Siamo pronti a batterci

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Siamo pronti a batterci

di Davide Vairani

#LaCroce quotidiano, 15 maggio 2019

“Nous allons nous battre”, siamo pronti a batterci.

Una lettera, con una data e un indirizzo: domenica 19 maggio, Rue de Sébastopol 48, Rèims.

“Questa domenica sarò alle 15.00 davanti all’ingresso dell’ Hôpital Sébastopol di Rèims”.

Viviane Lambert non smette di combattere per suo figlio Vincent: “In Francia, nel 2019, nessuno dovrebbe morire di fame e sete”, scrive sul sito del Comitato “Je soutien Vincent”, disposta ad “implorarli di continuare a idratare e nutrire Vincent”.

Cinque giorni.

Restano 120 ore di vita per Vincent: il Centre Hospitalier Universitaire di Reims ha deciso di rendere esecutivo il protocollo di sospensione dei trattamenti “a decorrere nella settimana del 20 maggio 2019”, il giorno e l’orario preciso non vengono diffusi per ragioni di ordine pubblico.

Se la decisione venisse davvero eseguita, Vincent morirebbe in pochi giorni, circondato probabilmente da un gran numero di forze dell'ordine e “in spregio alle misure cautelari ordinate dall'Onu il 3 maggio scorso a favore di una persona disabile, vulnerabile e indifesa, da anni rinchiusa a chiave in un braccio della morte”, sottolineano gli avvocati dei genitori di Vincent.

“Dobbiamo mantenere la speranza fino alla fine e spiegare a tutti che Vincent non è in condizioni di fine vita, è disabile!”, continua la madre di Lambert.

Viviane e Pierre Lambert, i genitori di Vincent, insieme ai loro avvocati, Jean Paillot e Jérôme Triomphe, si aggrappano al Comitato per i diritti delle persone con disabilità (CRPD) dell’Onu che ha invitato la Francia a sospendere ogni decisione di interrompere i trattamenti, al fine di esaminare l’appelle presentato.

"La Francia ha assunto degli obblighi ratificando questa convenzione internazionale e deve rispettarla", ribadisce Jean Paillot appena dopo avere presentato formale ricorso a Jaques Toubon, Defensuer des Droits affinchè ne garantisca l’applicazione.

Il Difensore dei Diritti è un'autorità amministrativa indipendente la cui esistenza è sancita dalla Costituzione francese. Questo status gli garantisce un'autonomia reale per agire. Il suo rappresentante, Jacques Toubon, non riceve istruzioni da nessuno, né dal governo, né dall'amministrazione, né da alcun gruppo di pressione. Né può essere giudicato per opinioni o atti legati ai suoi doveri, che gli garantiscono una vera libertà di azione.

“Non appena ricevuta tutta la documentazione farà del suo meglio per rispondere ai richiedenti entro la fine della settimana", ha dichiarato a “La Croix” un portavoce del Difensore del Diritti francese. Che aggiunge: "In ogni caso, un appelle al Difensore dei Diritti non è mai sospensivo".

Il governo francese ha sei mesi di tempo per rispondere alle richieste del Comitato per i diritti delle persone con disabilità.

Troppi. Restano cinque giorni di tempo per dimostrare che la Francia si è infilata dritta in un caso di eutanasia di una persona con disabilità, motivata con l’unica ragione della sua disabilità.

Troppo. Impensabile in cinque giorni, se non sono bastati dieci lunghissimi anni di ricorsi, udienze e dibattimenti giudiziari a renderlo evidente. Tre procedure mediche di sospensione dei trattamenti decise ed avviate dall’Ospedale di Rèims congelate il tempo strettamente necessario per espletare l’iter nelle sedi giurisdizionali competenti: Tribunale amministrativo, Consiglio di Stato e Corte europea di Strasburgo hanno respinto. Ogni via sul piano giuridico è stata percorsa ed il responso univoco.

Vincent Lambert non è in situazione di fine vita, non ci sono certezze provate e dimostrate sulle sue volontà pregresse, la sua famiglia è spaccata in due posizioni tra loro contrapposte e inconciliabili.

A sbrogliare l’intricata matassa sono stati chiamati giudici e medici. Scienza e legge hanno entrambe fallito la missione.

L’ultima perizia medica ufficiale, quella eseguita dai tre medici esperti nominati dal Tribunale amministrativo Châlons-en-Champagne, non ha contribuito a sciogliere alcun dubbio.

Nel rapporto consegnato ai giudici in data 22 novembre 2018 si certifica che Vincent Lambert si trovi in “uno stato vegetativo cronico ed irreversibile” che gli impedisce "toute qualité de vie" e non gli permette "plus d'accès possible à la conscience".

Si tratta della medesima situazione clinica rilevata nel 2014 da altri medici nominati appositamente dal Consiglio di Stato francese: una limitazione totale delle funzioni di comunicazione, movimento, una condizione che non può che essere dichiarata irreversibile.

Senza l’ausilio di cure appropriate, senza fisioterapia e recupero della deglutizione, sostanzialmente rinchiuso nella stanza d’ospedale, sarebbe da meravigliarsi che dopo cinque anni Lambert sia ancora vivo, respiri, si addormenti e si svegli da solo!

Un fatto certo, perché Vincent lo fa, dunque è vivo.

Sono gli stessi medici esperti a dovere scrivere nero su bianco che “la risposta ai bisogni fondamentali primari, quali nutrizione ed idratazione, non si può definire ostinazione irragionevole in stato vegetativo accertato quale quello in cui versa Vincent Lambert”.

Nonostante questo, i tribunali alla fine hanno concluso ugualmente per la sua morte.

La verità è che nessuno vuole assumersi la paternità di affermare che esistono vite degne di essere vissute ed altre che non lo sono.

In fondo, l’affaire Lambert si gioca su di un terreno etico e morale, non su quello giuridico e medico.

L’affaire Lambert costringe a fare i conti con il patto sociale su cui si poggiare il presente e soprattutto il futuro non soltanto di un popolo e di una nazione, quella francese, ma di una intera civiltà, quella del Vecchio Continente.

L’affaire Lambert costringe anzitutto la politica a scendere in campo, quella con la “P” maiuscola, quella che come compito vuole avere la gestione della res publica, di indicare la direzione verso la quale vuole andare e per questo democraticamente si sottomette al giudizio popolare chiedendone mandato di rappresentanza con il voto.

L’affaire Lambert ci sta mostrando in tutta la sua drammaticità gli esiti di una politica che ha scelto di delegare alla legge e alla magistratura decisioni ultimative sulla vita e sulla morte.

La posizione del governo francese è racchiusa nelle parole che il ministro della sanità ha dichiarato durante un’intervista televisiva dieci giorni addietro: "l'équipe medica responsabile di questa procedura collegiale medica è legalmente autorizzata a procedere nella sospensione dei trattamenti per Vincent Lambert".

Nessun’altra intervista o dichiarazione da parte di esponenti del governo: inquietante silenzio della politica francese, di maggioranza e di opposizione.

"Non siamo legalmente vincolati da questo comitato”, ha aggiunto Agnès Buzyn durante la medesima intervista televisiva in relazione al richiamo da parte del Comitato per i diritti delle persone con disabilità dell’Onu.

Questa sembra essere la posizione ufficiale del governo francese.

Secondo le informazioni raccolte da “La Croix”, il 7 maggio la Francia avrebbe inviato all'ONU una memoria di sei pagine, nella quale il governo francese sembrerebbe confermare le parole del suo ministro alla salute. I redattori di questa memoria affermerebbero - in sostanza - che la procedura per fermare i trattamenti è stata considerata legale e valida da tutte le giurisdizioni consultate e che la Francia non è costretta ad attendere l'opinione dell'ONU in materia.

Una posizione legittima, purchè la si dichiari pubblicamente e in maniera altrettanto pubblica Macròn abbia il coraggio di applicarne gli effetti pubblici di tale sentenza di morte riguardo alle 1.700 persone che in Francia si trovano nelle stesse identiche condizioni cliniche di Vincent Lambert: cerebrolesi e gravemente disabili.

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Author: Davide Vairani

Sono nato il 16 maggio del 1971 a Soresina, un paesino della bassa cremonese.
Peccatore da sempre, cattolico per Grazia.
Se oggi sono cattolico lo devo ad un incontro fondamentale con don Luigi Giussani che mi ha educato a vivere.

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