico e legale. Non stanno né morendo né si trovano alla fine della loro vita durante tutti questi anni.

La menzogna è negare l’evidenza.

Santità,

la supplico dal profondo del cuore: alzi la sua voce, come sempre ha fatto ogni volta che la vita viene minacciata, oltraggiata. Soprattutto la vita di chi non ha voce, di Vincent e di tutte le persone gravemente disabili come lui, che rischiano una eutanasia legalizzata, perché non ritenuti più degni di vivere.

Mi perdoni per la sfrontatezza con la quale mi rivolgo a lei.

Sono niente, non rappresento nessuno: l'affezione che ho per il successore di Pietro, l'amore per la Chiesa di Cristo della quale indegnamente faccio parte per Grazia mi spingono a rivolgermi a lei come un figlio si rivolge al papà.

Che il Signore la benedica sempre, Santità, e che ci doni guide affezionate alla nostra Madre Chiesa come lo è lei, certi che essa, la Chiesa, è il metodo che Cristo stesso ha voluto per IncontrarLo: compagnia di Dio all'uomo.

Con stima e deferenza"

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Author: Davide Vairani

Sono nato il 16 maggio del 1971 a Soresina, un paesino della bassa cremonese.
Peccatore da sempre, cattolico per Grazia.
Se oggi sono cattolico lo devo ad un incontro fondamentale con don Luigi Giussani che mi ha educato a vivere.

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