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Mercoledì 12 Giugno 2019

S. Onofrio; S. Gaspare Bertoni; B. Maria Candida dell’Eucaristia
10.a di Tempo Ordinario
2Cor 3,4-11; Sal 98; Mt 5,17-19

ANTIFONA D’INGRESSO

Il Signore è mia luce e mia salvezza, di chi avrò paura? Il Signore è difesa della mia vita, di chi avrò timore? Proprio coloro che mi fanno del male inciampano e cadono.

L'Antifona d'ingresso o e Introito fa parte dei riti introduttivi della Santa Messa. Sono quelli che precedono la liturgia della Parola.
Hanno uno scopo preciso: quello di aiutare i fedeli a formare una comunità, da gruppo disperso che erano quando sono entrati in chiesa, e ad ascoltare con fede la Parola e a celebrare degnamente l’Eucarestia.
Esso costituisce una parte variabile della Messa, che può essere cantata in canto gregoriano.

+ Dal Vangelo secondo Matteo 5,17-19

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli”

Molte persone sono infastidite quando un discorso tocca gli argomenti della continenza, del digiuno, del perdono, della giustizia o altro ancora.

Essi lasciano la chiesa e trovano mille scuse per non rimettervi più piede.

Ma in fondo a se stessi, nel profondo della loro solitudine, non hanno paura?

Siamo obiettivi: non c’è un Vangelo per i padroni e un altro per gli schiavi, un Vangelo per i ricchi e un altro per i poveri.

Come non potranno mai esserci molti soli a brillare secondo le esigenze di ognuno.

Certamente non è facile seguire Cristo.

Eppure, egli ci ha detto: "Prendete il mio giogo sopra di voi… Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero” (Mt 11,29-30).

Se il Signore l’ha pesato, fidiamoci di lui. Egli conosce i limiti delle nostre forze.

Inoltre, tutti quelli che hanno seguito la sua legge con amore sono stati felici quaggiù e 'lassù'.

"Perchè mi hai creato?" "Perchè ti ho amato!

“Perché mi hai creato?”.
“Perché ti ho amato!”.
“E perché mi hai amato?”.
“Perché ti ho amato!”.

“E perché nella confusione delle tenebre del mondo,
Tu sei venuto come luce sul mio cammino, sulla mia strada,
mi hai afferrato e collocato dentro di Te, dentro il mistero della tua persona,
mi hai chiamato alla comunione con Te?”.

“Perché ti ho amato!”.
“E perché mi hai amato?”.
“Perché ti ho amato!”.

La gratuità è l’infinito, che è ragione a se stesso.

“E perché nella lunga fila del popolo cristiano, così facilmente distratto,
così facilmente distolto dal suo centro dal mondo in cui vive,
così facilmente abbandonato, come pecore abbandonate dai pastori,
mi hai raggiunto così concretamente
in quella tale occasione che mi ha determinato a un atteggiamento,
ad un assetto di vita diverso?”.

“Per amore, per carità, gratuitamente, 'gratis'.

Luigi Giussani, "Il miracolo dell'ospitalità" 

B. Maria Candida dell’Eucaristia

Maria Barba, in religione Maria Candida dell’Eucaristia, nota anche come Madre Maria Candida dell'Eucaristia (Catanzaro, 16 gennaio 1884 – Ragusa, 12 giugno 1949), è stata una religiosa e mistica italiana dell'Ordine dei carmelitani scalzi, nota per i suoi scritti mistici che trattano dell'eucaristia.
È stata beatificata nel 2004 da papa Giovanni Paolo II.

Nel Febbraio del 1949 le venne diagnosticato un tumore al fegato, malattia mortale che si accompagnò con una lunga sofferenza, molto dolorosa per Maria Candida, la quale sopportò il lungo martirio, rassegnazione alla volontà di Dio e raccolto silenzio, dando alla Comunità delle Carmelitane Scalze un esempio del senso teresiano dell’oblazione amorosa delle sofferenze, che con gioia venivano donate a Dio per la Chiesa e per le anime tribolate.

Ella invitava le religiose che l’assistevano a ringraziare Gesù per il suo martirio, da lei definito “carezza della misericordia infinita”, di cui non era degna e si dichiarava “beatissima e felicissima” del suo dolore.

Negli ultimi giorni, quasi agonizzante, volle "immolarsi a Gesù con tutta felicità”, affermando con serenità: “Non mi pento d’essermi data a Gesù”.

Dopo aver ricevuto con estrema devozione il Sacramento degli Infermi, all'età di 65 anni morì fra atroci sofferenze, offerte da lei al suo Sposo a coronamento di una “vita nascosta con Cristo in Dio”. Era il 12 giugno 1949, Solennità della SS. Trinità. Le sue ultime parole furono d’invocazione a Maria, suo grande amore.

"'Creatura nuova' divenne Maria Barba, che offrì tutta la sua vita a Dio nel Carmelo, dove ricevette il nome di Maria Candida dell’Eucaristia. Dell’Eucaristia fu autentica mistica; ne fece il centro unificante dell’intera esistenza, seguendo la tradizione carmelitana, in particolare l’esempio di santa Teresa di Gesù e di san Giovanni della Croce.
S’innamorò a tal punto di Gesù eucaristico da avvertire un costante e ardente desiderio di essere apostola infaticabile dell’Eucaristia. Sono certo che dal Cielo la beata Maria Candida continua ad aiutare la Chiesa, perché cresca nello stupore e nell’amore verso questo sommo Mistero della nostra fede"

Giovanni Paolo II, Omelia per la Beatificazione di 4 Servi di Dio, 21 marzo 2004


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Author: Davide Vairani

Sono nato il 16 maggio del 1971 a Soresina, un paesino della bassa cremonese.
Peccatore da sempre, cattolico per Grazia.
Se oggi sono cattolico lo devo ad un incontro fondamentale con don Luigi Giussani che mi ha educato a vivere.

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