“Ne pleure pas, #Vincent”

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“Ne pleure pas, #Vincent"

#LaCroce quotidiano, 21 maggio 2019

di Davide Vairani

La procedura di sospensione dei "trattamenti" per Vincent Lambert è stata attivata formalmente dall'ospedale di Reims.

"Dalla settimana del 20 maggio 2019", aveva annunciato il Dr. Sanchez: data ed ora precise non comunicate, per "motivi di sicurezza". Puntuali: ore 8.30 del mattino di lunedì 20 maggio 2019, procedura attivata. Hanno fretta di chiudere definitamente l'affaire Lambert.

"Lo stanno uccidendo, senza averci detto nulla, sono dei mostri", dichiara in lacrime Viviane, la madre di Vincent alla "BFM-TV":

"non hanno potuto nemmemo dargli l'ultimo addio - si legge in comunicato stampa sul sito del Comitato di sostegno "Je suis Vincent" -.

Ieri sera (domenica ndr) Vincent stava piangendo, perché aveva capito che non li avrebbe più rivisti".

"Lo abbiamo appreso questa mattina via email (lunedì 20 maggio ndr) che avevano iniziato la sedazione profonda e continua" fino alla sua morte, aggiunge ancora Viviane, mentre il suo legale, Jean Paillot, denuncia uno "scandalo assoluto".

“Je suis Vincent Lambert”, scandivano domenica i 200 manifestanti accorsi al presidio davanti all'Ospedale Sebastopolos di Reims. “O Eternel, ne leur pardonne pas car ils savent ce qu’ils font”, pregavano altri. I giornalisti si accalcavano per intervistare Viviane, la madre di Vincent. Sono sfiniti Pierre, 90 anni, e Viviane, 73 anni, ma non intendono arrendersi.

"Vincent muove la testa, ho molti video, ma nessuno vuole vederli", dice Viviane davanti ai microfoni e alle telecamere.

"La Francia regredisce, ma Vincent resiste. Chiedo che Vincent venga trasferito in una unità specializzate. È rinchiuso nel braccio della morte, è orribile".

Non riesce a trattenere le lacrime, questa madre indomita che da sei anni ostinatamente chiede soltanto questo per il proprio figlio.

"Certo che abbiamo ancora speranza (...) Combatteremo ancora (...) No, non lo uccideranno. Lo stanno uccidendo. E' un'eutanasia mascherata", continua in lacrime Viviane.

"Nous allons a battre", continuiamo a combattere.

"Tre nuovi ricorsi" contro l'interruzione prevista delle cure, senza specificare in quale giurisdizione, annunciavano domenica gli avvocati di Pierre e Viviane.

"I genitori di Vincent Lambert vogliono denunciare le autorità competenti e le corti interessate con un reclamo disciplinare allo scopo di colpire il dott. Sanchez e di avviare un procedimento penale contro di lui", hanno aggiunto gli avvocati Jean Paillot e Jérôme Triomphe in una dichiarazione, in merito al medico che dirige il dipartimento di cure palliative e l'unità per cerebrolesi dell'ospedale Sevastopol di Reims dove Vincent Lambert è ricoverato.

Alle 17.00 di lunedì 20 maggio, visto il rapido evolversi della situazione, hanno deciso di presentare l'ennesimo ricorso urgente alla Corte d'Appello di Parigi, affinchè venga bloccata la procedura di morte per Lambert.

Sino a qui la cronaca di questi ultimi due convulsi giorni di vita per Vincent Lambert.

E ora?

Il protocollo di "sedazione profonda e continua" fino alla morte prevede l'utilizzo per via endovenosa del midazolam, un farmaco della famiglia delle benzodiazepine potente e ad azione rapida che dovrebbe servire per evitare ogni forma di dolore e sofferenza fino all'ultimo istante di vita.

Con la contemporanea cessazione dell'idratazione e della nutrizione, la morte può avvenire in ogni istante, ma "mediamente ci vuole almeno una settimana", come spiega ad Agencie France Presse (SFP) il dott. Bernard Devalois, specialista in cure palliative presso l'ospedale di Bordeaux Bagatelle.

Come sarà la sua morte? "Gli organi smetteranno di funzionare dopo l'interruzione dei trattamenti - spiega il dott. Bernard Devalois -. Il ruolo dei reni è essenziale: a causa dell'insufficienza renale, il potassio si accumula nel sangue e finirà per causare un arresto cardiaco.

"Questa è un'applicazione esemplare della legge Claeys-Leonetti, che proibisce l'accanimento terapeutico", secondo il dott. Devalois.

"Non ha nulla a che fare con l'eutanasia dell'iniezione letale, come quella che è prevista legalmente in Belgio".

"Ce n’est pas un arrêt des soins, c’est un arrêt du maintien artificiellement en vie", conclude

(si veda: "France : l’arrêt des soins de Vincent Lambert a débuté au CHU de Reims", su "RTBF.Be", AFP, 19 maggio 2019).

Mentire anche davanti all'evidenza: tutto questo è folle.

Sette sentenze. Ci sono volute sette sette sentenze per mandare a morte Vincent Lambert, innocente di qualsiasi crimine.

La morte che, a prescindere da ciò che ci raccontano i media, sarà ben lungi dall'essere "naturale", calcolata, voluta, programmata, provocata e infine amministrata.

In questo modo, camici bianchi e merletti neri sono diventati complici di un'infamia senza precedenti nella storia moderna francese.

La prima sentenza è quella sul piano medico, quella dalla quale ha origine il lunghissimo iter giudiziario fatto di ricorsi da parte dei genitori di Vincent Lambert.

E occorre tornarci, per capire che cosa poi è accaduto davvero.

Tutto è iniziato con un fatale errore di valutazione, quando nel corso dell'inverno 2012-2013, il team del Dipartimento di cure palliative dell'Ospedale universitario di Reims ritiene che Vincent Lambert manifesti una "volontà di morire".

Passo indietro. Il 29 settembre 2008 il 32enne Vincent Lambert, infermiere psichiatrico del Centro Ospedaliero di Châlons-en-Champagne, subisce l’incidente stradale che gli sarà poi fatale: cade in uno stato di coma profondo, viene ricoverato immediatamente nel reparto di terapia intensiva del Centro Ospedaliero di Châlons-en-Champagne.

Esce poi dal coma, per ritrovarsi in quello che clinicamente viene indicato come “stato-pauci-relazionale” o stato di “coscienza minima”. Nei mesi successivi viene tentato ogni sforzo possibile in diversi ospedali francesi.

Nel luglio del 2011, su richiesta della sua famiglia, Vincent è ammesso al Coma Science Group (Università di Liegi, Belgio), guidato dal Prof. Steven Laureys, per una relazione medica.

Steven Laureys è uno specialista in neurologia e medicina palliativa,   uno dei maggiori esperti mondiali nei meccanismi e nei gradi di coscienza.

Il suo rapporto conclude lo stato di “coscienza minima” di Vincent. Raccomanda di provare a stabilire un codice di comunicazione con Vincent, prova che è vivo e vegeto.

Torniamo a Reims, quando il 16 novembre 2011 Vincent viene trasferito nel reparto cure palliative dell’ospedale Sebastopolos, il cui direttore sanitario è il Dr. Eric Kariger, geriatra.

Un complesso di 250 posti all’interno dell’Ospedale Universitario di Reims: una unità di cure palliative, i cui letti sono riservati ai pazienti pauci-relazionali, incluso quello di Vincent.

In quel letto di quel reparto a Reims Vincent ci resterà per tutti gli anni a venire, sino alla sua morte attuata lunedì 20 maggio 2019.

Torniamo alla (presunta) "volontà di morire", che il Dr. Kariger avrebbe registrato da parte di Vincent.

Di per sé, una dichiarazione “strana”.

Delle due l’una, tertium non datur: o Vincent era allora in grado di manifestare la propria volontà in modo inequivocabile (e dunque era cosciente); oppure -come al contrario venne decretato all’unanimità dagli esperti, nonostante le riserve di qualcuno in merito ai progressi riscontrati -, Vincent si trovava in uno stato di coscienza alterata, dunque incapace di manifestare un tale desiderio di morire.

Questa evidente contraddizione non impedisce all’équipe medica dell’ospedale di Reims di decidere la sua morte.

L'ordine, datato 20 aprile 2013, è semplice: si limita a prescrivere la privazione totale della nutrizione fino a quando non si verifichi la morte. Come se Vincent, negli occhi dello staff infermieristico, avesse già smesso di esistere come paziente e come uomo.

E' la prima procedura medico collegiale decisa per evitare una "ostinazione irragionevole" nel mantenere in vita artificiale una persona che è ormai un "corpo sofferente", per usare l'espressione letterale del Dr. Vincent Sanchez, il medico che prese il posto del Dr. Kariger all'ospedale di Reims e che attivò le successive ulteriori tre procedure collegiali.

Viviane Lambert fa visita a suo figlio, come fa con suo marito più volte all’anno per 15 giorni di seguito.

Come sempre, chiede di parlare con il medico per fare un bilancio. Il 5 aprile 2013, le disse che avrebbe dovuto iniziare a pensare alla possibilità di “lasciar andare” Vincent.

Viviane propone di tornare con suo marito Pierre (in convalescenza) per parlarne di nuovo.

L’appuntamento è fissato per il 15 maggio 2013 a Reims dal Dr. Kariger. In nessun momento le dice che è già stata presa la decisione di provocarne la morte per sospensione dell’alimentazione.

Il 10 aprile 2013, senza attendere l’appuntamento, l’equipe medica, con l’unico accordo di sua moglie Rachel, esegue la decisione di avviare il processo di eutanasia di Vincent, sospendendo l’alimentazione e riducendo l’idratazione (200 ml/24 ore).

Per giustificare questa decisione di ucciderlo, la sua dieta è chiamata “trattamento”.

Solo Rachel, la moglie, è informata. Nessuno dei genitori o fratelli sono informati.

E' il 20 aprile 2013, quando per caso, durante una visita,  uno dei fratelli di Vincent scopre che non è stato nutrito da 17 giorni.

Informa i suoi genitori. Da quel momento, la fiducia con il medico di Vincent si interrompe. Ed inizia la battaglia di verità per Pierre e Viviane.

Eppure, Vincent è vivo e vegeto.

Gravemente handicappato, certo, ma vivo, come quasi duemila altre persone in Francia, pazienti molto particolari, che hanno bisogno di cure adeguate, a volte a casa, come prescritto da una circolare ministeriale del maggio 2003, che non fa distinzione tra "état d’éveil non répondant" ed  "état pauci relationnel", stato di risveglio non cosciente e stato pauci relazionale, ne regola la presa in carico.

Vincent è talmente vivo che persino resiste trentuno giorni senza nutrizione.

L'unica prescrizione medicalmente davvero necessaria fin dall'inizio è una prescrizione per fisioterapia, logopedia, stimolazione sensoriale e un trasferimento urgente a un'unità specializzata nella cura di tali pazienti.

Ce ne sono almeno sette in Francia che si sono dichiarate disposte a prendersi in carico Vincent.

Questa prescrizione nessun medico la scriverà e, poiché il paziente Lambert non muore, la successiva prescrizione, più drastica, aggiungerà alla privazione del cibo quella di qualsiasi idratazione accompagnata da una sedazione profonda e continua, come sancito dalla legge dal 2016, che consente legalmente una rapida morte.

La seconda sentenza appartiene alla sfera giuridica.

La giustizia, in uno scoppio di coscienza, ha, più volte, sospeso l'esecuzione della prescrizione medica fatale, sulla base di un attaccamento alla vita e di errori tecnici nella conduzione delle procedure collegiali.

Dopodichè, l'idratazione artificiale della nutrizione si  trasformata in farmaco, la sedazione per angoscia incontrollabile si trasforma in sedazione terminale e la presunta volontà di Vincent ha preso il posto delle direttive anticipate che non ha mai messo nero su bianco.

Alla fine di questo lungo iter giudiziario, si può tranquillamente affermare che la caratterizzazione di "ostinazione irragionevole" nel continuare a lasciare vivere Vincent sia più un'ostinazione della legge che  medicina.

Per quali ragioni?

E' la terza sentenza, quella sul piano dell'interpretazione legislativa.

Perché era necessario piegare la legge, adattarla all'"affaire Lambert", in modo che si potesse uccidere Vincent impunemente.

E dopo di lui, presto o tardi, tutti quelli che condividono la sua condizione.

Perché, non appena il legislatore ha stabilito che alcune vite devono essere ritenute "indegne", "vane", "oltraggiose", oggi è il turno di Vincent Lambert, ma domani, forse, il tuo, il mio o quello di qualcuno che ami, a non meritare di essere vissuto.

Quanto tempo ci vorrà per proibire qualsiasi spesa sanitaria a favore di questi "inutili"?

E di molti altri ancora, perché nessuno può dire dove si fermeranno i "risparmi", se è vero che il prossimo futuro della Francia e dell'Europa sarà caratterizzato da un aumento esponenziale di persone con malattie degenerative, come l'Alzheimer, che necessitano di ingenti quantità di denaro a fronte di un welfare sempre più ristretto.

La quarta è una sentenza politica.

Perché è davvero lo Stato francese che persiste nell'ottenere l'esecuzione dello stop e la messa a morte di uno dei suoi cittadini.

L'attuale Ministro della Salute, commentando la richiesta di sospendere temporaneamente la decisione di arrestare i trattamenti per Vincent presentata dalla Commissione internazionale dell'ONU su ricorso genitori di Vincent, non ha esitato ad affermare che Vincent non è una persona disabile.

Affermazione come minimo sorprendente, poiché, innegabilmente, Vincent, a causa del danno cerebrale causato dal suo incidente nel 2008, soffre di un duplice handicap motorio e cognitivo.

Ancora una volta, e fino al livello più alto dello stato francese, si gioca sulle parole, quando disturbano, quando possono - soprattutto - portare i francesi a farsi domande.

La quinta sentenza riguarda i media francesi.

Mai come nell'affaire Lambert si è assistito ad un potere mediatico a senso unico: Vincent è in una condizione irreversibile e non è umano lasciarlo vivere in queste condizioni.

Rispondendo alle domande della giornalista Cecilia Bouanchaud il 10 giugno 2015 su “Europe 1”, il Dr. Eric Kariger (colui che per primo ha avviato una procedura di sospensione delle cure per Vincent) stigmatizzò duramente la messa in onda televisiva di un breve video amatoriale girato con un cellulare da un amico di Vincent e disse:

"Si chiama manipolazione. Ho le lacrime agli occhi. È doloroso, è drammatico. È soprattutto irrispettoso per il paziente, per sua moglie e sua figlia, che non possono piangere”.

La mediatizzazione implica necessariamente una parte di strumentalizzazione e, quindi, di manipolazione da entrambe le parti.

Ciò che è drammatico - e la reazione di cui sopra del dottor Eric Kariger ne è chiaro esempio - è che lui parla di "lutto" come se Vincent fosse già morto.

È sicuro, anzi certissimo, che i parenti prossimi di persone in gravi condizioni di vita vivano un inferno: è un cambiamento radicale della vita, una trasformazione che devasta i progetti di vita, che è pesante da portare, che può anche far morire di crepacuore, ma il punto non sta qui.

La questione di fondo non è sostenere che per rimuovere le tragiche condizioni di vita di persone care si debba rimuovere la persona medesima.

È il rispetto per la persona umana e per la dignità umana che vi sono coinvolte.

La legge sul fine vita francese è per alleviare il dolore delle persone alla fine della vita, non per alleviare la coscienza dei propri cari, facilitare le loro vite devastate psicologicamente e materialmente da questa dipendenza della persona amata.

Quel video era la prova delle menzogne e delle assurdità che erano state ripetute fin dall'inizio, la palese dimostrazione che Vincent non era in coma, che non era moribondo, che nessuna macchina lo manteneva artificialmente vivo, quindi non c'era nulla da disconnettere.

Quanti francesi poi scoprirono, sbalorditi, che Vincent, lungi dall'essere il "vegetale" che era stato loro descritto e persino odiosamente caricaturato, era un essere umano come loro, capace di aprire gli occhi, girare la testa, ingoiare cibo.

Era così imbarazzante ammetterlo?

E perché gli stessi media, commentando gli ultimi colpi di scena del "caso Lambert", quasi all'unanimità, hanno scelto di ripetere solo un pezzo di verità?

Hanno preso un parte, una sola, dell'ultima valutazione clinica ufficialmente condotta sullo stato di salute di Vincent: "irreversibile".

Che non si tratti di accanimento terapeutico, lo hanno scritto a chiare lettere i tre esperti nominati dal tribunale amministrativo di Châlons-en-Champagne nel rapporto consegnato ai giudici in data 22 novembre 2018.

Tre professionisti francesi, il Dr. Philippe Coubes (neurochirurgo presso l'Ospedale Universitario di Montpellier), il Dr. Favrice Parker (neurochirurgo presso il Kremelin Bicetre di Parigi) e la Dr.ssa Virginia Woisard-Bassols (medico odontoiatra specializzata in problematiche della deglutizione presso l'Ospedale universitario di Tolosa).

Vincent Lambert si trova in "un état végétatif chronique irréversible" - scrivono i tre esperti - , tanto che la sua condizione è molto grave: "Vincent Lambert est dans un état d'incapacité fonctionnelle psycho-motrice totale en 2018 comparable cliniquement à celui enregistré en 2014", al punto che "des éléments minimes d'aggravation ont été enregistrés".

E annotano: la sua "situation d'impotence fonctionnelle totale du fait des lésions encéphaliques irréversibles" gli impedisce "toute qualité de vie" e non gli permette "plus d'accès possible à la conscience".

La situazione clinica di Vincent è quella di una persona gravemente disabile, estramente dipendente: una limitazione totale delle funzioni di comunicazione, movimento, una condizione che non può che essere dichiarata irreversibile.

Eppure, sono gli stessi medici a scrivere successivamente: "Les experts considèrent que la réponse aux besoins fondamentaux primaires (alimentation, hydratation, émonctoires, prévention cutanée, hygiène de base) ne relève pas pour certains patients en état végétatif avéré, tel que Vincent LAMBERT, de l’acharnement thérapeutique ou d’une obstination déraisonnable"(p. 24 della relazione).

"La condition médicale de Monsieur LAMBERT n’est pas unique, ne pose pas de difficultés de prise en charge dans notre pays,n’appelle aucune mesure d’urgence. Il existe en France des structures pouvant l’accueillir jusqu’à sa disparition si le maintien au CHU de Reims s’avérait impossible pour des raisons autres que relevant de la simple technique médicale" (p. 24).

Dunque, sul piano clinico, Vincent Lambert è una persona tetraplegica, in una condizione di irreversibilità, gravemente disabile e - pur tuttavia - nutrire Vincent Lambert non pone alcun problema di presa in carico, non prevede alcuna misura d'urgenza e non costituisce, nel senso medico, un'"ostinazione irragionevole".

La sesta sentenza riguarda la famiglia di Lambert.

Fino a maggio 2013, nessuno nella famiglia di Vincent aveva intenzione di ucciderlo.

Al contrario, i suoi parenti lo circondarono con lo stesso amore e lo stesso desiderio di aiutarlo a riabilitarsi.

Nessuno di loro aveva mai dichiarato la volontà di Vincent di non volere essere tenuto più in vita qualora si potesse si fosse mai trovato in questa condizione di estrema dipendenza.

In quella data, la terribile e mortale decisione medica di smettere di alimentarlo ha fatto in modo che la sua famiglia si spaccasse in due: alcuni portati via dalla fiducia che si tende a consegnare in mano ai medici, altri guidati dal loro amore intatto, intangibile, e dalla necessità di proteggere i più deboli.

La settima sentenza riguarda ciascuno di noi.

Hanno parlato, hanno parlato tutti. Medici, giudici, legislatori, ministri, media.

Parlavano tutti, anche quando non sapevano cosa stavano dicendo, anche quando disinformavano, anche quando non erano a proprio agio con la verità.

Vincent non è un mostro, Vincent non è un vegetale, Vincent non è alla "fine della vita". Vincent è vivo.

Vincent, handicappato, rimane comunque, e forse ancor più a causa della sua debolezza e della sua miseria, uno di noi.

Spetta a noi, in ultima analisi, dire se accettiamo o meno l'inenarrabile tradimento di tutti i nostri valori e della nostra intera civiltà.

Domani sarà troppo tardi.

Non solo per Vincent, ma per ciascuno di noi, perché questa scelta fatale è una di quelle dalle quali indietro non si torna.

"Non piangere ..."

In un breve video, gli ultimi momenti di Vincent Lambert con sua madre Viviane.

Mentre il CHU Reims ha avviato la procedura di arresto della cura (idratazione e dieta) e ha posto Vincent Lambert in profonda sedazione, la sua famiglia lo ha visitato domenica sera.


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Author: Davide Vairani

Sono nato il 16 maggio del 1971 a Soresina, un paesino della bassa cremonese.
Peccatore da sempre, cattolico per Grazia.
Se oggi sono cattolico lo devo ad un incontro fondamentale con don Luigi Giussani che mi ha educato a vivere.

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