L’affaire #Lambert e la macchina del fango

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Affaire Lambert: dopo le #Europee riparte in Francia la macchina del fango

di Davide Vairani

#LaCroce quotidiano, 01 Giugno 2019

Jérôme Triomphe e Jean Paillot, i due avvocati di sempre. Viviane, 73 anni, e Pierre, 90 anni, i genitori di Vincent Lambert, che da dieci anni si battono perché il loro figlio possa continuare a vivere.

Li abbiamo lasciati la notte di lunedì 20 maggio 2019 con una immagine di gioia e tripudio.

Circondati dai sostenitori della vita per Vincent agli Champs-Elysees, a Parigi, li abbiamo visti lottare per tutta la giornata nel tentativo di bloccare il protocollo di sospensione dei trattamenti avviato dall’Ospedale di Reims nella stessa mattinata di quella giornata.

Li abbiamo lasciati - poi - improvvisamente trionfanti, poco prima della mezzanotte: i due avvocati lanciati per aria dalla folla, come si fa con i campioni di calcio che hanno appena conquistato la Coppa del Mondo.

Jérôme Triomphe e Jean Paillot non nascondono la loro soddisfazione in mezzo a grida di gioia.

"On à gagnè, abbiamo vinto! La Corte d’Appello di Parigi ha appena accolto il nostro ricorso: questo significa che le misure provvisorie saranno applicate. La Francia deve rispettare la decisione del Comitato delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità! La nutrizione e l'idratazione di Vincent saranno ripristinate senza indugio”, dichiara ai numerosi giornalisti Jérôme Triomphe.

“È una vittoria straordinaria (...). Questa è solo la prima delle vittorie. C’est la remontada!", ha aggiunto Jean Paillot.

La Corte d’Appello di Parigi "ordina allo Stato francese (...) di adottare tutte le misure per far rispettare le misure provvisorie richieste dal Comitato internazionale sui diritti delle persone con disabilità delle Nazioni Unite il 3 maggio 2019 che chiedono il mantenimento di cibo e idratazione”.

Una decisione provvisoria di sei mesi, il tempo massimo previsto da protocollo internazionale per consentire al comitato di Strasburgo di acquisire tutta la documentazione e studiare il caso Lambert prima di decidere in quale modo procedere.

Questo l'incredibile momento nel quale Jérôme Triomphe, avvocato dei genitori #VincentLambert, apprende che Vincent è salvo: "On a gagnè!"

Vincent Lambert: la Corte d'appello di Parigi ordina la ripresa dei trattamenti per #Vincentlambert

Li abbiamo lasciati così, tirando tutti noi un sospiro di sollievo, come se fosse stata vinta la lunga battaglia per la vita di Vincent Lambert.

L’Ospedale di Reims ha eseguito la decisione del tribunale, ha sospeso la procedura di sedazione profonda e continuativa e - oggi - Vincent Lambert ritorna ad essere prigioniero di una struttura sanitaria, che da sei anni non gli fornisce alcuna fisioterapia e si rifiuta persino di lasciarlo uscire nel cortile accompagnato dai suoi genitori.

Sono passati soltanto dieci giorni da quel lunedì, eppure non sono permesse tregue: il tink tank mediatico sta sferrando un attacco concentrico, con una sequenza di fuoco inquietante e preoccupante.

Il bersaglio è la fede e la religiosità, sia dei genitori di Vincent che dei loro due avvocati, per mostrare ai francesi quanto il "cattolicesimo" sia sostanzialmente incompatibile con i valori di una società moderna, civile ed avanzata.

L'Observatoire de la Christianophobie di Parigi non esita ad utilizzare il termine “cristianofobia” in un articolo pubblicato online dal titolo:

“Les défenseurs de Vincent Lambert victimes de christianophobie”.

Lo sostiene Tribune Vivien Hoch, dottore in filosofia, che ha seguito da vicino l’affaire Vincent Lambert:

“Dietro al ‘caso’ Vincent Lambert si vuole colpire in maniera surrettizia – anche se sempre meno nascosta, per la verità - un altro obiettivo: squalificare e denigrare i princìpi cattolici in materia di tutela della vita, ricordati ancora una volta da Papa Francesco il 20 maggio: ‘Pregate per coloro che vivono in una grave condizione di disabilità. Proteggere ogni giorno la vita, dono di Dio, dall'inizio alla fine naturale. Non cedere alla cultura dello scarto’".

Ciò che colpisce è il metodo virulento e di bassa lega che viene utilizzato dalla gran parte dei media, con la complicità di politici, lobby, gruppi ed associazioni per la difesa del diritto a scegliere la propria morte.

Il teorema che cercano di dimostrare con fatti, dichiarazioni ed immagini è - al fondo - semplice:

  • chi si oppone alla decisione medico-giuridica di sospendere i trattamenti per Vincent Lambert è contro la ragione, la medicina e il sistema di leggi francesi;
  • chi si oppone è solo ed esclusivamente un gruppo di fanatici integralisti cattolici che utilizza la propria personale fede quale unica giustificazione per la difesa ad oltranza della vita anche quando vi è un palese accanimento terapeutico;
  • un gruppo di fondamentalisti contro l'aborto, contro il matrimonio gay e contro la "dolce morte"; 
  • un gruppo di tradizionalisti cattolici molto pericoloso per i suoi  stretti collegamenti con le frange politiche di estrema destra più eversiste;
  • un gruppo di fanatici con una rete di finanziamenti economici e di strette relazioni con le frange più oltranziste del cattolicesimo francese.

Il bersaglio principale sono i genitori di Lambert, appunto quella parte della famiglia che rifiuta l'eutanasia ed è costantemente presentata dai media come "cattolico tradizionalista", "ultra-cattolica" o anche "integralista cattolico".

"Siamo in un chiaro caso di cristianofobia - sottolinea Tribune Vivien Hoch - : la pratica religiosa di una persona è portata in evidenza pubblicamente allo scopo di puntare il dito e denigrarla".

In primo luogo, la madre di Vincent Lambert, Viviane.

Fin dall'inizio del caso, Viviane è stata presentata dai media come "vicino a circoli fondamentalisti cattolici", sotto "l'influenza dei gruppi religiosi fondamentalisti".

Si prenda - tra i tanti - "France 3": insinuazioni sempre sottili e pesanti.

In "Les cinq choses qu'il faut savoir sur Viviane et Pierre Lambert, opposés à l'arrêt des traitements de leur fils" del 25 maggio 2019, la giornalista Florence Morel così dipinge Viviane proprio il giorno nel quale l'Ospedale di Reims ha avviato le procedure di sospensione dei trattamenti per Vincent:

"Occhiali rossi e neri di tartaruga, così Viviane Lambert studia e prepara le sue apparizioni ai media.

Di fronte alla massa di giornalisti riuniti davanti all'entrata di servizio del CHU Sevastopol a Reims, abbassa la finestra della sua auto, sostenendo di non voler essere filmata.

'Sono mostri, sono nazisti', dice, piangendo, descrivendo medici e personale ospedaliero. Fa una piccola pausa a quel punto, per assicurarsi che i giornalisti l'abbiano potuta sentire bene.

La sera di lunedì 20 maggio torna con due monaci, assicurandosi per bene che le venissero poste molte domande dai media, domande alle quali ha risposto senza fornire molti dettagli: 'Sono amici della famiglia che conoscono Vincent e i suoi fratelli sin da piccoli'. I monaci all'ingresso dell'ospedale Sevastopol di Reims non hanno risposto a alcuna domanda".

L'incipit dell'articolo è solo la premessa per un lungo elenco di informazioni da buco della serratura malignamente infarcite di insinuazioni.

Chi sono quei due monaci?

"Lei e suo marito frequentano la Chiesa di Notre-Dame de France a Reims, sebbene Viviane Lambert sostenga che le sue convinzioni religiose non interferiscano nella lotta che sta conducendo per suo figlio - si prosegue nell'articolo -. La parrocchia appartiene alla Fraternità Sacerdotale di San Pio X, scomunicata dalla Chiesa nel 1975 (Papa Benedetto XVI eleverà le scomuniche che hanno pesato su quattro vescovi della confraternita nel 2009)".

Poi vengono riprese alcune dichiarazioni rilasciate nel febbraio 2018 da Marie-Geneviève Lambert, una selle sorellastre di Vincent:"Hanno un'ideologia molto forte - riferendosi a Viviane e Pierre -. Sono sostenuti da un gruppuscolo che cerca di influenzare in ogni modo la politica".

Suo figlio, Francois Lambert, nipote di Vincent e oggi avvocato della moglie, Rachel, tutore legale del marito che si batte perchè venga riconosciuto l'accanimento terapeutico nei confronti di Vincent, dichiarava nello stesso periodo: "È un cattolicesimo sviato dai genitori di Vincent, che non è più riconosciuto dal Vaticano".

Che cosa c'entrano queste considerazioni sulla vita personale dei genitori di Lambert ? Perché sono diffusi al pubblico conditi da un certo godimento da parte dei media?

È chiaro che - costantemente mescolato con altri termini come "fondamentalismo", "setta", "ideologico" - , la religione cattolica è maneggiata come una parolaccia, infame e diffamatoria.

Serve a screditare le persone stesse e - dunque - a deligittimare la tesi che sostengono, cioè che Vincent è gravemente disabile, ma non è in fine vita.

Se si avesse la pazienza di consultare online tutte le testate giornalistiche e i principali network televisivi francesi, ci si accorgerebbe che la maggior parte degli approfondimenti, dei (presunti) scoop e dei dibattiti attorno all'affaire Lambert riportano in calce "AFP", Agencie France Presse, la potente agenzia di stampa nazionale.

Il quotidiano online "Ouest-France" esce con due articoli "avec AFP" il 21 e il 22 maggio 2019:

Sparano la notizia: "I genitori di Vincent Lambert, contrari alla fine delle cure del figlio, sono sostenuti economicamente dalla Fondazione Lejeune con circa '100.000 euro annuali'".

Ecco svelato il mistero, ecco dove sono riusciti a trovare i soldi per pagare dieci anni di battaglie legali: una potente lobby integralista cattolica dai dubbi contorni.

Stiamo parlando - per essere chiari - della fondazione nata a Parigi un anno dopo la morte di Jérôme-Lejeune, nel 1995, creata per continuare il suo lavoro promuovendo sia la ricerca medica sulle malattie dell'intelligenza di origine genetica che l'accoglienza e la cura delle persone, specialmente di quelle colpite da Trisomia 21 o altre anomalie genetiche, fondazione che è stata riconosciuta dallo stato francese di pubblica utilità.

Lejeune, genetista, eccezionale uomo di scienza, credente dalla fede cristallina, medico marito e padre (di cinque figli), uomo di grandi virtù umane, intellettuale coinvolgente e persuasivo, proclamato Servo di Dio - la cui causa di beatificazione è in fase di conclusione - fu il primo presidente della Pontificia Accademia per la Vita (sebbene per soli due mesi, dal febbraio 1994 al 3 aprile, quando morì), nominato da Giovanni Paolo II. Grande scienziato, che con le sue scoperte ha permesso di decifrare il mistero di una malattia della quale si ignorava l’origine genetica come la Trisomia 21.

"Dall'inizio della vicenda di Vincent Lambert - si legge nei due articoli -, la Fondazione Jérôme Lejeune ha pagato quasi tutte le spese legali dei genitori di Vincent".

Trattasi - secondo la giornalista - non di supposizioni, ma delle dichiarazioni pubbliche di Jean-Marie Le Mené, che della Fondazione ne è il Presidente.

Lo avrebbe dichiarato in una intervista il giorno nel quale l'Ospedale di Reims ha iniziato la sospensione dei trattamenti, ribellandosi contro "l'uccisione di Vincent Lambert".

Jean-Marie Le Mené - per essere chiari - è un magistrato, consigliere principale presso la Corte dei conti dal 2008 ed è Presidente della Fondazione Jérôme-Lejeune dal 1996. E non vi è traccia di una dichiarazione simile.

Si gioca sporco, al punto da virgolettare una dichiarazione inesistente: è sufficiente avere la pazienza di cliccare i link che il quotidiano francese appone online quali pistole fumanti, per scoprire che trattasi di lanci di agenzia non confermati dallo stesso Le Mené. Quale agenzia? "AFP".

Ma nel tritatutto mediatico non se ne accorge nessuno e intanto il sasso è stato lanciato. Attenzione ai dettagli. Anche ammesso che ci siano o ci siano stati dei sostegni economici da parte della fondazione, non sarebbe certamente un reato.

L'obiettivo è un altro e cioè quello di insinuare nei francesi il sospetto che un ente così potente anche sul piano economico potrebbe sostenere frange estremiste di matrice eversista e terroristica, in un miscuglio identitario di religione, politica ed azione civile.

Non solo. Attenzione, cittadini francesi: in gioco ci sono i diritti civili e i fondamentali per i quali la Francia ha fatto la Rivoluzione, nel nome dei veri princìpi di libertà, uguaglianza e fratellanza. Francesi, non fatevi ingannare ed impietosire da questo gruppo di fanatici fondamentalisti cattolici.

Quale la colpa?

La mission della Fondazione Lejeune: la difesa della vita e della dignità delle persone disabili, che devono essere rispettate dal concepimento fino alla morte naturale, dunque, "contraria all'aborto e all'eutanasia".

"Une personnalité et une fondation controversées", l'affondo finale dei due articoli che stiamo scorrendo, nel quale si infama vergognosamente lo scienziato e genetista Lejeune, prima ancora del Lejeune credente e religioso praticante.

"Diverse controversie sono state recentemente associate al nome del professor Lejeune - si legge - . Una di queste riguarda la scoperta dell'origine genetica della Trisomia 21.

Lejeune viene criticato per aver sminuito il ruolo svolto dalla dottoressa Marthe Gautier nella ricerca. Il 31 gennaio 2014 una conferenza di Martha Gautier sul tema - all'epoca 88enne - è stata impedita 'dalla presenza di ufficiali giudiziari incaricati dalla Fondazione Jérôme Lejeune', ha scritto Le Monde.

'Nel 1958, nel laboratorio del professor Turpin, il dottor Jerome Lejeune, assistito da Martha Gautier, scoprì la causa del mongolismo', viene - tuttavia - specificato sul sito della fondazione.

Nel 1997, Papa Giovanni Paolo II è venuto a pregare sulla tomba del Professor Lejeune a margine della Giornata mondiale della gioventù in Francia, perché i due uomini si conoscevano bene.

Una visita privata e sotto sorveglianza, perchè le posizioni anti-aborto di Lejeune suscitavano forti reazioni, come riportano alcuni programmi televisivi dell'epoca.

A Quéven, in Bretagna, una strada intitolata a Jerome-Lejeune ha scatenato dibattiti e polemiche nel 2016.

Nel 2017, in una tribune su 'Le Monde', 146 scienziati, tra accademici e professori del Collegio de France, hanno denunciato le posizioni adottate dalla fondazione contro la ricerca sugli embrioni e contro l'aborto.

Il testo era intitolato: 'Noi, medici e ricercatori, mettiamo in guardia contro la Fondazione Jérôme-Lejeune'. Volevano denunciare l'azione della Fondazione, in particolare i procedimenti legali avviati contro le autorizzazioni alla ricerca sugli embrioni e hanno chiesto alle autorità pubbliche di riconsiderare il riconoscimento dell'utilità pubblica ad essa attribuita".

Non ho la competenza per verificare l'attendibilità o meno di quanto viene riportato ed onestamente poco mi cala di farlo. Ciò che mi premeva era mostrare con quale precisione e meticolosità i media francesi colpiscono i loro obiettivi dichiarati, infischiandosene altamente della deontologia professionale.

E i due avvocati che da dieci anni difendono i genitori di Vincent? Ce n'è anche per loro.

"Le Parisien" ha dedicato loro un lungo articolo uscito il 21 maggio 2019: "Civitas et 'remontada': qui sont les avocats des parents de Vincent Lambert?"

Altro che giornalismo fazioso, qui si supera ogni immaginazione.

"Jérôme Triomphe e Jean Paillot - che hanno esultato lunedì sera a Parigi - combattono perchè Vincent Lambert sia mantenuto in vita", si legge.

Ma perchè lo fanno? Che cosa ci viene tenuto nascosto? Chi sono questi due avvocati?

"Entrambi sono noti per la loro vicinanza ai circoli cattolici tradizionalisti - si inizia -.Le immagini dei due avvocati che esultano lunedì come durante una notte della vittoria della Coppa del Mondo, l'annuncio della ripresa delle cure di Vincent Lambert, sono state sul web e sui canali di notizie. Va detto che la scena - una folla in delirio intorno ai difensori dei genitori dell'ex infermiere tetraplegico, Jerome Triumph e Jean Paillot, dopo una decisione del tribunale a loro favorevole, con le parole pronunciate da uno dei loro ('è una grande vittoria, è una remontada') ha qualcosa di sorprendentemente inquietante".

"Per comprendere queste immagini, dobbiamo ovviamente tracciare l'affaire Vincent Lambert, ma dobbiamo anche considerare il profilo di questi due uomini, vicini ai circoli cattolici tradizionalisti, che difendono dal maggio 2013 i genitori di Vincent Lambert e due dei suoi fratelli".

Chi sono? Degno di un dossier del KGB o dell'Ovra, eccovi svelato l'identikit di due pericolosi estremisti

Jérôme Triomphe viene definito il "politico" dei due.

"Ben noto in alcuni gruppi tradizionalisti, nel 2011, ha difeso con successo un brigadiere capo della brigata anti-crimine (Bac) di Amiens, accusato di aver gridato 'Sieg Heil' e di aver fatto violente osservazioni antisemite e razziste.

È stato ancora lui a difendere Anne-Sophie Leclère, ex candidata del Front National nel 2013, processata per aver paragonato Christiane Taubira, allora ministro della Giustizia, ad una scimmia.

Secondo 'France Info', l'avvocato avrebbe anche difeso la rivista di estrema destra 'Rivarol'.

Ma Jérôme Triomphe è noto soprattutto per avere contribuito nel difendere gli attivisti della 'Manif Pour Tous" nella loro lotta contro il matrimonio gay.

Difende anche 'Civitas', un'organizzazione fondamentalista che ha ricevuto minacce di bombardamento.

L'avvocato è anche molto vicino ad 'Alliance générale contre le racisme et pour le respect de l’identité française et chrétienne' (Agrif), un'organizzazione di estrema destra, di cui è ospite regolare nelle loro conferenze.

Nel 2013, uno dei suoi interventi era intitolato: 'Di fronte alla persecuzione del totalitarismo socialista e della repressione poliziesca la lotta di Agrif per le libertà'.

Jean Paillot è invece il "tecnico".

"Specializzato in diritto sanitario, Jean Paillot ha sempre evitato di mostrare pubblicamente le proprie opinioni.

Le sue interviste sono solitamente molto tecniche e basate sulla legge.

Ma indoviniamo le sue inclinazioni sfogliando tra i media che l'avvocato ha l'abitudine di frequentare.

Nel 2009, Jean Paillot era nello studio di una web-TV, ospite del programma 'Ze Mag', 'lo spazio tv nel quale gli ospiti possono parlare apertamente della propria esperienza con Dio'.

Paillot interviene su un tema molto amato dagli ambienti tradizionalisti cattolici: 'omosessualità e genitorialità'. Durante questa trasmissione, l'avvocato porta una prospettiva legale al dibattito insieme a Béatrice Bourges, che diventerà quattro anni dopo il fondatore di Printemps français, un gruppo di opposizione al matrimonio per tutti.

Più avanti, troveremo l'avvocato in una conferenza pubblica discutere con calma e saggezza contro la maternità surrogata (GPA).

Ma sembra che sia il dibattito sul fine vita e in particolare la legge Leonetti ad attirare particolarmente l'attenzione dell'avvocato negli ultimi anni.

In un articolo pubblicato con la sua firma da un magazine di notizie di matrice cattolica, Jean Paillot prende posizione sull'affaire Bonnemaison, dal nome del medico che è stato assolto per aver accorciato la vite di sette pazienti terminali. L'assoluzione di questo dottore equivaleva a un 'riconoscimento sociale della licenza di uccidere', ha scritto questo professore di diritto sanitario in un centro di insegnamento universitario collegato alla Fondazione Jerome-Lejeune, un organismo di ricerca sulla Trisomia 21, apertamente anti-aborto e anti-eutanasia".

Libertè, Egalitè, Fraternitè: viva la Francia, patria dei Lumi.


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Author: Davide Vairani

Sono nato il 16 maggio del 1971 a Soresina, un paesino della bassa cremonese.
Peccatore da sempre, cattolico per Grazia.
Se oggi sono cattolico lo devo ad un incontro fondamentale con don Luigi Giussani che mi ha educato a vivere.

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