E’ la politica, bellezza, e tu non puoi farci niente

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E' la politica, bellezza, e tu non puoi farci niente

di Davide Vairani

Il governo francese mostra i muscoli: si oppone alla decisione della Corte d'appello di Parigi del 20 maggio scorso relativa alla ripresa dei trattamenti di Vincent Lambert.

Venerdì 31 maggio 2019 ricorso in Cassazione: "Une déclaration de pourvoi a été déposée aujourd'hui en fin de matinée auprès de la Cour de cassation pour le compte des ministères parties", ha dichiarato il ministero della Salute all'AFP.

Obiettivo: la Corte Costituzionale francese "stabilisca definitivamente" le questioni di diritto sollevate dalla Corte d'appello di Parigi, per "porre fine all'incertezza giuridica".

L'ospedale di Reims non è da meno e prevede anch'esso di fare appello in Cassazione la prossima settimana, riportano i media francesi.

"Non siamo vincolati legalmente da questo comitato", aveva già affermato il 5 maggio il ministro della Sanità, Agnès Buzyn. Il 20 maggio, il presidente Emmanuel Macron aveva invece sostenuto di non doversi "immischiare nella decisione giuridica che è stata presa nel caso di Vincent Lambert".

Intanto, i genitori del paziente hanno denunciato l’ospedale e il medico responsabile per non assistenza a persona in pericolo.

L’ultima mossa dell’esecutivo francese sembra volere politicizzare il caso come mai prima, suscitando pure il sospetto che certi ambienti della maggioranza macroniana non considerino il destino di Lambert come una vicenda totalmente disgiunta rispetto all’agenda governativa sul fronte bioetico, che prevede in particolare, a luglio, la presentazione in Consiglio dei ministri di una nuova bozza di legge estremamente controversa.

Lo sostiene Bertrand Vergely, scrittore e teologo francese, in una intervista ad "Atlantico".

"Quando ci si misura con l'affaire Vincent Lambert, emergono essenzialmente due livelli di giudizio e di valutazione - scrive -. Il primo riguarda la sostanza, il secondo il sentire della società francese".

Vincent Lambert - paralizzato da 10 anni in un letto d'ospedale - è una persona disabile. Non è un paziente con una malattia incurabile. Le immagini che abbiamo visto lo testimoniano. Non ha il volto di un paziente alla fine della vita.

Quindi, i genitori di Vincent Lambert hanno ragione quando spiegano che il loro figlio non deve morire. In Francia non si uccidono i disabili. Non è perché uno è handicappato che la vita viene messa in discussione. Se si smettesse di prendersi cura di Vincent Lambert sarebbe un omicidio.

"Per dieci anni, il suo caso è stato giudicato in questo modo e ancora recentemente, chiedendo la ripresa dei trattamenti dopo che il loro arresto era stato deciso ed attivato dal Poliospedale di Reims. Per dieci anni e anche recentemente la legge non non ha sbagliato giudizio - sostiene Vergely -. L'errore non riguarda la legge, ma la decisione presa fin dall'inizio della sua vicenda: ricoverarlo in un reparto per le cure palliative invece che in una struttura specializzata nella presa in carico di persone disabili come lui, in uno stato pauci-relazionale. E'questo che costringe Vincent Lambert a rimanere prigioniero senza mai poter respirare all'aria aperta".

Se questa è la sostanza del caso, c'è anche l'opinione pubblica, i cittadini con le loro sensibilità, emozioni, la loro umanità.

"Quando si considera con gli occhi della cosiddetta persona comune la situazione in cui si trova Vincent Lambert - analizza lo scrittore francese -, è certo che la sua vita non è più vita. È una lunga tortura. Se parliamo di una condanna a morte, nel caso di Lambert dovremmo parlare di una condanna a vivere".

Da qui la reazione dell'opinione pubblica francese, che sostiene per la più parte che questa vita debba fermarsi qui. E la domanda che la società pone pone alla politica è in quale modo fare cessare questa vita che non è più vita.

"Che cosa fa la politica? Non potrebbe fare qualcosa? Perché non fa niente?".

"Reazione guidata da un certo modo di intendere la compassione, ma anche da una preoccupazione pratica - sottolinea - . Per mantenere vivo Vincent Lambert inutilmente, non vengono spesi forse un sacco di soldi pubblici? Questo denaro non potrebbe essere usato in altro modo, ad esempio per permettere a vite che potrebbero vivere una vita reale di potere davvero viverla appieno?".

In altre parole, nel caso di Vincent Lambert, ci sono due logiche: quella della legge, che proibisce l'uccisione dei disabili, e quella della società, che, per ragioni che combinano compassione e calcolo, trova che questa vita che non è vita sia durata ormai troppo a lungo.

"Di fronte a questo, la politica è, come tutti gli altri, molto imbarazzata. La proibizione dell'omicidio è il fondamento dell'umanità, della società e della democrazia. Non può essere fatto saltare per una buona ragione senza attaccare le fondamenta dell'umanità, della società e della democrazia.

Ma allo stesso tempo, la preoccupazione per la decenza ha anche fondato l'umanità, la società e la democrazia. Non uccidere è essenziale. Ma anche vivere decentemente lo è altrettanto".

In questo sentire dell'opinione pubblica si collocherebbe la posizione di Macron di ricorrere in Cassazione affinchè si rispetti la legge e si giunga alla fine di questo interminabile affaire nazionale.

"In questo clima di profondo imbarazzo, inevitabilmente, la politica si appresta a sognare - sostiene Bertrand Vergely -. 'Ah! Se potessimo trovare una soluzione all'affaire di Vincent Lambert! Che sollievo per tutti! E che fortuna politica sarebbe!' Si può facilmente immaginare l'impatto psicologico, sociale, mediatico ed elettorale di una tale impresa!".

"Con la ripresa dei trattamenti per Vincent Lambert decisa dalla Corte d'Appello di Parigi il 20 maggio, curiosamente il governo ha trovato un inizio di risposta a questo dilemma", sostiene.

In che senso? Quando è stata presa la decisione di interrompere la cura, questa decisione era legale. È stata legittimatata da leggi, come la legge Leonetti, per combattere contro l'"ostinazione irragionevole". Oggi è stata decisa la ripresa dell'assistenza.

Per il calcolo politico, certamente, questa decisione è imbarazzante, ma non così tanto. È stata presa una decisione di interrompere la cura. Poi si è tornati indietro: si deve tornare alla decisione di interrompere i trattamenti, spiegando alla gente che la regola è giusta. Se ci si riesce, si assesta un colpo da maestro. Senza mettere in discussione la proibizione dell'omicidio, in nome della coerenza della regola, si porrà fine al caso Vincent Lambert.

In questo senso allora si comprende il cambio di rotta da parte di Macron, il quale prima decide di restare lontano da questo problema ed ora improvvisamente prende posizione.

Incoerenza da parte sua? "No: politica allo stato puro - sostiene Vergely -. Arte di saper usare le opportunità che si presentano. È possibile sistemare Vincent Lambert in nome della coerenza legale senza, in nome della compassione, mettere in discussione il divieto dell'omicidio. Sarebbe stupido non goderselo.

Devi sapere come sfruttare il terreno, insegna l'arte militare. È necessario sapere come sfruttare il terreno legale, insegna l'arte politica.

Quando difendi una regola ed essa viene sfidata da una regola opposta, non è solo un imbarazzo. Avviando una battaglia legale, se sei intelligente, è probabile che tu superi la regola che si intende imporre.

La corte di cassazione è, da questo punto di vista, una base ideale per tale operazione. Immaginiamo che è quello che succederà. Supponiamo che la Corte di Cassazione dia ragione alla decisione di fermare le cure, che siano effettivamente arrestate e che Vincent Lambert muoia.

Un altro vantaggio sarà profilato. Questa decisione legale di cessare le cure rendererebbe forte ed autorevole la giurisprudenza.

E, facendo giurisprudenza, permetterà di risolvere la questione dell'eutanasia senza entrare in un dibattito nazionale che divida, come al contrario è stato per il matrimonio gay. Il paese ha vissuto manifestazioni pro e contro il matrimonio tra persone dello stesso sesso nel 2013. Conosce le manifestazioni dei Gilets Jaune. Ma non conosce manifestazioni per l'eutanasia!".

La società contemporanea sta vivendo una svolta ideologica della quale non si rende sempre conto. L'umanità si basa su principi che sono a loro volta basati su divieti fondamentali come il divieto di uccidere e il divieto di incesto. Avere princìpi è protettivo. Il sonno della ragione genera mostri, diceva Goya. Senza princìpi, la vita risveglia i mostri. Quando abbiamo a che fare con i princìpi, non possiamo fare ciò che vogliamo, ciò che ci piace e ciò che vogliamo sempre e comunque.

Nel XVI° secolo, Machiavelli operò una rivoluzione basando la politica sulle conseguenze e non più sui princìpi. Il suo ragionamento è semplice: perché lasciarsi guidare dai princìpi in politica, quando per farlo devi impiegare tempo e la politica esige risposte subito? Perché non essere guidati allora dalle conseguenze? Quando le conseguenze sono buone, vantaggiose, piacevoli, perché privarsene?

Oggi, come nel XVI° secolo con Machiavelli, si pone nuovamente la questione delle conseguenze al posto dei princìpi. Non tendiamo troppo a essere prigionieri di princìpi sacrosanti? Non è il momento di sostituire i princìpi con le conseguenze?

Nel dibattito sull'eutanasia e la fine della vita, questa è una domanda cruciale. C'è il principio di non uccidere. Sì, ma c'è anche la decenza. Se la vita che non viene uccisa non è una vita decente, è giusto mantenere una tale vita a tutti i costi?

In occasione della Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) che sarà presto in discussione in Francia, questa domanda sorgerà di nuovo. Certamente, ridurre l'uomo ad essere un donatore di sperma senza volto e senza nome è violento. Proprio come un bambino non ha un padre.

Ma se permette a un paio di donne di essere felici? Dovremmo davvero fare della famiglia con un padre e una madre un princìpio? Non è sbagliato santificarlo?

La società contemporanea è governata dall'edonismo. Nel nome del piacere, della comodità e della convenienza, tende a scuotere i princìpi.

Questo ci fa comprendere la posizione del governo francese nel caso di Vincent Lambert, che intende essere in sintonia con la società edonistica. Se i trattamenti vengono sospesi e se Vincent muore, il consequenzialismo avrà ottenuto una vittoria capitale.

Durante le elezioni europee, Emmanuel Macron è uscito allo scoperto: ha cessato di essere il presidente di tutti i francesi per diventare leader del suo partito sfidando apertamente il Front National di Marine Le Pen. Era il presidente Macron. Ora è il candidato Macron. Come nelle elezioni presidenziali.

Con l'affaire Vincent Lambert, ancora una volta, attraverso il governo, Emmanuel Macron entra nel dibattito questa volta con il sentire dell'opinione pubblica.

Questo comportamento intrusivo è parte del desiderio di Macron di cambiare la società francese per adattarla alla globalizzazione. È anche radicato in un gusto macroniano per l'autoritarismo.

Macron non intende solo presiedere alla Francia: intende governarla e dietro questo desiderio sente che niente e nessuno lo resiste.

Leggi:

Bertrand Vergely è un filosofo e teologo. Insegna alll'Institut d'études politiques de Paris e all'Institut Saint-Serge.

E' autore di numerosi saggi, tra i quali: "La Mort interdite" (J.-C. Lattès, 2001), "Le Silence de Dieu:face aux malheurs du monde"(Presses de la Renaissance, 2006) e "Une vie pour se mettre au monde" (Carnet Nord, 2010).


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Author: Davide Vairani

Sono nato il 16 maggio del 1971 a Soresina, un paesino della bassa cremonese.
Peccatore da sempre, cattolico per Grazia.
Se oggi sono cattolico lo devo ad un incontro fondamentale con don Luigi Giussani che mi ha educato a vivere.

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