Chiesa di Francia a testuggine: salvare #Vincent

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Chiesa di Francia a testuggine: salvare #Vincent

di Davide Vairani

La Chiesa di Francia non si tira indietro e scende in campo apertamente a difesa delle persone più fragili e vulnerabili della società: schierata come a testuggine per salvare la vita di Vincent Lambert.

"La nostra società francese non si impegni sulla via dell’eutanasia", ha denunciato nei giorni scorsi l’Arcivescovo di Reims, mons. Éric de Moulins-Beaufort (da poco eletto anche presidente della Conferenza episcopale francese) insieme al vescovo ausiliare mons. Bruno Feillet, a proposito dell’affaire Vincent Lambert.

Il compito della società è di non "lasciare che uno dei suoi membri muoia di fame e di sete, facendo di tutto allo stesso tempo per garantire cure adeguate fino alla fine", ha dichiarato in un comunicato stampa il 13 maggio scorso.

Come riporta "La Croix", pochi giorni dopo, è Mons. Javier Malle, Vescovo di Gap e Embrun, ad intervenire pubblicamente sul caso di Vincent Lambert in un articolo pubblicato giovedi, 16 maggio sul sito della sua diocesi,

Altri vescovi hanno anche espresso le loro convinzioni su questo paziente ricoverato in uno stato vegetativo presso l'Ospedale universitario di Reims e la cui cura dovrebbe essere interrotta il 20 maggio, con decisione medica.

"Il signor Vincent Lambert mette in discussione la coscienza di tutti noi", scrive Mons. Javier Malle.

"Non possiamo giungere a decisioni affrettate", avverte: rispondendo alla domanda in merito alla nutrizione e idratazione quali inesorabilità terapeuticche, sottolinea che Vincent Lambert "non è alla fine della vita".

Anche il vescovo di Gap e Embrun ha puntato il dito sul perchè Lambert non sia stato trasferito "in una strttura specializzata capace di accoglierlo, come nel caso di centinaia di altre persone disabili, delle quali il nostro Paese ne fa giustamente un vanto ".

"Dobbiamo concordare che sia la giustizia, attraverso dei giudici, a decidere chi ha il diritto di vivere e chi il dovere di morire? Chi è degno di vivere e chi no?", aggiunge il Vescovo Xavier Malle.

"È triste notare che Vincent Lambert venga strumentalizzato, in particolare da parte dei promotori dell'eutanasia".

Infine, invita a seguire la "linea di accompagnamento per le persone con disabilità, cure palliative per le persone alla fine della vita, quindi l'accettazione della morte che deve avvenire come un fatto naturale".

Su twitter - e con un tono più virulento -, Marc Aillet, Vescovo di Bayonne, mostra tutta la propria indignazione:

"Nessuno ha il diritto di causare la morte di altri, né il potere medico né il potere giudiziario.

La pena di morte è stata abolita. Sarà necessario chiedere a Emmanuel Macron la grazia presidenziale per Vincent Lambert?".

Il vescovo Raymond Centène, Vescovo di Vannes, ha invitato a pregare per Vincent Lambert.

In un messaggio, pubblicato il 16 maggio per le veglie per la vita, dice che "il nostro fratello Vincent è oggi il volto di tutti coloro che, come lui, in Francia e nel mondo, si trovano in una situazione chiamata vegetativa o pauci-relazionale".

Secondo lui, non deve essere "il primo di loro a essere bandito dal vivere".

Scende in campo anche il Gruppo di bioetica della Conferenza Episcopale francese con un documento intitolato "Une ambition: la protection des plus fragiles", pubblicato il 18 maggio sul sito web della CEF.

"Perché questa fretta di portarlo a morire?", scrive Mons. Pierre d’Ornellas, Arcivescovo di Rennes e responsabile del Gruppo di Bioetica della CEF, deplorando il fatto che il governo voglia ignorare l'opinione del Comitato delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità (CIDPH) che raccomanda che la decisione di interrompere il trattamento venga temporaneamente sospesa.

Nel documento viene messa in discussione la base giuridica ed etica alla base di questa decisione.

"Perché lo Stato francese, che ripone come elemento d'onore la promozione dei diritti umani, vuole eludere il rispetto di questa Convenzione nel caso di Vincent Lambert? Perché questa fretta di portarlo a morire? - si legge  -. Possiamo pensare che la decisione presa dalla Francia riguardi esclusivamente Vincent Lambert, perché la sua situazione è unica e complessa.

Ma chi garantirà che tutte le persone che condividono una disabilità simile alla sua saranno effettivamente protette dallo Stato che, pur firmando ufficialmente la Convenzione internazionale sui diritti delle persone con disabilità, oggi intende non rispettarla?

La credibilità dello stato dipende dal rispetto della parola data.

Sembra quindi saggio e necessario attendere la risposta nel merito da parte del Comitato delle Nazioni Unite".

Sul piano etico, il Gruppo sostiene che "in effetti, alcuni interrogativi nel merito rimandono come sospesi e senza una risposta:

  • Perché il signor Vincent Lambert non è stato trasferito in un'unità di cura specializzata adattata alle sue condizioni?
  • Porta con sè una sofferenza continua che non può essere placata?
  • Non ha il diritto ad essere nutrito e idratato per via artificiale, dato che queste sono le cure di base delle quali ogni essere umano ha diritto?
  • In quali casi eccezionali la sua attuale idratazione e nutrizione corrispondono a un'ostinazione irragionevole?
  • Inoltre, come facciamo a sapere con sufficiente certezza la volontà di Vincent Lambert in un contesto familiare in cui vi è un profondo disaccordo?"

Interrogativi che necessitano una risposta per il bene di una convivenza umana, interrogativi che non riguardano solo un caso isolato e complesso come quello di Lambert, ma di migliaia di altre persone che vivono nelle medesime condizioni di estrema dipendenza e che oggi sono seriamente minacciate di essere considerate vite non più degne di essere vissuti.

Interrogativi le cui risposte non possono essere lasciate in mano ai giudici e ai medici:

"Insieme, possiamo essere più capaci di affrontare queste grandi domande più di quanto potremmo immaginare rispetto alla nostra personale fretta ed ansia di eluderle come per nasconderle".

"Une ambition : la protection des plus fragiles"

Vincent Lambert, nella sua immensa fragilità, ci richiama tutti a rispettare l'etica e lo stato di diritto.

Prendiamoci il tempo per pensare.

1. Iniziamo con lo stato di diritto.

Vincent Lambert ha il diritto ad una protezione adeguata, proprio come qualsiasi persona disabile. Ogni persona disabile, non importa quanto fragile, ha gli stessi diritti di qualunque altra persona.

La Francia lo sa bene, perché ha ratificato la Convenzione internazionale sui diritti delle persone con disabilità. Il Comitato delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità (CIDPH) è stato chiamato ad intervenire in merito alla situazione di Vincent Lambert e ha risposto che il ricorso presentato è ammissibile.

Il Comitato ha chiesto che i trattamenti vitali per Vincent Lambert siano mantenuti il tempo necessario per valutare la situazione e addivenire ad una decisione nel merito.

Il Governo francese ha espresso il suo parere al Comitato, affermando che la richiesta di mantenimento delle cure non è opzione fattbile, perché 'priverebbe il paziente del diritto a non non subire un accanimento terapeutico' (subir d’obstination déraisonnable).

A seguito di tale rifiuto, il CIDPH ha sollecitato di nuovo il governo francese affinche nutrizione ed idratazione per Vincent Lambert 'non vengano sospesi durante la fase di valutazione del suo dossier' (ne soient pas suspendues pendant le traitement de son dossier).

Perché non aspettare la risposta sostanziale del Comitato delle Nazioni Unite?

Il signor Vincent Lambert è un cittadino che, come tale, ha il diritto che vengano rispettate le regole democratiche regole, il cui minimo da garantire è la coerenza con le convenzioni e i trattati internazionali sottoscritti e ratificati.

Perché lo Stato francese, che ripone come elemento d'onore la promozione dei diritti umani, vuole eludere il rispetto di questa Convenzione nel caso di Vincent Lambert?

Perché questa fretta di portarlo a morire?

Possiamo pensare che la decisione presa dalla Francia riguardi esclusivamente Vincent Lambert, perché la sua situazione è unica e complessa.

Ma chi garantirà che tutte le persone che condividono una disabilità simile alla sua saranno effettivamente protette dallo Stato che, pur firmando ufficialmente la Convenzione internazionale sui diritti delle persone con disabilità, oggi intende non rispettarla?

La credibilità dello stato dipende dal rispetto della parola data.

Sembra quindi saggio e necessario attendere la risposta nel merito da parte del Comitato delle Nazioni Unite.

2. Veniamo all'etica.

La protezione delle persone più fragili sarà sempre il segno e la misura dell'umanità di una società. Questa protezione richiede il miglior supporto possibile e le cure più appropriata per ogni situazione di fragilità. Questa protezione richiede la solidarietà attiva di un'intera società e un'ambizione internazionale.

Per legge, la nostra società ha affidato ai medici la missione di prendersi cura della salute fisica e mentale di ogni persona fragile.

La legge francese fornisce loro un quadro generale ed un sistema atto a fare in modo che queste cure siano erogate nel miglior modo possibile, evitando ogni situazione di ostinazione irragionevole.

Per i medici che si prendono cura del signor Vincent Lambert, lo stato francese ha stabilito che non hanno infranto la legge.

Tuttavia, lo stato non si è pronunciato in merito alla dimensione etica di una tale decisione: interrompere l'idratazione e l'alimentazione artificiale e attuare una sedazione continua e profonda fino alla morte. Fortunatamente, né lo stato né i giudici hanno il potere di pronunciarsi su questo piano!

Rimane la questione etica propriamente detta.

Si può presumere che i medici, circondati dallo staff infermieristico e dalla famiglia,  abbiano pensato attentamente e che abbiano preso la loro decisione secondo la legge etica del rispetto della vita e della preoccupazione per la persona vulnerabile nel caso di Vincent Lambert, come previsto dall'articolo 16 del codice civile.

Tuttavia, dal momento che questa decisione ha un impatto che va ben oltre lo spazio limitato di un ufficio e una stanza d'ospedale, sarebbe cosa buona e giusta tutti noi potessimo capire le ragioni della decisione dei medici, in modo da poterli sostenere fino in fondo nella loro delicata ed indispensabile missione.

In effetti, alcuni interrogativi nel merito rimandono come sospesi e senza una risposta:

  • Perché il signor Vincent Lambert non è stato trasferito in un'unità di cura specializzata adattata alle sue condizioni?
  • Porta con sè una sofferenza continua che non può essere placata?
  • Non ha il diritto ad essere nutrito e idratato per via artificiale, dato che queste sono le cure di base delle quali ogni essere umano ha diritto?
  • In quali casi eccezionali la sua attuale idratazione e nutrizione corrispondono a un'ostinazione irragionevole?
  • Inoltre, come facciamo a sapere con sufficiente certezza la volontà di Vincent Lambert in un contesto familiare in cui vi è un profondo disaccordo?

Da un punto di vista etico, sarebbe bene se la coscienza dei cittadini non fosse disorientata né dalla decisione inspiegabile che suggerisce che il Signor Vincent Lambert sia stato condotto a morire, sia dal non rispetto della parola che lo Stato ha dato con la firma della Convenzione internazionale.

Il Difensore dei diritti ha stabilito che lo Stato potrebbe derogare alla richiesta del Comitato delle Nazioni Unite "giustificando circostanze eccezionali" e "che non è in grado di risolvere questo possibile conflitto di giurisdizione" tra la Corte europea di giustizia Diritti umani (CEDU) e il Comitato internazionale sui diritti delle persone con disabilità (CIDPH).

Pertanto, non è urgente trovare una giusta via etica?

In questo modo, si potrebbe risolverebbe il conflitto di leggi internazionali su una questione essenziale del nostro vivere comune, al fine di contribuire a rinsaldare le nostre comunità già troppo disgregate e frammentate.

In modo del tutto evidente, la decisione presa riguardo al signor Vincent Lambert ha una portata molto più ampia rispetto alla risoluzione di un semplice dilemma medico.

Rispettare i diritti delle persone più vulnerabili e più deboli - nostri fratelli e nell'umanità -, accompagnare e prendersi cura di ciascuno secondo la propria condizione di vita richiederà sempre più coraggio.

Le domande esistenziali e dolorose sollevate da tali situazioni sono davvero pesanti da portarsi addosso.

Questo coraggio è vissuto ogni giorno da molte famiglie verso i loro cari e dallo staff infermieristico nei confronti dei pazienti, nonché nell'accompagnamento come nel processo decisionale.

Insieme, sosteniamo questo coraggio vissuto nella discrezione e osiamo affrontare queste pesanti domande che ci provocano ad essere sempre più umani. Insieme, possiamo essere più capaci di affrontare queste grandi domande più di quanto potremmo immaginare rispetto alla nostra personale fretta ed ansia di eluderle come per nasconderle.

Pensando alla sofferenza vissuta da ciascuno di coloro che si trovano ad occuparsi del signor Vincent Lambert, preghiamo per tutti coloro che sono direttamente implicati nelle decisioni che lo riguardano e prima di tutto per lo stesso Vincent Lambert.

Mons. Pierre d'Ornellas,
Arcivescovo di Rennes,
Responsabile del Gruppo di Bioetica della Conferenza dei Vescovi di Francia

Vescovo Pierre-Antoine Bozo
vescovo di Limoges

Mons. Olivier de Germay
vescovo di Ajaccio

Hervé Gosselin
vescovo di Angoulême

Vescovo Vincent Jordy
vescovo di Saint-Claude

Rev.mo Matthieu Rougé
vescovo di Nanterre

Padre Brice de Malherbe
Collège des Bernardins a Parigi

Padre Bruno Saintôt
Centro Sèvres a Parigi


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Author: Davide Vairani

Sono nato il 16 maggio del 1971 a Soresina, un paesino della bassa cremonese.
Peccatore da sempre, cattolico per Grazia.
Se oggi sono cattolico lo devo ad un incontro fondamentale con don Luigi Giussani che mi ha educato a vivere.

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